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Archive for giugno 2016

La scusa era quella di ritrovarci alla Fondazione Ghirotti giovedì sera per gustare insieme un “gelato del sollievo” ma lo scopo in realtà era un altro.

La Fondazione infatti si propone di creare un gruppo di giovani che si lascino contagiare dal messaggio di Gigi Ghirotti e che si impegnino nel futuro non solo per divulgarne i contenuti con la loro testimonianza ma anche e soprattutto per portare innovazione e fantasia nei   progetti e programmi della Fondazione stessa.

Carlo, Giuliana, Greta, Luca e tanti altri giovani e giovanissimi di varia formazione ma impegnati prevalentemente in attività di comunicazione e medico-assistenziali, tra un gelato, un semifreddo e una mousse al cioccolato, con i loro interventi hanno dato senso a questa iniziativa.

E’ stato per me emozionante sentirli parlare a ruota libera – ognuno con il proprio temperamento e la propria esperienza di vita – con passione ed entusiasmo ma anche con senso della realtà e ponderatezza, senza facili illusioni ma con un’ampiezza di vedute e di progettualità non comuni. Parole come valori, fantasia creativa, motivazione, volteggiavano nel salone della Fondazione come ali di farfalla che con leggerezza possono portare lontano.

Paola Saluzzi, presente in quanto appassionata sostenitrice della “Giornata del Sollievo”, al termine della serata ha commentato “peccato che non ci sia stata una telecamera nascosta perché la ripresa di questo incontro sarebbe stato il più efficace  ed emozionante strumento di divulgazione del messaggio di Gigi Ghirotti”. E’ vero, la spontaneità dei giovani presenti, l’intensità delle loro riflessioni, la concretezza delle domande e delle loro testimonianze ci hanno portato da un lato una ventata di freschezza e dall’altro una sensazione di grande maturità.

Forse questo “gelato del sollievo” segna l’inizio di una nuova giovinezza per la Fondazione Ghirotti? Auguri di tutto cuore!

Marinella

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VI RACCONTO…

Ecco che mantengo la promessa miei cari lettori di piccolabenares. Avevo infatti concluso il mio ultimo post promettendo di raccontarvi l’esperienza che avrei fatto con Gianluca Balocco.

Ebbene si, è stato un happening come avevo intuito, ma non sarei mai stata capace di immaginare quanto Gianluca sarebbe stato capace di “interpretare” il Nurturing Touch, di renderlo non solo e non tanto visibile quanto percepibile, oserei dire quasi di farne sentire gli effetti.   E’ questa la sensazione che ho avuto visionando poi gli scatti.

Abbiamo avuto un amico e tre amiche alla prima esperienza di Nurturing Touch che si sono offerti come “modelli” e con ognuno di loro è stata un’esperienza estremamente diversa: livelli molto personali di emotività e commozione, di percezione, di rilassamento e di abbandono ma tutti ne sono emersi con un grande senso di benessere.

Sono molto grata a tutti loro per l’immediata disponibilità e sono anche contenta di averli potuti conoscere ancora meglio, anche attraverso il contatto.

Gianluca è una conoscenza recente ma lavorare con lui e con la sua assistente è stata per me una sinfonia, come se avessimo già collaborato per anni e ognuno conoscesse in anticipo il ritmo e l’essenza del lavoro dell’altro. Splendido!

Si farà una mostra a Mantova su questo lavoro, insieme ad un altro diversissimo ma affine già portato a termine dall’artista.

Gianluca mi terrà informata e io spero di esserci per l’inaugurazione. Forse qualcuno di voi abita non troppo lontano da questa bella città e chissà che non ci si possa incontrare. Non sarebbe bello?   Mai dire mai!

Marinella

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MANI CHE…TOCCANO

Tra qualche giorno insieme a Gianluca Balocco, Architetto, Fotografo, Artista (www.gianlucabalocco.com) faremo un lavoro sul Nurturing Touch. Ci sto pensando con curiosità perché non so immaginare come sia possibile rendere visibile o anche solo intuibile, tutto ciò che passa durante un massaggio con il “tocco che nutre”.

Ieri mentre ero sulla spiaggia mi guardavo pensierosa le mani. L’ho detto a Gianluca che le mie mani mostrano i segni del tempo, il dorso è un po’ grinzoso e punteggiato di efelidi, ma lui dice che è meglio perché sono “mani vere”. Eccole dunque queste mani che ho iniziato a conoscere e sentire solo quattordici anni fa, quando ho scoperto e subito praticato il Nurturing Touch. Prima le usavo soltanto, senza conoscerle.

Ho imparato nel tempo   a rivalutare il senso del tatto, quel enso molto più trascurato rispetto ad esempio alla vista e all’udito; non sapevo che il senso del tatto si sviluppa già nell’utero materno e alla nascita, sebbene non completamente maturo, è già più sviluppato rispetto agli altri sensi ma sapevo già, per pratica, che il senso del tatto è l’ultimo a lasciarci quando ci avviciniamo alla morte. Possiamo dunque restare in comunicazione mediante un semplice ce contatto tra palmo e palmo fino all’ultima possibilità di percezione,   con chi si sta allontanando dalla vita terrena.

Le mani che toccano attraverso il con-tatto possono diventare mani che curano, mani che accompagnano, mani che alleviano la paura e anche il dolore. Mani che costituiscono un “ ponte” sull’isolamento nel quale si arrocca chi soffre.

Gli effetti del contatto fisico sul benessere generale fino a non molto tempo fa erano considerati appannaggio della medicina alternativa ma oggi vengono riconosciuti a pieno titolo anche dalla pratica clinica tradizionale.

E’ chiaro che prima di toccare una persona   in modo professionale è necessario chiedere il permesso di farlo ed offrire sempre un tocco rispettoso, ma nella nostra vita quotidiana quanto può migliorare la relazione una semplice carezza o un qualsiasi contatto affettivo!

Per me sarà un happening questa nuova avventura con Gianluca  ma sono certa  che dare una veste artistica al Nurturing Touch non farà altro che arricchirne la preziosità.

Poi vi racconterò.

Marinella

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