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Archive for marzo 2009

Sono rientrata a Roma da qualche ora e sono ancora permeata dall’atmosfera di amore che ho respirato nella casa di Antonio e Raffaella Bisceglia, che mi hanno generosamente ospitata in occasione di un seminario di introduzione al Nurturing Touch che ho tenuto a Lavello per gli operatori e i volontari dell’équipe di cure palliative della Associazione Gigi Ghirotti di Melfi.

In questa casa è cresciuta, insieme ai fratelli Nicola e Serena, una persona unica e straordinaria, Alessandra, che ho avuto la fortuna di conoscere tre anni fa a Roma, dove viveva in quanto giornalista e autrice della RAI, e che ho incontrato di nuovo a Lavello in occasione di un precedente seminario di formazione.

Alessandra è nata con una malformazione vascolare rarissima che, all’età di 14 anni, l’ha costretta su una sedia a rotelle ma forse proprio per questo è diventata così “unica”, raggiungendo mete che le sembravano negate e regalando sorrisi, parole di conforto e “amore” non solo agli amici ma a tutti coloro che si rivolgevano a Lei per trovare solidarietà, forza, energia e sostegno, e per ricevere “lezioni di vita”

Alessandra ripeteva spesso che sono le condizioni peggiori a rendere le situazioni straordinarie.

Ale ha lasciato le rotelle e messo le ali il 3 Settembre 2008 a quasi 28 anni!

In realtà le sue spoglie terrene riposano nel cimitero di Lavello ma Ale è presente dovunque perché ha lasciato il segno nella mente e nel cuore di tutti coloro che l’hanno conosciuta, anche se troppo brevemente come me.

L’amore che lei ha dispensato a piene mani nella sua breve vita terrena continuerà a produrre “fiori e frutti” grazie alla Fondazione che i suoi amici ed estimatori di Roma e la sua famiglia hanno deciso di dedicarle.

E’ già stato creato un Comitato per la Fondazione “W ALE” e nell’ambito delle iniziative promosse per poterla realizzare, il 14 Aprile p.v. al teatro Sistina di Roma, grfazie alla sensibilità di Massimo Piparo, regista del musical e amico fraterno di Ale, la prima  di “Cenerentola” sarà dedicata a questa piccola-grandissima donna.

Le finalità della Fondazione sono mirate alla promozione, studio e ricerca nel campo delle anomalie vascolari in pediatria, al fine di approfondire la comprensione della patologia ed elevare il livello delle possibilità terapeutiche e di assistenza tramite attività anche solidaristiche. In apertura della serata Lorena Bianchetti e Roberto Giacobbo le illustreranno nel dettaglio.

Coloro che desiderassero partecipare a questo specialissimo evento benefico possono rivolgersi per l’acquisto dei biglietti al Papà di Ale, Antonio Bisceglia (email: architetto.bisceglia@virgilio.it  cell.  335 6627691 , che indicherà dove rivolgersi a seconda della città di residenza.

E’ con il cuore colmo di gratitudine che ringrazio Raffaella ed Antonio per avermi permesso, in questo brevissimo soggiorno presso di loro, di conoscere meglio la loro indimenticabile “Ale“.

Marinella

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CHICCO DI GRANO

Mi capita di pensare durante i momenti di assistenza silenziosa in hospice, quando, come venerdì, è nella mia mano una mano ignota, a chi ho davanti..e nel silenzio, guardando il volto e quel che immagino dietro agli occhi chiusi, mi trovo a fantasticare sull’insieme di eventi, di storie che si sono depositati dentro a quella persona, come il grano in un silos, il cui livello cresce via via che gli anni passano e i “raccolti” si accumulano…
La nostra vita come una messe…stavo leggendo proprio ora un bel libro di Irène Némirovsky , “Il calore del sangue”..ed ecco un passo, un dialogo, che mi ha risuonato dentro:

“«Amico mio, di fronte a certi episodi della vostra vita, vi accade mai di pensare all’istante da cui sono sorti, al germe di cui sono frutto? Non so come spiegare…immaginate un campo al momento della semina, tutto quello che ha in sé un chicco di grano, i raccolti futuri..be’ nella vita è esattamente lo stesso. L’attimo in cui ho visto Francoise per la prima volta, in cui ci siamo guardati, tutto ciò che esso conteneva…è terribile, è pazzesco, dà le vertigini! » […] «Si,» dissi io «se si conoscesse in anticipo il raccolto, chi mai seminerebbe il proprio campo? » «Ma tutti, Silvio, tutti quanti» rispose lei «la vita è questo: gioia e pianti. Tutti hanno voglia di vivere…”

La vita è questo, dal momento in cui ti hanno preso per mano mentre imparavi a camminare a quando qualcuno ti accompagna per mano nel silenzio.

Monica

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HOSPICE AURELIO MARENA

Un secondo incontro con gli operatori dell’hospice “Aurelio Marena” di Bitonto e la conferma di trovarmi non solo in una magnifica struttura ma, soprattutto, di divulgare la conoscenza del Nurturing Touch nell’ambito di una équipe sttraordinariamente motivata ed appassionata per il lavoro che svolge.

Già dal momento dell’ingresso ci si sente avvolti da quell”atmosfera di amore e di “care” di cui sono circondate le unità sofferenti e ci si rende conto di trovarsi in un luogo dove tutti si impegnano al massimo per alleviare la sofferenza globale dei pazienti e dei loro familiari.

Con questo secondo gruppo, tutta l’équipe ha potuto sperimentare l’approccio e la comunicazione con il malato attraverso il massaggio-contatto e sono fiduciosa che questa metodica costituirà una preziosa “offerta” aggiuntiva nella già ottima assistenza prestata dall’hospice di Bitonto.  La partecipazione al corso del Direttore Sanitario ha reso l’incontro straordinariamente fruttuoso sia per la dirigenza che per il personale.

