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MEZZ’AGOSTO

Tanti anni fa, quando ero molto più giovane e trascorrevo tutta l’estate a Roccaraso, “mezz’agosto” significava che era giunto il momento di fare la salsa di pomodoro! Si, perché i contadini abruzzesi dicevano che solo dopo la metà di Agosto i pomodori avevano ricevuto la giusta quantità di sole per poter dare una buona salsa.

Era un’operazione impegnativa alla quale partecipava anche mio marito addetto a girare la manovella della macchina passapomodoro, ovviamente manuale. Poi c’era la bollitura e infine contenti e soddisfatti ripulivamo la cucina e preparavamo le scatole di barattoli da portare a Roma. Era un rito, faticoso ma condiviso e piacevole.

Oggi la salsa di pomodoro si compra al supermercato e mezz’agosto per me significa che le cosiddette vacanze si avviano verso il tramonto. La mente e i pensieri sono già rivolti ai tanti impegni che si prospettano per Settembre, le giornate sono visibilmente più corte e le ombre iniziano ad allungarsi. E’ inevitabile che, soprattutto per chi non è più giovane, un senso di tristezza si affacci, magari proprio nel mezzo di una bella giornata ancora vacanziera. E’ così: tutto ha un inizio e una fine e già la parola fine porta in sé una sfumatura di grigio.

E’ inevitabile, appunto, ma questo “giro di boa” significa anche che forse posso andare  incontro a nuove… avventure, cambiamenti ed esperienze che di solito avvengono nei mesi lavorativi.

E poiché sabato parto per altri 10 giorni sulle Alpi, mi dispongo  ad accogliere con gratitudine quel soffio leggero di brezza montana che spero dissolverà le sfumature di grigio illuminando ancora quest’ultimo scorcio d’estate.

Marinella

In realtà non è proprio una favola ma un “fatto” realmente avvenuto nel mio ambito familiare: un accadimento così bello che sembra una favola ed è per questo che lo voglio condividere con voi, miei cari lettori.

“C’era una volta una casa ai limiti di un antico borgo di collina, immersa in un bosco e nascosta alla vista dei più. D’estate la famiglia si radunava nella casa della bisnonna e grandi e piccini godevano di un periodo di vera libertà in questa dimora così ricca di libri antichi, oggetti di famiglia, fotografie, documenti e tanti ricordi.

Qualche anno fa all’arrivo come sempre in Luglio, una dolorosa scoperta. I ladri avevano sfasciato la porta, violentato la sacralità del luogo e rubato argenti, suppellettili varie e tutti i libri antichi, le collezioni di giornali e di gialli, e tante altre cose di scarso valore venale ma di grande impatto affettivo.

Dolore, rabbia, tristezza e poi piano piano le cose sono tornate nella normalità ma sempre con quel “vuoto” che non si sarebbe più colmato.

Passano gli anni e qualche giorno fa i nonni vanno ad aprire la casa in attesa dell’arrivo di figli e nipoti in giro per il mondo.

Con sorpresa notano alcuni scatoloni sotto la terrazza ma presi dallo scarico bagagli e dall’apertura di imposte e finestre non ci fanno grande caso. Solo il giorno successivo scendono a controllare quegli scatoloni e trovano una busta con delle scuse. La busta contiene qualcosa: la aprono trepidanti e anche un po’ timorosi, dentro ci sono dei soldi e un biglietto con scritto “qui c’è quanto le è dovuto. Il ladro pentito”! Gli scatoloni contengono tutti i libri, i documenti e le collezioni. Insomma probabilmente tutto quello che il ladro pentito non ha potuto vendere, e il ricavato del furto l’ha consegnato!”.

Fine della favola ma se questo è il “fatto” in se stesso, molto più ampio e importante è il significato di questo straordinario gesto di ravvedimento ed implica una serie di domande e considerazioni che fanno riflettere:

cosa è accaduto nella vita di questo uomo che l’ha portato dopo tanto tempo ad un gesto così inusuale per non dire unico?

Come mai ha conservato con tanta cura e per tanto tempo tutti i libri e gli altri oggetti non vendibili?

Rimorso? Ravvedimento? Non lo sapremo mai ma il cuore si allarga nel toccare con mano che possiamo tenere viva la speranza se il “bene” può ancora avere la meglio sul “male”.

