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TRA-PASSO A 2 (2)

Nel post dell’11 Giugno scorso raccontavo del progetto “Tra-passo a 2” di Gianluca Balocco e della mia partecipazione all’esperienza, insieme ad altre tre amiche.

Durante l’estate ho spesso ripensato a ciò che avevo vissuto su quel set fotografico e a ciò che ne era conseguito. Avevo anche preso coscienza del fatto che, dopo,  nessuna di noi quattro  aveva contattato le altre per uno scambio di pensieri. Era chiaro che ognuna di noi sentiva la propria esperienza come un momento strettamente personale e non condivisibile.

Ieri Gianluca è venuto a Roma dalla sua Mantova per parlarci del suo desiderio di andare avanti su questa traccia e   ci ha portato in anteprima la stampa fine-art dei quattro lavori.

In realtà l’incontro di ieri io l’avevo pensato anche  come una specie di “cerimonia di chiusura” dell’esperienza vissuta ma così non è stato. Questo mi ha confermato che veramente e per tutte noi, si è trattato di un evento non condivisibile ed è evidente che ognuna l’ha chiuso o lo chiuderà singolarmente.

La realizzazione artistica di Gianluca è straordinaria ed è sorprendente come abbia captato l’essenza di ogni partecipante.  Mi riesce difficile anche solo parlarne ma spero che l’artista trovi il contesto giusto nel quale esporre queste opere così cariche di significati sottili e che ci hanno permesso di metterci a  confronto con l’esperienza più importante della vita, dopo la nascita. Grazie Gianluca.

Marinella

 

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Come è difficile…lasciar andare! In qualsiasi ambito: cose, persone, fasi di vita. Ma anche “lasciarsi andare”, liberarsi da quella specie di ingessatura che, dall’adolescenza all’età matura, ha stretto la maggior parte di noi nati nel secolo scorso.

E’ un po’ di giorni che questa riflessione mi frulla dentro, una specie di retropensiero che si affaccia nei momenti più impensati e forse, condividerlo con voi che mi leggete, aiuterà  anche me à fare luce e disperdere le ombre che appaiono e scompaiono a seconda del momento.

Le cose: ahimé sono attaccatissima ad ogni mia cosa perché qualsiasi oggetto costituisce un ricordo, o meglio, il ricordo di un momento. Non eliminerei mai niente e i miei tanti traslochi sono stati momenti di lutto per l’indispensabile necessità di “fare pulizia”. L’anno scorso al ritorno dalla montagna ho dimenticato nel taxi l’alpenstock che, decorato dagli stemmi dei tanti rifugi visitati, mi aveva seguito per una vita intera. Un vero e proprio lutto per me, anche se tentavo di convincermi che avevo perso solo una “cosa”. Il fatto è che quella “cosa” era il simbolo dei tanti bei momenti trascorsi sulle montagne con mio marito!

Le persone: non è solo la morte che ci separa dalle persone e capita persino che talvolta la morte di una persona cara sia sopportata e accettata meglio della perdita di un amore importante. Certo la morte è una perdita definitivamente irrimediabile e talvolta fa terreno bruciato dietro di sé. Saper accettare la morte  richiede un “lavoro” che ha radici nel passato, talvolta sin dalle esperienze infantili. Come ho sperimentato nella mia vita di volontaria, spesso accettare la morte di una persona amata e lasciarla andare, addirittura dandole il “!permesso di andarsene”, è un vero atto di amore!

Le fasi di vita: come è difficile lasciar andare un figlio che …vola via dal nido!  Lo sappiamo tutti, è uno strappo, uno dei momenti più difficili della genitorialità. Sembra che di colpo la casa sia vuota, che la vita perda senso, non ci sentiamo più così necessari. Si scopre solo dopo, invece, quanto e ancora di più i nostri figli hanno bisogno di noi!      E nel lavoro, il momento in cui ho definitivamente “lasciato andare” la mia Associazione affinché mani più giovani la portassero avanti, è stato un vero lutto che forse non ho ancora totalmente elaborato.

