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Archive for aprile 2016

LETTI VUOTI

Quando il lunedì mattina mi avvicino all’hospice già da alcune decine di metri di distanza posso capire se la “signora vestita di bianco” si è soffermata in Via Mecenate oppure no.

Se il marciapiede antistante l’hospice è deserto probabilmente la situazione durante il week-end si è mantenuta tranquilla, se ci sono uno o più capannelli di persone che parlano, fumano e spesso piangono so già che entrando troverò uno o più letti vuoti.

Vado subito in medicheria a vedere chi ha raggiunto il suo traguardo terreno e se per alcuni mi dico “finalmente”e ringrazio il Signore per aver posto fine alle loro sofferenze, per altri con i quali avevo magari conversato animatamente e piacevolmente un paio di giorni prima rimango sorpresa e più addolorata. Lo so che in hospice queste cose accadono e anzi sono la norma ma l’emozione che accompagna la fine della vita è inevitabile e talvolta incontrollabile.

Ultimamente mi è capitato di vedere una fila di letti vuoti: alcune stanze già pronte per un nuovo ricovero, altre in fase di profonda pulizia, e mi sono soffermata ad ascoltare pensieri ed emozioni che si affollavano ricordando le persone che le avevano abitate per periodi più o meno lunghi. Quante storie di vita condivise, quanti momenti di speranza o di   sconforto, quanta tenerezza e anche gioia quando riuscivo a comunicare tranquillità e a dare qualche attimo di sollievo.

Ma dove, in quale altra occasione di vita avrei potuto accumulare una tale quantità di “scambio di umanità”? Dove avrei potuto ascoltare, accogliere e condividere tante storie vissute talvolta con inaudito coraggio? E allora è questo il momento nel quale ringrazio Dio per il dono di avermi fatto scoprire la dimensione del volontariato e in particolare di questo volontariato. Un dono che ha dato un senso ulteriore alla mia vita e valore alle mie giornate.

Marinella

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CUAMM

 

 

CUAMM, che strana sigla, chissà cosa vorrà significare mi sono domandata qualche giorno fa quando una giovane coppia di amici mi ha in vitata al Recital/Concerto che si è tenuto ieri sera nella magnifica Chiesa di S. Saba, in favore appunto di questa Associazione.

Ecco spiegato l’arcano: CUAMM sta per “Collegio universitario aspiranti e medici missionari”. In pratica “Medici con l’Africa” e non “Medici per l’Africa” ed è proprio questa piccola preposizione che fa la differenza e rende CUAMM così preziosa. Non si fa infatti assistenzialismo ma si “lavora con” a fianco dei più poveri in una prospettiva di sviluppo e cooperazione   per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane.

CUAMM non si occupa solo degli aspetti specificamente sanitari ma anche di tutto ciò che sta, si potrebbe dire nel back stage, per assicurare il miglior funzionamento dei servizi sanitari veri e propri, ad esempio formazione, organizzazione, ecc.

CUAMM è stata fondata nel 1950 3e oggi è presente in   Sud Sudan, Etiopia, Angola, Mozambico, Tanzania e Uganda.

Sono stata molto contenta che l’intrattenimento di ieri sera – testi di San Francesco e Santa Chiara e poesie di Alda Merini lette da Gianni Schena e Maria Luisa Di Berardo, concerto del Coro di San Saba con musiche del Maestro Stefano Scartocci – mi abbia dato l’opportunità di conoscere questa realtà che opera silenziosamente da tanti anni in favore di popolazioni africane ancora tanto disagiate e bisognose.

Mi è anche piaciuta al termine della serata la richiesta di Gianni Schena di un bis della famosa “Dolce Sentire” di Ritz Ortolani, intendendolo come una preghiera di pace in occasione dello straordinario incontro che si è svolto ieri sull’isola di Lesbo tra Papa Francesco, il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I° e l’Arcivescovo di Atene Jeronimus.

E in questo momento mi piace condividere questa mia esperienza con voi cari lettori di piccolabenares. Buona serata domenicale!

Marinella

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AMSO…MON AMOUR

 

Oggi ho tenuto una lezione ai nuovi volontari del corso di formazione dell’AMSO, l’associazione di volontariato che opera da quasi 50 anni presso l’Istituto dei Tumori di Roma (oggi IFO).

Nel vedere i visi interessati e anche un po’ ansiosi dei 28 aspiranti volontari mi sono ritrovata per un istante a quel lontano 1980  quando – neonata nella mia vita di volontaria – iniziavo la formazione in AMSO.   Eravamo due allieve e una sola docente per cinque incontri! I volontari operativi erano 7. Oggi i volontari sono 140, il corso dura alcuni mesi e i docenti sono numerosi! Una realtà operativa davvero ampia ed adeguata alle attuali dimensioni dell’IFO.

Io ho concluso la mia esperienza in AMSO nel 1996 dopo 16 anni di appassionante ed entusiasmante volontariato: una crescita continua in un fuoco d’artificio di nuove idee e importanti realizzazioni.

In seguito ho fondato il Progetto Città della Vita ma è grazie a ciò che ho imparato in quei 16 anni che ho potuto dare vita a questa nuova realtà, che quest’anno compie 20 anni.

Ebbene, oggi il   trovarmi in quell’aula più nella veste   di “madre nobile” che di docente, mi ha emozionata e con gli occhi del ricordo sono tornata indietro di 36 anni.

Questo pomeriggio avevo davanti un bel gruppo di persone che hanno partecipato e interagito con me in maniera intelligente e appassionata. Li ho “sentiti” con domande acute e con vissuti abbastanza notevoli in occasione dell’esperienza di “contatto” che abbiamo fatto.

Direi che è un gruppo promettente e, pur considerando che c’è sempre un “calo fisiologico” tra il numero degli iscritti e quello di chi diventerà volontario operativo, sono fiduciosa che l’AMSO potrà acquisire buoni elementi e che la maggior parte di questo gruppo potrà sperimentare la …gioia del volontariato!

Auguri ragazzi!

Marinella

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