E’ perciò che ho voluto raccontarvi questa favola moderna, perché questo avvenimento possa espandere, come i cerchi nell’acqua quando si getta un sassolino nel lago, la gioia di poter ancora credere in un futuro migliore.

Marinella

…IL SEGUITO

Alcuni giorni dopo il funerale di cui al post precedente, sono andata a trovare la vedova del defunto.

Ci sono andata perché…così si usa in paese ma soprattutto perché mi faceva veramente piacere incontrarla di nuovo, sapendola ovviamente molto provata ma anche forte e solida come una roccia.

Sentivo il desiderio di condividere con lei le emozioni e sensazioni che si provano quando si perde il compagno di vita e di raccontarle come io ricordavo il primo periodo dopo la morte di mio marito. Lo smarrimento, la sensazione di non essere capace di vivere da sola e la paura, all’inizio, ma poi una grande forza interiore e la consapevolezza che i 35 anni di vita condivisa con Sergio mi avevano lasciato un patrimonio di capacità e conoscenze che mi avrebbe consentito di ricostruirmi una vita, diversa ma ancora valida.

E’ così che in questo clima di intimità e condivisione mi sono sentita di dirle che cosa aveva significato per me la partecipazione ai riti funebri di suo marito. C’è stata una pausa, un momento di commozione e poi questa donna “forte e solida come una roccia” ha detto “almeno la morte di mio marito è servita a qualcosa”.

Un abbraccio intenso, forte e nutriente per tutte e due ha suggellato un incontro che ha già messo radici profonde.

Marinella

 

Eccomi di nuovo nella mia Roccaraso ,dove, appena metto il naso fuori di casa, incontro persone più avanti negli anni di me che mi ricordano eventi del mio passato: lontano e più recente..

  1. Qualche giorno fa è deceduto un signore ultra novantenne, aveva conosciuto i miei genitori e seguito  negli anni la vita della mia famiglia trasferitasi qui nel 1952. È’ stato con vera partecipazione  che, secondo le tradizionali usanze roccolane, sono andata a fare la visita alla salma ancora in casa e poi ho partecipato al corteo funebre dalla sua abitazione alla Chiesa e poi ancora al corteo dalla Chiesa al cimitero. Qui si usa che prima della sepoltura la bara viene esposta nella cappella del cimitero e si dà .un ultimo saluto  al defunto e ai suoi familiari.

E’ solo tornando a piedi verso casa che mi sono resa conto Di cosa aveva significato per me la partecipazione a quella sentita e corale Cerimonia funebre.

Mio marito è morto improvvisamente a Roccaraso  Il 25 Luglio dEl Continua a leggere »

“Signora perché non ci viene a trovare più spesso che ci facciamo delle belle chiacchierate” ieri mi diceva l’ospite della stanza 23, insieme a suo marito. E io: “Mi dispiace, ma da lunedì prossimo sarò assente per un mese.

“Allora ci vediamo lunedì prossimo?” mi dice poco dopo la signora appena ricoverata nella stanza 19 quando le spiego che   abbiamo dei turni e ogni giorno della settimana avrebbe visto un volontario diverso. E io: “Purtroppo lunedì parto per Roccaraso dove sarò per un mese”.

E questo è stato il ritornello della mia ultima visita in hospice prima della partenza per la mia amata Roccaraso.   Tornando a casa riflettevo: ma perché ho detto tante volte purtroppo? Io sono sempre contenta di andare a Roccaraso dove ritrovo tanti pezzetti di cuore!

Ebbene si, sono contenta da un lato ma provo anche tanto dispiacere mentre dico con un sorriso “ci rivediamo il primo Agosto, ma forse lei sarà già tornata/o a casa”. Ma io so che probabilmente quella persona non la rivedrò mai più, e non perché… sara tornata a casa. Ecco il motivo per cui mi esce dal cuore quel “purtroppo”!

E’ così intenso quel rapporto che si crea alle volte con i degenti dell’hospice e i loro familiari che è duro doverci rinunciare. Pensare che ci sarebbero stati altri momenti di reciproco scambio di emozioni e sentimenti, di condivisione, di accettazione dei cambiamenti che inevitabilmente ogni giorno avvengono e che dobbiamo rinunciarci perché…io vado in vacanza, mi fa dire tanti “mi dispiace e purtroppo”. Sono parole non di circostanza ma profondamente sentite e sofferte.

