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Archive for gennaio 2014

COMUNICARE

Sono tante le modalità per comunicare tra esseri umani ma non sempre sono tutte attuabili. 

Un malato ricoverato in una stanza al 4° piano del nostro hospice non può parlare e la comunicazione tra di noi è sbilanciata in quanto io di solito parlo e lui mi guarda  rispondendomi con lo sguardo. Se vuole qualcosa scarabocchia una o due parole su un blocchetto ed io cerco di interpretare il senso di quell’indicazione per provvedere o comunque rispondergli. 

N. è in hospice da parecchio tempo e, sebbene la comunicazione tra di noi sia alquanto scarna, ho la sensazione che ci piacciamo a vicenda perché i suoi occhi si illuminano quando entro nella stanza e da parte mia ne apprezzo la dignità, il rispetto per se stesso e il tentativo di resistere all’aggravamento continuo: cerca ancora di leggere e fare le parole incrociate. Provo molta  comprensione e tenerezza per lui.

Mercoledì quando sono entrata in camera mi ha colpito la sua ancora maggiore fragilità e mi sono resa conto che il tempo si fa corto e forse cortissimo.

Mi ha subito indicato il blocchetto e la penna ed ha scritto una sola parola: “GUARIRE” che in realtà voleva significare “GUARIRO’?”. Dopo un attimo di silenzio perché dovevo “digerire” quella domanda, gli ho chiesto “tu cosa pensi”? E lui ha scosso il capo facendo cenno di no.

Non me la sono sentita di imbastire un discorso vano e ho preferito restare accanto a lui in silenzio con una mano su un suo ginocchio attraverso il lenzuolo, perché non ha mai mostrato di gradire il contatto diretto. Ci siamo guardati a lungo negli occhi e so che sono riuscita a comunicargli tutto il mio dispiacere e la mia vicinanza perché avevamo tutti e due gli occhi lucidi quando l’ho salutato, anzi, quando “ci siamo salutati” perché non so se lunedì prossimo lo troverò ancora in quella stanza del 4° piano.

Marinella

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UN ROGO DEL VANILOQUIO

Un mio caro amico dopo aver letto il mio ultimo post sul silenzio mi ha mandato una bellissima poesia di Mario Luzi. Ho conosciuto Luzi credo più di 15 anni fa quando era già molto avanti con gli anni ma ricordo distintamente le emozioni provate nell’ascoltarlo e quindi molto volentieri condivido con voi lettori questa essenziale poesia.
Marinella

Vorrei arrivare al varco con pochi essenziali bagagli,
liberato da molti inutili, inerziali pesi e zavorre
di cui l’epoca tragica e fatua
ci ha sovraccaricato, noi uomini.
E vorrei passare questa soglia
sostenuto da poche,
sostanziali acquisizioni di scienza e pensiero
e dalle immagini irrevocabili per intensità e bellezza
che sono rimaste
come retaggio.
Occorre credo una catarsi,
una specie di rogo purificatorio
del vaniloquio
cui ci siamo abbandonati
e del quale ci siamo compiaciuti.
Il bulbo della speranza
che ora è occultato sotto il suolo
ingombro di macerie
non muoia,
in attesa di fiorire alla prima primavera.

Mario Luzi

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SUL…SILENZIO

Basta, , stai un po’ zitta, mi hai stordita.  Marinella la vuoi smettere di chiacchierare e fare domande? Ricordati che il silenzio è d’oro mi diceva mia Mamma quando, curiosa e chiacchierina come ero, non la finivo più di parlare, chiedere e raccontare.Il silenzio è d’oro me l’avrà detto centinaia di volte e finalmente ho imparato a stare zitta e a saper ascoltare. 

Poi sono cresciuta e quando ho trovato la mia anima gemella ho sposato un uomo alquanto taciturno. Quanti lunghi silenzi tra di noi e come erano “silenzi parlanti”: C’era quello che io chiamavo il silenzio pieno, bellissimo e che ci univa in una comunicazione straordinariamente intima. Erano momenti di comunione profonda ed io li visualizzavo come quella schiuma che gli edili utilizzano per saldare le grosse crepe nei muri!

E poi c’era il silenzio vuoto, penosissimo e che ci separava totalmente. Era quello dei momenti di profondo disaccordo ed io lo visualizzavo come uno spesso muro di ghiaccio.                                                                                    
Era difficile  far sciogliere quel ghiaccio e alle volte ci voleva qualche giorno ma alla fine era poi bello ritrovarci e magari anche sorridere delle nostre impuntature. 

