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Montagne

Sì sì, non è un errore, volevo proprio scrivere montagne e non  montagna!

Voi, miei cari lettori che mi seguite da tempo, avrete certamente capito che, a questo punto della mia vita,  amo più la montagna del mare e quest’anno ho avuto la grande gioia di potermi aggirare tra montagne bellissime, che avevo conosciuto solo di sfuggita.

Con il mio “gruppo della montagna”  questa volta  abbiamo fatto base in Cadore e, macinando quasi ogni giorno parecchi chilometri in macchina, poi eventualmente in navetta o seggiovia e poi ancora piedi, mi sono potuta immergere nella contemplazione del grande scenario  dolomitico. Boschi ancora  magnifici nonostante la distruzione causata dalla terribile tempesta dell’autunno scorso,  rocce imponenti, picchi  merlettati, vedute  che lasciano senza respiro.

Le sorgenti del Piave, le tre Cime di Lavaredo, il monte Rite con il museo delle nuvole di Messner, le 5 Torri e tante altre. Difficile dire quale mi ha emozionato di più, forse le 5 Torri  perché lì ho camminato da sola da un rifugio a un altro.

Camminando da sola ho potuto mantenere il mio passo lento e prudente, guardando bene dove mettevo i piedi e soprattutto fermandomi ogni volta che volevo assaporare e metabolizzare la luce, la vista, i profumi, l’aria e l’atmosfera tutta.

Ho cercato di fissare bene nell’archivio dei miei ricordi ciò che vedevano i miei occhi e le emozioni che provavo perché so che la mia vista sempre più problematica non mi consentirà più di partecipare a questa speciale vacanza, con questo speciale gruppo di amici cari. Sarà un bel cambiamento dopo 18 anni di consuetudine: uno dei tanti!

Sono certa tuttavia che la montagna di ricordi che ho accumulato in  questi 18 anni sarà incancellabile dalla mia mente e costituirà uno di quei preziosi “tesori” contenuti nel famoso “bauletto dei ricordi” del quale ho parlato tempo fa. Mi terrà compagnia e mi permetterà di rivivere l’incanto delle amate  alte vette.

Marinella

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FERRAGOSTO 2019

Nel mio ultimo post parlavo di cambiamenti e anche in questa giornata di Ferragosto 2019 c’è stato un notevole cambiamento nelle mie abitudini.

Di solito usavo invitare a pranzo tutti i miei amici che si trovavano soli a Roma ed erano delle belle tavolate di 8 – 10 persone, per le quali cucinavo con entusiasmo.

Quest’anno invece, già da qualche tempo, mi ero resa conto che del gruppo degli “amici soli” ne restavano pochissimi e quei pochissimi non avevano più possibilità, o voglia, di muoversi.

Rifiutati alcuni inviti al ristorante da parte di altri amici – trovo tristissimo andare al ristorante nelle feste comandate – mi preparavo a comprare qualcosa di buono (troppo caldo per cucinare in queste torride giornate) da consumare serenamente da sola.  Ma la vita riserva sempre delle sorprese e il 14 sera mio nipote Marco (20) e la sua fidanzata (18), in viaggio verso Roma, si sono autoinvitati per il pranzo di Ferragosto. Che bella sorpresa e, con un po’ di fantasia, sono riuscita a mettere insieme un appetitoso pranzetto freddo.

I ragazzi, sebbene stanchi per il lungo viaggi notturno, sono stati molto  carini ed affettuosi ed io ero  particolarmente contenta per essere stata in giovane e cara compagnia.  Molto gradito questo cambiamento!

Marinella

 

Roccaraso 2019

Quest’anno sono stata molto a lungo a Roccaraso, ma forse ancora non abbastanza perché sono partita con molto rammarico per non poter accettare l’invito a restare ancora, rivoltomi dai miei cari amici.

Certo, le mie giornate ora trascorrono in maniera abbastanza diversa da quelle di qualche anno fa. Non più lunghe passeggiate in montagna in luoghi alquanto isolati (non ho più la macchina), non più pic-nic con gli amici (non ci sono o o non vengono più gli amici), non più raccolta di fragole e lamponi ( mi gira la testa quando mi chino), e tanti altri “non più”.
Tuttavia continuo a camminare (sulla pedonale verso Rivisondoli), continuo a raccogliere (fiori non raso terra), ho stabilito nuove relazioni con alcuni roccolani figli e nipoti di miei vecchi amici che non ci sono più, ho trovato nuovi amici e mi sono adeguata alle mie limitate capacità, anche visive!