C’è inoltre la consapevolezza che questa è l’ultima volta nella mia lunga vita di volontaria che si verifica questo tipo di temporaneo distacco ed è come un preannuncio di quello che non sarà più un arrivederci ma un addio.

Per fortuna però c’è anche la consapevolezza che ogni cambiamento può ancora portare una sorta di “nuova giovinezza” anche in età molo avanzata e quindi un inevitabile senso di tristezza è controbilanciato dalla curiosità di vedere che cosa accadrà quando il cambiamento sarà compiuto. Voi che dite? Io sono curiosa e fiduciosa!

Marinella

La scusa era quella di ritrovarci alla Fondazione Ghirotti giovedì sera per gustare insieme un “gelato del sollievo” ma lo scopo in realtà era un altro.

La Fondazione infatti si propone di creare un gruppo di giovani che si lascino contagiare dal messaggio di Gigi Ghirotti e che si impegnino nel futuro non solo per divulgarne i contenuti con la loro testimonianza ma anche e soprattutto per portare innovazione e fantasia nei   progetti e programmi della Fondazione stessa.

Carlo, Giuliana, Greta, Luca e tanti altri giovani e giovanissimi di varia formazione ma impegnati prevalentemente in attività di comunicazione e medico-assistenziali, tra un gelato, un semifreddo e una mousse al cioccolato, con i loro interventi hanno dato senso a questa iniziativa.

E’ stato per me emozionante sentirli parlare a ruota libera – ognuno con il proprio temperamento e la propria esperienza di vita – con passione ed entusiasmo ma anche con senso della realtà e ponderatezza, senza facili illusioni ma con un’ampiezza di vedute e di progettualità non comuni. Parole come valori, fantasia creativa, motivazione, volteggiavano nel salone della Fondazione come ali di farfalla che con leggerezza possono portare lontano.

Paola Saluzzi, presente in quanto appassionata sostenitrice della “Giornata del Sollievo”, al termine della serata ha commentato “peccato che non ci sia stata una telecamera nascosta perché la ripresa di questo incontro sarebbe stato il più efficace  ed emozionante strumento di divulgazione del messaggio di Gigi Ghirotti”. E’ vero, la spontaneità dei giovani presenti, l’intensità delle loro riflessioni, la concretezza delle domande e delle loro testimonianze ci hanno portato da un lato una ventata di freschezza e dall’altro una sensazione di grande maturità.

Forse questo “gelato del sollievo” segna l’inizio di una nuova giovinezza per la Fondazione Ghirotti? Auguri di tutto cuore!

Marinella

VI RACCONTO…

Ecco che mantengo la promessa miei cari lettori di piccolabenares. Avevo infatti concluso il mio ultimo post promettendo di raccontarvi l’esperienza che avrei fatto con Gianluca Balocco.

Ebbene si, è stato un happening come avevo intuito, ma non sarei mai stata capace di immaginare quanto Gianluca sarebbe stato capace di “interpretare” il Nurturing Touch, di renderlo non solo e non tanto visibile quanto percepibile, oserei dire quasi di farne sentire gli effetti.   E’ questa la sensazione che ho avuto visionando poi gli scatti.

Abbiamo avuto un amico e tre amiche alla prima esperienza di Nurturing Touch che si sono offerti come “modelli” e con ognuno di loro è stata un’esperienza estremamente diversa: livelli molto personali di emotività e commozione, di percezione, di rilassamento e di abbandono ma tutti ne sono emersi con un grande senso di benessere.

Sono molto grata a tutti loro per l’immediata disponibilità e sono anche contenta di averli potuti conoscere ancora meglio, anche attraverso il contatto.

Gianluca è una conoscenza recente ma lavorare con lui e con la sua assistente è stata per me una sinfonia, come se avessimo già collaborato per anni e ognuno conoscesse in anticipo il ritmo e l’essenza del lavoro dell’altro. Splendido!

Si farà una mostra a Mantova su questo lavoro, insieme ad un altro diversissimo ma affine già portato a termine dall’artista.

Gianluca mi terrà informata e io spero di esserci per l’inaugurazione. Forse qualcuno di voi abita non troppo lontano da questa bella città e chissà che non ci si possa incontrare. Non sarebbe bello?   Mai dire mai!

Marinella

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