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Archive for Mag 2012

BANDIERA GIALLA

Domenica sera, quando sono andata a dormire stanchissima dopo aver trascorso tutta la giornata al Gemelli per la celebrazione della 11^ Giornata nazionale del Sollievo, ho chiuso gli occhi ma non riuscivo a dormire perché “vedevo” una marea di braccia alzate e di sciarpe gialle che danzavano  gioiosamente al ritmo di “Bandiera gialla”, che contemporaneamente risuonava nelle mie orecchie.  Vedevo braccia adulte e tante tante braccia di ragazzini e bambini, braccia coperte da pigiami e vestaglie, braccia fragili  e braccia nude e …sode. Tutti insieme, capitanati dal Dr. Luca Tagliaferri che ha rivelato straordinarie doti di…intertainer,   a cantare la “canzone del contagio”. Una volta infatti erano le navi ad issare la bandiera gialla sul pennone quando entravano in un porto con un malato infettivo a bordo. Ma questa volta il contagio, che in questo caso non si voleva certo evitare ma anzi trasmettere, era il contagio della solidarietà, della fratellanza, dell’amore.

Una festa davvero straordinaria quest’anno, vivacizzata dalla presenza di 200 studenti di ogni ordine e grado che hanno partecipato al concorso “Un ospedale con più sollievo” e arrivati a Roma con il “treno del sollievo”. Un’…operazione in rande stile con collegamento televisivo tra l’Aula Magna della Facoltà di Medicina dove i ragazzi erano stati  ricevuti  dal Prof. Numa Cellini, e l’atrio del Gemelli dove andava avanti la tradizionale manifestazione alla presenza di malati e familiari nonché dei consueti ospiti del mondo dello spettacolo che hanno partecipato con entusiasmo.

Non voglio aggiungere altro ma la cosa importante è che questa celebrazione,nata  nel 2002 abbastanza in sordina, è man mano cresciuta e mi sembra quasi di vederla espandersi come un palloncino che si gonfia sempre di più e poi vola in alto e lascia cadere i “semi del sollievo”su tutto il territorio nazionale.  Questa è una speranza, un augurio e un apprezzamento per la Fondazione Gigi Ghirotti che l’ha fortemente voluta e che tanto si adopera per diffondere la cultura del sollievo.

marinella

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Questo è il titolo dello studio compiuto dalla Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti e presentato alla conferenza stampa del  24 Maggio in occasione della 11ma Giornata Nazionale del Sollievo.

La “scheda del sollievo” riempita da 23.706 persone ricoverate in vari ospedali italiani e che ha fornito i dati riportati, è nata anche  come strumento di sensibilizzazione alla cultura del sollievo e di informazione sull’esistenza della Legge 38/2010 che garantisce alla cittadinanza il diritto di accedere alle cure palliative ed alla terapia del dolore.  Ma la scheda ha anche il compito di far giungere alle istituzioni la “voce” delle persone ricoverate.

Dal rilevamento i bisogni più frequenti sono risultati:

–         avere accanto i propri cari (39%)

–         sentire meno dolore   (39%)

Questo significa che il dolore è ancora troppo presente nelle corsie ospedaliere.

Se invece si parla di ”sofferenza”, della quale il dolore fisico è solo una componente, i risultati sono diversi in quanto entrano in gioco altri valori.

La conferenza stampa, condotta da Bruno Vespa e con la partecipazione attenta e partecipe del Ministro della Salute Prof. Balduzzi,  del Presidente della Regione Lazio Renata Polverini e dal Presidente della Agenas Dr. Bissoni, è stata seguita da un numero elevato di giornalisti e si è conclusa con l’assegnazione del Premio “Gerbera d’Oro 2012”  all’Unità di Radioterapia Oncologica dell’Ospedale San Camillo di Rieti per il progetto “Fiori di Campo”. Il progetto nasce da un’esperienza di dolore di Silvia: una bimba sarda di 12 anni, raccontata nel suo diario che testimonia speranza, dolori e amore per la vita: un libro toccante e intenso che fa piangere ma anche dolcemente  “sorridere”  per la gioiosità che, malgrado tutto, spesso appare tra le righe!

Nel leggere la motivazione del premio e l’origine del progetto ho provato un’emozione davvero forte perché io ho casualmente conosciuto i genitori di Silvia  in tutt’altro ambito ad Olbia, mi hanno parlato a lungo di  Silvia  e  mi hanno regalato il diario della loro straordinaria bambina. Sarà un caso? Ma no, nulla succede mai per caso!

Marinella

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CEDRO D’ORO 2012

 Si dice che l’albero del cedro abbia virtù terapeutiche ed è per questo che è stato scelto come simbolo della “Giornata nazionale del malato oncologico”.

Si è conclusa oggi nell’Auditorium di via della Conciliazione di Roma la settima edizione della “Giornata”  con due interessanti relazioni e la premiazione dei vincitori del premio “Cedro d’Oro”per il 2012.

La dott.ssa Collicelli del Censis ha illustrato nel dettaglio quali sono i costi sociali della malattia oncologica in Italia e quale il carico, anche economico, che grava sulle famiglie dei malati.

Mons. Andrea Manto, medico e Responsabile dell’Ufficio Nazionale della Pastorale Sanitaria della CEI ha trattato in maniera toccante il tema fondamentale della spiritualità (da non confondere con religiosità) del malato oncologico. Chi opera da tanti anni in oncologia ha potuto così vedere validate le tante esperienze di accompagnamento nelle quali  quasi sempre i temi  della ricerca di senso, di significato, di trascendenza vengono dolorosamente esplorati e affrontati.