C’è un continuo cambiamento, è evidente, e devo ringraziare la mia amica Nicoletta Cinotti e il suo blog – che ho già citato tante volte nei miei post – perché negli ultimi anni mi hanno condotto per mano nell’imparare ad accettare i cambiamenti che la vita inevitabilmente ci propone.

Insomma, in questa estate 2019 Roccaraso mi è stata più cara del solito e mi ha portato ad ipotizzare soggiorni ancora più lunghi per il futuro.
Anche questo è un altro auspicio per me!

Marinella

PIZZA’S NIGHT

I “ragazzi del sollievo”, cioè gli specializzandi in radioterapia del PUAG (Policlinico Universitario Agostino Gemelli), capitanati dal primario professor Valentini, come ogni anno hanno organizzato una Pizza’s Night, preceduta dalla visita guidata a una basilica romana.

Questa modalità di concludere le celebrazioni per la Gionata del Sollievo è stata ideata molti anni fa dal prof Numacellini, allora primario di radioterapia e presidente della Fondazione Gigi Ghirotti. Il professor Valentini ha ripreso con entusiasmo questa bella iniziativa e la visita in basilica è diventata lo spunto per una riflessione conclusiva dedicata ai giovani specializzandi.

Integrare arte e bellezza aiuta le cure mediche, secondo il prof. Valentini. Mi piace ricordare anche l’allestimento innovativo del Gemelli Art, il centro di radioterapia oncologica dove arte e alta tecnologia ad elevata specialzzazione si fondono in uno spazio accogliente per paura e speranza: le emozioni forti che accompagnano chi deve sottoporsi a radioterapia vi trovano sollievo.

La visita guidata di quest’anno si è svolta nella Basilica di S. Prassede e per me è stata un tuffo nel passato: specializzandi che avevo conosciuto da studenti ora specializzati e qualcuno già papa e mamma! Baci e abbracci da entrambe le parti e quando ho detto che a fine anno concluderò la mia attività di “formatrice volontaria” c’è stato un coro di “Nooooo!”.

Un sacerdote presente e il prof Valentini mi hanno ricordato che “finché c’è olio, la lampada deve ardere”. Troverò il modo di consumare fino all’ultima goccia di olio. Questo per me è un auspicio!

Marinella

NOSTALGIA

Ho già citato più di una volta nel passato il Notiziario di FILE – la Fondazione di leniterapia (cure palliative) che ha sede a Firenze – perché spesso mi ha offerto interessanti sputi di riflessione.

Ebbene, il no. 53 di questo Giugno, che ho letto ieri, mi ha fatto provare un senso di acuta nostalgia per una parte molto significativa della mia vita: quella parte che è impossibile dimenticare e che è’ sempre presente nei miei pensieri.

Questo mese il Notiziario è dedicato alla presentazione del prossimo corso di formazione per volontari e riporta numerose interviste a volontari operativi da anni.
Ho iniziato a leggerle più che altro per curiosità e per confronto ma mi sono subito ritrovata totalmente immersa nelle loro testimonianze e nell’atmosfera, tutta particolare, di quel luogo di morte e di vita in continua contrapposizione, che è l’hospice.

Ho rivissuto emozioni, stati d’animo, profonda condivisione, pietas ma anche rabbia, frustrazione e tutta quella massa di sentimenti ed emozioni che così spesso mi ha avvolto nelle mie ore di servizio.
Dio mio quanto mi manca tutto questo! Devo aver avuto un bel coraggio l’11 Ottobre del 2016 quando sono ufficialmente andata in pensione dal volontariato attivo. Poi c’è stato il periodo di …elaborazione del lutto e poi ancora il ritrovato equilibrio con i miei tanti altri impegni di “volontariato allargato”.

Ieri invece, tutto d’un colpo, ho provato una’profonda, straziante nostalgia per quella parte della mia vita che non è più ma che ha lasciato un imprinting indelebile in tutta me stessa. Un dono, una grazia, dei quali forse non so ancora capacitarmi ma per i quali ringrazio sempre Dio e la vita che mi hanno offerto questa possibilità.

Marinella

M

“Marinella, ti piacerebbe la parola “Sollievo” per indicare una giornata dedicata a tutti coloro che soffrono?” così mi ha chiesto telefonicamente un giorno di 18 anni fa Nicasia Teresi Direttore Generale della Fondazione Gigi Ghirotti.
C erto che mi piaceva ed è piaciuta subito anche al Prof. Veronesi, allora Ministro della Sanità. Eco come è nata la Gionata Nazionale del Sollievo, che domenica 26 Maggio è diventata maggiorenne!

