Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for novembre 2009

CENTRO DI GRAVITA’

Cosa ho visto in quegli occhi…due pietre laviche brillanti…è entrata nella stanza dove noi tutti operatori ci appoggiamo per scrivere, aggiornare le cartelle, e anche più o meno consapevolmente decomprimere la pressione, se ce n’è, è la stanza dove io comincio a sintonizzarmi con il “respiro” della realtà che dopo poco andrò a contattare…

Ero ancora lì che scartabellavo che lei entra piano e mi guarda prima di parlare…posso chiedere? dice con un sorriso accennato, certo dico io aprendo il mio di sorriso, e lei: come posso prendere un appuntamento con la psicologa?…è per?…dico facendo un cenno con la testa verso le stanze a indicare un probabile parente ospite…no, dice lei, è per me…pausa…e per mio figlio…appoggia la voce con un sussurro mentre dice “figlio”…è giovane lei e ovviamente lo sarà anche il figlio..pensieri mi passano dentro come uno stormo di uccelli in picchiata…la metto in contatto e risolvo la sua richiesta…
Poi dopo ci rincontriamo nei corridoi, lei, il figlio, appena adolescente, e il marito-padre….tre passeri…. un tonfo fondo nel mio cuore, un piccolo crollo emotivo…e si che in questi mesi ne ho visti di nuclei familiari sofferenti, ma c’è qualcosa che mi colpisce particolarmente negli occhi di lei…scuri e fondi..i nostri sguardi si incontrano di nuovo e passandole accanto le poggio la mano sul braccio e le sorrido muta…il figlio non ho il coraggio di guardarlo negli occhi…oggi non ce la faccio a ospitare dentro di me ciò che potrei vedere, quel tipo di dolore…

Il centro di gravità, lei mi guarda come chi ha smarrito il centro di gravità…quella consapevolezza che ci tiene in equilibrio sull’esistenza, ancorati alle sue certezze positive, che sono tante ma spesso troppo legate a un effimero, illusorio senso di vita infinita e immutabile, non tanto la nostra, quanto quella di chi amiamo, di chi magari è stato il perno della nostra esistenza per anni e anni, di chi la vita ce l’ha data.

Un abbraccio circolare da Monica

Annunci

Read Full Post »

Certo che festeggiare il 75° compleannno tenendo, insieme a Silvana Bencivenga, un seminario di Nurturing Touch all’Ospedale del Celio e contornata da un meraviglioso gruppo di medici, infermieri e crocerossine, non è mica una cosa “da tutti”!

Credo veramente di aver trascorso il compleanno più straordinario di tutta la mia vita e di questo devo dire grazie al Col Paolo Astorre che con la sua consueta e ben nota sensibilità e lungimiranza ha deciso di introdurre il Nurturing Touch nel reparto di oncologia del suo ospedale.

Per Silvana e per me è stata un piacevolissima sorpresa trovare un ambiente umano così ricco e così interessato a questa metodica comunicativa già ben introdotta in altre strutture di cura ma sicuramente per la prima volta in ambiente militare. Siamo uscite dalla giornata esperienziale con la certezza di aver…seminato in un terreno molto fertile e ben coltivato e nutriamo la speranza che il “valore aggiunto” dato alle cure dalla conoscenza del Nurturing Touch, possa essere esteso anche agli altri reparti ospedalieri.

Grazie al Col. Astorre (anche per la bellissima torta di compleanno), grazie a tutti i partecipanti che hanno reso il clima così caldo ed intenso  e, da parte mia, anche un grazie di cuore a Silvana per il suo apporto determinante per la ricchezza della giornata.

Marinella

Read Full Post »

La curiosità non mi abbandona anche se sono già così avanti negli anni . Ecco quindi che , proprio spinta dalla curiosità, ieri ho partecipatp ad un gruppo esperienziale focalizzato sulla teoria dell’analisi transazionale (scambio che avviene nella relazione tra due o più persone) e sull’ipotesi che ognuno di noi nella vita tenda a ripetere un “copione” determinato dalle esperienze vissute nell’infanzia.

