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Archive for ottobre 2008

…Il cielo in una stanza e’ la frase che a mio avviso traduce meglio cio’ che un volontario cerca di creare con un paziente dell’hospice…Loro perdono il senso della realtà, noi con la nostra presenza li riportiamo per un attimo alla loro vita “prima”…….Ogni giorno che passa io li amo sempre di piu’, chi per la propria profondità, chi per lo spirito gioviale, chi per la  sua romanità, chi per la sua tristezza e chi per la sua consapevolezza….Non credevo quando ho iniziato questo cammino di poter arrivare a sentire queste forti emozioni o meglio intense, profonde e piu’ che altro positive e costruttive.Sino a ieri le uniche emozioni  che mi riempivano il cuore di gioia erano solo rivolte alle mie due bambine, Benedetta e Vittoria; oggi mi rendo conto che seppur con un tono leggermente diverso anche tutti i miei amici dell’hospice mi inondano il cuore di emozione……Sandro , altro volontario, molto piu’ saggio di me , scrive che gli ultimi giorni che siano attimi o mesi devono essere vissuti in pienezza per queste persone, ed io la penso esattamente come lui….Nessun medico puo’ curare la morte ma un sorriso puo’ alleviare, rallegrare…..una mano che ti sfiora puo’ scaldare l’anima, uno sguardo sincero puo’ donare pace……la morte e’ un appuntamento inevitabile, che fa’ paura in quanto nessuno e’ mai tornato indietro a spiegarci cosa succede, ma la vita e’ una realtà che va vissuta e quelle persone nelle loro stanze hanno il diritto di vivere e non di sopravvivere……Loro amano la vita quanto noi che siamo “sani” e il compito di noi tutti che gravitiamo intorno a loro e’ unicamente quello di portare un po’ di cielo nella loro stanza……..

Carla

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C’è unmomento

       C’è il momento in cui la medicina sa che non può guarire e noi tutti sappiamo che in hospice nessuno , se non per un improbabile miracolo, può più curare la morte. È quello il tempo quasi sacro in cui il medico assieme a tutti i presenti non può far altro che mettersi a curare la vita. Tutta quell’enormità di vita che resta.

      Sono pochi giorni, ore, minuti? Ma ogni attimo di vita ha, a guardar bene, la stessa durata di tutti gli anni già trascorsi, ormai divenuti eterei e depositati in qualche neurone, richiamabili solo alla memoria che tutto leviga e schiaccia: perché c’è una giustizia nella memoria  dove il passato è identicamente trascorso per potenti e umili, così come c’è giustizia nella morte.  Come il passato anche il futuro ha lo spessore di un attimo e ogni ora di chi è in hospice ha la stessa dignità degli anni e decenni che a noi sani forse sono ancora destinati. Loro, nel letto, anche se in dissoluzione, sono persone che hanno ancora un futuro fatto di attimi, enormi e ultimi.

       Non so se avete nel vostro ricordo qualche momento assolutamente speciale, breve ma unico e irrinunciabile, un attimo eucaristico dove il tempo ha acquistato la sacralità dell’eterno (un amore, un figlio, un gesto erotico di pienezza, un’alba, una preghiera, un silenzio interiore, un’epifania del divino….. ). Quel momento forse vi ha accompagnato tutta la vita, consolandovi nella tristezza, quel momento ha conservato dentro di voi una durata superiore a tutti gli anni trascorsi nella inconsapevole banalità che è sempre in attesa di qualcosa che non arriva. E allora perché non concedere anche al morente la possibilità di questi attimi, condividendo quel lampo di intuizione che ci fa percepire il senso della vita?

      È questo il momento di urlare nel pozzo che collega i due mondi il nome di chi sta morendo, perché ci ascolti ancora, perché senta che non vogliamo lasciarlo solo, per dirgli che siamo della sua stessa sostanza e come lui un giorno sapremo metterci da parte in umiltà per dare, con biologica pulizia, spazio a nuove vite.

