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Archive for gennaio 2011

ANNIVERSARIO

Il 25 Gennaio ho compiuto un anno di servizio in hospice e vorrei qui soffermarmi per ripercorrere con voi il cammino fatto. Dopo tanta, bella e formativa teoria finalmente quel 25 gennaio 2010 sono potuta salire con Marinella e aprire quelle porte per capire se era quello che volevo e perché o se, piuttosto, avrei avuto voglia di scappare!.

Voglio ringraziare innanzitutto marinella, Vito, Luigina per la fiducia che hanno riposto in me, i miei due” colleghi ” Antonio e Giuliano per il supporto e la pazienza, tutto il personale  dell’hospice per la crescente collaborazione. Ma soprattutto voglio ringraziare loro : Agostino della stanza 6 che è¨ stato il primo che ho visto, Luciano che inizialmente faceva finta di dormire e alla fine mi puliva la sedia per farmi accomodare, Maurizio ed i suoi occhi immensi, Luigi e i suoi budini al cioccolato, l’ Arch. Giancarlo e il ritratto che mi ha fatto, Raffaella e la figlia adottiva che le riempiva la stanza di fiori freschi, Ubaldo e la sua ingenuità  da fanciullo, Rosario e le conversazioni senza fine, Amalia e la foto di Trastevere sul comodino, Adriana e le sue figlie, il tenerissimo Matteo, l’ affettuoso Vladimiro, Lucia e Irene volate via da pochi giorni, tutti gli altri che ci sono stati e quelli che verranno perché il cammino continua…!.

Gloria

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Nel programma del Master in Cure Palliative che si concluderà nella prossima primavera, AnteaFormad ha inserito una formazione in Nurturing Touch più consistente ed efficace rispetto alla passata edizione del Master stesso. Ieri infatti  ho condotto, con Francesca volontaria Antea, un Laboratorio Esperienziale di Nurturing Touch della durata di otto ore.

Confesso che ero lievemente preoccupata alla prospettiva di interagire con tanti medici contemporaneamente: temevo una certa dose di scetticismo da parte di chi, per cultura professionale, non è abituato ad un approccio psico-corporeo con il malato. Invece è stata per me una giornata ricca di belle sorprese. Ho trovato un gruppo molto affiatato di medici e infermiere aperto a questa nuova esperienza e desideroso di sperimentare e…sperimentarsi! Le ore sono volate nell’alternarsi delle varie fasi del percorso formativo, sono affiorate emozioni forti e tanta entusiastica meraviglia dei discenti nello scoprire quale potente mezzo di comunicazione intima e profonda sia il Nurturing Touch, quale sia il beneficio che prova non solo chi lo riceve ma anche chi lo pratica e quale potere terapeutico abbia un tocco consapevole accompagnato dalla purezza dell’intenzione dell’operatore.

E’ stato possibile anche evidenziare e percepire quale miglioramento possa apportare la conoscenza del Nurturing Touch nel clima dell’équipe di cure palliative e quale valore co-terapeutico abbia la pratica di questa filosofia di massaggio che ha ogni buon diritto di essere considerata una terapia complementare..

Voglio ringraziare anche in questa sede i miei “allievi” di ieri che si sono messi in gioco con tanta  bella disponibilità e umanità e che mi hanno affettuosamente dimostrato il loro apprezzamento per questo incontro con il Nurturing Touch.

Marinella

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LA VERITA’

Non vorrei che questo titolo inducesse i lettori a pensare che voglio cimentarmi con il difficile argomento del dire o non dire la verità al malato. Non avrei nessun titolo per farlo perché sono solo una volontaria ma voglio semplicemente condividere con voi un’esperienza di alcuni giorni fa, alla quale continuo a pensare con grande dispiacere.

Premetto che la mia posizione personale rispetto al problema del “dire o non dire” è sempre stata quella di dire tutta la verità possibile, nel pieno rispetto della unicità di ogni persona malata e lasciando sempre un margine, per quanto piccolo, a una qualche speranza. Una speranza che può variare nel procedere della malattia. E comunque cerco di evitare di dire  bugie, proprio nel rispetto della dignità dell’altro.