Si è lavorato utilizzando le  favole ed i 10 partecipanti al gruppo si sono divisi in due sottogruppi, ciascuno dei quali ha scelto una favola. Il mio gruppo ha scelto la favola di Cenerentola ed ognuno di noi ha a sua volta deciso  quale personaggio interpretare.

Il mio primo impulso mi avrebbe portata ad interpretare la figura della fata: quella che con la bacchetta magica può cambiare i destini della gente. Ho però subito riflettuto che la bacchetta magica non esiste nella realtà e quindi non avrebbe avuto senso. Subito allora mi è venuta in mente, chissà perché,  la figura della sorellastra brutta e cattiva e l’ho interpretata con molta soddisfazione strapazzando la povera Cenerentola e facendo esplodere tutta la  rabbia fino ad allora contenuta!

A conclusione del lavoro è stato interessante scoprire come ogni partecipante abbia scelto un personaggio che aveva una certa aderenza, magari a livello inconscio, con la propria vicenda di vita e per qusnto mi riguarda ho “visto” qualcosa che forse non volevo considerare: nella mia vita, anche recente,  ho incamerato e incamero parecchie arrabbiature e delusioni e sono stata ben felice e soddisfatta di poter scaricare sulla povera Cenerentola la rabbia accumulata e mai manifestata.

Ci tengo a dirvi, cari lettori, che a fine serata Cenerentola e la sorellastra cattiva si sono abbracciate e baciate con molta simpatia!

Marinella

Read Full Post »

Sono appena rientrata da Pordenone e, ancora a caldo, sento di voler “aprire” con molti ringraziamenti ad Annalisa Frigo . Grazie per avermi incoraggiata a partecipare a questo importante convegno ideato e voluto dal Centro Studi di Cure Palliative dell’hospice “Via di Natale” di Aviano.  Grazie per avermi portata, appena scesa dal treno, a  visitare questo magnifico hospice dove, così come alla Casa dei Gelsi di Treviso e all’ADO di Ferrara, “si respirano” cura, attenzione ed amore per i ricoverati ed i loro familiari. E infine grazie per la calda e fraterna ospitalità offertami.

Sono state ore molto importanti per me e, man mano che le relazioni si susseguivano, sentivo forte il rammarico per essere sola da Roma e sicuramente incapace di trasmettere ai miei colleghi volontari ed agli operatori di cure palliative che frequento, i contenuti “alti” che venivo via via ascoltando.

Voglio però, cari e affezionati lettori di questo blog, lanciarvi  qualche flash, sperando che riusciate ad intuire l’intensità dell’atmosfera che ho respirato ieri.

Una sala gremita al massimo della sua capienza con più di 200 persone, orario di inizio esattamente rispettato, nessuna autocelebrazione, non una sbavatura o una parola di troppo nel senso che ogni intervento era centrato sull’esperienza personale del relatore maturata in lunghi anni di lavoro sul campo e di riflessione. L’attenzione dell’uditorio non ha ceduto neanche per un attimo ma il massimo della concentrazione è stato raggiunto, a mio parere, durante la relazione del Prof. Rupnik. Sembrava che tutti fossero in….assenza di respiro, concentrati sulla profondità e il significato dei concetti comunicati.  Uno per tutti: l’anima come “ponte” tra lo Spirito/Soffio e il corpo, l’anima/ponte che si incastra da un lato nello Spirito e dall’altro nel corpo. L’anima che quando moriamo rimane collegata alla parte “alta” cioè allo Spirito. E allora durante la vita possiamo cercare di spostare il nostro epicentro verso la parte “alta”, quella legata allo Spirito. Ma cone fare? Con la carità. Ogni volta che si tocca una persona con amore vero la si orienta verso lo Spirito e ogni volta che si fa un piccolo gesto di carità e di amore si fa un passo verso lo Spirito. Un morente si accorge se viene toccato con amore e si crea un ponte da anima ad anima, da Spirito a Spirito. E’ il momento in cui la professione deve cedere il posto alla “vocazione”!

