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Archive for aprile 2012

VICTOR FRANKL

In queste ultime settimane, miei cari amici lettori, vi ho forse un po’ troppo bersagliato di considerazioni sulla logoterapiaì ma, per quei casi che non sono mai un caso, anche io ne sono stata avvolta e anche un po’… travolta!

L’ultima occasione è stata appunto la giornata di studio su Victor Frankl, alla quale avevo già accennato negli ultimi post. Davvero una bella occasione di ascoltare docenti di valore quali Eugenio Fizzotti, allievo e collaboratore di Frankl, del quale custodisce le memorie con meticolosa precisione, Aureliano Pacciolla,  professore di psicologia della personalità, Marcello Pezzetti, straordinario e appassionato professore di studi sulla Shoah e Gianni Dattilo presidente della Società Italiana di Psicosintesi terapeutica (modalità concreta per favorire la crescita e l’autoconoscenza di se stessi al fine di attivare le proprie potenzialità).

Tante sono le risonanze che ho sentito nel corso della mattinata ripensando alle mie personali esperienze degli ultimi 30 anni. Ne condivido alcune con voi:

“da una vita senza senso a un senso nella vita”

“la vita nonostante tutto ha sempre una dignità tale che vale di essere vissuta”

“più anni alla vita ma anche più vita agli anni”

“si può vivere senza un per come, senza un perché, ma non senza un per chi

“il tradimento di sé è il torto più grave che possiamo farci”

“di fronte a qualunque evento della vita possiamo assumere un atteggiamento diverso”.

Direi che la logoterapia o analisi esistenziale, che include ed affianca l’uso dei farmaci, cercando di potenziare le risorse soggettive del paziente, è una forma terapeutica molto “al positivo. Ma i suoi principi, al di là delle applicazioni terapeutiche, sarebbero molto idonei per una …iniezione di fiducia, in questo nostro tempo caratterizzato dal vuoto esistenziale e dalla mancanza di senso, di valori e di fiducia. Perché non diffonderla? 

Vi è al mondo una strada, un’unica strada che nessun altro può percorrere salvo te: dove conduce? Non chiedertelo, cammina!”                                               F. Nietzsche) 

E allora, camminiamo e andiamo avanti con fiducia, anche se non è certo facile di questi tempi. Che ne dite?!

Marinella

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E’ questo il titolo che ho dato alla lezione  tenuta nell’ambito del Corso di Perfezionamento in cure palliative al quale ho  già accennato nel mio ultimo post.

Ma perché questo  percorso formativo è stato costruito intorno al  pensiero di Victor Frankl? La risposta mi è stata chiara dopo aver ascoltato la lezione del Prof. Paolo Monformoso, esperto di umanizzazione e relazione di aiuto a livello professionale:  L’approccio alla persona proposto dalla Logoterapia di Frankl  (il bisogno di avere un significato nella vita) rappresenta infatti una risorsa preziosa in situazioni critiche di malattia in evoluzione, come quelle che si presentano nelle cure palliative.

Un po’ per un mio desiderio di…acculturamento e un po’ per necessità: il 20 Aprile c’era infatti uno sciopero generale dei mezzi di trasporto, sono stata presente per l’intera giornata del  modulo formativo e, nel corso delle lezioni che si sono susseguite, ho sentito tante risonanze al tema del Nurturing Touch e alle esperienze che, di questo straordinario strumento di comunicazione psico-corporea, ho fatto negli anni.

Infatti, nelle cure palliative è proprio questo il significato più vero e più forte del Nurturing Touch: poter comunicare con la persona malata oltre le parole in una comunicazione intima e profonda che va da cuore a cuore e che costituisce una…carezza per l’anima!

La mia passione per questa metodica ha coinvolto i discenti e nel poco tempo disponibile siamo riusciti a fare anche una piccola esperienza pratica che ha suscitato interesse ed emozione e che , a detta di alcuni, è rimasta impressa nei loro cuori.

Se desiderate leggerlo, ecco il testo del mio intervento.

Marinella

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Il giornalista Francesco Merlo, che questa settimana ha condotto la rassegna stampa di Radio-3 “Prima Pagina”, ogni giorno ha chiuso i due moduli della trasmissione dicendo “cerchiamo tutti insieme di dare senso alle cose che non hanno senso”. Questa frase mi ha colpito perché stranamente, ma nulla succede mai per caso,  il senso delle cose, il senso della vita, in questi giorni mi stanno girando intorno insistentemente.

