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Archive for gennaio 2010

Questo il titolo di un bel convegno organizzato ieri dalla SICP Lazio  nella  prestigiosa Sala del Commendatore dell’Ospedale Santo Spirito.

La “continuità della cura” il tema centrale del convegno ma oltre alla continuità anche la contemporaneità della cura, cioè il passaggio “sfumato” dalla “cura” alla “care”: alle cure palliative.  Mi è piaciuta un’immagine a colori che è stata presentata proprio per visualizzare concretamente questo passaggio graduale. Ancora, però, c’è uno stacco troppo netto al momento dell’ingresso in hospice. Uno stacco che si addolcisce quando il malato passa attraverso la fase delle cure palliative domiciliari ma che è ancora troppo doloroso quando il passaggio avviene direttamente dall’ospedale all’hospice.

Nella mattinata sono stati affrontati temi organizzativi, clinici e scientifici mentre nel pomeriggio l’attenzione è stata dedicata prevalentemente a tutto ciò che può migliorare la qualità della vita del malato oncologico in fase avanzata e dei suoi familiari. Tutti temi molto più aderenti  al nostro interesse di volontari ma non di minore importanza  per gli operatori sanitari. Salvaguardare l’identità e la dignità del malato, le terapie occupazionali, il tatto come comunicazione, la musicoterapia, potrebbero sembrare tematiche di secondaria importanza di fronte ai grandi problemi della malattia, del dolore e del morire.  Non è così: al di là del valore co-terapeutico, con effetti anche sul dolore. c’è da considerare tutta la componente non fisica della sofferenza globale dei pazienti che, attraverso queste modalità di “care” viene riconosciuta, accolta, condivisa, contribuendo a far sì che il morente non si senta un “oggetto di cura” ma un “soggetto” che vede rispettata tutta la sua integrità di essere umano e che si sente accompagnato con attenzione, rispetto ed Amore al suo ultimo traguardo.

Queste sono solo le considerazioni di una volontaria ma dal “calore” della sala e dagli interventi al termine delle varie sessioni, ho potuto percepire quale interesse abbia suscitato il convegno  nella componente scientifica e clinica dei partecipanti.

Un applauso speciale merita la Dott.ssa Adriana Turriziani che, con determinazione ed entusiasmo, è riuscita ad organizzare un convegno  di elevaro valore….senza soldi!

Marinella

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SORPRESA!

Ma che magnifica sorpresa ieri scoprire che tra gli allievi del 6° corso di formazione per volontari in cure palliative dell’hospice Villa Speranza di Roma, c’erano anche alcuni studenti del 2° anno della Facoltà di Medicina e Chirurgia della vicina Università Cattolica del Sacro Cuore!

La lezione che ho tenuto era focalizzata sul valore del Nurturing Touch nelle cure palliative e, pur senza trascurare i volontari adulti,  mi sono rivolta in particolare a questi giovani per illustrare come, con l’aiuto di un “tocco consapevole e compassionevole”, anche le manovre diagnostiche più invasive possano risultare meno dolorose. 

 L’esercitazione sul massaggio a spalle, collo e testa e al braccio e mano, è stata sperimentata con entusiasmo anche dai ragazzi e mi è venuta un’idea: sarebbe veramente interessante se queste metodiche fossero introdotte nel percorso formativo di coloro che un giorno dovranno non solo “curare” ma anche “prendersi cura” dei pazienti loro  affidati.

Pura utopia? Chissà, forse no!

Marinella

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MAGIA O… ALCHIMIA?

Stamane, dopo un prolungato trattamento di Nurturing Touch seguito da rilassamento, discettavamo, la mia cara M. ed io, sugli effetti ottenuti. Lei diceva che si trattava di “magia” ed io sostenevo invece che si era prodotta una “alchimia“, ovviamente nel senso più ampio del termine. Una congiunzione di emozioni, sentimenti, fiducia, abbandono, comunicazione da cuore a cuore.

In effetti mi ero accorta, mentre le massaggiavo i piedi, che stavo  agendo ad occhi chiusi, quasi non volessi essere distratta dalla vista della stanza e dai suoi arredi. Sentivo così più intenso il rapporto che si stava creando tra il suo piede,  quindi tutto il suo corpo, e, attraverso le mani,  il mio cuore. Sentivo, nella fase del contenimento, la sua vita pulsare tra le mie mani ed avevo quasi la sensazione di una fusione e di una comunicazione straordinariamente intima, da cuore a cuore appunto.

Quando al termine l’ho guardata, mi è sembrato che fosse profondamente addormentata tanto era calmo e tenue il suo respiro. Invece, mi ha detto dopo, era sveglia ma si sentiva come se si trovasse in un mondo di fantasia e non in contatto con la realtà: un mondo di benessere e tranquillità dal quale era stato molto faticoso riemergere. Al risveglio si sentiva  “morbida” e rilassata, il dolore era diventato solo  più un fastidio e il suo viso era luminoso.

Lunedì prossimo terrò una lezion  ai volontari dell’Hospice Villa Speranza di Roma sul tema del Nurturing Touch nelle cure palliative: credo proprio che parlerò anche di “magia e alchimia“!