Come ogni anno la celebrazione ufficiale a livello nazionale si è svolta al Policlinico Gemelli ma in oltre 150 città italiane sono state organizzate analoghe manifestazioni presso ospedali e luoghi di cura.

Quest’anno la Fondazione Ghirotti – considerando la mia lunga attività di volontariato accanto ai sofferenti – mi ha chiesto di preparare una breve riflessione sul sollievo che, nel corso della manifestazione, è stata letta da Sebastiano Somma.
La condivido volentieri anche con voi miei cari lettori.

“La parola sollievo è una parola antica che in anni più recenti ha acquistato un significato più specifico quando è legata al mondo della sofferenza.
Sollievo dalla sofferenza fisica certamente, ma anche da quella sociale, spirituale, esistenziale.
Le “chiavi del cuore” utili per offrire sollievo a una persona fragile e sofferente sono quattro: attenzione, ascolto, condivisione, presenza vera.
Con queste 4 chiavi – che non sono magiche ma semplicemente umane – possiamo restituire dignità alla persona malata, farla sentire “Uomo/donna soggetto di cura” anziché “malattia oggetto di cura”, riconoscere la sua essenza e il suo vissuto al di là di un corpo trasformato e talvolta sfigurato dalla malattia. Possiamo accarezzarla, consolarla, guardarla con tenerezza, andare …oltre le parole ed entrare in contatto con la sua anima, offrendole momenti di vero e profondo sollievo.”

Evidentemente mi ero così tanto immersa nei miei ricordi di presenza vera accanto ai malati, che la notte tra il 25 e il 26 Maggio ho fatto questo sogno :

Una figura maschile mi chiedeva:” ma mi dici che cosa è il sollievo”? E io “dovrei risponderti con il silenzio perché il sollievo è un qualcosa che va oltre le parole, avvolge il corpo e tocca l’anima”.

Quando mi sono svegliata sentivo una certa commozione per aver usato nel sogno l’espressione “avvolge il corpo e tocca l’anima”: proprio come quel senso di contenimento, di abbraccio totale della persona nella sua interezza, che ho provato ogni volta che sono riuscita a dare sollievo a un essere umano fragile e sofferente.

Marinella

RICORDATI DI VIVERE

Questo è il tema del seminario esperienziale tenutosi il 18 Maggio u.s. per imparare a ricordarci di vivere, anche quando per motivi esistenziali o contingenti potremmo non aver più nessuna voglia di vivere la vita consapevolmente. Quando cioè tendiamo o a lasciare che i giorni passino sopra di noi senza veramente viverli, oppure a chiuderci a relazioni umane nutrienti e vitali.

Il laboratorio, condotto dalle psicologhe Livia Aite Crozzoli e Sara Cotini, si è svolto nella bella sede dell’Associazione Culturale GRECAM che è ospitata proprio nel mio palazzo. Che meraviglia per me!

Livia, già Presidente nonché fondatrice del Gruppo Eventi – impegnato nella formazione dei facilitatori per i gruppi di elaborazione del lutto – è anche una mia carissima amica da più di 20 anni e insieme abbiamo condiviso tanti momenti difficili della nostra vita. Per me dunque è stata una giornata affrontata con impegno e gioia.

Abbiamo lavorato prevalentemente in coppia, relazionandoci con il nostro partner – sulla base di una griglia predefinita e in un clima di attenzione e ascolto reciproco – che hanno favorito la possibilità di entrare in contatto con luci e ombre della nostra esistenza.

Per me, che sono una “veterana” di questi lavori esperienziali, è stato interessante scoprire quanto io sia cambiata negli anni e quanto diversa sia oggi la mia prospettiva rispetto a taluni eventi accaduti nel corso della mia vita. Credo anche di aver identificato, almeno in parte, quali sono stati gli incontri che mi hanno aiutato in questo cambiamento e non mancherò di ringraziare coloro che …ci sono ancora.

Una cosa mi sento di dire ora a voi che mi leggete: non dobbiamo avere paura di aprire l’armadio, guardare gli scheletri che lì sono racchiusi e parlare con loro con benevolenza per sciogliere quei nodi che talvolta popolano ancora i n ostri sogni.
Non aspettiamo troppo a farlo perché non sappiamo quanto tempo la vita ancora ci consente. Ma questo lo dico io che sono così avanti sul viale del tramonto!

Marinella

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