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Archive for gennaio 2015

Il Lions club del distretto Lions 108 L comprendente i club Lions (Lazio,Umbria,Sardegna) si è attivato in favore ella cittadinanza romana progettando di offrire un servizio di volontariato gratuito per portare solidarietà e sollievo a coloro che si trovano in stato di fragilità per malattia, anzianità o solitudine. La solitudine in una grande metropoli come la nostra acuisce infatti ogni situazione critica e costituisce essa stessa una problematica che causa grave sofferenza.

Ecco perché è stato lanciato un appello a tutti i soci affinché chi sente una spinta solidale verso coloro che si trovano in stato di bisogno possa darle concretezza offrendo e ricevendo amicizia, conforto e umanità. Questo nuovo impegno si inserisce perfettamente nella filosofia che ha sempre determinato l’agire del Lions Club.

E’ così che ieri ho incontrato i primi volontari per iniziare un percorso di approccio al volontariato che consenta di dare forma alla spinta motivazionale iniziale. Sono previsti altri due incontri nel corso dei quali cercherò di aprire le porte della mia esperienza e gettare dei semi in un terreno già ben predisposto affinché possano nascere nuovi germogli e poi piante, fiori e frutti.

E’ dalla condivisione dell’esperienza infatti che possono emergere forze nuove capaci di intervenire in un processo di umanizzazione del territorio nel quale viviamo.

Una sfida per me, un impegno per loro, una speranza per coloro che potranno usufruire del volontariato Lions.

Marinella

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ORIZZONTI DI BIOETICA

E’ nell’ambito di questo ampio “panorama” che la Parrocchia di Santa Maria delle Mole ha organizzato cinque incontri di bioetica: tema quanto mai attuale in questo tempo di velocissimo sviluppo tecnologico. La bioetica è infatti quella scienza nel cui scenario operano esperti di discipline diverse (filosofi, giuristi, psicologi, sociologi, medici, teologi, ecc) impegnati a studiare e riflettere sulle problematiche morali emergenti dalle nuove conquiste della medicina e della biologia,  stabilendone i limiti nella salvaguardia della dignità dell’essere umano.

Ecco i temi oggetto dei cinque incontri:

Il testamento biologico

Come moriamo

La procreazione medicalmente assistita

La donazione degli organi

La sperimentazione dei farmaci in ambito sanitario e l’accanimento terapeutico

Ovviamente a me è stato affidato il secondo tema. Come moriamo? Bella domanda ho pensato subito quando me ne hanno parlato. La prima risposta che mi sono data è stata “come abbiamo vissuto”! Ritengo infatti che se abbiamo vissuto nella consapevolezza che la morte fa parte della vita, potremo consapevolmente accettarla e affrontarla in piena condivisione con i nostri affetti. Se invece l’avremo ignorata, esorcizzata, rimossa, potremmo morire nella negazione, nella solitudine e nell’isolamento esistenziale sprecando così il preziosissimo “tempo del morire”. Quel tempo nel quale si può perdonare, ringraziare, esprimere il proprio amore per i nostri cari con quelle parole che forse non abbiamo mai avuto il coraggio di pronunciare, insomma quel tempo che ci può consentire di “raggiungere l’altra sponda” in pace con noi stessi e con il mondo che ci circonda.

E’ su questo presupposto che ho impostato il mio intervento portandolo nella mia esperienza di 35 anni di …frequentazione della “signora vestita di bianco” e spero di essere riuscita a trasmettere all’uditorio il mio sereno rapporto con “lei”.

Marinella

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BRAVA EMMA

Brava carissima Emma Bonino, ti scrivo perché non so se sei consapevole dell’ampia gamma di ricaduta della tua “dichiarazione di malattia oncologica”.

Certamente tanta ammirazione per il tuo coraggio e la tua determinazione di continuare ad impegnarti nella politica, tanta sincera condivisione e apprezzamento per la correttezza del tuo comportamento come esponente politico di rilievo.

Ma c’è un altro aspetto molto importante per l’intera popolazione e soprattutto per coloro che sono affetti da cancro: chiamiamolo con il suo vero nome senza usare giri di parole!

