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Archive for febbraio 2014

P.S.

Il “libro” di cui al post di ieri sarà presentato a Roma sabato 5 Aprile alle ore 11.00 in Viale Giotto 18.
Sarà presente l’autrice.

Marinella

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CARI LETTORI,

eccomi a mantenere la promessa di parlarvi del “libro” anche se, devo confessare, mi mancano ancora 16 pagine per completarne la lettura. Eccolo qui:
SONO VIVO ED E’ SOLO L’INIZIO – Riflessioni filosofiche sulla vita e sulla morte di Laura Campanello. Ed. Mursia
Non spaventatevi, non è un libro “di filosofia” ma è piuttosto un testo che invita all’esercizio filosofico:. quell’esercizio che propone una cura di sé che permetta di perseguire e raggiungere uno stile di vita sostenibile, in equilibrio tra la consapevolezza del senso della morte e quella del senso della vita, perché la morte e la vita sono due facce della stessa medaglia.

La morte, questa sconosciuta, da un lato ostentata e dall’altro rimossa nel tempo in cui viviamo, è sempre e comunque il tema esistenziale con il quale tutti dobbiamo fare i conti. Ecco dunque che dobbiamo tornare a prenderci filosoficamente cura del morire, del lutto, della fragilità della vita. Tutti temi affrontati, sezionati, ricuciti, in un’ottica filosofica che permette di imparare a vivere meglio, consapevolmente e autenticamente anche i momenti più critici della vita.

La filosofia è esercizio filosofico vissuto come una scelta di vita, una ri-definizione di valori importanti quali ad esempio la spiritualità come aspirazione dell’uomo a dare un senso alla propria vita trascendendo la realtà oggettiva e inserendola in una prospetti va più ampia. Quella spiritualità che fa ritrovare la speranza anche quando tutto sembra perduto. Una speranza da non confondere con l’illusione di onnipotenza e di mancanza di limiti ma come possibilità di stare nell’esistenza nel modo migliore che l’esistenza stessa ci concede e, per quanto modulabile nel tempo, sempre come motore di vita. Il tempo come un tempo per pensare, per “aver cura di sé”, per cercare il senso di ciò che si sta vivendo.
Ecco, il senso della vita, la ricerca di senso è il nocciolo, il fulcro della nostra esistenza se vogliamo vivere pienamente, consapevolmente e compiutamente il tempo che ci è riservato. Se vogliamo arrivare al traguardo finale “sazi di giorni”, senza bisogno di menzogne e omertà, senza sprecare il tempo prezioso che rimane lasciando parole non dette!

Un libro intenso e profondo che mi ha coinvolto ed emozionato sin dalle prime pagine, che mi ha fatto riflettere, mi ha insegnato e che sta già operando un cambiamento in alcuni miei atteggiamenti e valutazioni. Un libro non solo di morte ma anche molto, moltissimo di vita. Un libro che presterò a mia figlia, madre di tre figli, per il suo valore pedagogico. Un libro del quale vi ho offerto solo alcuni flash e che vi consiglio di leggere. Con affetto Marinella

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SUL…LUTTO

Si è parlato del lutto ieri nell’ambito dell’incontro mensile di Febbraio organizzato dal Gruppo Eventi. Se ne è parlato con l’esperto Enrico Cazzaniga psicologo e psicoterapeuta milanese.

In realtà non si è tanto parlato dell’universo lutto dove ogni singolo lutto è unico, strettamente personale e correlato alla vicenda umana dei soggetti coinvolti, quanto della sessualità nel lutto: un tema del quale si parla pochissimo anche nei gruppi di auto-mutuo-aiuto perché troppo privato e ritenuto tuttora un tabù, pur essendo stato in generale il tabù del sesso soppiantato dal tabù della morte dopo il ’68 !
E’ invece essenziale parlarne ed esplorarne i tanti aspetti per divenire consapevoli che il lutto della sessualità non riguarda la sessualità in se stessa ma solo quella della relazione con la persona che non c’è più e che è un insieme di amore e intimità dei corpi. Questa consapevolezza è necessaria per poter arrivare a chiudere il lutto consapevoli che la sessualità non può essere negata perché sarebbe come negare una parte di sé, e può essere riconquistata.

