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Archive for luglio 2012

I SANDALI

Stamane sono ritornata in hospice dopo l’assenza di Luglio e…ho rimesso i sandali, dopo aver camminato per un mese con le scarpe da ginnastica andando per sentieri  e anche in paese.

Arrivata a circa metà strada verso l’hospice mi sono resa conto che i miei passi si facevano sempre più piccoli e incerti  mentre di solito ho un passo abbastanza lungo: “passi spietati” li chiamava mia Mamma quando camminavamo sottobraccio. Sarà che non sono più abituata ai sandali? Ho pensato. Ma no non può essere perché sono comodissimiE allora, perché mi sento come se camminassi sulle uova?  Me lo sono domandato per un po’ e poi ho capito cosa c’era…dietro:

I miei passetti esprimevano il mio disagio interiore, la mia difficoltà a rivedere in hospice tre situazioni che mi ero augurata, e in cuor mio avevo augurato a loro, di non ritrovare. Lunghi mesi di degenza, 7 in uno dei tre casi, la disperazione del malato e dei familiari, l’esaurimento delle energie residue dopo anni di un   ottovolante emozionale continuo  tra speranze e ricadute. Come potrò trovare ancora parole di sostegno o riuscire a dare un po’ di sollievo? mi domandavo. Solo una comunicazione fatta di silenzi e di contatto, pensavo, e mi ci stavo preparando. E i passi si facevano sempre più corti perché non mi sentivo pronta!

Ma poi non è stato così difficile come mi aspettavo perché, pur sempre più stanchi e più provati, tutti  mi hanno accolta con affetto e sono stati loro ad aiutare me! Abbracci, strette di mano, carezze e l’’ascolto delle intere unità sofferenti (malato e familiare), hanno riaperto immediatamente una comunicazione mai interrotta, nonostante la mia assenza.

Quando sono uscita dopo alcune ore ero molto stanca ma i miei passi erano di nuovo…spietati!

Marinella

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SULLA …SPERANZA

Durante l’inverno, per mancanza di tempo, ldò un’occhiata  a tutto ciò che mi arriva da leggere e metto da parte ciò che mi interessa. D’estate, in vacanza, riprendo tutto in mano e, con calma, leggo e…metabolizzo!

Ecco perché ho letto in questi giorni un articolo apparso sul Notiziario “ADVAR Amici” di Maggio, il cui titolo, sullo sfondo di un prato verde con un cielo azzurro dove spumeggiano alcune nuvole bianche, è LA SPERANZA

L’articolo si riferisce ai risultati di una serie di incontri culturali organizzati dall’ADVAR di Treviso (Hospice Casa dei Gelsi) sul tema della speranza e precisamente:l

La Speranza come e quando?

Le voci della speranza: i giovani e le donne

I luoghi della speranza.

Riporto un breve estratto dall’articolo che penso possa essere interessante e…illuminante nel tempo buio nel quale viviamo:

…speranza riletta come “condizione imprescindibile e sempre presente nell’animo”, “strettamente legata alla vita”, sostanzialmente diversa dalla mera illusione, che sa assumere aspetti differenti.  Vista come un motore inarrestabile che muove il mondo, che spinge l’uomo verso un futuro migliore, che accompagna nei sentieri tortuosi della vita,  facendosi di volta in volta, conforto, attesa, ricerca, curiosità, fede, sentimento, in una parola “unico autentico bene” rimasto agli uomini e soprattutto ai giovani per cogliere a pieno la grande sfida del futuro.

Nella stessa pagina segue un articolo dedicato all’Hospice come luogo della speranza.

Sembra strano  pensare all’hospice come a un luogo permeato dalla speranza. Ma è proprio così ed è la speranza, nelle sue mille sfaccettature, che  “dà vira” alle giornate di  chi occupa le 25 camere dell’hospice nel quale presto servizio di volontariato.

Speranze diverse che si ridimensionano man mano che i giorni passano: dalla speranza di andare ancora in montagna durante l’estate prossima a quella di camminare di nuovo, di rivedere una persona cara lontana che arriverà tra breve, di poter andare in bagno anziché portare il pannolone, di mangiare un gelato al gusto preferito e via via fino alle speranze fondamentali che si affacciano alla fine del percorso terreno: speranza di capire il senso della propria vita e speranza di saper dare un ultimo dono ai figli insegnando loro a morire con dignità!