Ma anche “lasciarsi finalmente andare” sgretolando quell’ingessatura costituita dalle convenzioni sociali e talvolta religiose, che ci ha costretto dall’adolescenza in poi, non è una cosa facile. Io mi sono man mano liberata quando la vecchiaia ha iniziato ad avanzare: le prime crepe a 60 anni, qualche pezzo è caduto ai 70 ed infine mi sono sentita libera quando ne ho compiuti 80! Ora sento di essere me stessa e non più  quella che immaginavo gli altri avrebbero voluto.

Insomma,la vecchiaiaia con il suo corollario di défaillances, porta anche qualche vantaggio. Basta saperlo apprezzare!

Marinella

ROMA

Eccomi definitivamente rientrata a Roma dall’ultima breve  vacanza sulle montagne della Val di Fiemme.  Conoscevo piuttosto bene la Val di Fassa con le sue cime rocciose e sono rimasta stupita che questa  valle  confinante fosse così diversa e così verdeggiante. Tanti tipi di verde: il verde tenero dei prati e quello cupo dei boschi e poi ancora il verde intenso degli alpeggi. Si, perché la Val di Fiemme è ben nota per le sue malghe in altitudine dove passano l’estate mucche, pecore e capre in quantità.

Durante il viaggio di rientro mentre il treno sfrecciava lungo la dorsale appenninica a 256km. orari e vedevo paesaggi tanto diversi susseguirsi, pensavo che dal paese delle “stalle” stavo scendendo, con un percorso inverso, al paese delle “stelle”: Roma, la :Città Eterna, Roma Caput Mundi, la città più famosa del mondo per le tante vestigia del passato di cui è ricca. Ma era un sogno a occhi aperti! Mi ero dimenticata di come fosse la Roma dell’Agosto 2017!

Quando si rientra in questa città, appunto unica al mondo, dopo un’assenza sia pur breve, si vede la realtà con occhi nuovi, non più abituati al degrado, alla sporcizia, all’incuria, all’inciviltà dei suoi quartieri.

Mi sono subito ritrovata a camminare facendo lo slalom tra le pipì che irrorano i marciapiedi dell’Esquilino (il rione centralissimo e prossimo al Colosseo dove abito), ad evitare il letto di foglie cadute dagli alberi secchi, foglie che talvolta vengono raccolte in mucchi lasciati sul posto così la prima ventata le sparge di uovo ovunque,  a studiare il percorso per raggiungere i cassonetti contornati da immondizie di ogni genere.

Ubriachi, disperati  e drogati albergano in quello che era il magnifico parco umbertino di Piazza Vittorio lasciando inequivocabili segni della loro presenza, per usare un eufemismo!

I vigili urbani sono scomparsi e mancano anche i tanti “volontari amici dei carabinieri” che con le loro bellissime divise rosse e blu di solito passeggiano sotto i portici a gruppetti di due o tre chiacchierando animatamente tra di loro! Insomma non  c’è l’ombra di vigilanza alcuna!

Avevamo tanto sperato nell’arrivo della pioggia per dare una “sciacquata” a queste nostre sporche strade ma il cielo gonfio di nuvole nere che ci aveva illuso, ci ha fatto un brutto scherzo e tutto si è risolto in un breve temporale estivo che non ha avuto alcun risultato.

Ci sono carte da giocare per la nostra sindaca Raggi sommersa non solo dalla sporcizia  materiale ma anche da quella morale della città da lei governata?  Non lo so e non posso che augurarle di avere qualche asso  nella manica ancora nascosto.

Questo mio sfogo non vuole essere  una protesta ma un grido di dolore!

Marinella

 

DOPO MEZZ’AGOSTO

Dopo mezz’Agosto (così chiamava Ferragosto  il marito di Michelina,  a storica ’ortolana di Roccaraso) mi rispondeva  quando gli chiedevo di procurarmi i pomodori sanmarzano per fare la altrettanto storica salsa!