La sessualità nel lutto va collocata nell’ambiente circostante che influenza il modo di vivere l’esperienza del lutto e valutata in una logica periferica, dice Cazzaniga, in connessione ad altri aspetti quali il dolore, la solitudine, il trauma e la fine del lutto. Si, perché il lutto ha un inizio, spesso il momento della diagnosi (lutto anticipatorio), la data certa della morte e poi la fine quando si conclude il processo di ricostruzione di se stessi, diversamente da prima.
Subito dopo la perdita c’è un “tempo sospeso” congelato, nel quale soprattutto gli anziani rimangono spesso troppo a lungo. I giovani di solito, apparentemente, ne escono prima riempiendosi la vita di mille attività e quello è un” tempo ingannato” perché è un modo per ingannare se stessi. Bisogna attendere il momento del “risveglio” per poter elaborare e chiudere il lutto.

Rimanere in lutto significa rimanere in compagnia del dolore e questo rende viva la presenza di chi non c’è più; lo si può abbandonare solo quando si ha la certezza che la persona sopravvive nel ricordo.
Il lutto ha infatti bisogno di un tempo e di uno spazio e quando si chiude è importante poter collocare il ricordo nel passato e darsi il permesso di ri-cominciare, anche se si ha paura del nuovo!

Questi sono solo alcuni flash su un discorso molto più ampio che ha coinvolto i tanti presenti facendo rivivere ad ognuno di noi alcuni “passi” dei nostri lutti.

Marinella

P.S. Qualcuno si chiederà: e il libro? Lo sto ancora leggendo!

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LIBRO

Ho iniziato da qualche giorno a leggere un libro molto importante del quale per ora non vi dico nulla perché ne scriverò quando lo avrò finito.
Come anticipo e per stuzzicare la vostra curiosità, riporto qui un pensiero di Wislawa Szymborska che appare nella pagina che precede la prefazione:

Il mondo, qualunque cosa noi ne pensiamo,
spaventati dalla sua immensità,
amareggiati dalla sua indifferenza alle sofferenze
individuali, (…) qualunque cosa pensiamo
di questo smisurato teatro, per cui abbiamo si
il biglietto di ingresso, ma con una validità
ridicolmente breve, limitatala due date categoriche,
qualunque cosa noi pensassimo
di questo mondo – esso è stupefacente.

Curiosi di conoscere di che libro si tratta? Abbiate fiducia che ne scriverò diffusamente.

Marinella

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UN PO’ CONFUSA…

Sarà un caso che da qualche tempo a questa parte mi capita sempre più spesso di vedere film, venire a conoscenza di progetti educativi per le scuole, leggere libri, articoli di giornali e riviste, testi di conferenze che si occupano della “morte”? Ma no, nulla è mai un caso e forse qualcosa finalmente si muove anche da noi per aiutarci a considerare l’arrivo della “signora vestita di bianco” come un normale evento di vita.

Ne sono ovviamente molto contenta perché mi scontro quasi quotidianamente con i danni e l’aumento di sofferenza dovuti a questa cultura dell’eterna giovinezza e negazione della morte che, oltretutto, impedisce di vivere pienamente la vita!

Ne discutevo, via mail, pochi giorni fa con un’amica che vive negli Stati Uniti ricordando che quando avevo visitato l’hospice dell’Università di California a San Francisco, avevo ammirato la facilità e chiarezza di comunicazione della prognosi ai malati terminali. Non c’erano equivoci né ulteriori sofferenze dovute all’inconsapevolezza e al conseguente isolamento relazionale.

Grande è stata la mia sorpresa quando comunicando alla mia amica che qualcosa cominciava a muoversi in questo senso anche in Italia, lei mi ha scritto che la parola “morte” non… si usa più negli Stati Uniti e quando muore qualcuno si dice “he passed away”.

Confesso che mi sento un po’ confusa!

Marinella

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