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Archive for settembre 2008

Ieri la Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti ha tenuto l’Assemblea annuale e in apertura dei lavori sono state lette alcune testimonianze di Gigi Ghirotti, riportate nel  libro “Gigi Ghirotti nel tunnel della malattia”.  Sono passati 34 anni dalla sua morte ma ogni parola, ogni emozione, ogni messaggio sono sempre incredibilmente attuali.  Oggi vi riporto un’immagine sportiva e, se vi fa piacere, cari lettori, ogni tanto vi proporrò qualche altra testimonianza.

“Quando cominciai quest’ultimo ciclo di cure il Prof. Biagini, con molta pazienza e chiarezza, mi illustrò il meccanismo dei miei guai, le terapie che sarebbero state usate, le possibilità di riuscita e quelle di insuccesso. E adesso, mi fece infine,  lei la prenda se può, come un incontro sportivo; è una partita importante, si deve giocarla bene, ma non posso garantirle in partenza che lei vincerà. Ce la metteremo tutta ma anche lei deve aiutarci.

Io mi sono attenuto all’immagine dell’incontro sportivo. Mi trovo impegnato in una partita difficile, su terreno fangoso, con un avversario – questo oscuro signor Hodgkin – che è furbo e anche sleale. Ma non sono solo, c’è mia moglie, Mariangela, che mi aiuta, mi dà fiducia, mi dà il braccio se vacillo. E se il signor Hodgkin si avvicina troppo, è lei che si mette a gridare per prima e che mi fa avvertito. Poi ho una tribuna che è tutta dalla mia: familiari, amici, colleghi, lettori del mio giornale; telespettatori che dopo la trasmissione dell’anno scorso mi hanno rintracciato e scritto i loro auguri.  Posso io dare a tutte queste persone così simpatiche e affettuose, il dispiacere di abbandonare il campo, di lasciare la partita vinta al signor Hodgkin? E poi, finché dura l’incontro, ogni possibilità è sospesa. Non ho vinto io ma nemmeno lui, siamo pari. E’ vero, il signor Hodgkin deve tirare il suo terribile calcio di rigore. E’ pauroso pensarci, ma in fin dei conti, anche i più famosi campioni talvolta sbagliano il rigore. E in ogni caso è giusto che quel pallone mi trovi sulla porta quando arriverà”.

Questo post è un po’ lungo e me ne scuso ma questa speciale partita di pallone meritava lo spazio che le è stato dato. Non credete?

Marinella

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Master in Cure Palliative

Ieri ho tenuto un seminario di Introduzione al Nurturing Touch nell’ambito di un Master in Cure Palliative. I partecipanti erano prevalentemente medici, infermieri e qualche fisioterapista: tutte persone che già operano nell’ambito delle cure palliative e che stanno approfondendo la loro professionalità. Una bella sfida per me che sono solo una volontaria e che porto un tema che rientra nell’ambito delle terapie complementari. Non voglio però scrivere del seminario che ho tenuto bensì del fatto che nella fase di “preparazione del terapista”, cioè quando colui che eseguirà il massaggio o comunque il contatto corporeo si “ripulisce interiormente” per poter trasmettere calma, tranquillità, sicurezza, affettività ecc. e che prevede tecniche di respirazione, rilassamento, visualizzazione, meditazione,ho deciso di far fare una meditazione in coppia che prvede un tempo in cui i due soggetti si guardano fisso negli occhi. Ho poi spiegato che questo ci insegna a “reggere e leggere” lo sguardo del morente.

Quando sono tornata a casa ieri sera, stanchissima, e ho aperto il blog, ho trovato il commento di Annalisa al mio post precedente nel quale scriveva “…avere il coraggio di lasciarsi guardare negli occhi profondamente, mentre cerchi di leggere nei suoi ogni pensiero, senza creare barriere alla Verità che illumina lo spazio dell’ultimo tratto”.

Che consolazione per me sentirmi così in sintonia con il sentire e l’agire di Annalisa. Mi è sembrato quasi di aver sfiorato la comunicazione telepatica con lei. So che non è così ma è soltanto la semplicità e la genuinità di quella molla che scatta in noi quando ci accostiamo a un altro essere umano giunto al traguardo della sua vita, standogli accanto “senza farci ingoiare dall’angoscia.”

Marinella

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Ci sono cose nella vita che non potranno finire mai  a prescindere dalla morte…..come volontaria in hospice mi rendo conto che le relazioni che si intrecciano sono profonde e uniche, come ci e’ capitato piu’ volte di dire fra noi volontari;sicuramente la persona malata si spoglia di tutto in quanto non si sente giudicata ma semplicemente ascoltata, noi dall’altro canto ci mettiamo davvero nella condizione di ascoltare con tutti i sensi, cosa che troppo spesso non riusciamo a fare nella vita di tutti i giorni. Io non penso che questo atteggiamento all’esterno sia dovuto alla sicurezza che tanto ci sia tempo per dire o fare, penso sia insito proprio nell’uomo, il quale non sa ascoltare, se stesso e gli altri.I rapporti dentro all’hospice sono un altra cosa, sono fondati sull’ascolto, che spesso e’ solo il saper capire un respiro ,  lo si riesce ad interpretare e il malato a trasmetterlo.La sofferenza poi che lascia quell’ultimo silenzio poi spalanca porte sconfinate dell’anima, dei ricordi, delle paure che sono evidenti o sopite dentro ad ognuno.Io mi ritengo una persona fortunata in quanto non so se realmente la mia presenza risolleva l’animo, ma so che riesco a percepire che apprezzano il mio essere li’ con loro. Un domani avendo maturato piu’ esperienza magari avro’ altri pensieri, ma una cosa e’ certa saro’ sicuramente molto piu’ ricca dentro e questo grazie ai quei respiri, a quegli sguardi e anche a quella sofferenza……Come al solito io non ragiono molto quando scrivo e i miei articoli appaiono un po’ confusi, ma in fondo chi non puo’ dirsi confuso in questo mondo?…Grazie e perdonatemi se non vi riesco a trasmettere i miei pensieri……..

