Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for giugno 2008

Io e il Nurturing Touch

Sono una volontaria dell’Associazione Progetto Città della Vita dalla sua fondazione: quasi 12 anni fa. Da più di un anno e mezzo seguo un malato di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) che, con il progredire della malattia, piano piano, giorno per giorno, è giunto oggi a non avere più una qualsiasi forma di comunicazione con il mondo e le persone che lo circondano. Le sue palpebre e le sue pupille, ultimi segnali di risposta alle domande di sua moglie, delle inferemiere e mie, si sono immobilizzate anche loro. E’ il silenzio assoluto! Ciononostante credo di avere ancora con lui una forte relazione empatica, costruita nel passato, che ci dà una sottile possibilità di intenderci attraverso il contatto fisico.  Una sua mano tenuta tra le mie, un piccolo massaggio alle tempie comunicano quelle frasi che ci siamo detti in precedenza “ciao come stai oggi? Io me ne vado, augurami una buona serata”. Un lieve bacio sulla fronte, una prolungata carezza ai suoi piedi inermi. Lui non dà segni tangibili ma io e la moglie sappiamo che ci risponde e che gradisce.

Non ho mai avuto il desiderio di imparare il Nurturing Touch in quanto mi riesce difficile accettare sul mio corpo un contatto fisico effettuato con tecniche prefissate. Inoltre sono scettica in merito a tutto ciò che riguarda l’aspetto relativo all’energia “connessione dei chakra, pulizia del campoo di energia e quant’altro” suscitano in me una certa “resistenza”. Tuttavia continuo ad osservare con curiosità ed interesse chi pratica il Nurturing Touch perché ho sempre sperimentato la possibilità di entrare in comunicazione empatica con i miei malati attraverso un tocco affettuoso: il malato si rilassa e spesso si addormenta. Quando ciò avviene il mio cuore esulta perché sento di aver raggiunto un benefico obiettivo. Anche con il mio malato di SLA è così.

Maria Pia

Read Full Post »

Per una serie di circostanze mi sono ritrovata a riflettere sulla “qualità della vita” in oncologia. Mia Mamma è morta di cancro nel 1964.  Allora, cancro significava morte certa! Oggi per fortuna, grazie ai progressi della  ricerca scientifica, di cancro si può guarire e molto spesso si possono ottenere remissioni anche per alcuni anni. E’ in questi anni, che sono  costellati da controlli periodici vere e proprie “spade di Damocle”, e quando la malattia si ripresenta con la conseguente ripresa di terapie, che la qualità della vita deve essere assicurata da chi alla cura della vita altrui è preposto! Nella mia lunga vita di volontariato ho ascoltato storie incredibili di noncuranza, di “sciatteria”, di assoluta mancanza di empatia verso la persona malata, di rotazione di curanti, che sono assolutamente inaccettabili considerando la fragilità del malato oncologico e la sua necessità di stabilire un’efficace alleanza terapeutica con il “suo medico“.

Per fortuna la situazione non è dovunque così disastrosa e io stessa ho conosciuto medici meravigliosi che hanno saputo accompagnare i loro pazienti nell’ottovolante fisico ed emozionale che è proprio della malattia oncologica con professionalità, umanità e amore.

E allora, non ci vorrebbe molto per diffondere questa “cultura della cura” e per conquistare non solo mesi o anni di vita per i pazienti oncologici ma anche per dare “qualità” alla loro vita.

Marinella

Read Full Post »

Eccomi tornata

Eccomi appena tornata da una settimana trascorsa al mare con i miei nipotini. Ho letto tutto quello che è stato scritto in questa settimana e mi sono detta “ma come posso ora parlare dei miei nipotini dopo aver letto interventi su temi così importanti e dopo aver anche sofferto nell’apprendere la morte della carissima Rosalia?”. Ma poi ho deciso che avrei comunque condiviso con voi lettori le mie impressioni su questa settimana.

E’ stata un’esperienza molto bella dal punto di vista affettivo e anche interessante sotto altri aspetti poiché mi ha portato a riflettere sulla presenza della sofferenza in tutte le stagioni della vita.

