Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for luglio 2011

LA DILIGENZA

Anche quest’anno, come sempre nel mese di Luglio mi trovo  nella “mia Roccaraso” dove, come di consueto, qualche giorno fa si è tenuto il Premio “Filomena Carraro” destinato a offrire un riconoscimento ad abruzzesi che si sono distinti in Italia e nel mondo.

In occasione del Premio, ideato e voluto dalla  Associazione culturale “Famiglia Suffoletta” , l’imprenditore Benigno Suffoletta, che ha svolto la sua attività in Italia e negli Stati Uniti ma è originario di Pettorano Sul Gizio, ogni anno presenta un suo libro dedicato al mondo  abruzzese contadino e silvopastorale dell’ottocento.   Le vicende narrate, scritte in dialetto con traduzione in italiano,  riguardano principalmente il mondo degli affetti dell’autore,  spesso dilatato  fino ad inglobare l’intera comunità pettoranese.

I racconti di Benigno Suffoletta sono degli affreschi che, tra realtà e fantasia come avviene comunemente nella tradizione orale, riportano il lettore, con leggerezza, commozione  ed emozione, ad un mondo che sembra lontano anni luce mentre invece è soltanto dell’…altro ieri!

Il libro di quest’anno è intitolato “La Diligenza” e racconta la storia  di un amore e di un matrimonio ricostruiti nel contesto culturale dell’epoca riportandone esattamente usi e costumi.

 Il protagonista Nicola, innamorato della sua bella e prosperosa Rosaria, è impegnato nel servizio di trasporto passeggeri che la diligenza  svolge sul percorso Sulmona-Caianello-Napoli, sostando a Pettorano dove  avviene il cambio dei cavalli per affrontare la salita della Strada Napoleonica che porta al Piano delle Cinquemiglia, allora spesso infestato dai briganti.

Nel  testo non mancano i riferimenti storici relativi al periodo nel quale si svolge la storia d’amore e per me, che ricordo bene il tempo in cui per andare da Roccaraso a Sulmona si percorreva ancora la strada napoleonica, che quando ero una ragazzina ho sentito tante volte raccontare dagli anziani di Roccaraso storie di brigantaggio vissute in prima persona, che ho conosciuto l’ultimo eremita del Santuario della Portella all’inizio del Piano delle Cinquemiglia, che ricordo bufere nelle quali si perdevano incauti viaggiatori che affrontavano il Piano di notte, questa lettura è stata davvero un…tuffo in un passato che non ho vissuto ma del quale ho tanto sentito parlare.

Ma in occasione del Premio c’è stato anche un altro “tuffo” in un passato invece vissuto in prima persona. E’ stato premiato infatti tra gli altri, Samuel Zavatti, ora chairman di una società di consulenza finanziaria ad Hong Kong.

Quando Samuel ha raccontato la sua storia di emigrato negli Stati Uniti a 6 anni insieme alla sorellina di 12 per raggiungere i genitori, mi sono resa conto che aveva ricevuto il visto per gli USA a Napoli proprio negli anni in cui lavoravo presso la Visa Section, Issuance Unit del locale Consolato Generale Americano.. Quando ci siamo incontrati al termine della cerimonia ed abbiamo ricordato insieme tutta la trafila che gli emigranti dovevano fare per il visto, ci sono state lacrime di incredulità e commozione condivise dalla sua bella moglie australiana, fotografie, scambi di biglietti da visita e promesse di successivi incontri. Peccato che ad Hong Kong io ci sia già stata ma nella vita….mai dire mai!