Orbene: alcuni giorni fa mi trovavo nella stanza di una persona in fase di terminalità molto avanzata. Una persona che ha occupato cariche  importanti nello Stato, che ha scritto libri, che al momento del ricovero aveva dimostrato, con i racconti della sua vita, di avere una mente molto vivace e una  intelligenza fuor del comune.  Con grande difficoltà di espressione quel giorno M. mi diceva che, alla fine della vita ,si domandava il valore di ciò che avevascritto. A quel punto un suo giovane discepolo presente nella stanza gli ha gridato “ma perché dici cos? Tu stai guarendo, tua moglie sta facendo tutto il necessario per farti guarire”! M. mi ha guardato con occhi disperati e con le labbra  piegate all’ingiù e io mi sono sentita stringere il cuore per l’offesa fatta alla sua dignità .Data la mia posizione, non ho potuto aprire bocca e appena possibile mi sono allontanata dalla stanza, riferendo poi alla psicologa.

Mi è venuta subito in mente la “Morte di Ivan Illich” e la sua testimonianza sulla…menzogna come la peggior tortura! Ecco, non volevo fare altro che condividere con voi lettori questa esperienza che mi ha toccato profondamente. Forse qualcuno di voi vorrà interrogarsi su questo dilemma non ancora risolto anche se tanto discusso. Grazie per l’attenzione.

Marinella

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STANZA 6

Stamane mi trovavo in hospice “fuori servizio”, cioè al di là del mio regolare turno e specificamente per fare un trattamento di Nurturing Touch completo: massaggio, magnetic clearing, rilassamento guidato e visualizzazione, a una paziente molto speciale.

I. è una bella e simpatica signora di 56 anni che quando è entrata mi ha detto di essersi ricoverata solo per riacquistare un po’ di forze. Era allegra, usciva spesso con la figlia o con gli amici e, quando la fisioterapista, ben sapendo quale sarebbe stato il percorso di malattia  le ha proposto il Nurturing Touch, ha accettato subito con entusiasmo. Tra di noi si è stabilita immediatamente una forte comunicazione perché lei si è abbandonata con fiducia sia al contatto con le mie mani sia nel seguire le tecniche di rilassamento.

Le settimane sono volate una dopo l’altra e le condizioni cliniche di I. sono molto peggiorate. Lei oggi è consapevole che sta morendo, lo dice apertamente e si stupisce perché è lei che deve fare coraggio ai tanti amici che la vengono a trovare. Il suo più grande dolore è lasciare la figlia, che ha esattamente l’età che avevo io quando è morta mia Mamma all’età di 57 anni. Forse è questo ripetersi di una mia dolorosa e mai dimenticata vicenda personale che mi rende I. così cara e che ci unisce in maniera così forte. Forse è semplicemente la gioia “pura” di vedere quanto sollievo le procura il Nurturing Touch. Non so e non è importante saperlo ma l’abbraccio che ci siamo scambiate stamane era così intenso che ci ha fatto venire le lacrime agli occhi.

Uscendo dall’hospice ho fatto una riflessione: mi sembra che alcune stanze dell’hospice si portino appresso una specie di “imprinting”. Ricordate la carissima B. anche lei nella stanza 6, della quale ho tanto scritto? E poi ci sono state altre pazienti della stanza 6 con le quali si sono creati legami particolarmente intensi.

La stanza 16 invece sembra essere destinata a persone che vi rimangono particolarmente a lungo e anche la 25 sembra ospitare pazienti con caratteristiche particolari ed analoghe. Magia o semplice caso? Non so neanche questo ma d’ora in avanti porrò particolare attenzione alla “personalità” delle stanze.

Buona Befana cari lettori e sono ancora in tempo per augurarvi Buon Anno.

Marinella

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