Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for febbraio 2019

ROMA

Quando mi sono trasferita a Roma nel 1960 non volevo lasciare Napoli e ho resistito a lungo all’allettante proposta di lavoro che mi giungeva dalla capitale. Ricordo che il giorno della decisione finale, quando ancora esitavo, il Direttore Generale della Società che mi offriva il lavoro mi disse “signorina, consideri che lavorerà nel top management e che vivrà a Roma: una città al TOP in tutto”!

Successive facilities che mi vennero offerte mi convinsero definitivamente e devo dire che, allora, ho trovato in questa città una straordinaria energia accompagnata da volontà di costruire e crescere con entusiasmo.

Pur avendo sempre nel cuore la mia Napoli, sono stata presto conquistata non solo dalla storia e dall’arte che a Roma trasudano da ogni pietra, ma anche dal cima che vi si respirava. Forse quei primi anni ’60 sono stati il punto più alto della vitalità nella Roma del dopoguerra.

Oggi mi domando come in soli 50 anni la città sia così miseramente cambiata. Non parlo solo del decadimento che l’occhio vede dovunque si posi ma proprio di quel clima che mi aveva sprovincializzato e conquistata.

Oggi Roma mi appare come una vecchia signora con i vestiti sgualciti, impolverati e anche un po’ strappati, delusa, rassegnata, ripiegata su se stessa. L’apparenza è proprio questa ed è accentuata dalla presenza di alcuni bagagli, sdruciti anche loro ma custoditi gelosamente dalla vecchia signora. Sono preziosi in quanto contengono non solo ricordi di quello che è stato e non è più ma anche alcune radici salvate che – nonostante il buio che le circonda – non sono morte e stanno germogliando.

Germogli di vario genere e valore ma vitali per la rinascita e ricostruzione di una Roma capace di rialzare la testa ed offrire ai giovani che oggi la abitano una vivibilità degna del suo passato, e pronta ad affrontare le sfide di un futuro che non accetta soste, farfugliamenti, ripensamenti, tentennamenti.

Questa non è solo utopia perché nei giorni scorsi., a solo 12 ore di distanza, ho visto due di quei germogli – diversissimi tra loro – che facevano capolino dai bagagli impolverati della vecchia signora. Uno, solo apparentemente ludico, e l’altro invece molto impegnato.

Ecco come è andata: sabato pomeriggio sono stata alla presentazione dei sonetti romaneschi del mio amico Giampiero Leodori, valente architetto nonché ispirato poeta. Molte le risate ma quanta cultura, filosofia, storia , intelligenza e acume dietro quelle rime. Insomma lo spirito dei “romani de Roma” non è morto ed è pronto a risollevarsi e contribuire alla…ricostruzione.
Domenica mattina invece ho partecipato ad una bella manifestazione in Piazza Vittorio organizzata dalla scuola elementare Di Donato, molto nota per il valore dei suoi insegnanti e l’apertura verso l’altro, diversamente straniero e/o diversamente sfortunato ma ugualmente cittadino di un unico mondo. Uguaglianza, fraternità, solidarietà e accoglienza, era questo lo spirito di una manifestazione allegra e gioiosa dove i bambini erano tanti, così come erano tanti i rappresentanti di altre scuole e altre associazioni, tra cui molto visibile, l’Associazione “Mani Rosse Antirazziste”.
Temi importanti, affrontati con intelligenza e coerenza.

Insomma, voglio essere ottimista ed essendo anche io una vecchia signora, mi impegno a non lasciare che la polvere della delusione e dello scoramento appesantisca troppo le mie vesti. Però…damose una mano tutti insieme!

Marinella

Annunci

Read Full Post »

VIA TASSO 155 – ROMA

Apparentemente è del tutto casuale che io abbia visitato il Museo Storico della Liberazione di Roma, a meno di una settimana dalla visita al Cimitero Militare di Nettuno. Tra l’altro tutto questo accadeva nel periodo in cui venivano ricordati e commemorati la tragedia della Shoah e gli ecidi dei campi di sterminio in Germania. Ma esiste qualcosa che accada…solo per caso ?

In effetti da quando abito all’Esquilino mi sono riproposta più volte di andare a visitare il Museo di Via Tasso ma è solo sabato scorso che mi è capitata l’occasione di partecipare a una bella visita guidata.
Nella mia fantasia avevo immaginato quella prigione come una villetta circondata da un giardino che la isolasse dalle abitazioni circostanti. Invece mi sono trovata davanti a un rigido palazzone squadrato che, nonostante il colore giallo canarino, mi ha ricordato certi tristissimi edifici grigi visti a Berlino Est prima della caduta del Muro.