Marinella

Annunci

Read Full Post »

CONSIDERAZIONI

Sarà perché la malattia ha fatto parte della vita della mia famiglia per diversi anni , riuscendo poco alla volta a rosicchiare la stabilità emotiva e mai quella affettiva, aggredendoci all’improvviso e poi via via sempre più impietosamente; sarà dunque perché con essa il dolore, la combattività , la speranza fino alla fine in un miracoloso ed impossibile razionale miglioramento ci ha tenuti con il fiato sospeso ma vigili e attenti  e partecipi vicino a lui che ogni giorno in più si allontanava dalla percezione globale della vita di cui mai comunque abbiamo avuto la certezza; sarà l’ esperienza diretta che ci ha coinvolti e fortemente maturati nell’accoglienza di una esistenza che diventava diversa da come l’avevamo concepita ed affrontata e soprattutto desiderata…sarà tutto questo che mi ha dato l’energia, la serenità  per bussare alla porta di chi è ricoverato in hospice e aspetta che la vita scorra con lui o senza di lui…che scorra  in una difficile accettazione che non è mai completamente tale e che sempre nel fondo conserva la speranza flebile di un cammino… in fondo alla speranza la realtà di un veloce mutamento che non ti dà neanche il tempo di affezionarti perché il tragitto a volte è talmente breve  che il volto di chi lo percorre scompare prima ancora di impressionarsi nel cuore e nella mente. Più raramente  ritrovi quelle rughe, quegli sguardi persi, quei sorrisi che dicono grazie per una coppetta di gelato, per i pochi minuti del tempo che scorre e hai deciso di farlo scorrere mano nella mano di quella persona che non conosci più di tanto e ti sembra di conoscere da sempre. Sarà che sono le piccole solitarie allucinate famiglie all’intorno che ti introducono nella realtà di un’esistenza comunque trascorsa, e che aspettano e sperano e credono  in quel poco tempo che riusciamo a dedicare all’ascolto dei loro sentimenti, delle loro paurose ed impaurite certezze.  Fatto è che il tempo trascorre al di fuori del tempo, si arresta nella storia singola e familiare, riprende a correre poi  nel nostro pensoso rientro ad una vita scandita dalla quotidianità  

Adele

Read Full Post »

BASILICO

“Te ne faccio dono.”  ho trovato scritto “qui”, alla fine del file dedicato alle mie bozze per Piccola Benares …appartiene a una bozza con tutt’altra destinazione, chissà perché finita qui.

E da questo frammento estraneo mi sembra bello riprendere il discorso sospeso qui, su Piccola Benares. Perché è un frammento di un qualcosa che avevo ricevuto e che donavo a mia volta. Come spesso accade, siamo coppe dischiuse a ricevere e a riversare ciò che si è ricevuto. Contenitori di passaggio. Ed è bello sentirsi così, un vaso da riempire e svuotare, una, cento mille volte.

Una, cento, mille volte. Questo incessante iniziare. C’è stato un inatteso inizio nella mia vita, due settimane fa. La mia prima assistenza domiciliare.
Che trepidazione quando sono entrata nella loro casa. La loro casa, la casa di G e P. In hospice sono le case che più o meno timidamente vengono da noi. Quel manto di intimità familiare che spesso ci si porta con sé quando si soggiorna in un luogo estraneo, quel sorriso che arriva dalle foto nelle cornici, dai piccoli oggetti che fanno di una stanza la propria stanza, finché ci si sta. E’ una presenza discreta in hospice, dove si è ospitati, appunto.
Ma a casa no, a casa gli ospiti siamo noi dell’equipe. La realtà in cui ci si immerge abbraccia, e immagino possa anche travolgere. Si vive con i ritmi e gli oggetti della casa. Il contesto si affaccia ai sensi, e a me, che ne sono particolarmente sensibile, parla come un sottotesto alle chiacchiere in cucina con la dolce P. L’ambiente è un sapore che si aggiunge a quello del caffè che P mi offre a ogni visita e che lo rende speciale, lo renderà indimenticabile, così come lo sono e lo saranno i gesti fatti insieme: la spesa al mercato, la pianta di basilico travasata in giardino.

Il basilico. E’ già cresciuto in pochi giorni. L’ho portato nel vaso appena nato da seme, e oggi allungava al sole le foglie  brillanti e fieramente cicciottelle.
Lui cresce. Come la Vita che c’è lì.

Monica

Read Full Post »