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Archive for giugno 2013

Sono sulla spiaggia di Santa Severa per qualche giorno di mare e mi sembra di essere in un grande bazar a cielo aperto e in continuo ondeggiante movimento. Si vende di tutto: collanine, braccialetti, orecchini, occhiali, orologi, vestiti, costumi, giocattoli, infradito, asciugamani, cinture, piccole sculture in legno, aquiloni e molto altro. Aquiloni terrificanti, neri, a forma di pipistrello o vampiro. Ma dove sono finiti i gioiosi e colorati aquiloni della mia infanzia? Li ricordo svolazzare sulla spiaggia di Viareggio con le code di fiocchetti di carta. Volavano alti ed erano così belli che si facevano addirittura le gare di aquilone.

Cerco di orientarmi in questo bazar dove manca solo il profumo delle spezie e osservo i mezzi utilizzati per trasportare le mercanzie: innanzitutto le spalle, la testa e le braccia di questi affaticati e sudati vu’cumprà. Zaini stracolmi sulle spalle. pile di cappelli sulla testa e lunghi bastoni o ampi pannelli espositivi per ogni mano. E poi ancora carretti con le ruote gommate trasformati in stand come quelli dei grandi magazzini, carriole da muratore spinte a fatica sulla sabbia, treppiedi sollevati a mano con tutto il loro carico e spostati da uno stabilimento all’altro.

Mi soffermo a guardare il colore della pelle dei venditori: tutte le tonalità del marrone, da quello chiaro di marocchini e tunisini a quello scurissimo dei senegalesi. Quasi tutti maschi, salvo qualche ragazza filippina o cinese che offre massaggi.

All’improvviso vedo splendere in lontananza un enorme cappello luccicante. Penso sia una massaggiatrice che vuole rendersi più visibile e mi domando come faccia a sorreggere un cappello così grande. Ma no, non è un cappello, è un ombrello!
Man mano che si avvicina mi rendo conto che si tratta di un ombrello nero interamente ricoperto di oggettini che luccicano al sole. Lo “indossa” un uomo che, arrivato poco distante da me, lo abbassa e ne estrae un treppiede ed ecco che l’ombrello con il treppiede si rivela come artistico espositore di piccoli gioielli fantasia. E’ quasi un’opera d’arte per come i monili sono appuntati sulla tesa dell’ombrello: piccole tessere di un mosaico sapientemente costruito per formare un armonico disegno!
Chiacchiero un po’ con il venditore che mi racconta una storia drammatica di immigrazione clandestina ed emarginazione: senegalese, due mogli ed 8 figli di cui due gemelli di 18 anni, in Italia da 4 anni vive a Ladispoli e manda a casa i pochi soldi che raggranella. Vera o non vera che sia la sua storia, che non mi sembra neanche la peggiore, mi impone una riflessione sulla vita (o non vita?) di queste migliaia di extra-comunitari che si indebitano ed affrontano traversie di ogni genere per veder poi nella maggior parte dei casi morire i loro sogni di libertà e benessere.
Forse dovremmo impegnarci a guardare con occhi più umani e consapevoli queste persone che hanno avuto la sfortuna di nascere in paesi dove l’emigrazione è attualmente l’unica disperata alternativa.

Marinella.

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Questo è il titolo del libro che la sua autrice Luisa Carrada (www.mestierediscrivere.com) mi ha regalato alcuni mesi fa in occasione del mio compleanno.

Di solito riesco a leggere solo in vacanza per cui accumulo libri comprati e regalati per l’estate. Quest’anno una malefica e inopportuna influenza mi sta tenendo chiusa in casa e così l’altro ieri ho preso finalmente in mano il volume che avevo solo velocemente sfogliato.

Mi ha immediatamente catturata: strano vero per un testo che si potrebbe definire tecnico? Il sottotitolo infatti recita “creare testi che funzionano per carta e schermi”.

Non è come un romanzo che si può leggere d’un fiato: va letto a piccole dosi e man mano metabolizzato per cui lo prendo in mano più volte al giorno e quando lo poso non vedo l’ora di poter ricominciare.