Tra il Settembre 1943 e il Giugno 1944, alcuni piani di quel palazzone, già adibiti a uffici culturali dell’ambasciata tedesca, furono trasformati in prigione della polizia politica germanica, il cui capo era il Col. Herbert Kappler, anche alla testa della Polizia di Sicurezza.

Più di 2000 persone di cui 300 donne, vittime di rastrellamenti e catture varie, sono transitate per quelle stanze, ancora conservate come erano a quel tempo. Finestre murate, impianto elettrico disattivato, assi per dormire sul pavimento, 2 minuti mattina e sera per andare al bagno incluso il lavaggio, pochissima aria proveniente dal sopraluce delle porte e da qualche bocca di lupo, un solo pasto al giorno costituito da una brodaglia di patate e cavoli con 2 pezzi di pane e… botte e torture di spaventosa crudeltà.

Ogni appartamento è costituito da tre stanze e uno stanzino, adibito a cella di isolamento, sulle cui pareti ancora si leggono graffiti che non esprimono rabbia, paura e odio ma prevalentemente preghiere e messaggi per le famiglie. I prigionieri assiepati nelle camere (14-20 per stanza) non potevano parlare tra di loro. Le pareti delle stanze adibite a interrogatori e torture – per strappare informazioni sulla Resistenza – ancora trasudano tutto l’orrore che hanno vissuto. A me è venuto da pensare che, se da un lato è giusto che un Museo ricordi l’accaduto per memoria e per scongiurare che si possano ripetere eventi così disumani, dall’altro lato, forse, sarebbe stato meglio bruciare tutto l’edificio e cancellare la memoria di tanta atrocità proprio per evitare tentazioni di riprodurre percorsi così efferati.

Quando a Roma si nomina Via Tasso la memoria salta subito all’eccidio delle Fosse Ardeatine dopo l’attentato di Via Rasella. Infatti molti prigionieri furono prelevati da Via Tasso 155 per raggiungere il numero di 335 ostaggi da fucilare, come rappresaglia per i 33 tedeschi periti a causa della bomba piazzata dai partigiani.

Sono tornata a casa con il cuore piccolo piccolo e lo stomaco stretto ma per fortuna ho incontrato mio nipote Paolo (IV Liceo Classico) che rientrava da una giornata di scuola/lavoro presso l’ Università di Roma 3, dove un gruppo di studenti sta elaborando un progetto… di pace mondiale.| Prendiamolo come buon auspicio!

Marinella

Read Full Post »

CIMITERI DI GUERRA

La guerra, la Seconda Guerra Mondiale, è oramai lontana nel ricordo di noi che c’eravamo, infatti sono passati ben 74 anni dalla sua fine. Tuttavia è incredibile come ogni memoria sia vivissima nella mente di chi l’ha vissuta.

Nel mio quotidiano non ci penso ma se qualche evento mi riporta a quei giorni, mesi, anni, ne ricordo ogni dettaglio, ne risento le voci, gli odori e anche i tanti attimi di terrore.

Domenica scorsa sono stata invitata a pranzo da amici che abitano a Nettuno e nel pomeriggio mi hanno portata a visitare il Cimitero Militare Americano. Il tempo era brutto e l’immensa area disseminata di bianche Croci latine (7.738 più 122 Stelle di Davide) era deserta, silenziosa e sorprendentemente piena di presenza.

Quanta emozione e che tuffo in quel passato bellico e post-bellico! Molti anni fa avevo visitato il cimitero inglese di Firenze e quello francese di Venafro ma mai come questa volta mi ero sentita così presa dall’energia che percepivo in quel luogo.
Forse oggi sono diversa io o ciò è accaduto grazie alla lunga e appassionata descrizione del luogo e degli eventi che ancora oggi accadono, della signora addetta all’accoglienza dei visitatori. Ancora tanti i familiari (figli e soprattutto nipoti) che si recano a visitare le tombe di genitori, zii e nonni. E poi la bella iniziativa degli studenti di un’università americana con una sede a Roma: ogni studente ha “adottato” una tomba, ha ricostruito la storia della salma che la abita e l’ha raccolta in un fascicolo. Così ora molte di quelle lapidi non corrispondono più solo a un nome ma hanno la storia di un uomo (o di una donna, ) alle spalle .

Il cimitero ospita tutti i militari statunitensi deceduti tra il 1943 e il 1944 dalla Sicilia a Roma ed è stato inaugurato nel 1956.

Mi piacerebbe che le scolaresche e soprattutto gli studenti delle scuole secondarie superiori fossero portati a visitare i cimiteri di guerra, non solo per non dimenticare ma anche per rendersi ben conto di quanto l’Unione Europea sia preziosa per scongiurare altre guerre fratricide.

Marinella

Read Full Post »