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Archive for aprile 2014

PASQUETTA

Mi piace molto poter essere in hospice nelle festività e così anche questo lunedì di Pasquetta ho mantenuto il mio turno di servizio.

Ma perché “mi piace”? Ci ho pensato e ho capito che in queste particolari giornate sento ancora più profonda la mia condivisione con la sofferenza e la solitudine, anche spirituale, dei ricoverati.

Lunedì mattina il cielo era terso come accade raramente di questi tempi e una bella luce inondava i corridoi dell’hospice. Sono entrata a…passi felpati più del solito perché non volevo disturbare il clima di intimità che si percepiva nelle stanze dove erano già arrivati familiari ed amici. Lì salutavo, auguravo una giornata serena e non mi trattenevo: la volontaria avrebbe tolto spazio alle persone care e non era proprio il caso.

Ma alcune camere, forse troppe, emanavano una gelida sensazione di isolamento e solitudine. E’ lì che mi sono fermata a lungo per ascoltare, consolare, distrarre ma ho anche scoperto le profonde diversità tra una solitudine e l’altra. Alcune persone erano decisamente sole per mancanza di familiari e di altre relazioni: una solitudine disperata dove è stato più difficile rompere il muro dell’isolamento.
Altre invece lo erano per loro volere: avevano infatti insistito con figli e parenti perché andassero a fare la gita di prammatica e non si sacrificassero accanto a loro.
Ma ora che erano sole, sia pure per loro volere, come sentivano tutto il peso di una giornata nella quale per definizione si fa qualcosa di piacevole…mentre loro si trovavano chiuse in una stanza, allettate e sole!

I percorsi di accompagnamento sono sempre diversi e inimmaginabili a priori ma saltellando tra discorsi impegnativi, ricette culinarie tradizionali, piccoli progetti di vita (perché l’hospice è nonostante tutto un luogo di vita), commenti politici e sul tempo in cui viviamo, senso e significato della vita, mi sono trovata alla fine del giro nella stanza di una dolce signora ricoverata da tempo che mi ha accolto dicendo “ti pensavo e tu sei arrivata”! Ero così contenta di esserci che in quel momento non ho più sentito le gambe pesanti e i piedi gonfi che mi ritrovo quando termino il mio turno.

Ma questo non è tutto perché mi piace condividere la festività anche con gli operatori che hanno lasciato a casa mariti, mogli, bambini e sono venuti a prendersi cura dei malati loro affidati. Anche questo significa fare parte di una équipe!

Marinella

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Era venerdì 11 Aprile quando, in una luminosissima giornata primaverile, ho incontrato un folto gruppo di medici e infermieri che si stanno specializzando in cure palliative presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore attraverso percorsi diversi e riunitisi per partecipare a un workshop di Nurturing Touch.

Molto bello il programma focalizzato sulla conoscenza :

·del corpo e delle sensazioni che rimandano sentimenti,
·del tatto come via di relazione che passa attraverso il corpo,
·del modello Nurturing Touch come via preferenziale per dare sollievo al malato in fase avanzata.

Sapevo che per me era una bella sfida dato l’elevato livello dei discenti ma appena entrata nell’aula didattica di Villa Speranza dove si teneva il workshop, percependo subito una buona energia, curiosità e interesse, ho capito che mi sarei “divertita” e che avremmo passato insieme una bella e nutriente giornata.

In effetti così è stato e passando dalla fase teorica e preparatoria a quella pratica del massaggio vero e proprio è stato un crescendo di coinvolgimento e di appassionata partecipazione alle varie esercitazioni.

Toccare il tema delle emozioni e dei sentimenti che passano attraverso la corporeità e sperimentare il sollievo che si può offrire a una persona il più delle volte chiusa nell’isolamento e nella solitudine in cui facilmente si trova il morente, provoca mozioni forti nell’operatore e gli consente di scoprire nuovi orizzonti sul valore della sua vita professionale.

Per me volontaria è molto gratificante poter partecipare, anche se ancora in un microcosmo, a questo processo culturale di umanizzazione delle professioni sanitarie e la mia speranza è che queste iniziative possano diffondersi a macchia d’olio e divenire strutturate nella formazione universitaria della classe medica.

Marinella

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UNA NUOVA ESPERIENZA

Il mio “mandato” era : insegnare , un approccio comunicativo attraverso il contatto agli operatori che assistono un giovane di 29 anni cerebroleso dalla nascita e portatore di tracheotomia.

Confesso che ero un pochino preoccupata perché non avevo mai sperimentato il Nurturing Touch in un contesto di questo tipo. Si trattava di vedere come era la situazione e capire se e in quale modo qui poteva essere utilizzata proficuamente questa “filosofia di massaggio”.

Una decina i presenti tra operatori sociali e infermieri: tutti molto incuriositi da questa sconosciuta metodica ma tutti già ben consapevoli dell’importanza dell’approccio tattile alla persona soprattutto quando non vi è alcuna altra possibilità comunicativa.