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Pensieri post-riunione

Ieri c’è stata  una riunione in hospice tra volontari ed équipe. Era un po’ la riorganizzazione del lavoro dopo le varie assenze estive, anche alla luce del fatto che da metà Ottobre si aggiungerà alla nostra esile squadra un’altra volontaria e diventiamo ben quattro! Rispetto agli anni in cui ero sola è già un bel risultato, vero?

Bene, nel corso della riunione è emerso lo stupore dei nuovi volontari nell’aver  scoperto quanto intense ed intime possano essere le relazioni che si stabiliscono con alcuni malati Io, “dall’alto della mia …anzianità di servizio”, ho ipotizzato che questa straordinaria profondità di relazione potesse essere ascritta al fatto che ci troviamo a confronto con persone che avvicinandosi al traguardo della loro esistenza, si sono oramai spogliate di tutte le sovrastrutture che ci accompagnano e condizionano nella vita e sono quindi più vere e più autentiche Questo potrebbe essere uno dei motivi ma è da ieri sera che continuo a pensarci e stanotte non riuscivo ad addormentarmi per i pensieri e gli interrogativi che mi frullavano in testa  e non solo. Non ho trovato risposte ma voglio condividere con voi lettori (vi ricordate che a me piace condividere?) alcuni pensieri e sensazioni emersi riflettendo sui miei sei anni in hospice.

Ho la sensazione che i malati possano percepire  che la gratuità del nostro servizio è una gratuità interiore, che anche noi siamo lì come persone autentiche, che il nostro ascolto è un ascolto con la voglia di capire ciò che l’altro intende comunicarci e che non c’è giudizio da parte nostra. Forse l’incontro tra due persone autentiche, sia pure per motivi diversi, determina questa straordinaria capacità di relazione.

Mi piacerebbe sentire l’esperienza di amici e colleghi in merito. Un confronto sul tema potrebbe essere anche una bella occasione di reciproca formazione.

Marinella

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Parlando di libri

Qualche giorno fa sono stata invitata a partecipare a un blog molto carino nel quale si parla di libri, dalla mia amica e sotto certi aspetti collega Patrizia: siamo animate dalla stessa motivazione nelle rispettive attività ma lei è fisioterapista mentre io sono solo una volontaria,

L’indirizzo del  blog di Patrizia, che è molto attiva anche su questo blog come avete avuto modo di apprezzare,  è:http://ciaccolesuilibri.wordpress.com e vi consiglio di andarlo a visitare. Ma quello che volevo condividere con voi è il fatto che pensando ad un libro significativo da presentare, mi è venuto immediatamente in mente questo titolo: “Sono tutti miei figli” che ho letto nel lontanissimo 1974! Ma perché proprio questo, così lontano nel tempo? Credo di aver capito che la sua lettura  mi ha “segnato” nel senso che ho compreso quanto fosse importante inculcare nei nostri figli un senso di sicurezza e di autostima circondandoli nel contempo di amore e protezione. Inoltre so che ,la sua lettura è servita a “dare forma” a sentimenti ed emozioni che allora percepivo in modo disordinato. In sostanza mi ha “allargato il cuore” e mi ha dato la possibilità di sentirmi capace di amare “gli altri”. Sono convinta che ha anche dato un’impronta al mio modo di essere volontaria. Ecco perché ne ho parlato.

Marinella

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Architettura degli Hospice

Qualche giorno fa ho ricevuto il notiziario di FILE (Fondazione Italiana di Leniterapia) e sono stata subito attratta da un articolo apparso in prima pagina riguardante l’architettura degli hospice e il sistema delle cure. Il mio interesse è stato stimolato dal fatto che nei miei vagabondaggi per il mondo sono sempre andata a visitare gli hospice locali ed ho il più delle volte fortemente apprezzato la calda atmosfera degli interni e la “serenità” degli esterni    Leggere quindi : “….il concetto di hospice inteso come riconquista della dimensione antica dell’accoglienza del malato entro lo spazio domestico.      Una progettazione degli interni che dia più sicurezza e riduca il senso di depressione e vulnerabilità dei pazienti affinché essi possano entrare in contatto con gli aspetti emozionali  e tornino ad appropriarsi del proprio percorso di vita e di terapia…..Anche la progettazione degli esterni deve dare il suo contributo alla terapia attraverso, come da sempre sanno gli orientali, la presenza di giardini e di opere d’arte”   mi ha emozionato e mi ha aperto il cuore alla speranza che anche in Italia, come già realizzato in qualche caso (Casa dei Gelsi a Treviso) l’aspetto architetturale venga considerato parte integrante di quello assistenziale.

Marinella

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Incontro

Stamane alle 07.05 sono entrata nel laboratorio di analisi situato vicinissimo all’hospice per effettuare un tampone faringeo (ho troppo spesso mal di gola). Grande è stata la mia sorpresa nel vedere la piccola fragile signora, moglie del Signor G.  ricoverato nella stanza n.20, della quale ho scritto qualche giorno fa. Il mio primo pensiero è stato che G. non ci fosse più e invece mi ha detto che… si sta allontanando gradualmente. Aveva passato la notte accanto a lui e adesso la figlia l’aveva obbligata a fare questa analisi urgente. Appena effettuato il prelievo – era la prima – è scappata come il vento e quando ci siamo abbracciate nell’ultimo saluto ci siamo augurate tutte e due di non rivederci martedì prossimo quando io tornerò in hospice.

Marinella

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