Sandro

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IL PORTACHIAVI

L’occasione è stata il Convegno “Il dolore chiama sollievo…dalla comunicazione alle risposte possibili” che si è tenuto presso la Fondazione Santi Medici Cosma e Damiano di Bitonto. Io voglio però parlarvi della riunione  che ha preceduto il convegno, che ha visto radunati molti esponenti della “Famiglia Ghirottiana” per un primo incontro, dove tutti si sono trovati accomunati dalla condivisione di contenuti che vede “il malato al centro” in ogni momento del percorso di malattia

Guida spirituale della Famiglia Ghirottiana è il Sac. Francesco Savino, Presidente della Fondazione Santi Medici, universalmente conosciuto come “Don Ciccio“, ed è a lui e alla sua capacità di evidenziare e trasmettere con semplicità e chiarezza i valori fondamentali che animano coloro che seguono la via indicata da Gigi Ghirotti, che, con molta gratitudine,  voglio dedicare questo post.

Don Ciccio ci ha, prima idealmente e poi anche materialmente, affidato un portachiavi al quale ci ha chiesto di appendere 5 chiavi. Ad ogni chiave corrisponde uno dei 5 Principi che devono guidare l’azione di noi Ghirottiani. Ecco quali sono le chiavi e cosa rappresentano:

1) Prossimità –: E un principio di civiltà e contiene questi tre grandi valori:    compassione, solidarietà, condivisione.

2) Spiritualità – Umana, religiosa e confessionale. Per la Famiglia Ghirottiana, laicamente intesa, significa “dare un senso a ciò che siamo e a ciò che facciamo”. Spiritualità è ricerca di senso, scoperta di valori e tensione verso la scoperta che anche nelle cose senza senso vi è sempre un senso.

3) Responsabilità – Dare una risposta. Tra speranza e disperazione c’è la responsabilità che significa: affidabilità e credibilità.

4) Bene Comune – E’ la sintesi tra diritti e doveri. Nella società attuale dove prevale  l’io sul noi, questo dev’essere il primo impegno dei Ghirottiani.

5) Cittadinanza attiva / Sussidiarietà – Lo Stato stabilisca le regole ma  dia la possibilità di organizzare i servizi. La Famiglia Ghirottiana, composta da persone che sanno organizzare la speranza, per dare voce e prolungamento alle battaglie di Gigi Ghirotti, deve dare testimonianza, deve riscoprire l’ottimismo della volontà, dimostrando che il possibile non verrebbe mai raggiunto se non si ritentasse sempre l’impossibile.

Qualsiasi mia parola sarebbe di troppo dopo una sintesi così intensa ma voglio ancora condividere un’ultima affermazione di Don Ciccio:

Finché c’è speranza c’è vita…….e non l’incontrario come viene comunemente detto!

Ho già appeso il mio portachiavi al grande portachiavi di casa e domani comprerò delle targhette colorate dove scriverò i 5 principi, ma so che non ce n’è bisogno perché sento che già mi appartengono.

Marinella

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Alcuni giorni fa  leggevo sul giornale La Repubblica una recensione di Marco Politi sull’ultimo libro del Cardinale Martini “Colloqui notturni a Gerusalemme” (Ed. Herder, Germania).

La  “Lettera a Silvano” di Sandro mi ha fatto tornare alla mente una considerazione di Martini che voglio condividere con voi.

Il Cardinale riflette sull’Al di Là: c’è l’inferno? Si. “eppure ho la speranza che Dio alla fine salvi tutti”.

E se esistono persone come un Hitler o un assassino che abusa di bambini, allora forse l’immagine del Purgatorio è un segno per dire “anche se tu hai prodotto tanto inferno sulla terra, forse dopo la morte esiste ancora un luogo dove puoi essere guarito”.

Che ne pensate?

Marinella

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Caro Silvano,

la vita è esistita solo nell’acqua per circa 3 miliardi e mezzo di anni, poi le prime piante sono sbarcate a terra, uniche abitatrici terrestri per altri 450 milioni di anni. Solo dopo altri 350 milioni di anni esce dall’acqua il primo animale. Da più di 4 miliardi di anni è tutto un accoppiarsi, un generare, un lottare per sopravvivere e un morire, uno scomparire del singolo che, inessenziale nella sua individualità, sembra avere come unico scopo il mantenimento della vita sulla terra.

