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Incontro, Ascolto, Scambio, Scoperta, è con queste 4 semplici e fondamentali parole che una partecipante al workshop di Nurturing Touch tenuto ieri in Sicilia, ha indicato, in una tanto estrema quanto felice sintesi,   che cosa   “ si portava a casa” dopo una giornata faticosa, intensa, coinvolgente e anche sotto certi aspetti foriera di nuove prospettive.

Si, davvero faticosa sia per l’alto numero dei partecipanti che per le diverse professionalità rappresentate.Ciò ha permesso un ampio teatro di interventi diversificati, con notevole impegno dei discenti che si sono coinvolti senza limiti di sorta.

L’occasione era data dal Master in pisco-oncologia che l’Universita Cattolica del Sacro Cuore tiene nella sede di Siracusa.Il workshop era però aperto anche ad altre figure professionali interessate a conoscere le possibilità comunicative attraverso il con-tatto e gli effetti psico-terapeutici che ne possono derivare.

Al di là quindi di una maggioranza di psicologi, erano presenti medici, terapisti di varia estrazione impegnati in professioni di aiuto, un’ostetrica, nonché religiosi e religiose interessati a introdurre nuove modalità comunicative nel loro Ministero.

La ricchezza delle condivisioni di fine mattinata e conclusive è stata straordinaria proprio per la varietà delle motivazioni e della personalità dei partecipanti. Ho ascoltato con molto interesse come per alcuni questa giornata sia stata un’occasione per conoscersi meglio – talvolta superando resistenze e paure – e forse anche per iniziare un percorso di consapevolezza dei propri bisogni che – perché no – potrebbe portare ad una maggiore serenità interiore: cosa più che necessari per chi si dedica ad una professione di cura e di aiuto.

Grazie a tutti voi che avete partecipato e che mi avete fatto dono delle vostre emozioni e delle vostre …scoperte!.

Marinella

PICCOLI…EQUIVOCI

 

E’ molto facile che si creino dei piccoli equivoci. Basta una virgola spostata, la lettura affrettata di una mail, uno stato d’animo non del tutto sereno, una parola male interpretata, ed ecco che si crea un equivoco: un piccolo equivoco.

E’ quello che è accaduto a me pochi giorni fa ma è bastata una serena spiegazione, una rettifica e tutto è tornato a posto.

Esistono tuttavia anche equivoci molto più importanti che possono creare serie conseguenze. Mi riferisco in particolare a quelli riguardanti le terapie alternative e quelle complementari.

Non tutti conoscono la grande differenza tra questi due gruppi: le cure alternative si basano soprattutto sulla medicina naturale, sui fitoterapici e su speciali formule e associazioni di farmaci ideate da alcuni medici. Ne abbiamo sentito parlare a lungo nei giorni scorsi per le due persone che avevano deciso di curare il loro cancro con la medicina alternativa e sono decedute.

Le terapie complementari si dividono a loro volta in due gruppi: quelle farmacologiche e di supporto e quelle di sollievo. Queste ultime: musicoterapia, yoga, massaggi, arteterapia, pet-therapy ecc. si propongono di migliorare la qualità della vita della persona malata e possono avere   un’influenza positiva anche sulla percezione del dolore e sulla risposta ai farmaci assunti.

Senza nulla togliere ai tanti meriti della medicina naturale per talune patologie, è importante fare chiarezza per permettere al malato e ai suoi familiari – perché molto spesso i familiari intervengono pesantemente sulle scelte terapeutiche del malato – di prendere decisioni consapevoli e documentate.

Io sono solo una volontaria e troppe volte ho incontrato persone che si sono lasciate trascinare su percorsi non idonei o hanno rifiutato utili terapie complementari per mancanza di informazione. Ecco perché oggi ho sentito l’esigenza di riflettere su questo argomento, scusandomi in anticipo per le eventuali inesattezze scientifiche della mia riflessione.

Marinella

 

UN APPELLO

Miei carissimi lettori, come già sapete sto passando le responsabilità dell’Associazione  Progetto Città della Vita da me fondata nel 1996  in mani più giovani che si propongono di allargare la gamma dei nostri servizi di volontariato.   Ma…sarà necessario poter disporre di un maggior numero di volontari ed ecco allora che chiedo a voi che mi leggete una particolare forma di collaborazione volontaria.

Qualcuno di voi ha conoscenze nel campo della comunicazione? Giornali, riviste, radio private ecc. che possano divulgare il nostro comunicato stampa?

Spero di si e fiduciosa lo incollo qui sotto e vi ringrazio in anticipo. Buona domenica pomeriggio.

Marinella

 

mai più soli nella sofferenza e nella malattia….

