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85!

Oh che bello, ho compiuto finalmente 85 anni! Si, è bello perché ho finito di sentirmi dire “ma perché dici che hai 85 ani se non li hai ancora compiuti”?

Insomma è stato un bel compleanno con la famiglia  e gli “amici di una vita”, con i quali ho condiviso tante vicissitudini, mie e loro. Ho ricevuto fiori, piante e graditissimi doni: tutti utili e simbolo del loro affetto e della loro presenza nella mia vita.

Ma al di là dell’atmosfera lieta di martedì 26 Novembre, mi sento contenta perché sono arrivata al temuto  momento in cui devo/voglio  attuare quel programma per il quale mi sto preparando da parecchio tempo. Un programma determinato anche dalla consapevolezza che la mia vista sta deteriorandosi sempre più rapidamente e mi impone uno stile di vita meno operativo rispetto alla  formazione a largo raggio. Tuttavia mi consentirà – spero –  di sentirmi  pur sempre disponibile ad “esserci” per tutti coloro ai quali io possa ancora essere di aiuto. Infatti sono già da tempo impegnata in un volontariato allargato e su basi prevalentemente di ascolto e testimonianza.

E’ chiaro che, nonostante tutti i ragionamenti che mi vado facendo da tempo, la paura di un cambiamento per me così significativo, c’è tutta ma, poiché sono un’ottimista, confido che questo possa essere un passaggio soft e sufficientemente sereno.

Ecco perché sono contenta: perché entro breve tempo il passaggio sarà “cosa fatta” e io…non avrò più paura!

Marinella

CASTELLAMONTE

Fino a un paio di mesi fa avevo sentito parare di Castellamonte solo per le sue bellissime ceramiche e le famose stufe di ceramica decorata.

Adesso  ho scoperto che il suo simbolo è una pignatta con quattro manici in ceramica decorata e colorata .Un esemplare molto bello – che ho ricevuto un dono – ora troneggia sul comò del mio ingresso e mi ricorda le intense giornate  trascorse a Castellamonte, dove sono stata invitata per un workshop di Nurturing Touch dall’Associazione Canavese Parkinsoiani. Ho accettato l’invito con entusiasmo, sia perché la mia famiglia di origine è piemontese e torno sempre molto volentieri nella terra dei miei genitori, e sia perché il Piemonte – insieme alla Valle d’Aosta – era una delle uniche due Regioni che mi mancavano per aver diffuso il Nurturing Touch in tutte le Regioni italiane.

Le premesse erano dunque molto buone ma non avrei mai immaginato quale esperienza importante avrei sperimentato con i miei nuovi amici. Un’esperienza che ho vissuto come una sfida perché per la prima volta  lavoravo con i familiari/caregiver dei malati. Di solito i miei seminari sono indirizzati a operatori sanitari e volontari, cioè a persone che si iscrivono per apprendere un nuovo strumento di lavoro. Questa volta invece erano caregiver che, non solo avevano piacere di apprendere nuove modalità comunicative con i loro cari, ma avevano bisogno anche loro di “ricevere cure”!

Sono trascorse già due settimane dal mio rientro a Roma ma ho ancora il cuore pieno di commozione ed emozioni per l’intensità e la preziosità dei vissuti di quel memorabile week-end. Vorrei nominarli tutti i 23 partecipanti – tra cui una coppia di marito malato e moglie caregive-, per ringraziarli uno a uno di ciò che mi hanno donato. Non potendolo fare, mi limito a ricordare Silvano, l’instancabile Presidente portatore della patologia, Luisa la entusiasta e trascinante psicologa Vice Presidente e Nuria, la piccola dolcissima terapista del movimento, dispensatrice di tenerezza. Ma poi lasciatemene ricordare almeno qualcuno: Laura mia coetanea o quasi, la giovane Rosy, Renata che si è presa cura dei miei spostamenti e non solo, Luca, Giusy la moglie di Silvano, Anna Maria e…tutti!

Concludo sempre i miei workshop raccomandando di praticare il più possibile perché altrimenti il Nurturing Touch rimane un’esperienza isolata anziché diventare un “modo di vivere” che. posso testimoniare, cambia la vita!

Ebbene, e qui viene la meraviglia, Luisa e Nuria hanno preso al volo la mia raccomandazione  ed è nato il “Gruppo NULU”  che per il 7 Dicembre ha organizzato un incontro di pratica. Il mio laboratorio contava 23 partecipanti, il gruppo di pratica ha dovuto chiudere le iscrizioni a 35! Questo perché alcuni partecipanti saranno presenti con il coniuge malato. Non è meraviglioso?

Molto altro potrei raccontarvi sull’incontro con queste persone straordinarie ma nulla esclude che nel tempo possa seguire un aggiornamento sui risultati del loro impegno, non solo in termini numerici ma soprattutto in relazione al miglioramento della qualità della vita di malati e familiari.