Un inspiegabile slancio vitale che duplica se stesso, senza un’apparente finalità, libero da mete se non quella di riprodursi lasciando una tenue scia di sé.

Qui non occorre che vivere quel poco che basta per la riproduzione, senza linee di direzione: ogni vita è piena solo della sua pienezza. Non importa il prima o il dopo, conta il durare della vita nel momento che dura, nell’uguale buio delle notti e nel ripetersi del sole che nutre. Un fiume illimitato per andare, una vitalità di misterioso erotismo che ci supera, che guarda oltre, una mistica forza che in un presente assoluto contiene tutte le forme e apparizioni di vita, oltre la memoria, oltre il silenzio.

Tu dici, o Silvano : “Dio è l’inafferrabile centro”. 

Lo sapremo il giorno che verrà dopo l’agonia.

Sandro

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18 Ottobre: un workshop di introduzione al Nurturing Touch fortemente voluto dal Direttore dell’hospice Villa Speranza, Dott.ssa Adriana Turriziani. Volontari, operatori sanitari, caposala e direttore, si sono messi in gioco tutti insieme per scoprire le infinite possibilità offerte da un uso consapevole delle nostre mani. La cura, la comunicazione, la condivisione, il rispetto e, per ultimo ma non certamente ultimo in ordine di importanza anche per il suo valore co-terapeutico, l’AMORE, passano attraverso le nostre mani. Il tatto è l’ultimo senso che si perde e attraverso il contatto fisico possiamo ancora tanto comunicare quando le parole non sono più utilizzabili. Ma anche quando la verbalizzazione è ancora possibile, un contatto fisico consapevole può farci raggiungere una profondità e intimità  di relazione altrimenti impensabili.

La partecipazione al lavoro dell’intero gruppo è stata intensa e man mano che le esperienze si susseguivano le emozioni dei partecipanti divenivano quasi palpabili e sentivo la stanza pervasa da un’atmosfera che rappresentava la loro  straordinaria comunione di intenti.

Ho ammirato l’entusiasmo che anima tutti i componenti dell’équipe assistenziale e il fortissimo impegno profuso da ognuno per offire una qualità dell’assistenza di livello sempre più elevato. Dagli spazi di vita comune, alle terapie complementari, all’attenzione per ogni singolo paziente, ogni cosa manifesta l’amore e la cura per coloro che si trovano in una fase difficile e importante della loro esistenza.

Anche per me è stata una bella esperienza e stiamo già progettando di ripeterla nel 2009.

Marinella

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Una felice esperienza quella vissuta il 10 e 11 Ottobre nell’hospice di Bitonto: un seminario di approccio al Nurturing Touch con 21 partecipanti, medici, infermieri, OSS e altrettanti volontari. Una volta di più ho avuto la conferma di quanto sia proficua la formazione quando partecipano operatori sanitari e volontari. lLe  due componenti si conoscono meglio e si stabiliscono rapporti amicali che poi si trasferiscono nell’operatività migliorando il clima generale dell’intera équipe.

Ho trovato un gruppo di persone straordinariamente “belle” e già in cammino su un percorso formativo ben strutturato. Questo mi ha fatto sentire immediatamente a mio agio e mi ha permesso di trasmettere, senza limiti, non solo le mie conoscenze di Nurturing Touch ma anche l’entusiasmo che generano in me i risultati che sperimento in hospice quando lo posso utilizzare (anche oggi  con la signora ricoverata nella stanza n. 21 che si lamentava in continuazione, sono riuscita con un semplice massaggio alla mano ed alcune suggestioni legate al respiro, a farla calmare ed assopire).

Il seminario, o meglio laboratorio esperienziale, è stato arricchito dalla attiva presenza di Michele Galgani, lo psicologo formatore e supervisore dell’équipe, che ha reso molto significativi i momenti della condivisione. Avevo avuto la fortuna di incontrare Michele alcuni anni fa ma in quell’occasione io ero “l’alunna”. Conoscevo quindi il suo valore e sono stata particolarmente felice di poter lavorare con lui.

So che tornerò a Bitonto e quindi posso dire…non vedo l’ora!

Marinella

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