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Archive for novembre 2014

Il primo dicembre a Roma , nella sede dell’ex Istituto oftalmico, verrà inaugurata   laprima “ Casa della Salute” Prati – Trionfale, che   , anche se per un territorio ristrettoall’inizio, vedrà unite come maglie di una stessa rete le strutture sanitarie, quelle comunali e le innumerevoli realtà di volontariato, a difesa, a protezione, ad ascolto ed aiuto delle aspettative sempre più numerose ed incalzanti del cittadino bisognoso.Tutte loro si intrecceranno e si intersecheranno facendo sì che l’eventuale intervento possa tradursi in risposte concrete per chi ad esse si rivolge.

E’ quanto si propone e propone a tutti i presenti nella Sala teatro del S.Spirito, il Direttore Generale della ASL Roma E Dr. Tanese,   in occasione del primo Workshop annuale con la rete delle Associazioni civiche di tutela e di volontariato, al fine di individuare percorsi di miglioramento dei servizi e di umanizzazione delle cure nell’ambito del Piano Strategico 2014/2016.

La Casa della Salute realizza un’integrazione socio-sanitaria, in cui anche le associazioni di volontariato occupano uno spazio rilevante e con le quali è dunque necessario costruire un percorso di confronto, di informazione e di scambio.

Secondo le stime dell’ISTAT ben 7.000 cittadini sono impegnati in Italia nel volontariato. E ben 20 Associazioni di volontariato hanno inviato, a proposito di questa iniziativa, proposte di miglioramento sia riferendosi alla realtà delle strutture, sia prendendo in considerazione l’ambito delle funzioni.

In effetti la Casa della Salute non dovrà essere intesa come un punto di primo soccorso, anche se gli studi dei medici di medicina generale saranno ad essa collegati. È piuttosto uno spazio in cui si creano rapporti di collaborazione, articolazioni con il Distretto Sanitario, integrazione con i Municipi, coordinamento con gli altri servizi distrettuali ospedalieri; si effettueranno strategie preventive e pro-attive (CHRONIC CARE MODEL), si realizzeranno percorsi per gli ammalati cronici, per i quali si registra un forte incremento sia numerico che di comorbilità. In altre parole nella Casa della Salute sarà un   team di professionisti a prendersi cura del cittadino che vi si rivolge.

Tornando al volontariato molte Associazioni presenti hanno sottolineato le necessità e le difficoltà dei percorsi intrapresi, riconoscendo comunque nella validità di una reciproca integrazione dei servizi quella maglia di rete salvifica alla quale il cittadino bisognoso può guardare con la certezza di non finire   nel baratro della burocrazia.

Il PIV ( Progetto Integrato del Volontariato), nato dalla collaborazione tra l’Azienda ASL Roma E, le Associazioni di volontariato e i Csv del Lazio Cesv e Spes, crea una rete tra le associazioni di volontariato che operano negli ospedali e quelle di tutela civiche e di volontariato che operano a livello territoriale come supporto al percorso assistenziale fornito dalle strutture socio sanitarie.

E’ evidente la necessità di una buona integrazione tra volontari e operatori della struttura in cui si opera, sulla base di un adeguato e continuo processo di formazione sia degli uni che degli altri, ai fini di un miglioramento sempre in itinere del servizio da offrire.

Tante le proposte presentate, vediamone alcune:

L’assistenza domiciliare per il malato di Alzheimer richiede un impegno ben maggiore in quanto il malato nella propria casa trova i punti di riferimento che lo aiutano a mantenere il più a lungo possibile una coscienza di sé, a differenza di ciò che avviene nelle RSA, che sono l’ azzeramento della grande rivoluzione Basaglia.

Un maggiore investimento è necessario per alleviare le difficoltà dei disabili non solo nella vita quotidiana ma anche nell’approcciarsi alle realtà sanitarie esterne.

I problemi dell’autismo richiedono una maggiore formazione dei pediatri che dovrebbero essere in grado di applicare uno screening precoce ai bimbi già dai 18 mesi, mentre il personale sanitario dovrebbe essere specificamente preparato per l’accoglienza sia ambulatoriale che ospedaliera dei soggetti affetti da tale patologia.

Molti altri sono stati i temi affrontati e proposti per rendere la Casa della Salute efficiente ed efficace al massimo. Tra questi il telesoccorso per le persone dimesse dall’ospedale, la possibilità di realizzare al 100% la dialisi casalinga per i diabetici, l’attenzione ai bambini problematici con l’aiuto dei rappresentanti delle famiglie come cerniera tra le istituzioni e il mondo scolastico, la collaborazione con i consultori per quanto riguarda il disagio e   le tossicodipendenze.

Dalla complessità e la generalità degli interventi ascoltati è emerso come due siano i valori che di questa immaginaria rete socio-sanitaria rappresentano le maglie che meglio supportano e sopportano il peso della malattia: l’ambiente familiare e l’accoglienza.

Il primo è l’anelito più che umano di vivere e morire tra le “mura dell’anima” cioè tra le mura domestiche, ma forse l’aspetto che maggiormente viene sottolineato, nella scia di quella che si vuole porre come realizzazione dell’umanizzazione dei servizi   sanitari, riguarda proprio l’ACCOGLIENZA, in tutti i campi, sotto tutti i punti di vista, in ogni situazione: quella porta che si apre al malato che bussa, nel pieno rispetto e nell’applicazione continua e fondamentale dell’invito di Cristo “ BUSSATE E VI SARA’ APERTO” che Papa Francesco non si stanca di ripetere, raccomandare, sottolineare, in completa comunione con religioni e credi diversi dal Suo e dal Nostro. Integrazione vuol dire anche questo: bussare, chiedere, entrare accolti da un sorriso, spinti da una speranza.

