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Archive for luglio 2013

Qualche giorno fa sono andata a trovare un’amica malata e tra una chiacchiera e l’altra mi ha fatto vedere un libro di “Aforismi per la vita” che le era stato appena regalato. Ci siamo messe a spulciarlo ne ne abbiamo scoperti alcuni che ci trovavano pienamente d’accordo.

Ve li trascrivo e forse potranno offrirvi qualche spunto di riflessione per le prossime vacanze.

Ricordati sempre che non appartieni a nessuno
e nessuno appartiene a te.

Non lasciar mai entrare nella tua mente
il pensiero di possedere qualcosa.

Se vuoi essere triste nessuno al mondo potrà renderti felice.
Ma se decidi di essere felice nessuno e niente al mondo potrà toglierti la felicitrà.

Un sorriso è come una torcia elettrica:
devi accenderlo per illuminare l’oscurità degli altri.

Il respiro è la corda che tiene uniti l’anima e il corpo.

Non appena il respiro si acquieta, il tuo livello di coscienza si eleva.

Apri le porte alla calma e lascia che i passi del silenzio si introducano gentilmente in tutte le tue attività.

La felicità è come una farfalla che vola via proprio quando allunghiamo una mano con la speranza di catturarla.

Questi aforismi sono di Paramhansa Yogananda

Marinella

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I COLORI DEL VENTO

Come sono belli gli aquiloni! Lievi, colorati, fantasmagorici, spettacolari, immensi con le loro code fluttuanti o minuscoli e velocissimi, fanno sentire la loro voce frusciando nel vento.

E’ davvero strano ma erano tanti anni che non pensavo agli aquiloni fino a quando li ho rivisti recentemente sulla spiaggia di Santa Severa. Vi ho già raccontato di quegli aquiloni terrificanti a forma di pipistrello o vampiro che mi avevano fatto ricordare quelli di carta colorata della mia infanzia.

Ebbene, quest’anno arrivo a Roccaraso proprio quando sul Piano dell’Aremogna inizia il campionato nazionale del volo di aquiloni!
Purtroppo il maltempo ha funestato quotidianamente questa straordinaria e gioiosa manifestazione ma oggi, giornata di chiusura del campionato, nonostante il cielo nero che ogni tanto si squarciava per lasciar passare un fulmineo raggio di sole, sono riuscita a vedere uno spettacolo affascinante.

Gli aquiloni non più di carta colorata ma di un sofisticato materiale probabilmente sintetico, non più ingenui e semplici ma vere e proprie opere di ingegneria…spaziale volteggiavano nel cielo creando scenografie di grande effetto! L’aquilone cellulare, quello acrobatico, quello da combattimento e quello da trazione componevano una sinfonia di colori, di forme, di movimento che impegnava gli occhi e coinvolgeva le emozioni.

Ma lo sapevate che gli aquiloni pensano che la terra sia appesa a un filo?

E allora, anche se non siamo più bambini torniamo a giocare correndo sulle spiagge o sui prati e diamo colori al vento con gioia e allegria.
W gli aquiloni!

Marinella

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E’ la 20ma edizione quella di quest’anno e non è la prima volta che ne scrivo su questo blog ma quando riesco a partecipare mi emoziono come se anche io appartenessi alla terra d’Abruzzo e non ne fossi solo una figlia adottiva. Ecco perché mi piace condividere con voi lettori questo evento annuale.

La XXma edizione a mio giudizio è stata speciale in quanto in apertura Pina Suffoletta ha ricordato con parole emozionanti ed emozionate la sua indimenticata ed indimenticabile Mamma Filomena (Memena), alla cui memoria è dedicato il Premio.

Ho ascoltato la storia di una donna che ha testimoniato la forza d’animo, il coraggio e la capacità di amare tipici di chi appartiene alla terra d’Abruzzo: Memena a 12 anni si prende cura del suo Papà e della sorellina più piccola quando la Mamma emigra negli Stati Uniti, adolescente raggiunge la Mamma in America e a 22 anni conquista il posto di direttrice di una casa di mode. Poi il rientro in Italia per una vacanza e il fulmineo amore e matrimonio con Benigno Suffoletta. E ancora una volta in USA dove nasce il primo figlio. Ma Benigno ha radici troppo forti a Pettorano sul Gizio e quindi il rientro definitivo in Italia.
La famiglia cresce ancora con la nascita del secondogenito e l’imprinting di “Memena” sui figli è molto forte. Sempre con estrema riservatezza e pacatezza ma anche con celata tenerezza trasmette loro i valori forti di chi ha conosciuto la durezza della vita, l’ha affrontata con coraggio, onestà, purezza di intenti, amore per gli altri e determinazione. Crea così un terreno nutriente e favorevole dove far crescere i propri figli che raggiungeranno posizioni importanti nella vita. Tutti valori totalmente condivisi da Benigno che è però molto spesso assente da casa per la sua attività di imprenditore.

Memena muore troppo presto 24 anni fa ma poco dopo nasce il Premio Filomena Carrara Suffoletta per rinnovarne ogni anno il ricordo in quanti l’hanno conosciuta e per onorarne i valori premiando Abruzzesi di nascita, di origine o di adozione che si sono distinti nel mondo.

Anche quest’anno i premiati hanno testimoniato con la loro storia di successi in Italia e all’estero quanto il loro valore sia ovunque apprezzato e quanto tutti loro siano orgogliosi di appartenere al loro Abruzzo.

Mi ha particolarmente colpito la storia del Prof.Di Tunno, famoso specialista delle malattie del midollo spinale che in collaborazione con il Santa Lucia di Roma ha messo a punto un test utilizzato a livello mondiale. Nato e cresciuto negli Stati Uniti così come suo padre, vive a Philadelphia.
Avvalendosi di uno straordinario archivio elaborato dai monaci mormoni nello Utah che raccoglie in microfilm le origini degli immigrati negli USA da tutto il mondo, è riuscito a ricostruire le sue origini abruzzesi sin dai primi anni del XIX° secolo, cioè dal momento i cui, dopo la discesa di Napoleone, l’anagrafe stata resa obbligatoria in Italia. Non sufficientemente contento il Prof. Di Tunno è venuto in Italia, ha rintracciato lontanissimi parenti ed insieme a un “cugino” (di quale grado?) spulciando negli archivi delle chiese è arrivato a ricostruire il suo albero genealogico fino al 1600. Che interesse ed amore per le proprie radici! Ne ho parlato con lui e ne ho apprezzato tutta la passione e l’orgoglio per il successo della sua ricerca.

Queste vicende di emigrazione mi riportano sempre a tutte le storie drammatiche ma anche ricche di speranza che ho condiviso con i tanti emigranti per i quali confezionavo i visti quando lavoravo al Consolato Generale Americano di Napoli negli anni ’50. Quel timbro sul passaporto, il nastrino rosso ed il timbro a secco finale erano da un lato il coronamento di un sogno e dall’altro la lacerazione del distacco da chi si lasciava in Italia. Non potrò mai dimenticarlo!
Forse è anche per questo che l’occasione del Premio Filomena Carrara Suffoletta mi emoziona tanto.

Marinella

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