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Archive for marzo 2016

Ho appena finito di leggere un libro straordinariamente interessante e attuale come non mai, considerato che stiamo vivendo in un periodo storico dominato da attività terroristiche di varia origine   ma prevalentemente   di ispirazione djihadista.

Dans la nuit de Daech” è scritto da Sophie Kasiki: una giovane donna francese di origine africana, perfettamente integrata nella vita della nazione dove è cresciuta e ha studiato. Ha un marito Francese e un bimbo di quattro anni, Hugo.

Sophie lavora   nella “maison du quartier” dove con molta intelligenza ed entusiasmo si occupa dell’integrazione della popolazione   immigrata, nella banlieu parigina in cui vive. Entra così in contatto con molte famiglie di religione islamica e lei stessa si converte  mantenendo la sua conversione segreta.

Un giorno tre ottimi e simpatici ragazzi cresciuti insieme e appartenenti a sane famiglie che frequentano la “maison”, lasciano improvvisamente la Francia per raggiungere la djihad in Siria.

Sophie si adopera in ogni modo per consolare le famiglie disperate e ben presto i tre ragazzi la contattano per far avere loro notizie ai familiari. Le conversazioni si susseguono a ritmo sempre più serrato e confidenziale. I “trois gamins” come Sophie li chiama, la convincono della bontà, della giustizia e della democrazia della politica djihadista e Sophie – che si trova in una latente crisi coniugale ed in una fase di ricerca di senso della propria vita – incredibilmente si convince a partire per la Siria insieme al piccolo Hugo. Al marito racconta che va in vacanza da un’amica in Turchia e che tornerà molto presto.

Non è facile raggiungere Rakka, la capitale dello Stato islamico, ma i “reclutatori” hanno legami in ogni dove e dopo un viaggio, pericoloso ma funzionale, Sophie raggiunge felicemente i “trois gamins” e, come previsto, va a lavorare all’ospedale nel reparto maternità.

Ben preso Sophie capisce   che esistono due facce della città: quella apparentemente cosmopolita vetrina dello Stato islamico, e quella che vive nel terrore della repressione djihaista. Daech è una truppa di occupazione e i siriani che non sono stati imprigionati o uccisi, vivono sotto lo stretto controllo dei djihaisti. I tre ragazzi, che l’hanno accolta apparentemente molto gioiosamente,   sono in realtà diventati dei moudjahidine fanatici e pericolosi. Non appena Sophie apre gli occhi ed inizia a manifestare perplessità, sconcerto ed opposizione, il loro atteggiamento diventa sempre più duro e ben presto la sequestrano insieme a Hugo.

Sophie, con la complicità di una famiglia siriana abitante nel medesimo immobile e che rischia la vita per aiutarla, contatta il marito. Attraverso una serie di vicissitudini avventurose e pericolosissime, Sophie e Hugo riescono infine a riattraversare il confine con l’aiuto di dissidenti sirian: operazione di recupero   organizzata e pagata dal marito e da suoi amici   che hanno contatti con la resistenza siriana.

Tornata in Francia Sophie sconta alcuni mesi di prigione per sottrazione di minore e scrive la sua storia per impedire che altre persone come lei possano cadere vittime delle sirene djiahiste e dei fanatici di Daech.

Una lettura forte proprio perché narra una storia vera. Un testo che fa molto riflettere e che spero venga conosciuto al massimo. Una vicenda umana che aiuta a capire come persone “normali” possano a un tratto diventare fanatici terroristi. Vi consiglio di leggerlo.

Marinella

 

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“Il the del giovedì” annunciato nel post “Gocce” è ora una realtà operativa già alla seconda edizione, riportando un ottimo successo.

Un momento di pausa, di incontro, di condivisione che permette a degenti, familiari ed operatori di relazionarsi in un contesto diverso da quello dell’assistenza sanitaria.

Le volontarie ogni giovedì alle 16.00 trasformano con amore ed entusiasmo l’anonimo “salottino” in uno spazio caldo e accogliente nel quale è piacevole e rilassante   intrattenersi sorseggiando un the e sgranocchiando biscottini, dolcetti e caramelle .

Ci siamo dati un periodo di rodaggio fino a Giugno per verificare il valore dell’iniziativa (già verificato) e la sostenibilità dei turni di servizio che implicano un maggiore impegno per tutti i volontari. Il successo è tale che sicuramente, con qualche alchimia, riusciremo a rendere non solo possibile ma anche gradito questo tempo supplementare da dedicare al volontariato.

Nel contempo è stata realizzata anche la mini-biblioteca , già ricca di testi di genere vario registrati e numerati, e settimanalmente rifornita di giornali e riviste.

Sono piccole “gocce” come abbiamo detto in precedenza, ma l’effetto lenitivo di queste “gocce di amore” non è da sottovalutare in un ambiente carico di sofferenza ed emotività come è quello dell’hospice. Anche noi volontari ne beneficiamo e voglio di nuovo ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questa…pioggerella primaverile.

Marinella

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11 e 12 Marzo 2016. E’ trascorso esattamente un anno da quando   mi sono recata per la prima volta a Bolzano per diffondervi la cultura del Nurturing Touch. Stessa cordialissima accoglienza, ma questa volta già colorata di amicizia ed affetto, stessa bellissima sede (la casa di riposo Firmian) e stesso Direttore, entusiasta per il progetto proposto da questo nuovo workshop.