Quando ho visto M. così fragile e indifeso ma così tanto amato non solo dalla sua mamma ma da tutti coloro che si prendono cura di lui “h24”, mi si è allargato il cuore invaso dalla tenerezza che ho provato subito per lui. Più tardi, quando dalla fase preparatoria e teorica siamo passati alla pratica e ho massaggiato i suoi piedi, morbidi come quelli di un neonato per non aver mai sopportato il peso della persona e che non l’hanno mai portato in giro per il mondo come fanno tutti i giovani, il cuore mi si è invece stretto per una forma di rimpianto e commozione. Ma quando l’ho visto addormentarsi durante il massaggio ho capito che stavamo facendo la cosa giusta e che il Nurturing Touch può essere un’ulteriore forma di “care” per fargli arrivare, forse, qualche barlume di tutto l’amore che lo circonda.

A fine giornata eravamo tutti stanchi ma contenti di esserci incontrati e di aver integrato le nostre esperienze e conoscenze nell’assistenza a chi si trova in situazione di fragilità estrema. Una nuova esperienza da condividere con Peggy Dawson!

Marinella

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LAURA CAMPANELLO

Quando sono entrata nella grande sala dove sabato 5 Aprile è stato presentato a Roma il libro di Laura Campanello “Sono vivo ed è solo l’inizio: riflessioni filosofiche sulla vita e sulla morte” , del quale ho già ampiamente parlato su questo blog, ho sentito istintivamente il desiderio di dirigermi verso di lei ed abbracciarla senza neanche chiedergliene il permesso.

Era un desiderio che tante volte avevo percepito durante la lettura del libro, per ringraziarla di aver affrontato con tanta chiarezza e competenza un tema così difficile e “sottile”. Ma la cosa bella è stata che Laura non si è limitata a rispondere all’abbraccio di questa sconosciuta ma mi ha stretta come se ci conoscessimo da anni. Insomma è stato “amore al primo colpo” come ha scritto Ken Wilber nel suo bel libro “Grazia e grinta: la malattia mortale come occasione di crescita”.

Il clima della sala è stato subito caldo e affiatato e i tanti presenti, tutti veramente interessati al tema trattato dall’autrice, costituivano un uditorio di grande qualità. Sono rare le presentazioni dei libri dove si percepisce la tensione all’ascolto così come l’ho sentita in quelle due ore.

Livia Aite, psicologa e fondatrice del Gruppo Eventi, ha inizialmente presentato il testo e a seguire Barbara Massimilla psichiatra, Anna Dardelli oncologa palliativista e io come volontaria, abbiamo commentato e collegato le risonanze trovate nel libro e le riflessioni che queste hanno indotto. L’attrice Roberta Paladini ha letto alcuni frammenti del testo appositamente selezionati e un significativo collage sul tema della spiritualità che così tanta influenza può avere sulla qualità della vita di chi sta per raggiungere il suo traguardo terreno.

Una mattinata densa di emozioni, di affettività e di condivisione che si è conclusa con l’auspicio che questo sia…solo l’inizio!

Marinella

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LARINO 3

Mancavo da Larino da alcuni anni ma venerdì scorso ci sono tornata ed era la mia terza volta.
Sono stata infatti invitata a tenere una lezione sul “valore del tocco” nell’ambito del “Corso base in cure palliative per operatori sanitari” che si svolge in quattro giornate intensive nell’arco di quattro mesi.

Folto l’uditorio e composto da medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, operatori socio sanitari e volontari. Tutti molto interessati ad integrare le conoscenze professionali già acquisite con quello sguardo di umanità che caratterizza le cure palliative.

Il mio compito è stato facilitato dalla splendida relazione che ha tenuto Don Antonio sacerdote molto illuminato, sulla spiritualità nella fase finale della vita, nella quale ha dato valore centrale alla fragilità e alla ricerca di senso.
Ascoltando ho avuto la sensazione che Don Antonio stendesse un tappeto rosso davanti a me sul quale io potevo procedere con facilità.
Mi sono talmente commossa ed emozionata per la comunione di intenti percepita che al termine del suo intervento gli ho chiesto “è sconveniente se le chiedo di abbracciarla”? E così ci siamo stretti in un abbraccio di intensa condivisione.

E’ stato bello come sempre trasmettere le mie conoscenze ed esperienze sul valore del contatto come strumento di comunicazione intima e profonda: una comunicazione che va da cuore a cuore e da anima ad anima. Ed è stato bello percepire quanto l’uditorio fosse…terreno fertile e già ben nutrito!

Dopo una sperimentazione pratica breve ma già sufficiente a far capire quanto sia importante usare il tatto e tutti i nostri sensi nella relazione d’aiuto con l’altro, ci siamo salutati con la loro richiesta di tornare per un Larino 4!

Marinella

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