 

La nostra Associazione, nata nel 1996, offre sostegno ascolto, condivisione, informazioneed accompagnamento alla persona malata attraverso un volontariato puro, il cui patrimonio è costituito da umanità, competenze, esperienze e disponibilità dei suoi volontari .

La Formazione è la chiave vincente per chi decida di dedicare parte del proprio tempo libero a migliorare la qualità della vita dei malati gravi dal punto di vista relazionale, umano espirituale, in una città come Roma, in cui   problemi come distanza, isolamento e solitudine possono rendere drammatiche le ultime fasi della vita.

Il prossimo Corso di Formazione si svolgerà a Roma il 5 e 6 novembre 2016 presso la Fondazione Gigi Ghirotti (zona Parioli). Si tratta di un week-end intensivo, a cui seguiranno nei mesi successivi alcune giornate di approfondimento, condotte da medici, psicologi, infermieri e volontari senior in cui verranno introdotti ed approfonditi temi legati all’assistenza del malato e della sua famiglia sia a domicilio che in Hospice.

L’Associazione ha bisogno di un sempre maggior numero di volontari motivati e disponibili, affinché sempre meno malati vivano e muoiano in solitudine.

Se sei interessato, rispondi al nostro invito, visitando il sito: ww.cittadellavita.it, scrivendo e-mail a : adele.archetti@gmailcom o a:  bencivengasilvana@gmail.com oppure chiamando i nostri numeri di Segreteria: cell. 338-3665722, 340-2858916.

 

 TI ASPETTIAMO !

 

SETTEMBRE

 

Settembre, il mese che di solito apre una nuova stagione di lavoro e di vita. Le vacanze sono oramai concluse per la maggior parte di noi e in generale ci si sente più in forze e armati di attitudine positiva, anche se non per tutti è così.

Che dire delle mie ultime vacanze? Montagna ovviamente e ancora una volta alta Val di Fassa con le sue affascinanti tonalità: dal verde tenero dei prati a   quello scuro dei boschi, alle sfumature rosate delle rocce dolomitiche ardite e maestose. Ho ancora gli occhi pieni di scenari dolci e aspri nel contempo, di antiche baite isolate che con i loro legni anneriti e i balconi fioriti, raccontano un passato di povertà contadina. Un mondo che sembrava perduto e che invece ancora esiste conservando intatta tutta la sua storia. Chiudo gli occhi e sento il profumo del pino mugo, del muschio vellutato, dei funghi e delle erbe selvatiche. Che bello!

Ma ora sono qui, a Roma dove fa ancora molto caldo e dove respiro un’atmosfera molle e umida come in piena estate.

Non ho molta voglia di riprendere le “consuete usanze” ma so che devo affrontare questo mese particolarmente difficile per me. E’ infatti il momento delle consegne della mia Associazione a mani più giovani.

Quando ho preso questa decisione mi sembrava ancora tanto lontana ma il tempo, si sa, scorre veloce ed ora…ci siamo! Coraggio, mi dico da sola, vai avanti e vivi questo passaggio e cambiamento con saggezza e serenità. Non so se ci riuscirò, non so se e quanto soffrirò, ma una cosa la so: mi mancherà terribilmente la vicinanza con i malati, l’ascolto e la comunicazione con loro anche attraverso il contatto, che tanto aiuta a superare le barriere dell’isolamento e dell’incomunicabilità. Poi mi dico “ma non ti sono bastati 36 anni”? E allora ringrazio la Vita che mi ha fatto questo grande dono.

Marinella

MEZZ’AGOSTO

Tanti anni fa, quando ero molto più giovane e trascorrevo tutta l’estate a Roccaraso, “mezz’agosto” significava che era giunto il momento di fare la salsa di pomodoro! Si, perché i contadini abruzzesi dicevano che solo dopo la metà di Agosto i pomodori avevano ricevuto la giusta quantità di sole per poter dare una buona salsa.

Era un’operazione impegnativa alla quale partecipava anche mio marito addetto a girare la manovella della macchina passapomodoro, ovviamente manuale. Poi c’era la bollitura e infine contenti e soddisfatti ripulivamo la cucina e preparavamo le scatole di barattoli da portare a Roma. Era un rito, faticoso ma condiviso e piacevole.

Oggi la salsa di pomodoro si compra al supermercato e mezz’agosto per me significa che le cosiddette vacanze si avviano verso il tramonto. La mente e i pensieri sono già rivolti ai tanti impegni che si prospettano per Settembre, le giornate sono visibilmente più corte e le ombre iniziano ad allungarsi. E’ inevitabile che, soprattutto per chi non è più giovane, un senso di tristezza si affacci, magari proprio nel mezzo di una bella giornata ancora vacanziera. E’ così: tutto ha un inizio e una fine e già la parola fine porta in sé una sfumatura di grigio.