Marinella

 

 

 

 

Non spaventatevi miei cari lettori leggendo ancora una volta la parola  “ultime” della quale ho un po’ abusato  recentemente. Questa volta non si riferisce alla mia vita ma al titolo di un servizio trasmesso su RAI-3 alcuni anni fa. La trasmissione riguardava una testimonianza di Beatrice Taboga e Gianni Grassi  sul  vivere il loro  “tempo del morire”. Due persone eccezionali, morte per una malattia oncologica, che ho avuto la fortuna di conoscere.

Ebbe ne, l’Associazione Gruppo Eventi, in collaborazione con l’Associazione Dare Protezione, ha organizzato il  26 Ottobre scorso una giornata di studio sulle problematiche  relative all’elaborazione del lutto. Il titolo del seminario era proprio quello della trasmissione di RAI-3.

Anche io  ho condotto una sessione  del workshop, intitolata “Il valore del “Touch” nell’accompagnamento.”

Per il resto della giornata ho partecipato ai lavori insieme a tutti gli altri iscritti e ancora una volta ho sperimentato quanto sia utile e benefico mettersi in gioco, in un ambiente protetto, condividendo esperienze di vita ed emozioni anche molto intime. Serve ad offrirci nuove prospettive su eventi rimasti chiusi in un cassetto e mai elaborati, a trovare nuove possibilità  di apertura del cuore e, specificamente nel mio caso, a capire quale è in questa mia fase di vita, il mio bisogno sottile più sentito.

Una giornata intensa, faticosa ma anche molto bella e ricca, connotata da un clima di amicizia, stima e affettività.  Grazie Livia che sei stata l’ideatrice e il motore dell’iniziativa!

Marinella

P.S. Sento il bisogno di scusarmi per non aver scritto per tanto tempo ma prima ho avuto un lungo e  di difficile soluzione black-out di internet, e poi sono stata al Nord per un magnifico workshop, del quale scriverò presto!

 

 

ALTO ADIGE

In questi ultimi anni sono stata molto spesso in Alto Adige, sia per indimenticabili camminate  sulle montagne che per impegni di formazione.

Di solito ho  tenuto i miei workshop sempre a Bolzano mentre quest’ultima volta, pochi giorni fa, sono stata anche nel meranese, invitata dalla Fondazione Santa Elisabetta. E’ stato bello toccare con mano come  la  Fondazione gestisce le sue Case di Riposo – molto belle e  ben attrezzate – con amoreivolezza verso gli ospiti: una virtù abbastanza rara dove io risiedo. . Ho respirato questo lima sin dal momento in cui sono entrata nel grande salone di ingresso.

Questa volta il mio lavoro era più articolato del solito perché i seminari erano due: uno appunto alla Fondazione e l’altro al Firmian di Bolzano, dove oramai sono di casa!

I due gruppi si sono rivelati  diversamente  attenti e interessati, pur se esattamente identici come numero di partecipanti (18) e come provenienza operativa: 6 operatori della casa di riposo, 6 dell’hospice e 6 volontari.

Credo di aver identificato l’origine di questa sia pur lieve diversità nel fatto che alla   Fondazione nessuno aveva mai sentito parlare di Nurturinjg Touch, mentre al Firmian numerosi operatori e volontari  sono ativi sul campo e…se ne parla. . Maggiore curiosità e maggiore cambiamento prima e dopo il corso, quindi, da parte dei primi e maggiore percezione degli effetti del “touch” perché già  più familiare, da parte dei secondi.

Dietro questa mia tournée altoatesina c’è stato un ottimo lavoro organizzativo da parte dei responsabili della Caritas Bolzanina e della Fondazione meranese; una perfetta organizzazione che ha reso il mio lavoro molto più facile e scorrevole.

Sono tornata a Roma carica di affetto, di baci e di abbracci ma  consapevole che anche qui era  una ’ultima volta” ma in fondo…”queste cose non si sanno mai prima” come dice Vivian Lamarque nella sua splendida poesia “La Signora dell’ultima volta”!

Marinella

 

 

ULTIMO MASTER

Temo di essere un po’ noiosa e ripetitiva in questo periodo perché scrivo sempre di “cose ultime”.Temo anche che  vi dovrete  abituare ad  avere pazienza in questo scorcio di anno perché saranno ancora numerose le “cose ultime” per quanto riguarda la mia attività di formatrice, che si concluderà a Dicembre.

Ho ancora un bel numero di impegni  in calendario in giro per l’Italia, da Nord  a Sud, ma quello che ho tenuto al Policlinico Gemelli lo scorso 11 Settembre (data  tristemente indimenticabile), era l’ultimo nell’ambito dei Master. Specificamente si trattava di un Master in Cure Palliative: il territorio che mi sta più a cuore.

I partecipanti erano tutti medici e infermieri già operativi in realtà di cure palliative residenziali e/o domiciliari ma c’era anche un OSS già assunto ma ancora non in servizio..  Questa omogeneità di esperienze ha reso particolarmente feconda  la formazione  perché ognuno ha portato  la propria storia di “curante”, nel tempo del fine vita.

Come sempre si trattava di un workshop di Nurturing Touch ma questa volta mi sono  soffermata parecchio a considerare questo straordinario mezzo di comunicazione psico-corporea come un prezioso ausilio nell’ambito delle Medical Humanities.

