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Archive for ottobre 2014

Ho scoperto recentemente un delizioso piccolo testo di José Saramago “Il racconto dell’isola sconosciuta”. Ogni pagina, per non dire ogni riga, di questo libretto è densa di significato e ogni volta che lo rileggo scopro nuove ottiche di approccio.

E’ questo il testo che abbiamo utilizzato lo scorso week-end in un immaginario “Viaggio verso l’isola sconosciuta” nel quale siamo stati accompagnati e guidati da Ignazio Punzi, Giuseppe Dardes e Luigi Vittorio Berliri. Tre nocchieri che hanno retto la barra del timone con perizia e fantasia.

Difficile raccontare di questa esperienza se non in forma di cronistoria perché ognuno di noi 26 naviganti ha compiuto un viaggio tutto suo e strettamente personale anche se l’interazione è stata continua e la condivisione spontanea.

Ci siamo imbarcati venerdì pomeriggio verso il luogo geografico dell’approdo: uno splendido monastero isolato nella campagna del reatino; il sole era ancora alto quando abbiamo attraccato ma la tramontana soffiava così forte che ci siamo rintanati tutti nelle nostre cabine per prepararci allo sbarco nella grande sala (ex chiesa) destinata agli incontri.

Subito ci siamo resi conto della cura con cui era stato preparato l’approdo e di come il percorso da compiere nelle due giornate successive fosse ricco di sorprese, di stimoli, di incontri a piccoli gruppi, di giochi che non erano solo giochi e di spunti di riflessione gettati con ami ai quali subito abboccavamo con libertà e piacere.

Un viaggio che, alla mia …veneranda età, non avrei mai pensato di poter ancora compiere, che mi ha svelato parti di me mai considerate prima, che mi ha permesso di capovolgere la mia immagine interiore, e questo non è poco!

Nella condivisione finale ho detto che mi portavo via un’immagine – forse dettata dal freddo di quei giorni ventosi – l’immagine di un camino con molti tronchetti di carbone di legna apparentemente spenti ma che invece nella parte inferiore e nascosta erano ancora caldi e rosseggianti. I “doni” che i tre nocchieri ci hanno fatto durante il viaggio sono stati gli attizzatoi che hanno ravvivato il fuoco facendo scoppiettare il camino con fiamme e scintille. Il bello è che quel fuoco arde ancora in me !

Marinella

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E’ dall’oramai lontano 1996 che i volontari dell’Associazione Progetto Città della Vita si trovano a condividere – prima solo a domicilio e poi anche in hospice – un tempo tutto particolare con le unità sofferenti (malato e familiari) accanto alle quali operano.

Mi viene da definirlo il” tempo dell’attesa, della paura e dello sconforto”.

E’ quel tempo in cui – il più delle volte in un’atmosfera di negazione e di doloroso “teatrino” – tutti attendono la “signora vestita di bianco” ma nessuno ne parla. E’ il tempo dell’isolamento e dell’incomunicabilità. E’ il tempo delle…ultime cose e della preparazione agli addii!

E’ un empo, questo, di fragilità e fatica, per il malato e per chi lo assiste. Le parole spesso mancano, cosi’ come manca – a chi è vicino al malato e vive  prevalentemente in grande solitudine – lo spazio per una sosta, una riflessione sulle complesse emozioni che si attraversano. La fatica fisica e morale, l’isolamento in cui spesso si vive la cura dell’altro e il tempo prima dei saluti possono rendere più fragile l’equilibrio personale e la capacità di ascolto di sè stessi e dell’altro.

Ma oggi c’è un piccolo gruppo gratuito online nel quale si può entrare in qualsiasi momento per essere accolti in uno spazio protetto e riservato nel quale condividere la propria solitudine interiore. Si tratta di “Insieme per accompagnare” e per chiedere di partecipare basta scrivere a info@gruppoeventi.it.

Ho fatto parte per tanti anni del Gruppo Eventi e ne condivido tuttora le tappe più   importanti nella continua offerta di nuove forme di sostegno a chi si trova in situazioni di fragilità emotiva per perdite e lutti. Gli instancabili facilitatori che lo animano sono dotati di grande umanità ed esperienza e ne fanno una “culla” che accoglie, consola, incoraggia e sostiene in momenti tanto difficili della vita.

Marinella

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Eccoci arrivati al terzo ed ultimo “approdo”. Quando il vascello del Nurturing Touch è entrato nella rada la nebbia era alquanto fitta e quindi ha attraccato con prudenza. Ma l’ormeggio è avvenuto felicemente e sulla banchina c’erano 16 persone pronte ad accoglierlo e a scoprirne i segreti.

Un bel gruppo anche questa volta, molto variegato per professionalità e interessi di vita.

Oramai qualche indizio sul percorso previsto per la giornata era trapelato, sebbene i croceristi precedenti avessero tentato di “fare muro” di fronte alle domande dei partecipanti all’ultimo gruppo. Un po’ meno fantasie quindi rispetto al lavoro da fare ma molta consapevolezza circa i temi che sarebbero stati trattati e la pratica da sperimentare.

Il gioco della chiocciolina ha come sempre scaldato l’atmosfera e predisposto gli animi a dedicarsi gli uni agli altri con una grande apertura del cuore.