Io vivo, per età e per la mia attività di volontariato, in un ambiente caratterizzato dai colori del tramonto. Questa settimana sono stata immersa in un ambiente connotato dai colori dell’alba.  Marco 9, Paolo 6 e Silvia 3 mi hanno reso partecipe della loro gioia di vivere, dei loro desideri e aspettative, delle risate irrefrenabili e contagiose, dei giochi sulla sabbia, dei  momenti dedicati alle coccole, ma anche delle tante lacrime che sono state versate, dei litigi (ho persino sentito dire “meglio se ero morto”!), della disperazione di Silvietta perché la mamma si era allontanata un attimo, della delusione  per una richiesta negata, della frustrazione per un’aspettativa non soddisfatta.

Mi sono detta che queste piccole (per noi) sofferenze fortificano i bambini e li rendono capaci di affrontare poi le grandi prove della vita, mi sono detta anche che da adulti cerchiamo di dare un senso alla sofferenza e da vecchi ci rassegnamo alla sofferenza.

Ma perché la sofferenza è così sempre presente in tutte le stagioni della vita? La sola risposta che so darmi è che la sofferenza fa parte della vita, così come ne fa parte la gioia.

Marinella

Read Full Post »

Sulla strada

Lavoro in ospedale. Precisamente in reparti di oncologia dove le persone arrivano con malattia avanzata. Assisto spesso al loro percorso verso l’aggravamento. Vedo la difficile elaborazione che ognuno di loro deve fare per passare dalla speranza che li accompagnava nel periodo della chemioterapia, alla consapevolezza che qualcosa di terribile ma anche straordinario dovrà accadere. Mi meraviglia sempre la grande capacità di ognuno di loro di affrontare questo evento. Anche la persona più spaventata, quella più arrabbiata, trova sempre lo spazio per un sorriso, per accettare una sincera stretta di mano. Penso ogni volta che non sia solo un esempio di grande forza, ma un dono, un gradissimo dono.

Patrizia

Read Full Post »

Hospice, 14 giugno

Rosalia è morta all’alba. Che bisogno c’era di farle pagare con la morte il dono della sua tenue vita?

So bene che la crudeltà della sua fine è una lontana saggezza (divina?), so bene quanto sia impensabile per noi il mistero di ogni essere. Oggi, però, non riesco a tacere e mi accorgo quanto sia difficile accettare che dovremo perdere sempre.

Non è il suo silenzio che mi addolora, è il mio inutile gridare.

 Sandro

Read Full Post »

Annalisa Frigo mi ha inviato le fotografie del seminario di Nurturing Touch a Monfalcone. Ne posto alcune, per ricordare e condividere con voi l’intensità e il calore vissuti.

Marinella

Read Full Post »

Domani parto per una settimana e mi è venuta l’idea di salutare i nostri lettori con una piccola storiella Zen che mi è molto cara. Voglio anche dirvi però che mentre io non ci sarò i miei amici e colleghi terranno attivo questo blog quindi mi raccomando: continuate a leggerci!

Quando Seisetsu era il maestro di Engaku a Kamakura, a un certo punto ebbe bisogno di un alloggio più grande, perché quello in cui insegnava era sovraffollato.  Umezu Seibei, un mercante di Edo, decise di donare 500 pezzi d’oro, che si chiamavano ryo, per la costruzione di una scuola più comoda. E portò questa somma all’insegnante.

Seisetsu disse “Bene. Lo accetto””

Umezu diede a Seisetsu  il sacco dell’oro, ma il contegno dell’insegnante non gli garbò troppo. Con tre ryo si poteva vivere per un anno, là ce n’erano 500 e il mercante non si era nemmeno sentito dire grazie.

“In quel sacco ci sono 500 ryo”, osservò Umezu.  “Me l’hai già detto” rispose Seisetsu: “Anche se fossi un mercante ricchissimo, 500 ryo sono sempre un mucchio di soldi” disse Umezu. “Vuoi che ti ringrazi? ” domandò Seisetsu. “Dovresti farlo” rispose Umezu.

“E perché?” volle sapere Seisetsu “Dovrebbe essere grato chi dà

Marinella

Read Full Post »

Che emozione!

Che emozione ieri sera, guardando il documentario di Francesca Catarci “Intorno alle ultime cose”, riascoltare la voce di Gianni Grassi, rivederne il volto trasformato dalla malattia e commuovermi riuscendo a scorgere il suo lieve sorriso ironico che, malgré tout, ogni tanto increspava le sue labbra.

Che emozione rivedere , dopo tanti anni perché l’avevo conosciuta 8 o 9 anni fa, il viso di Betarice Taboga e riascoltarne la voce in tutta la sua calma e serenità.