I premiati di quest’anno sono :

Cesare Prandelli, che ha giocato la partita per la vita opponendo al cancro la forza dell’amore.

Sergio Audino, che con coraggio ha trasformato la narrazione di sé in un gesto di grande generosità.

Maria Sofia Barbasetti di Prun. per una vita dedicata al volontariato e alla riabilitazione foniatrica per “ridare voce” a tanti malati di cancro.

Ho elencato Maria Sofia per ultima non perché ultima in ordine di importanza, ma perché è di lei che voglio parlarvi.  Ho conosciuto Maria Sofia nel 1980 quando sono entrata nell’AMSO, e subito sono stata attratta dalla sua semplicità, dalla sua gioiosità talvolta quasi infantile unita ad un impegno senza limiti, alla perseveranza e all’entusiasmo che sono tuttora intatti nei suoi bellissimi 86 anni!  Ma è il suo cuore grande che la caratterizza ulteriormente  insieme alla sua generosità.

La mia “mamma del volontariato”, come ho detto tante volte, è stata Silvana Zambrini che, guarda caso, ha preso il “cedro d’oro” nel 2011, Maria Sofia è stata per me come una sorella più grande ed è  questa famiglia straordinaria che mi ha fatto crescere, che ha nutrito la mia motivazione e che mi ha insegnato a essere volontaria.

E’ quindi con grande affetto e gratitudine che l’anno scorso ho festeggiato Silvana e che oggi mi sono unita con entusiasmo alla standing ovation in onore di Maria Sofia.

Marinella

 

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Mi racconta una mia amica che la sua nipotina di 8 anni dopo la morte del nonno le ha detto:

Nonna, ho capito tutto: la vita è come un tema, ha un inizio, uno svolgimento e una fine.

Non è un pensero straordinariamente…lineare? Una bimba con una notevole capacità di analisi e sintesi!

Marinella

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La RSA  (Residenza Sanitaria Assistita) dove sono stata invitata a condurre un Laboratorio Esperienziale di Nurturing Touch è in alta montagna, a Vigo di Fassa nel cuore delle Dolomiti.  Un edificio a due piani più mansarda che si estende in lunghezza, appoggiato all’inizio della pendice sulla quale è appollaiata Vigo: una posizione stupenda sulla vallata contornata dalle cime più famose delle Dolomiti. I prati sono di un verde tenero poiché la neve si è sciolta da poco ma le forsizie sono già in fiore e il verde appare punteggiato  da un giallo luminoso e prepotente.  La sensazione di quiete, di pace, di purezza è profonda e l’atmosfera è ideale per il lavoro previsto.

La “casa” offre spazi molto ampi e confortevoli agli ospiti, circa una cinquantina, e una unità dedicata è riservata ai malati di Alzheimer in fase avanzata.

In contrasto con la quiete esterna, in questo mese di Maggio considerato “stagione morta” nel tempo che sta tra lo sci e i villeggianti estivi, l’attività interna è intensa sin dalle prime ore del mattino e gli operatori si muovono svelti ma, pur presi dalle loro incombenze, ad ogni incontro con gli ospiti non mancano di fermarsi un attimo per una domanda, una carezza, una battuta, una manifestazione di attenzione.

Gli operatori: per la maggior parte provenienti dall’estremo Sud e giunti tra queste montagne attraverso percorsi diversi e assolutamente imprevisti. La “crisi”, che ha costretto, e non solo al Sud,  alla chiusura aziende ed attività private, non è estranea a questa nuova migrazione che ha coinvolto anche giovani già in possesso di una buona e consolidata diversa professionalità.  Altri provengono dall’Est e prevalentemente dalla Russia, anche loro giunti quassù attraverso percorsi difficili.

Pur essendo nella maggioranza operatori socio sanitari non per scelta, mi ha piacevolmente sorpreso il loro atteggiamento verso gli ospiti non solo di buona professionalità ma anche affettivamente importante per la qualità della vita dei residenti.  E’ stato confortante sentire la storia di alcune “rinascite alla vita” di persone che erano entrate apparentemente solo per aspettare la conclusione della loro esistenza e che invece, opportunamente incoraggiate e stimolate, hanno ritrovato il “senso della vita” : una per tutte la M. ora impegnata quotidianamente a preparare manicaretti e piccoli doni culinari per operatori e ospiti (io ho ricevuto in dono uno squisito strudel e un pacco di tagliatelle fresche! ).

I responsabili: sempre sul campo e molto attenti non solo al benessere degli ospiti ma anche  a quello psicologico della forza operativa, alla formazione continua e alla supervisione necessaria per chi opera in un terreno così delicato come quello dell’età avanzata.

Quale luogo migliore per gettare anche qui i “semi” del Nurturing Touch? Semi che, sono fiduciosa, germoglieranno nella maggior parte degli operatori che hanno seguito con impegno la formazione.

Per me è stata un’esperienza del tutto nuova perché non ero mai stata ospitata nella struttura sede del laboratorio esperienziale e invece questa volta per 2 giorni ho vissuto in una RSA, ne ho respirato l’atmosfera, gli odori e i sapori, ho avuto piacevoli incontri con gli operatori  al di fuori del percorso formativo e forse, anche grazie  alla mia parziale napoletanità, mi sono sentita subito accolta con simpatia e fiducia. Davvero un’esperienza abbastanza unica.

Mi è già stato chiesto di ritornare e ho risposto: vedremo. Se potrò mi farà senz’altro piacere. Intanto un grande grazie a tutti i partecipanti al corso per il loro impegno, per la loro sincerità e per tutto ciò che mi hanno donato e un grazie ai responsabili della struttura per la calda accoglienza.

Marinella

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