Sono tornata a Roma molto “caricata” dal lavoro svolto  con persone così ricche di entusiasmo e di umanità e voglio ringraziare in paritolar modo lo psicologo Dr. Michele Galgani  con il quale mi sono sentita come sempre molto in sintonia e la Direttrice D.ssa Anna Cannone per la calda e affettuosa accoglienza. Un’esperienza che spero di ripetere!

Marinella

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Sto leggendo questo piccolo libro pubblicato da Adelphi. Ci sono molti modi per riuscire a tollerare il dolore di un lutto, per staccarci un po’ dal pensiero ossessivamente fisso che lo accompagna. C.S.Lewis lo scrive. Incessantemente cerca di riportare su un quadernetto alcuni dei mille pensieri che il dolore fa scaturire dai recessi più lontani della sua mente. Mentre lo fa, ecco che se ne discosta e si osserva dall’esterno. Il titolo in lingua originale riporta proprio a questo processo (The Grief Observed) , in cui compaiono anche gli altri, gli amici e i figli. Tutto è acuto ed ovattato ad un tempo. Chiunque abbia mai provato un lutto avrà l’immediata restituzione del suo vissuto, ma senza angoscia. Lewis riesce, là dove nessuno è riuscito, a consolarci nell’evidente fratellanza del dolore.

Patrizia

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SEI VIA

Una telefonata di Liliana, la mia tutor, poco fa mi ha avvertita… sei andata via, dolce dagli occhi azzurro-grigio, di un paese lontano e pieno di neve, quella neve che ho voluto portarti un venerdì, dai miei occhi ai tuoi. Il primo profondo rapporto che ho avuto in hospice.

Sei andata via alla mia età. Eri quasi solo occhi venerdì scorso. Tutta la settimana, e in particolare ieri, ti ho pensata tanto, e forse uno dei miei pensieri ti ha accompagnata…avrei voluto essere lì con te…avrei voluto salutare il mondo insieme a te…la tua stanza, gli oggetti, i libri, il sudoku che mi hai insegnato a fare…le foto del cane nel cellulare e tutte quelle piccole e grandi cose di cui la vita si veste di vita, e che restano piene della nostra vita anche quando non ci siamo più.

E’ un dolore, come negarlo, perché nasconderlo? Liliana mi dice che “non ci si abitua mai”…e meno male penso io, sarebbe un’orribile finzione…però posso “imparare” ad accoglierlo dentro di me questo dolore, e trasformarlo in un sorriso per la prossima mano che stringerò.

Monica

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STELLE

Venerdì, entrando nello spogliatoio dell’hospice, leggo per la prima volta la citazione che c’è sulla porta, come su ogni porta di Antea, caratterizzata da una iscrizione differente. Qui trovo questa poesia di Ungaretti:

Stelle

Tornano in alto ad ardere le favole.
Cadranno colle foglie al primo vento.
Ma venga un altro soffio,
ritornerà scintillamento nuovo
.

Non sembra esserci, apparentemente, alcun legame tra l’uso della stanza e la citazione eppure..eppure ho pensato che in quello spazio, che è anche il tempo che intercorre tra il “fuori” e il “dentro” l’hospice, quello spazio in cui ci si spoglia dei pensieri di fuori e ci si “veste”, ci si prepara ad accogliere il dentro, lì si entra accompagnati da quelle parole, dove la realtà, che fa sentire il suo sapore amaro ogni giorno come fosse il primo, può tornare a brillare con il soffio lieve della speranza.
Mi è sembrato un viatico “giusto” per entrare con passo più leggero in contatto con il dolore, con ogni dolore.

Monica

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Ieri, approfittando di un viaggio in treno,  leggevo la Rivista INformazione dello scorso Ottobre edita dall’Istituto Gestalt Firenze .

Scorso il sommario, la mia attenzione è stata attirata dall’articolo della Dott.ssa Anna Ravenna “IL DOLORE E L’ESISTENZA – Approccio psicologico alla relazione con la persona sofferente”.

L’articolo apre con l’esplorazione dei vari significati attribuiti al dolore, alle sue varie forme, alla sua interpretazione , a tutto ciò che viene chiamato “vissuto del dolore” e a ciò che si può fare per dare senso alla vita nel dolore. E ancora, il dolore nella visione greca del mondo, nella tradizione giudaico-cristiana e nel mondo occidentale contemporaneo. Un’ interessante  descrizione della doppia componente del dolore: quella sensoria e quella psichica e una lunga riflessione  sul senso che ogni persona dà al dolore e alla più ampia esperienza del suo soffrire.  La solitudine della persona sofferente e la relazione che si può stabilire con questa: una relazione che acquista senso nel momento stesso del suo esistere ed è resa possibile dall’autenticità dell’incontro.

Ecco è il senso quello che determina la qualità della nostra esistenza, durante la vita e nel morire. Io lo sperimento continuamente nella mia attività di volontariato e Anna Ravenna, riferendosi a “frammenti di vita che hanno senso, che possono essere apprezzati anche senza conoscere compiutamente il quadro di cui fanno parte” così scrive nella conclusione del suo articolo:

“Solo così la morte, l’unico vero dolore di cui tutti gli altri non sono che un eco, può non essere così spaventosa, non così spaventosa per chi è in grado di dare senso e vivere con gioia la propria singola esistenza, anche se a volte dolorosa, anche se limitata. Sembrano parole tanto ovvie, tanto evidenti ma altrettanto difficili da accettare sino a farle diventare uno stile professionale, uno stile di vita”

Marinella

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