Insomma Ferragosto o mezz’Agosto, questa importante festa  religiosa – l’Assunzione di Maria – ma  soprattutto oggi altrettanto importante festa laica: pic-nic, grandi pranzi con amici, falò sulla spiaggia e bevute per i più giovani, segna un punto di svolta nell’atmosfera vacanziera dell’estate.

Nei paesi  ancora si usa “fare i pomodori” e sgusciare i fagioli da seccare, cioè fare una bella sfacchinata e iniziare a guardare in direzione dell’inverno. In città o in vacanza la mente inevitabilmente ogni tanto salta e fa un tuffo nei primi impegni di Settembre. La maggior parte degli studenti prende coscienza di aver fatto poco o nulla dei compiti delle vacanze e si amareggia i giorni belli che ancora rimangono.

Ecco, questa è la svolta che, nonostante il solleone che ancora picchia forte, inizia a  stendere un  impalpabile  velo di…consapevolezza sui giorni dopo  mezz’Agosto!

Domani parto per i miei dieci giorni di camminate con gli “amici della montagna” e,con tutta la consapevolezza di cui sono capace,  mi nutrirò attingendo energia dall’ infinita meraviglia della natura.

Poi vi racconto!

Marinella

 

Molti anni fa, circa una trentina, quando ero ancora volontaria all’Istituto Regina Elena per lo Studio e la Cura dei Tumori, in un giorno di autunno ho conosciuto in ospedale una giovane donna giunta alla fase finale della sua malattia, dopo un iter molto lungo e molto doloroso.

Aveva appena pubblicato  un libro (che mi ha subito  regalato) con la sua  storia di malattia, giorno dopo giorno, fase dopo fase, e il tempo di una pesante chemioterapia era vissuto nell’ultimo  nel mese di Agosto.

Il libro iniziava con queste parole “E’ Agosto e fa caldo”, e ogni capitolo si apriva con la stessa frase.  Ricordo quelle sue  parole così ripetitive come un mantra che mi martellava la ente e il cuore.  Le vivevo come una continua certificazione di tutta la bruciante   sofferenza causata dalla malattia e acuita dal caldo, quell’ anno particolarmente intenso.

In questo Agosto 2017 tutti ci lamentiamo del caldo eccezionale, di lucifero che ci toglie il sonno e le energie, dell’afa e dell’umidità che acuiscono i nostri dolori…romantici! Ma nelle mie orecchie risuona ancora quella frase “E’ Agosto e fa caldo” e mi riappare davanti agli occhi l’immagine emaciata di A. che, ancora così giovane, aveva attraversato il sentiero rovente  del dolore oncologico in un caldo mese di Agosto.

Allora mi vergogno di essere impaziente, di lamentarmi, di smaniare perché…fa caldo!  Ma come mi permetto?  Penso a tutti coloro che questo caldo estenuante lo vivono bloccati in  un letto dove non possono neanche  cercare un pezzetto di lenzuolo fresco perché immobilizzati, a coloro che con questo caldo  soffrono di dolori lancinanti e allora mi calmo e ringrazio la vita per questo giorno normale che ancora mi ha donato anche se …è Agosto e fa caldo!

Marinella

LE NOSTRE RADICI

Eccomi di nuovo in questa torrida Roma ma quest’anno durante il mio soggiorno al fresco di  Roccaraso ho anche ritrovato una cara amica di vecchissima data che, nel corso della vita, avevo già perso di vista due volte.

Erano gli anni ’50 quando proprio a Roccaraso l’ho incontrata per la prima volta: lei  una bambina di circa 10 anni ed io una ragazza ventenne. Forse a quell’epoca ero più amica dei suoi genitori che sua ma poi lei ha passato un inverno ospite di mia mamma a Roccaraso e i nostri rapporti sono diventati molto più stretti: ricordo il suo viso birichino con le fossette sulle guance, che ha tuttora!

