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Archive for febbraio 2015

AVAPO E IL NURTURING TOUCH

Una freccia d’argento verso il Nord e in quattro ore venerdì scorso mi sono ritrovata a Mestre. Domenica pomeriggio un’altra freccia” verso il Sud ed ero di nuovo a Roma. Un viaggio veloce, un soggiorno breve, un lavoro intensissimo con operatori e volontari di AVAPO, l’associazione di volontariato che eroga cure palliative domiciliari nel territorio.

Non solo “lavoro”: ovviamente un workshop di Nurturing Touch, ma anche e soprattutto un “incontro” con persone belle che si sono messe in gioco con fiducia e passione, che hanno sperimentato tutte le potenzialità del “tocco che nutre” e che si propongono di praticare, praticare, praticare. E’ solo così infatti che si arriva a prendere consapevolezza di ciò che si può comunicare attraverso il contatto e a massaggiare lasciandosi guidare solo dal cuore e dimenticandosi della tecnica.

E’ stato davvero bello per me poter far conoscere a operatori e volontari tutte le potenzialità del Nurturing Touch come strumento di comunicazione che allevia la sofferenza e supera le barriere dell’isolamento nel quale spesso si chiude il malato.

Ogni nuovo “incontro” è per me una preziosa occasione di arricchimento umano, di scambio di energia e di grande gioia per cui sono rientrata a Roma portandomi dentro tanti pezzettini di cuore che continuano a illuminare le mie giornate, nonostante questo cielo plumbeo!

Marinella

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EMOZIONI

Emanuela è stata la mascotte del nostro ultimo corso di formazione per nuovi volontari terminato qualche giorno fa. E’ infatti di gran lunga la più giovane tra i discenti ma la sua verde età non è correlata al grado di maturità raggiunto, grazie a una vita intensa e non sempre facile.

Domenica sera, a conclusione della formazione di base, Emanuela – che ama poetare sin da quando era bambina – ci ha comunicato le sue “emozioni” con un testo in versi. Mi fa piacere condividerlo con voi cari lettori abituali di questo blog.

Marinella

Ecco…
Non ho domande per le mie preoccupazioni.
Non ho neanche risposte alle mie domande.
Ho solo quello che mi porto nel cuore e nella mente.
Attraversa la mia pancia e improvvisamente nascono emozioni.
Da spargere.
Ovunque…
Dentro e fuori.
Vorrei condividere solo gioia e serenità.
Nulla di tutto ciò che porta il buio, che spegne la luce che mi porto dentro.
Arriva il freddo… ma c’è un mantello caldo pieno di parole appena scaldate dal mio cuore.
Mi copro e una sensazione di sollievo mi avvolge.
Ecco…
Ora vieni pure, cosi abbracciandoti il mio sollievo ti può appartenere.
Ora è anche tuo.
Il mantello l’abbiamo creato insieme.
Ci sono parole, racconti, canti…infine…emozioni.
E nostro ed è pieno di gioia, calore e serenità qui dentro.
Te lo regalo…ma posso portare con me il calore?
La gioia e la serenità ora sono dentro di te.
Il calore mi abbraccia. Io ti stringo forte a me.
Non è un saluto.
E un “ci rivededremo”
Dovrò restituirti il calore e tu la gioia e la serenità.
A presto…

 

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IL SALOTTINO

Lunedì mi trovavo nel minuscolo salottino dell’hospice dove le macchinette che distribuiscono bevande occupano la maggior parte dello spazio e un paio di tavolini contornati da sedie varie sono a disposizione di malati e visitatori.

A stento ho trovato un posticino dove appoggiarmi per riempire le schede a fine servizio e inevitabilmente ho sentito frasi e parole che venivano scambiate tra i due gruppi che occupavano la maggior parte dello spazio. Rabbia, recriminazioni, lamentele, lacrime ma anche tenerezza, fiducia e speranza. Quante emozioni in quello spazio così limitato!

E allora mi sono passate velocemente davanti agli occhi della memoria tante “storie” che hanno abitato per una frazione di tempo molto piccola o per lunghi mesi in quel piccolo salotto.