Infatti l’anno scorso la “Firmian” ci aveva ospitati come sede per il corso mentre l’attività si sarebbe svolta presso l’hospice. Ora invece la finalità è quella di iniziare un’esperienza di pratica con gli ospiti della struttura al fine di poter programmare da subito un servizio regolare di Nurturing Touch offerto dai volontari della Charitas ai residenti della casa di riposo.

Eccoci dunque dopo la giornata dedicata al refresh del metodo – o meglio di questa “filosofia di massaggio”come preferisco definirlo – a focalizzarci sulla comunicazione con l’ anziano fragile anziché con il malato oncologico in fase avanzata. Molta attenzione è quindi dedicata ad imparare a captare quelli che sono i “bisogni sottili” di chi vive in RSA e a privilegiare l’ascolto della persona quando, attraverso il “tocco che nutre”, si apre quel canale di comunicazione che forse è rimasto bloccato o disatteso per tanto tempo.

Nella seconda giornata, dopo una sessione dedicata di prima mattina alla preparazione emotiva e spirituale dei volontari, ecco entrare i primi ospiti del Firmian prenotatisi per ricevere un massaggio di sollievo: tre uomini di cui uno deambulante, uno in sedia a rotelle ed un altro appoggiato al deambulatore. Sento l’emozione degli uni e degli altri:volontari e ospiti e, presa sottobraccio una volontaria, le affido un signore. Si rompe subito il ghiaccio e pochi secondi dopo nella sala si è già stabilito un clima caldo e affettuoso. Nel frattempo arrivano altri ospiti ed è un crescendo di entusiasmo, piacere, confidenza, gratitudine e sollievo .

Verso le 11.00 arriva sulla sua sedia a rotelle sospinta dal Direttore la signora Maria, quella bella e dolcissima signora che l’anno scorso aveva donato alla struttura un ulivo (vedi post Marzo 2015) e con la quale si era creato subito un intenso rapporto affettivo. Che gioia! Gli abbracci e i baci sono tanti tanti e la Signora Maria mi confida di conservare tra le sue cose più care copia del post scritto in quell’occasione.

Ma c’è un altro incontro straordinario del quale voglio raccontarvi: un incontro che riguarda la volontaria Cristina e il suo primo “cliente”. Quando Cristina gli chiede dove preferisce ricevere il massaggio il signore le parla di un dolore alla gamba dovuto a un incidente occorsogli mentre viaggiava su un autobus in città. Ebbene: Cristina è la persona che in quell’ incidente viaggiava accanto a lui, che l’ha soccorso e che ha telefonato al figlio   con il quale è poi rimasta a lungo in contatto per avere notizie. La gioia di entrambi è davvero grande e contribuisce a creare quel clima di “magia” che per motivi diversi, si era stabilito anche l’anno scorso.

E tanti altri sono gli incontri belli e ricchi di significato per tutti i partecipanti ma la conferma della validità di questa iniziativa è la domanda che tutti gli ospiti rivolgono alla fine del massaggio “torni domani”?

I due operatori della struttura che hanno partecipato alla formazione potranno inserire il Nurturing Touch nella loro attività quotidiana e dal 1 Aprile partirà un servizio regolare bimestrale offerto dai volontari della Charitas… e   non è un pesce di Aprile!   Tutti contenti ed io per prima.

Marinella

P.S. Mi dispiace tanto non aver potuto salutare Guido!

 

 

 

 

 

 

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Ieri i miei amici dell’Associazione “L’aratro e la Stella” (www.isolasconosciuta.it) hanno organizzato un incontro sul tema della “fragilità”. Come sempre è stata un’occasione preziosa e un partecipante ha definito questa Associazione come “la SPA dell’anima”, una definizione davvero azzeccata!

Tantissimi sono stati gli spunti di riflessione offerti sia dall’introduzione al tema di Ignazio Punzi che dai lavori dei singoli gruppi. Eccone alcuni frammenti:

La fragilità emerge dalla condizione umana e ne è la caratteristica più propria.

Tante sono le fragilità: delle emozioni,della parola, del tempo in quanto provvisorietà, del dolore,del corpo, della bellezza in quanto ha il senso della precarietà e tante altre.

Nella cultura attuale la fragilità non ha un valore positivo,anzi!  All’opposto vi sono la forza e il successo. Celebriamo l’autodeterminazione, colui che è centrato su di sé e si autorealizza cancellando ogni debito verso la società, compreso quello genitoriale.

E allora come vivere la fragilità come   fioritura di vita anziché impedimento?

Forse principalmente accettando la propria finitezza, la propria mortalità.   Diventando capaci di essere se stessi accettandosi con i propri limiti ma con fiducia, percependosi in cammino.   Ecco che allora la ferita può diventare feritoia dalla quale entra la luce e che permette all’altro di entrare, perché la vita è relazione, è dualità. Non esiste l’1 ma il 2. “Io posso accettarmi se mi riconosco ma è l’altro che mi dice chi sono.”

Ecco, è proprio questo che per me è emerso dal lavoro di gruppo. Al termine della discussione ho capito che avevo scoperto un altro tassello nel panorama della conoscenza di me stessa.

E’ sempre così quando si segue un percorso proposto e condotto dall’ Aratro e la Stella: se ne esce conoscendosi e accettandosi meglio.

Marinella

P.S. Dimenticavo: quando in apertura del lavoro ci è stato chiesto di definirci con una parola, io mi sono sentita ed ho detto “fragile”!

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