Che emozione ascoltare Frank Ostaseski dire che “credere nel nostro morire significa credere che è possibile accompagnare altre persone nel loro morire”!

Marinella

Read Full Post »

hospice 6 giugno

1

Quando siamo soli, mano nella mano, immobile dal letto, mi accenna alla sua possibile morte prossima. Lo dice con pudore, per piccoli e incerti segni, aspettando la mia reazione. Forse vuole sentirsi negare con le solite frasi della speranza inutile.

Invece mi forzo a tacere, a reggere il lungo silenzio che segue alla sua ancora incerta consapevolezza:  lui ed io palesemente indifesi, spaventati dal silenzio che si allarga dentro. Il silenzio che cancella la nostra identificazione e ci accomuna. È lì immobile, esposto al dolore, sensibile come il corpo di un bambino al contatto lontano delle mie  mani, delle mie carezze materne.

 2

Così, accettato il disagio del silenzio, nella sua misteriosa densità, qualcosa comincia a passare fra noi, qualcosa attraversa quel nostro continuo brusio interiore che ci difende dall’abbandono. Accettiamo il silenzio. All’inizio sembra terribile: non ho soluzioni, non ho modelli preordinati di risposta, non ho certezze da trasmettere (o imporre), non so come aiutare chi soffre. Sono disperato.

Poi imparo a non sentirmi minacciato dal suo dolore e quindi mi viene la forza di accoglierlo con semplicità, tenendogli la mano perché non altro posso fare.

 3

Se mi esploro dentro mi sembra di intuire la sua lotta: forse però non è il mistero della sua prossima morte che lo interroga, ma quello ancora più incomprensibile della nascita. Non il “dove vado”, ma il “perché sono”. Non tanto il perché della morte che forse sente (che sento) avanzare ma il perché del nostro essere al mondo, alla densità del mondo, a tutto l’enorme e immenso mondo separato da noi stessi solo dalla pelle sottile, dagli imperfetti sensi con cui lo percepiamo. Con la nascita più che con la morte ci affacciamo all’immenso.

 4

Attendo che dal silenzio si affacci una nuova consapevolezza e come lui rimpiango i giorni incompresi, rimpiango la banalità del mio quotidiano non essere, lo spreco di anni, la permanente sconfitta del non sapermi pienamente vivo.

 5

È sera, sono a casa davanti al piatto della cena. Osservo il silenzio del fumo caldo. Il cibo splende tranquillamente colorato.

Sandro

 

Read Full Post »

Eccomi rientrata a Roma dopo il workshop di Sensibilizzazione al Nurturing Touch organizzato da ANDOS-Onlus Comitato di Monfalcone, in collaborazione con il CSV-Friuli Venezia Giulia. Una giornata di lavoro intenso e fecondo. 16 i partecipanti di cui 3 medici, 1 psicologa, alcuni infermieri, 1 fisioterapista, 1 OS, volontari e uno studente in Scienze Infermieristiche. Un gruppo forte, particolarmente sensibile e ricettivo, giunto al termine di un percorso formativo comune che ha visto incontri con Ana Maria Ros (psicologa e danzaterapeuta) e con Franco Naglein (infermiere ma anche terapista shiatsu, esperto nell’accompagnamento dei morenti e nelle tecniche di approccio corporeo). Ogni partecipante, inoltre, già arricchito da approfondimenti personali di vario genere. Un gruppo splendido dunque, che ho sentito immediatamente in sintonia con la “filosofia di massggio” del Nurturing Touch.  E’ stata per me un’esperienza abbastanza nuova in quanto non avevo mai lavorato prima con “studenti” così pronti ad assorbire le modalità di massaggio del N.T. ed a farle proprie sin dalla prima esercitazione.

Questo mi ha fatto  riflettere sul valore di una formazione a 360° per gli operatori sanitari, soprattutto per coloro che si occupano di cure palliative. Una formazione non solo tecnica ma molto più ampia, che comprenda tutti gli aspetti che riguardano la sacralità implicita nel “prendersi cura” di un essere umano e la magia implicita nella relazione di cura.  Ho rubato la parola magia a Gianluca, medico di cure palliative e spero che mi perdonerà.

Un grande apprezzamento dunque alla Dott.ssa Annalisa Frigo, instancabile organizzatrice di nuovi percorsi formativi e una grande gioia per aver conosciuto persone dotate di tanta ricchezza interiore e così appassionate nell’esercizio della loro professione  Grazie.

Marinella

Read Full Post »

Older Posts »