Nei miei anni napoletani ci siamo frequentate a livello familiare ma una volta trasferitami a Roma ci siamo perse completamente di vista.

Negli anni ’70  una mattina ero al mercatino di via Locchi ai Parioli   quando ho visto una signora che mi guardava con aria interrogativa  dicendomi “io sono Francesca”. Che emozione… e siamo volate una nelle braccia dell’altra!

Io ero mamma di Gioia e lei aveva due bambini quasi coetanei di mi figlia. I nostri mariti erano due “orsi” ma si sono piaciuti e da lì è nata nuovamente una lunga amicizia fatta di serate romane e di vacanze a Roccaraso dove lei vive in una bella villa nel bosco, luogo di riunione nelle serate delle feste natalizie. E poi la  mitica vecchia Land Rover dove ci ammucchiavamo tutti, le gite, le fragole, i lamponi, il mio cane Scila che correva felice e giocava con i bambini…

Gli anni sono passati, i figli sono cresciuti ed hanno preso strade diverse, mio marito è morto, io sono andata meno frequentemente a Roccaraso e la vita ci ha di nuovo allontanate, sebbene di tanto in tanto amicizie comuni ci tenessero informate l’una dell’altra.

Pochi giorni fa ci siamo trovate contemporaneamente a Roccaraso ed è stato un nuovo incontro voluto e molto sentito perché siamo entrambe consapevoli che il tempo per perderci di nuovo e poi ritrovarci non ce l’abbiamo più!

I tanti bei ricordi si sono affollati e accavallati nei nostri discorsi e siamo state felici di ritrovarci proprio a Roccaraso perché, come ha detto Francesca,  “qui sono le nostre radici”.

E’ proprio così perché oramai solo a Roccaraso trovo persone che hanno conosciuto i miei genitori, mio fratello Danilo con la sua bimba Marie Claire, la mia amatissima boxerina Darma, insomma anche se non sono roccolana, lì ho le mie radici. Ed è anche per questo che Roccaraso m mi è così cara.

Marinella

“Il Profumo della Neve Antica” è il titolo di una fiaba scritta dal mio amico Ugo Del Castello e da lui  dedicata al progetto ” Un lettino per la chirurgia pediatrica oncologicasd’Abruzzo”.

Ugo non è al suo debutto letterario in quanto, appassionato di storia della”sua Roccaraso”, ha pubblicato già alcuni volumi ricchi di ricerca e fotografie.

Questa volta però non si tratta di storia vera ma di pura tenera fantasia. I protagonisti sono quattro gnomi, due maschi e due femmine che, per pura avventura, si trovano nel tascapane di due monaci  che, in trasferimento da Bressanone al,abbazia di San Vincenzo al Volturno, sostano a Roccaraso.  Qui sbarcati dal tascapane, i quattro gnomi, dopo qualche difficoltà iniziale vi si installano e le vicende che consentono loro di viverci felicemente e di proliferare sono raccontate con feconda e creativa fantasia.

Ma non è la trama della fiaba quello che voglio raccontarvi bensì lo straordinario  “viaggio nella realtà” che ha compiuto l’idea iniziale di Ugo.   Il Del Castello ha infatti subito trovato la felice adesione di Nico Romito (il famoso chef pluristellato di Rivisondoli) che, insieme agli altri tre chef stellati d’Abruzzo, ha organizzato una cena di beneficenza per promuovere l’iniziativa. Numerosi sono stati gli amici e i sostenitori che, unitamente ad sponsor si sono appassionati al progetto. Alcuni bravi artigiani di Roccaraso hanno…fatto il resto con delicate realizzazioni simboliche.

insomma, un lettino? Molto di più: il restauro dell’intero reparto di chirurgia pediatrica oncologica dell’ospedale di Pescara e…molto altro!

ecco un generoso progetto di solidarietà che, grazie alla fantasia di Ugo e alla sua passione per le storie del passato nonché all’aiuto di molti amici altrettanto solidali, ha volato alto e sicuramente…non finisce qui!

Marinella