La presenza dei volontari è fondamentale per accompagnare  i malati nei loro percorsi, così diversi uno dall’altro, nel soddisfare le piccole speranze soddisfabili, nell’aiutarli a riconsiderare la loro vita e a trovarne il senso, nel sostenerli affinché non perdano il prezioso tempo del morire, così unico e imperdibile per perdonare, ringraziare e per non lasciare… parole non dette!

Voglio ringraziare  la cara amica Anna Maria Mancini fondatrice dell’Hospice Casa dei Gelsi, che dirige con mano ferma e cuore grande, per questo prezioso spunto di riflessione e formulare i miei auguri più affettuosi per il progetto di ampliamento dell’hospice che ha preso il via di recente. 

Marinella

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“QUASI AMICI”

La mia nipotina è partita qualche giorno fa e, per consolarmi, sono andata subito al cinema! Ho visto un film che mi era sfuggito in Febbraio quando è uscito in Italia “Quasi Amici”.

 Probabilmente la maggior parte di voi, che mi leggete, l’avrà già visto e quindi non mi dilungo sulla trama ma dico solo che tratta di un piccolo delinquente che ha avuto un’adolescenza difficile e di un ricchissimo collezionista d’arte divenuto tetraplegico in seguito a un incidente di atterraggio con il parapendio. E’ ispirato a una storia vera

Chris,  di colore, alto, grosso, bullo e spaccone, rassegnato e quasi contento di non trovare lavoro e  di vivere libero con il sussidio di disoccupazione. Philip , elegante, raffinato, coltissimo, legato a una sedia  a rotelle, stufo di essere considerato con compassione dalla sequela di badanti che non hanno saputo né accudirlo né capirlo, ironico nella sua depressione causata non solo dall’incidente ma anche dalla morte prematura della moglie che l’ha lasciato con una figlia adolescente e ribelle. .

Ebbene Chris si ritrova inaspettatamente ad essere l’ultimo badante di Philip, assunto, contro il parere di tutta la famiglia  ma caparbiamente voluto dall’invalido. Mi fermo qui con la storia del film ma quello che mi ha touché, visto che si tratta di un film francese, è il fatto che questo ragazzone fanfarone, maleducato e con alle spalle un passato difficile, ha saputo capire di cosa aveva bisogno Philip, ha saputo  “dare vita” ai suoi giorni, ha intuito come fosse importante per lui magari rischiare di cadere e farsi male ma “vivere” e non aspettare la morte sulla sua sedia a rotelle!

Tutto questo è così aderente ai fini che hanno ispirato la creazione della mia Associazione Progetto “Città della Vita” che mi sono sentita confortata e sorretta dalla validità della  intuizione che 16 anni fa ha portato alla costituzione dell’Associazione e che in effetti nel tempo ha dimostrato quanto sia importante “portare vita”  a chi è colpito da una malattia grave, dare senso al suo “esserci” anche se in situazione di invalidità e non dimenticare che non solo un sorriso ma anche una bella risata hanno effetti terapeutici!

A coloro che non hanno ancora visto “Quasi amici” lo consiglio vivamente.

Marinella

 

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ROCCARASO 2012

Eccomi ancora una volta nella “mia  Roccaraso” in questa estate 2012 ma questa volta sono qui più che altro per fare la nonna con la mia nipotina Silvia che ha appena compiuto 7 anni.  Non è quindi solo a causa delle mie ginocchia, acciaccate dalla caduta dell’anno scorso proprio qui in giardino e che tutte le terapie fatte durante l’inverno non hanno rimesso in sesto, che non posso fare le mie tanto amate passeggiate in montagna.

Silvia preferisce andare al cosiddetto “pratone”: un enorme prato al centro del paese pieno di giochi e frequentato dalla maggior parte dei bambini.Ma andare al pratone da casa nostra implica l’attraversamento di  mezzo paese e poiché io conosco tutti e tutti mi conoscono, sappiamo sempre quando usciamo ma non sappiamo mai quando arriviamo!

 Silvia, buona osservatrice,  ieri mi ha detto “nonna, tutti i vecchietti ti conoscono, quasi tutti i meno vecchi ma  pochi ragazzi ti salutano!” ed è proprio così.

Mi rendo conto che questo è un passaggio nella mia vita roccolana: è finita l’era delle lunghe e solitarie camminate, delle raccolte di fragole, funghi, fiori, ed è iniziata l’era delle passeggiate in paese e della vita di relazione. E’ una presa di coscienza che mi rattrista un poco ma tutto sommato è bene che sia avvenuta addolcita dalla presenza di Salvietta  che in qualche modo giustifica questo cambiamento.

Così è la vita!

Marinella

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