Gli anni sono passati ed ho incontrato un altro importante silenzio: quello della comunicazione  attraverso il silenzio! Quante volte nelle situazioni difficili le parole risultano vane ed estranee ma una prossimità silenziosa invece comunica con pienezza condivisione di emozioni, partecipazione, consolazione, presenza vera.

E quando la vita è al termine “esserci” in silenzio quanto intensamente può accompagnare il morente nell’attraversamento del ponte.

 

Quelle parole di mia Mamma   “il silenzio è d’oro” nel tempo mi sono ritornate alla mente molte volte e gliene sono sempre grata perché forse è proprio grazie a quel ritornello che sono diventata una buona ascoltatrice e ho  sperimentato quanto è importante saper tacere,  saper ascoltare, e saper “stare in silenzio” .

 

Marinella

 

 

 

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STILL LIFE

Dopo tante giornate di intenso lavoro ieri mi sono concessa un cinema. Sono andata da sola e a piedi (così tra andata e ritorno ho camminato a passo veloce per un’ora) al cinema Fiamma per vedere STILL LIFE.

Ne avevo sentito parlare bene da amiche fidate e devo ringraziarle perché è un film straordinario, forte e intenso ma nel contempo tenero, dolce e delicato. E’ un film sulla solitudine sulla morte ma anche sulla vita, pervaso da una vena di tristezza e di poesia. Insomma un film che tocca tutte le corde dell’animo umano. Ottimo l’interprete!

Sono uscita dal cinema pensierosa e un po’ malinconica ma ripensando alla scena finale il velo di malinconia si è dissolto e mi sono sentita il “cuore caldo”!

Non è certo un film per tutti ma sono sicura che i lettori di questo blog che non l’hanno ancora visto lo amerebbero come l’ho amato io e allora… meglio non dire altro per non influenzare le loro emozioni.

Marinella

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SULLE…MANI

Le mani, questi strumenti meravigliosi, uguali e  diversi per ognuno di noi e che usiamo con modalità così varie e variabili. Mani multiuso mi viene in mente, capaci di esprimere ogni tipo di sentimenti ed emozioni.

E si perché le mani sono anche uno straordinario mezzo di comunicazione che va molto…oltre le parole. Ciò è scientificamente spiegabile perché nel palmo della mano, così come nell’arco plantare, è localizzato il maggior numero di recettori di sensazioni ed emozioni. Basta pensare  alla prima volta che ci siamo tenuti per mano con il nostro primo amore: un’emozione che non si scorda per la vita intera!

Mani capaci di carezze o di schiaffi, mani ruvide, mani morbide, mani mosce e mani forti, mani amorevoli e mani consolatorie…. Ecco dove volevo arrivare, alle mani che accompagnano, che accolgono, che consolano, che significano “io sono qui e non ti lascio solo”.

Nel nostro volontariato è molto più importante saper comunicare attraverso il contatto che saper dire una grande quantità di belle parole. Quante volte ho sentito una mano abbandonarsi fiduciosa tra le mie e ho visto occhi prima disperati calmarsi e abbandonarsi al sonno.  Ma non è sempre osì: pochi giorni fa  quando ho tentato di lasciare lentamente la mano di C.  che non riusciva più a parlare, me la sono sentita afferrare e C. ha cominciato a urlare disperata. Sono rimasta a lungo con lei ma è stato straziante quando ho dovuto infine  lasciarla definitivamente. Gli infermieri mi hanno poi detto che C. si è calmata rapidamente ma io sono stata male tutto il giorno!

Ieri invece mentre le facevo un lieve massaggio alle fragilissime mani L. mi ha sussurrato “che bello, sento la tua energia che mi arriva al cuore”.

Forse dovremmo imparare ad usare le nostre mani più consapevolmente in ogni occasione della vita, anche per una semplice stretta di mano!

Ma perché oggi ho pensato di scrivere qualcosa sulle…mani? Perché mettendo a posto alcune vecchie carte ho riletto su una pagina di giornale debitamente conservata da anni  una frase detta dallo psichiatra Eugenio Borgna nel corso di un’intervista che mi è “entrata dentro”. Eccola:

Le mani che cercano altre mani per scambiare più che un contatto sono le sole zattere su cui imbarcarsi”.

Marinella

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Miei cari amici lettori, ho ricevuto da un’amica questa bella poesia di Davide Maria Turoldo e ve la trascrivo molto volentieri con l’augurio di poter cominciare l’anno lavorativo (oggi molte persone sono tornate al lavoro) sorridendo! Auguri e sorrisi,
Marinella

Ancora un’alba sul mondo:
altra luce, un giorno mai vissuto da nessuno,
ancora qualcuno è nato:
con occhi e mani, e sorride

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