Ricordo Angela con la sua sedia a rotelle, la cura maniacale della sua persona e la sua voglia di vivere, Raymond con la sua passione per il giardinaggio e la cura amorevole delle piantine fiorite che gli avevamo procurato, e poi il matrimonio religioso celebrato tra S. e M., che erano già marito e moglie secondo il rito civile, i tanti caffè presi con la moglie di Roberto per “stanarla” da quella stanza che non voleva abbandonare neanche per cinque minuti, Natalia così composta nella sua rassegnazione e tanti, tantissimi altri..

Quante storie di vita e di morte, quanta accoglienza e condivisione di emozioni forti, uniche ed esclusive. L’ultima è dell’altro ieri quando con il giovane fratello di una giovane sorella, davanti alla macchinetta del caffè che – chissà perché -, è un luogo dove è più facile stabilire una comunicazione intima, siamo riusciti a parlare della morte imminente di questa giovane mamma, dell’attraversamento del ponte, della “signora vestita di bianco”, consentendogli finalmente di lasciar emergere tutto il suo dolore sempre nascosto o mascherato.

Sarebbe bello se il salottino “avesse voce” ma forse noi che lo frequentiamo possiamo in qualche modo “dare voce” alle innumerevoli storie che lo attraversano e che lasciano il segno!

Marinella

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SULL’…AMORE

Qualche giorno fa il mio amico Ignazio Punzi, socio fondatore dell’Associazione L’aratro e la Stella, mi ha chiesto di scrivere una riflessione su un post pubblicato nel sito della sua associazione. Ho pensato di condividerla anche con voi, affezionati lettori del mio blog.

Ecco il post e la riflessione:

Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo l’amore dall’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.

Milan Kundera

AMARE, AMORE solo 5 lettere per questa parola che ha un’immensità di significati, che può essere intesa o mal-intesa con tanta elasticità, che può procurare una gioia infinita o un dolore tale da morirne.

Amore filia, eros, agape o cosa altro? Mi spaventa   questa parola per la sua grandezza ma mi riempie anche, adesso, nella mia vecchiaia. Ricordo però quanto spesso mi ha esaltata o svuotata, prosciugata, sfinita nella mia giovinezza.

Mi viene voglia di fare un viaggio dentro questa parola che immagino senza confini ma che in realtà inizia con la lettera A. A come apertura, accoglienza, ascolto, accompagnamento. Come sarebbe bello se l’amore fosse sempre il corollario di questi atteggiamenti dell’anima e del cuore! Sarebbe proprio.come dice Kundera, quell’amore che si offre senza pretese.

Ma no, quante volte l’amore è sinonimo di possesso oppure di “avidità”, mi viene in mente la sanguisuga: è quell’amore capace di uccidere fisicamente e spiritualmente.

Recentemente ho vissuto due esperienze di un AMORE tutto maiuscolo e tutto diverso dai normali amori che incontriamo nella nostra vita. L’amore che solo qualcuno è capace di offrire a una persona amata che sta percorrendo il suo ultimo tratto di vita. Un amore totale, limpido come l’acqua di sorgente, caldo come il sole che scalda la terra, nutriente come il latte materno, avvolgente come un morbido mantello. E’ stata per me un’esperienza totale, che mi è entrata dentro e ci è rimasta, che – in un certo senso – mi ha fatto toccare il cielo con un dito perché mi ha permesso di sbirciare in quel luogo laddove l’anima umana raggiunge il massimo della sua altezza. In quelle due stanze, la n. 6 dove un fratello accompagnava la sorella, e la 15, dove una moglie accompagnava il marito,si respirava un AMORE così intenso che sembrava di poterlo tagliare con il coltello!

E allora? Si potrà mai classificare i vari tipi di amore, catalogarli o anche solo elencarli? Penso di no ma se siamo capaci di impostare la nostra vita sull’amore agape che offre senza nulla pretendere, sicuramente viviamo una vita più ricca di amore e di gioia pura.

Marinella

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