Oggi si inizia a dare  la giusta importanza alle Medical Humanities, intese come una interconnessione  tra tutte le pratiche che riguardano il benessere totale dell’uomo malato.  Avevo scoperto  questo approccio medico/ filosofico nei primi anni ’90 quando frequentavo i bellissimi Simposi di Medical Humanities a cura del Prof. Sandro Spinsanti, che si tenevano ogni anno alla Cittadella di Assisi.  Poi questa importante pratica  si era interrotta  e io avevo potuto  verificarne tutta la validità nel mio servizio in hospice.

E stato necessario scavallare il secolo perché questa preziosa modalità di cura integrata arrivasse nelle aule universitarie ma – ne ho avuto la prova in questa occasione – è ancora troppo poco conosciuta e insegnata.

Una gran bella giornata per me e per i partecipanti, come è emerso dalla condivisione finale. Per me è stato importante vedere il cambiamento che si è verificato nelle loro menti, nei loro cuori e nelle loro percezioni fisiche man mano che si procedeva con la pratica, dove la stessa persona era alternativamente “curante” e “curato”.Un laboratorio  esperienziale dunque che ha permesso ad ogni curante  di sperimentare le emozioni e i bisogni di chi “riceve la cura”.

Ecco allora che voglio ringraziare questi giovani professionisti che mi hanno permesso ancora una volta di gettare  un seme nella loro formazione: un seme che spero germogli e metta radici sempre più profonde.

Marinella”

 

 

 

 

 

 

 

 

Montagne

Sì sì, non è un errore, volevo proprio scrivere montagne e non  montagna!

Voi, miei cari lettori che mi seguite da tempo, avrete certamente capito che, a questo punto della mia vita,  amo più la montagna del mare e quest’anno ho avuto la grande gioia di potermi aggirare tra montagne bellissime, che avevo conosciuto solo di sfuggita.

Con il mio “gruppo della montagna”  questa volta  abbiamo fatto base in Cadore e, macinando quasi ogni giorno parecchi chilometri in macchina, poi eventualmente in navetta o seggiovia e poi ancora piedi, mi sono potuta immergere nella contemplazione del grande scenario  dolomitico. Boschi ancora  magnifici nonostante la distruzione causata dalla terribile tempesta dell’autunno scorso,  rocce imponenti, picchi  merlettati, vedute  che lasciano senza respiro.

Le sorgenti del Piave, le tre Cime di Lavaredo, il monte Rite con il museo delle nuvole di Messner, le 5 Torri e tante altre. Difficile dire quale mi ha emozionato di più, forse le 5 Torri  perché lì ho camminato da sola da un rifugio a un altro.

Camminando da sola ho potuto mantenere il mio passo lento e prudente, guardando bene dove mettevo i piedi e soprattutto fermandomi ogni volta che volevo assaporare e metabolizzare la luce, la vista, i profumi, l’aria e l’atmosfera tutta.

Ho cercato di fissare bene nell’archivio dei miei ricordi ciò che vedevano i miei occhi e le emozioni che provavo perché so che la mia vista sempre più problematica non mi consentirà più di partecipare a questa speciale vacanza, con questo speciale gruppo di amici cari. Sarà un bel cambiamento dopo 18 anni di consuetudine: uno dei tanti!

Sono certa tuttavia che la montagna di ricordi che ho accumulato in  questi 18 anni sarà incancellabile dalla mia mente e costituirà uno di quei preziosi “tesori” contenuti nel famoso “bauletto dei ricordi” del quale ho parlato tempo fa. Mi terrà compagnia e mi permetterà di rivivere l’incanto delle amate  alte vette.

Marinella

FERRAGOSTO 2019

Nel mio ultimo post parlavo di cambiamenti e anche in questa giornata di Ferragosto 2019 c’è stato un notevole cambiamento nelle mie abitudini.

Di solito usavo invitare a pranzo tutti i miei amici che si trovavano soli a Roma ed erano delle belle tavolate di 8 – 10 persone, per le quali cucinavo con entusiasmo.

Quest’anno invece, già da qualche tempo, mi ero resa conto che del gruppo degli “amici soli” ne restavano pochissimi e quei pochissimi non avevano più possibilità, o voglia, di muoversi.

Rifiutati alcuni inviti al ristorante da parte di altri amici – trovo tristissimo andare al ristorante nelle feste comandate – mi preparavo a comprare qualcosa di buono (troppo caldo per cucinare in queste torride giornate) da consumare serenamente da sola.  Ma la vita riserva sempre delle sorprese e il 14 sera mio nipote Marco (20) e la sua fidanzata (18), in viaggio verso Roma, si sono autoinvitati per il pranzo di Ferragosto. Che bella sorpresa e, con un po’ di fantasia, sono riuscita a mettere insieme un appetitoso pranzetto freddo.

I ragazzi, sebbene stanchi per il lungo viaggi notturno, sono stati molto  carini ed affettuosi ed io ero  particolarmente contenta per essere stata in giovane e cara compagnia.  Molto gradito questo cambiamento!

Marinella