Sono la chiarezza, la leggerezza, la musicalità delle parole, la facilità di lettura e comprensione, gli esempi che svelano l’importanza delle soluzioni, i disegni, le favolose mappe, l’impaginazione e tanto altro che mi hanno entusiasmata e mi inducono oggi a condividere con voi che mi leggete, l’interesse per questo libro credo unico in Italia.
Non posso ancora affermarlo ma penso inoltre che questo testo non insegni solo a scrivere bene ma anche ad acquisire una maggiore capacità e piacere nella lettura.

Conosco Luisa da quando era bambina e ne ho seguito i successi scolastici prima e professionali poi ma questa volta ha superato se stessa e ieri sera mentre leggevo mi è venuta in mente la famosa canzone di Mina “brava, brava, braava….).

Marinella

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MORIRE VIVENDO

Leggevo ieri sul Notiziario FILE di Giugno una lettera del volontario Fernando di Prato che, dopo aver accolto in hospice di una nuova ospite, si domandava “come, noi volontari, possiamo trasmettere agli altri ospiti quella serenità contenuta ma piena di verità che tanto può aiutare a morire vivendo?”

Me lo chiedo anche io a ogni nuovo incontro perché non ci può essere regola per trasmettere, nei momenti conclusivi dell’esistenza terrena, uno stato d’animo così unico e speciale per ognuno di noi. E infatti non mi è mai riuscito di darmi una risposta definibile ma so che qualche cosa di impalpabile può accadere. La mia sensazione, più di pancia che di testa, è che sia qualcosa che passa attraverso di me e da me arriva all’altro o agli altri. Un qualche cosa che ha a che fare con un percorso di formazione compiuto anni fa che mi ha portata a “fare la pace con la mia morte e con quella dei miei cari”. Una conquista sofferta che ha molto migliorato la mia qualità di vita.
Probabilmente questa strana forma di pace interiore passa all’altro attraverso una comunicazione non verbale ma ciò accade solo talvolta e, se trova un terreno fertile, può portare l’altro ad accettare consapevolmente ciò che verrà ed a “morire vivendo”, gustando ciò che può ancora offrire il tempo che rimane, pur con tutte le limitazioni del caso.

Anche nei riguardi dei familiari questo rimane un problema spinoso perché la negazione della verità e quella incomunicabilità alla quale faceva cenno Fernando nella sua lettera, non fanno altro che causare ulteriore sofferenza nell’intera famiglia e un senso di sofferta impotenza nell’équipe curante della quale il volontario fa parte.

Io spero che, anche se lentamente, una diversa e più ampia cultura della vita e della ineluttabilità della morte, possa migliorare la qualità, della vita e della morte, di noi tutti.

Marinella

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Il nostro “giovane nella carica” Papa Francesco mi ha conquistata sin dal momento in cui apparendo sul balcone della basilica di San Pietro ha iniziato il suo Pontificato con un gentile “Buonasera”. E poi ancora la sua umiltà e umanità, la cordialità, il cuore aperto, le idee chiare e le parole forti hanno rafforzato ogni giorno quella che era stata la mia prima emozione.
Ma è giovedì sera che ascoltando il giornale radio della mezzanotte, in alcune Sue parole a proposito della solidarietà pronunciate in occasione della processione del Corpus Domini ho sentito una chiara indicazione per uscire dall’indifferenza e dall’immobilismo che caratterizzano i nostri giorni.

Solidarietà verso chi sta male, chi chiede un aiuto, chi è solo:. “…non ci facciamo carico delle necessità e degli altri congedandoli con un pietoso: che Dio di ti aiuti…. La parola solidarietà è malvista dallo spirito mondano…Perché solo nella condivisione, nel dono, la nostra vita sarà feconda e porterà frutto!” Quanto significato in queste parole semplici!

Mi è venuto così da domandarmi quanto vero sentimento di solidarietà c’è oggi in noi volontari, quanto la nostra motivazione è dovuta a spirito di solidarietà e quanto ad altre spinte emozionali. Una bella domanda che mi sono posta io per prima e alla quale posso rispondere solo per quanto mi riguarda.

Penso che sarebbe utile per ognuno di noi, al di là della nostra anzianità di servizio rivalutare, anche alla luce dell’esperienza acquisita, le nostre motivazioni iniziali e verificare la consistenza di quello spirito di vera solidarietà evocato con tanta passione e convinzione da Papa Francesco.

Colleghi volontari che ne dite? Io l’ho già fatto e voi?

Marinella

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