E’ inevitabile, appunto, ma questo “giro di boa” significa anche che forse posso andare  incontro a nuove… avventure, cambiamenti ed esperienze che di solito avvengono nei mesi lavorativi.

E poiché sabato parto per altri 10 giorni sulle Alpi, mi dispongo  ad accogliere con gratitudine quel soffio leggero di brezza montana che spero dissolverà le sfumature di grigio illuminando ancora quest’ultimo scorcio d’estate.

Marinella

In realtà non è proprio una favola ma un “fatto” realmente avvenuto nel mio ambito familiare: un accadimento così bello che sembra una favola ed è per questo che lo voglio condividere con voi, miei cari lettori.

“C’era una volta una casa ai limiti di un antico borgo di collina, immersa in un bosco e nascosta alla vista dei più. D’estate la famiglia si radunava nella casa della bisnonna e grandi e piccini godevano di un periodo di vera libertà in questa dimora così ricca di libri antichi, oggetti di famiglia, fotografie, documenti e tanti ricordi.

Qualche anno fa all’arrivo come sempre in Luglio, una dolorosa scoperta. I ladri avevano sfasciato la porta, violentato la sacralità del luogo e rubato argenti, suppellettili varie e tutti i libri antichi, le collezioni di giornali e di gialli, e tante altre cose di scarso valore venale ma di grande impatto affettivo.

Dolore, rabbia, tristezza e poi piano piano le cose sono tornate nella normalità ma sempre con quel “vuoto” che non si sarebbe più colmato.

Passano gli anni e qualche giorno fa i nonni vanno ad aprire la casa in attesa dell’arrivo di figli e nipoti in giro per il mondo.

Con sorpresa notano alcuni scatoloni sotto la terrazza ma presi dallo scarico bagagli e dall’apertura di imposte e finestre non ci fanno grande caso. Solo il giorno successivo scendono a controllare quegli scatoloni e trovano una busta con delle scuse. La busta contiene qualcosa: la aprono trepidanti e anche un po’ timorosi, dentro ci sono dei soldi e un biglietto con scritto “qui c’è quanto le è dovuto. Il ladro pentito”! Gli scatoloni contengono tutti i libri, i documenti e le collezioni. Insomma probabilmente tutto quello che il ladro pentito non ha potuto vendere, e il ricavato del furto l’ha consegnato!”.

Fine della favola ma se questo è il “fatto” in se stesso, molto più ampio e importante è il significato di questo straordinario gesto di ravvedimento ed implica una serie di domande e considerazioni che fanno riflettere:

cosa è accaduto nella vita di questo uomo che l’ha portato dopo tanto tempo ad un gesto così inusuale per non dire unico?

Come mai ha conservato con tanta cura e per tanto tempo tutti i libri e gli altri oggetti non vendibili?

Rimorso? Ravvedimento? Non lo sapremo mai ma il cuore si allarga nel toccare con mano che possiamo tenere viva la speranza se il “bene” può ancora avere la meglio sul “male”.

E’ perciò che ho voluto raccontarvi questa favola moderna, perché questo avvenimento possa espandere, come i cerchi nell’acqua quando si getta un sassolino nel lago, la gioia di poter ancora credere in un futuro migliore.

Marinella

…IL SEGUITO

Alcuni giorni dopo il funerale di cui al post precedente, sono andata a trovare la vedova del defunto.

Ci sono andata perché…così si usa in paese ma soprattutto perché mi faceva veramente piacere incontrarla di nuovo, sapendola ovviamente molto provata ma anche forte e solida come una roccia.

Sentivo il desiderio di condividere con lei le emozioni e sensazioni che si provano quando si perde il compagno di vita e di raccontarle come io ricordavo il primo periodo dopo la morte di mio marito. Lo smarrimento, la sensazione di non essere capace di vivere da sola e la paura, all’inizio, ma poi una grande forza interiore e la consapevolezza che i 35 anni di vita condivisa con Sergio mi avevano lasciato un patrimonio di capacità e conoscenze che mi avrebbe consentito di ricostruirmi una vita, diversa ma ancora valida.

E’ così che in questo clima di intimità e condivisione mi sono sentita di dirle che cosa aveva significato per me la partecipazione ai riti funebri di suo marito. C’è stata una pausa, un momento di commozione e poi questa donna “forte e solida come una roccia” ha detto “almeno la morte di mio marito è servita a qualcosa”.

Un abbraccio intenso, forte e nutriente per tutte e due ha suggellato un incontro che ha già messo radici profonde.

Marinella