E ancora, dalla magistrale relazione di Annalisa Frigo “La morte ci è veramente amica?” la conclusione che la morte può essere amica se la abbiamo in un certo senso elaborata durante la vita attraverso un percorso di autenticità con noi stessi, nella consapevolezza che vita e morte convivono!

O ancora dall’intervento di Carla Ripamonti che ha evidenziato come la dimensione spirituale debba essere considerata lungo tutto il percorso di cura, di come il benessere spirituale costituisca la componente principale del benessere psicologico del paziente,  e di come le “cure di supporto” siano fondamentali per assicurare uno standard di eccellenza nel trattamento della malattia oncologica

Potrei continuare a lungo raccontando dei temi trattati da Giovanni Zaninetta “L’angoscia di morte”, da Enrico Cazzaniga “Il deserto dopo la tempesta” e dagli altri relatori: tutti interventi veramente alti e significativi che mi hanno “nutrita”, consolata ed arricchita ma non è questo il luogo e il caso perché su questo convegno verrà pubblicato un libro: un libro che forse vorrete leggere.

Chiudo con una frase in dialetto apparsa su una diapositiva presentata da Annalisa: parole semplici ma…vere

se dal cor non vien non se pol cantar ben”

Marinella

Read Full Post »

AMORE?

La settimana scorsa nell’ambito di un incontro con i volontari di hospice, mi sono accorta all’improvviso che durante il recente corso di formazione la parola “amore” non era stata mai pronunciata. D’impulso ho verbalizzato la mia constatazione e mentre da parte di qualcuno c’è stato un cenno di assenso, ho percepito un certo irrigidimento da parte di qualcun altro.

Capisco che, soprattutto per chi non ha ancora iniziato il volontariato in hospice la parola “amore” possa sembrare esagerata ed allora mi sono affrettata a specificare che la intendevo nel senso di agape.

Ieri sera, per caso, mi è capitato tra le mani un libretto che mi ha regalato tanti anni fa la mia amica Maria Sofia “AMORE” di Giovanni Cereti. L’ho sfogliato di nuovo con particolare attenzione ed ho trovato delle precise definizioni dell’amore secondo la cultura greca che utilizzava termini diversi per indicare l’amore nelle sue diverse modalità, parlando di eros, filia e agape. Riassumo:

Eros: fa di solito riferimento a quella misteriosa forza unitiva che spinge l’uomo versio la donna e viceversa.

Filia: designa l’amore di amicizia caratterizzato dalla gioia di essere accettato dall’altro e di trovarsi insieme all’amico

Agape: inteso come dono e grazia, come un amore gratuito e oblativo, puro e disinteressato.

Proprio come l’amore che sentiamo quando ci avviciniamo ai pazienti dell’hospice: quell’amore che poi ci “consola” quando li perdiamo.

Marinella

Read Full Post »

Qualche giorno fa, durante il corso di formazione per nuovi volontari, ho ricordato il caso di S. un brillante avvocato affetto da SLA che abbiamo assistito nel suo calvario per molti anni fe ino alla sua morte nell’Aprile del 2000.  Per uno di quegli strani casi che si verificano ogni tanto proprio quella sera mi ha telefonato la moglie per dirmi che aveva pubblicato un libro, in versi, sulla malattia del marito e che nel testo mi aveva identificato come “la pastora del gregge”.

Mi è sembrata una definizione alquanto azzeccata, anche se io di solito mi definisco come “capobanda” perché la nostra piccola associazione è composta da una “banda” di persone un po’ speciali..

Oggi, domenica e quindi giornata più tranquilla, ho ripreso in mano i nostri “Libri della testimonianza e del ricordo” dove ognuno di noi ha scritto un pensiero, un’emozione, quando ha concluso l’assistenza. Così, solo oggi ho capito che quel “gregge” non è composto solo da coloro che fanno parte della “banda” ma anche dai familiari dei nostri assistiti con i quali abbiamo condiviso momenti di vita indimenticabili e ai quali ci uniscono legami speciali e indistruttibili.

Marinella

Read Full Post »