Sono stata infatti  invitata a tenere una lezione il 20 Apile nell’ambito del “corso di perfezionamento per l’assistenza al paziente in cure palliative nell’ottica della logoterapia di Victor Frankl”, organizzato dalla Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica di Roma e lo psichiatra Frankl è l’inventore della Logoterapia (una psicoterapia mirata ad aiutare a ritrovare il senso della propria esistenza).  Oggi mi è arrivato un invito ad una giornata di studio su Victor Frankl dedicata “ Alla ricerca di un senso della vita” (22 Aprile ore 10.00 – 13.00 Palazzo della Cultura, Via del Tempio 5 – Roma). Tutta la settimana ho sentito rammentare il senso delle cose e non posso fare a meno di notare la… coincidenza!

Ho “incontrato”per la prima volta  la logoterapia una quindicina di anni fa ma sono certa che l’esperienza accumulata in questi  ulteriori 15 anni di volontariato mi faranno ascoltare e  comprendere in maniera diversa la ”base” di questa…filosofia di cura e sono molto interessata e incuriosita dallo strano  assommarsi di inviti a riavvicinarmi a questa tematica. E’ proprio vero che la voglia di imparare ci è compagna ben oltre l’età canonica destinata all’apprendimento.

Mi piace concludere questo post con un aforisma riportato sull’invito alla giornata di studio, che trovo particolarmente significativo          :

“La porta della felicità si apre verso l’esterno, chi tenta di forzarla in senso contrario finisce di chiuderla sempre di più”

                                                                          (Soren Kierkegaard)

Marinella

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PASQUA 2012

Cari lettori, nello stato d’animo generato dalle notizie che ci provengono dai mezzi di informazione in questi ultimi giorni, mi sento di inviarvi i miei più sentiti auguri attraverso le parole di Don Tonino Bello. Buona Pasqua!     Marinella. 

Noi credenti, nonostante tutto, possiamo contare sulla Pasqua…

La Pasqua è il giorno dei macigni che rotolano via dall’imboccatura dei sepolcri.

È l’intreccio di annunci di liberazione, portati da donne ansimanti dopo lunghe corse sull’erba.

È l’incontro di compagni trafelati sulla strada polverosa.

È il tripudio di una notizia che si temeva non potesse più giungere e che, invece, corre di bocca in bocca, ricreando rapporti nuovi tra vecchi amici.

È la gioia delle apparizioni del Risorto, che scatena abbracci nel cenacolo.

La Pasqua è la festa degli ex delusi della vita, nel cui cuore, all’improvviso, dilaga la speranza”.

(Mons Tonino Bello)

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Non spaventatevi per questa terminologia ancora non molto  diffusa. Io ne ho sentito parlare, nell’ambito del convegno della SICP Lazio tenutosi a Roma il 30 Marzo,  per la prima volta solo la settimana scorsa e ne sono rimasta affascinata. Comunità di pratica e Hidden curriculum sono due cose ben diverse ma intimamente legate tra loro. Vediamo: 

La comunità di pratica è costituita da gruppi di persone che hanno un  interesse comune e che interagiscono  con regolarità per imparare a fare meglio  Cioè, in sostanza,  si tratta di persone che mettono insieme i loro diversi saperi, che condividono le loro esperienze,  che apprendono non da un docente e come discenti ma  in un processo formativo sul campo  che avviene in un ambiente dove   il sapere di ogni membro del gruppo si  mescola con quello degli altri.

La modalità di apprendimento basata su processi attiva poi un sistema virtuoso  che stimola l’apprendimento stesso e la ricerca dei contenuti.

Nell’ambito del  convegno si è svolto un workshop dal titolo “La relazione interprofessionale come modalità per conoscere, conoscersi, apprendere” specificamente  su questa tematica. Workshop che ha  suscitato notevole  interesse e l’attiva partecipazione degli iscritti per cui è pensabile che l’argomento sarà oggetto di ulteriori approfondimenti.

L’Hidden Curriculum come  a quanto sopra è correlato? Se ho ben capito  l’hidden curriculum riguarda tutto ciò che ha concorso alla formazione dell’individuo, che non è stato oggetto di valutazione. Cioè tutto ciò che l’individuo ha appreso  dall’ambiente in cui è vissuto, dalla sua attitudine all’apprendimento, dalla sua curiosità, dalla pratica della vita.  In sostanza tutto ciò che ha concorso alla sua educazione collaterale. Ecco il punto di contatto: nella sua comunità familiare e relazionale il miscuglio dei saperi diversi ha concorso alla sua formazione globale, nonché alla sua identità.

Mi è piaciuto come la Dr.ssa Danila Valenti, vice presidente della SICP, ha concluso questo argomento e ve lo riporto

se ascolto dimentico, se vedo capisco, se faccio imparo.

Marinella

 

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