Adele

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Imparare, confrontarsi, lavorare” è questo il messaggio forte che mi sono portata a casa mercoledì 19 quando è terminata la cerimonia inaugurale del convegno di cui al titolo.

Il congresso, tenutosi nel grande Auditorium Antonianum gremito non solo di cattedratici e scienziati ma anche di tantissimi giovani con una forte predominanza dell’elemento femminile, è stato presentato da Silvia Lefebvre D’Ovidio, perfetta ed elegante padrona di casa nella sua veste di Presidente della Fondazione Maruzza Lefebvre D’Ovidio, che ha voluto ed organizzato questo importante evento scientifico.

Dopo un appassionato intervento del marito di Maruzza, la dott.ssa Franca Benini, punta di diamante nelle cure palliative pediatriche italiane, ha inaugurato ufficialmente il convegno scientifico insieme a Joanne Wolfe, Direttore dell’Ospedale Pediatrico per le cure palliative di Boston.

Due gli interventi di apertura affidati a Chris Feudtner, Direttore del Dipartimento di Etica Medica dell’Ospedale Pediatrico di Philadelphia (USA) e Ann Goldman, consulente per le cure palliative pediatriche all’ Ospedale dei Bambini di Londra.

Pur nella loro diversità sia di contenuti che di stile: uno forse più empatico grazie anche alle doti oratorie e sceniche del relatore, l’altro più didascalico nella sua concretezza di excursus sul cammino compiuto dalle  cure palliative pediatriche a partire dagli anni ’70, ambedue gli interventi hanno dato valore centrale all’importanza della relazione tra curante e unità sofferente (il bambino e i suoi familiari) e   al sostegno per un approccio consapevole alle tante facce dei pensieri di speranza che si avvicendano durante il percorso di malattia. Amore e condivisione, empatia e apertura sono gli ingredienti significativi che permettono di stabilite un’ alleanza terapeutica tra il curante e l’unità sofferente. Alleanza terapeutica che sarà fondamentale non solo durante tutto il percorso di cura ma anche e soprattutto nel momento delle decisioni mediche e quando accade di dover fare scelte difficili.

Tanto altro ci sarebbe da riportare sull’ampiezza delle tematiche scientifiche annunciate ma – nella mia veste di semplice volontaria – mi fermo a questi aspetti relazionali e ritorno sulle tre parole con le quali ho iniziato questo post: imparare, confrontarsi, lavorare. Quanta umiltà, quanto impegno, quanta concretezza in queste tre semplici parole pronunciate da Ann Goldman nella conclusione del suo intervento.

Non posso non esprimere tutta la mia ammirazione per la Fondazione Lefebvre – alla quale mi sento affettivamente legata per antichi trascorsi – che con determinazione e successo porta avanti il suo impegno a 360° nel campo delle cure palliative pediatriche. Auguri e ad naiora!

Marinella

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SIRACUSA 4

Giovedì sono partita per Siracusa con lo zaino pieno di…Nurturing Touch da diffondere, per la quarta volta in dieci anni, tra gli operatori di cure palliative della Associazione OLTRE.

Ieri sera sono tornata con lo zaino pieno di gioia, soddisfazione e tanta affettività perché ho ritrovato amici cari con i quali il legame dello spirito di volontariato, dell’interesse per l’altro, della capacità di donarsi nell’espletamento della propria attività, non si era affievolito nonostante la lontananza.

Questa volta il gruppo era molto composito: non solo operatori sanitari ma anche una mediatrice culturale, una studentessa in ingegneria, una riabilitatrice, due sacerdoti, alcuni volontari dell’associazione OLTRE che ha organizzato il workshop e altri.

La concentrazione, l’attenzione, l’interesse e la meraviglia delle scoperte che si possono fare quando si comunica attraverso un contatto psico-corporeo sono stati una costante di tutta la giornata e la presenza della psicologa di OLTRE, appassionata di questa particolare metodica comunicativa sin dal suo primo incontro con Peggy Dawson, ha permesso nella condivisione finale di far emergere ed elaborare gli aspetti emozionali affiorati durante la pratica delle varie tecniche.

Insomma una giornata piena piena, illuminata da uno splendido e caldo sole che rifletteva benissimo lo stato d’animo dei partecipanti, che si è conclusa con la mia promessa di tornare ancora a Siracusa nei miei…secondi 80 anni!

Marinella

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IL CERCHIO DELLA GIOIA

Il “cerchio della gioia” è una bellissima respirazione che ho imparato alcuni anni fa praticando yoga.

Si tratta di una respirazione molto lenta che si attua in due atti respiratori e che consente, nell’ultima inspirazione, di raccogliere tutto ciò di cui si sente di aver bisogno in quella giornata e di portarselo al cuore, ad esempio pace, quiete, amore, gentilezza o qualsiasi altra cosa secondo le esigenze di ognuno.

Trovo questa modalità respiratoria così bella ed efficace che l’ho adottata con successo per iniziare e terminare i miei workshop di Nurturing Touch. Da un lato è significativo e propiziatorio iniziare un lavoro che dà valore centrale alla calma e alla lentezza del movimento modulando il respiro secondo tale modalità e dall’altro la stessa parola “gioia”, che ricorre così frequentemente durante l’esperienza pratica, predispone gli animi e le mani a trasmettere dolcezza e serenità.

Spero di aver stimolato la vostra curiosità e auguro a tutti di adottare il “cerchio della gioia” per iniziare le giornate più impegnative!

Marinella

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