E’ stato bello vedere – man mano che il lavoro procedeva – i partecipanti entrare nello spirito di questa straordinaria filosofia di massaggio, capire come la tecnica ne costituisca solo il 10 per cento, come la pulizia interiore e la purezza dell’intenzione rendano il “tocco” estremamente consapevole, comunicativo, efficace e significativo. Una scoperta per loro, una conferma per me.

Ma è stato importante per tutti anche poter dedicare uno spazio a prendere consapevolezza del proprio corpo, alla necessità di avere un’occasione per “fermarsi” e ascoltare i propri “bisogni sottili”. Una giornata dedicata dunque non solo all’apprendimento di nuove modalità di comunicazione psico-corporea ma anche all’ascolto delle proprie emozioni, a conoscersi meglio tra membri dell’équipe, a donarsi reciprocamente attenzione e tenerezza.

Mi viene da pensare a una “festa del cuore” e in effetti nella condivisione finale è emerso uno stato d’animo che, salvo un paio di giustificate eccezioni, risultava illuminato dalla luce del sole, che aveva avuto la meglio sulla nebbia del mattino.

Una conclusione di questa lunga crociera che si è svolta in tre tappe, che ha riempito anche il mio cuore di gioia e di sole.

Marinella

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Alla mia età è facile perdere amici talvolta anche più giovani di me. Ma la mia cara amica che è morta molto recentemente aveva 13 anni più di me: una donna straordinaria e una amicizia molto speciale.

Ci eravamo conosciute 17 anni fa per motivi di volontariato e fino a che lei – tedesca di nascita, naturalizzata americana e italiana per matrimonio – era rimasta in Italia, la nostra amicizia si era mantenuta nei limiti della reciproca stima e della buona colleganza.

Un primo cambiamento si è verificato quando circa 13 anni fa lei si è trasferita in Israele ed abbiamo iniziato a scriverci via mail. Dapprima una mail ogni tanto con notizie generiche sulla sua vita in Israele e le mie notizie italiane e poi via via la nostra corrispondenza si è fatta più frequente, intensa ed intima. Quando qualche anno dopo si è nuovamente trasferita negli Stati Uniti e poi ancora da uno Stato all’altro, si è fortemente consolidato il “filo rosso” che oramai ci teneva saldamente unite in un rapporto costruito sull’affetto, la stima e una notevole unità di intenti.

Ho sempre ammirato la sua forza, la sua adattabilità a tante situazioni diverse, la sua capacità di apprezzare e godere delle piccole cose le rimanevano man mano che l’età e le tante malattie avanzavano. A seconda del luogo dove abitava era il coyote che attraversava il giardino che la rallegrava o il canto degli uccellini sull’albero davanti alla sua finestra o ancora la gioia per un pranzo di compleanno in un luogo ameno, fino a qualche tempo fa. Le limitazioni crescevano man mano che il tempo passava ma non l’ho mai sentita lamentarsi o rimpiangere quello che non aveva più.

Ci siamo scritte spesso sull’argomento della nostra morte ed eravamo sempre d’accordo su questo tema: non un giorno di più e la speranza di non dover pesare sulle nostre famiglie.

Io sapevo che cosa lei significava per me, quale lezione di vita mi impartisse continuamente ma non sapevo che cosa io fossi per lei. Pochi giorni fa mi ha scritto il figlio comunicandomi la morte della sua mamma avvenuta dopo pochissimi giorni di ospedalizzazione. E’ così che ho saputo quanto anche io fossi importante per lei e se da un lato mi sento triste e in “lutto di mail” ( nella sua ultima commentava il libro di Kissinger appena uscito)dall’altro sono grata per aver avuto per tanto tempo un’amica così straordinaria e che mi ha insegnato tanto.

Questo non è un addio ma un arrivederci!

Marinella

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Carissimi amici lettori di questo blog,

Avevo promesso di raccontarvi degli approdi successivi al primo ed eccomi qui a riferirvi sul secondo approdo avvenuto il 4 Ottobre.

In realtà temevo che coloro che avevano partecipato al primo viaggio avessero raccontato la loro esperienza ai colleghi e che quindi mancasse quel senso di “scoperta” di un territorio nuovo che rende ogni approdo così stimolante. E invece no, erano stati tutti bravissimi e non avevano svelato nulla in anticipo

Assai diverso l’equipaggio di questo secondo viaggio, prevalentemente composto da operatori dell’équipe Alzheimer e da un solo volontario. Devo dire un magnifico e vivace equipaggio che fin dai primi momenti è stato catturato dal piacere di dedicare uno spazio attento al proprio corpo e a quei famosi “bisogni sottili” dei quali ho parlato tante volte. E poi l’esperienza pratica del dare e del ricevere, del dono e dell’accoglienza, ha creato un clima di straordinaria amicizia e fratellanza.

Il tempo interiore di ognuno al mattino era parecchio nuvoloso ma alla sera il sole splendeva quasi ovunque e la gioia delle scoperte fatte durante la giornata   si era diffusa tra tutti i partecipanti. Nella condivisione finale ho sentito parole come “risveglio, piacere,   amicizia, benessere ”, e tante altre una più significativa e bella dell’altra.

Un attracco felice e proficuo dunque che mi ha riempito il cuore di quell’affettività che ognuno mi ha comunicato stringendomi in un forte abbraccio nel momento del commiato. Grazie ragazzi e ora non rimane che ….scrutare il mare in attesa del terzo e ultimo approdo!

Marinella

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