Marinella

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ACCOMPAGNAMENTI

In hospice da più di un anno G., l’ottantina superata da tempo, una figlia dall’altra parte del mondo, un figlio presente/assente, vedova di un poliziotto morto giovanissimo in una sparatoria: una vita difficile che probabilmente ha inciso anche sulla sua psiche. Tenera nella sua fragilità e nella sua solitudine è la ricoverata che mi diceva “quanto ti voglio bene, se fossi un uomo ti sposerei”. Era allegra nella sua vaghezza, sempre affamata e con una sigaretta appesa tra le labbra. Ultimamente le permettavano di fumare solo sorvegliata e questa era per lei una grave deprivazione. Da una settimana neanche più la sigaretta le interessava e ieri…se ne è andata silenziosamente.

Oggi sono andata a salutarla nella camera mortuaria con un senso di pace nel cuore. G. aveva molto sofferto nella vita e nella malattia la sua mente si era man mano allontanata dalla realtà. Il suo percorso terreno è concluso.

Stamane a domicilio: M. 35 anni, mamma di una bimba di 7. Da poco più di un mese ci vediamo per dei trattamenti di Nurturing Touch, con esito molto positivo. Conosco M. da poco rispetto alla lunga amicizia con G. ma so che quando sarà il  momento non riuscirò a sentire la pace nel cuore che ho provato oggi. In un certo senso soffro già di un “lutto anticipatorio” ed ogni volta che la saluto mi domando se ci sarà un’altra volta, un altro incontro, un altro momento di straordinaria tenerezza, come quella che provo quando tocco il suo corpo.

Tutti gli accompagnamenti sono “unici” ma qualcuno lascia un segno più marcato,una cicatrice che, per quanto rimarginata, suscita, anche dopo molto tempo, un’emozione speciale.

Marinella

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BELLEZZA E TENEREZZA

Ieri mattina, seduta sul letto accanto ad A., al termine di un prolungato trattamento di Nurturing Touch, ne osservavo il viso finalmente disteso e lo paragonavo al viso contratto e dolente che avevo visto al mio arrivo. A un tratto mi sono accorta che, inconsciamente, la mia mano destra continuava ad accarezzarla lentamente e dolcemente e ho provato  una tenerezza infinita per questa giovane donna che lotta tenacemente contro la malattia

Mi è venuto allora in mente un passo sulla “Bellezza e Tenerzza” del libro “Il domani avrà i tuoi occhi” di Luigi Verdi (Don Gigi). Ve ne riporto uno stralcio, sicura che troverà risonanza nel cuore e nelle emozioni di molti dei lettori di questo blog.

“….La tenerezza è una carezza che tocca senza prendere, avvicina senza dominare. La carezza fa vibrare, affiorare i misteri nascosti nel cuore degli altri, del tempo, del mondo.

La tenerezza si colloca nella cucitura dell’anima e del corpo, è capace di fermare il tempo, nasce da piccole attenzioni, un gesto di cura lieve, un profumo nei gesti.

La bellezza è normale, cresce dalla piccolezza e ci sorprende, lasciandoci senza voce, ravviva in noi un senso di libertà e di leggerezza, una forza viva che non si può rinchiudere né catturare.

….Amo la bellezza e la tenerzza che si abbracciano in una carezza, nel bacio sulla fronte: questi gesti che esprimono vicinanza penetrante, un vicendevole servirsi, intimità. Amo la parola bisbigliata, il respiro, il parlare della pelle, capaci di accarezzare il rumore sordo del mondo, di accarezzare le ferite e le speranze

Don Gigi vive nella Fraternità di Romena al cui “pozzo vanno ad attingere viandanti da ogni dove”. Chissà se un giorno riuscirò ad andarci anche io? Mi piacerebbe.

Marinella

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Pioggia e cioccolata calda sono le due “note di colore” che hanno caratterizzato il mio Capodanno. Ma queste sono appunto solo le “note di colore” dietro le quali c’è qualcosa di molto più significativo: una Veglia nel Monastero dei Santi Quattro Coronati di Roma condivisa con le Monache  Agostiniane.

Pioveva a catinelle quando, insieme a Silvana B. siamo spuntate sulla piazzetta antistante il Monastero e siamo state guidate verso l’entrata più dalle voci celestiali delle monache che dalle fiaccole disposte per indicare il cammino.  Canti accompagnati dal suono della cetra, del flauto traverso, dell’organo, letture, riflessioni,  meditazioni e infine la consegna ad ognuno di noi di un foglietto rosso, confezionato con molta cura, recante il nome del Santo al quale per quest’anno è toccato in sorte di proteggerci. Il mio Santo è San Matteo e spero di…non deluderlo troppo.

E infine, ben dopo la mezzanotte e a cerimonia conclusa, un caldo invito per una tazza di squisita cioccolata accompagnata da dolcetti e delizie di ogni genere. 

Una notte ricca di significato, di misticismo, di amicizia, di apertura verso orizzonti più ampi che si è conclusa con una puntata  in hospice per scambiare gli auguri con l’équipe in servizio nella notte dell’ultimo dell’anno!

Non pioveva più, eravamo ancora tutte inumidite ma il “sapore” della cioccolata calda e della dolcezza del canto delle  monache, ci ha accompagnato per tutto il percorso  verso casa.

BUON ANNO A TUTTI!

Marinella

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