Il tuo esempio avrà un grosso impatto sulla consapevolezza che non bisogna nascondersi e chiudersi in preda allo sconforto e alle più nere previsioni. No, come hai fatto tu, bisogna condividere per  “vivere la malattia” e combatterla con la speranza di guarigione perché oggi il cancro non è più sinonimo di m “orte certa e la scienza medica offre grandi possibilità terapeutiche con ottimi risultati.

Grazie Emma e scusami se mi sono permessa di darti del “tu” ma mi è venuto dal cuore insieme a un sincerissimo augurio di buon recupero e guarigione completa.

Marinella

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MI DISPIACE…

Aiutami Marinella… aiutami Marinella…aiutami Marinella non posso dimenticare queste implorazioni pronunciate con voce sempre più flebile mercoledì scorso da N.: una bella signora bionda ancora piuttosto giovane che avevo incontrato per la prima volta due giorni prima in hospice, poco dopo il suo ricovero.

Lunedì mattina infatti la psicologa mi aveva chiesto di praticarle un trattamento di Nurturing Touch in quanto molto inquieta e sofferente. Era stato un incontro assai positivo e dopo il massaggio avevamo fatto un rilassamento guidato e una visualizzazione. Avevo poi saputo che subito dopo aveva dormito tranquilla per due ore e mezzo.

Si era infatti molto rilassata e avevamo preso un appuntamento per mercoledì pomeriggio quando io mi sarei recata in hospice per togliere gli addobbi natalizi. Avevo deciso che mi sarei prima occupata degli addobbi e poi sarei andata nella sua stanza ma appena entrata nell’ingresso tutti coloro che ho incontrato mi hanno detto “corri da N. che è molto sofferente e ti aspetta con ansia”. Entrata nella stanza ho percepito subito il notevole peggioramento avvenuto in quei due giorni, la sua tangibile sofferenza e la sua agitazione. Prima di iniziare il massaggio ho quindi praticato un “Magnetic clearing” sperando di riuscire a calmarla un poco e poi un lungo massaggio ai piedi e alle gambe. Tentato senza successo il rilassamento sono passata a due diverse visualizzazioni ma N. tra un aiutami Marinella e un altro mormorava “non ce la faccio”.

Mi sono arresa solo quando è entrata un’infermiera per una manovra assistenziale e nel congedarmi N. ha sussurrato “mi dispiace”. Povera cara, era lei che si scusava con me mentre ero io che dovevo e volevo scusarmi con lei per non essere riuscita a darle alcun sollievo. Mi sentivo sconfitta.

Più tardi sono ripassata per vedere se si era calmata e per fortuna, grazie ai sedativi, finalmente riposava.   L’indomani N. ha concluso la sua esistenza terrena.

Ho raccontato tutto questo perché avevo bisogno da un lato di condividere il mio dispiacere per non averle potuto dare in quell’ultimo tratto della sua vita neanche una briciola di sollievo, dall’altro per ribadire ancora una volta quanto sia necessario per noi volontari e non solo, non perdere mai di vista il senso del limite, saperlo accettare e saperci “stare”.

Marinella

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CARO DOTTORE…

Caro Dottore, ti scrivo oggi con l’animo pieno di gioiosa speranza perché leggendo una pagina di giornale, messa da parte qualche tempo fa, ho appreso che il 24 Novembre scorso alcuni tuoi colleghi si sono dati appuntamento per sottoscrivere un “Patto per il paziente”. Non volevo credere ai miei occhi ed ho letteralmente divorato l’intera pagina! Ebbene sì, in occasione del 90° anniversario della Statale di Milano e del 20° di quello dell’IEO (Istituto Europeo di Oncologia) si è tenuto a Milano un convegno dal titolo “Uniti per i Pazienti”.

Ti riporto qui un brevissimo estratto dal testo perché così potrai capire il mio entusiasmo, dopo 35 anni di appassionato volontariato prima in un ospedale oncologico e poi in un hospice romano:

“…una rivoluzione culturale seria: a partire dall’università per insegnare a chi studia medicina – tra le altre cose – che il dottore di domani sarà bravo non solo se sarà capace di scoprirmi addosso un tumore, ma anche se saprà spiegarlo ai miei e a me nel modo migliore, se mi aiuterà a capire le cure che dovrò affrontare, insomma se mi coinvolgerà nelle terapie che mi prescriverà”

E poi ancora “…una scelta condivisa tra medico e paziente ha un influsso decisivo sull’efficacia della cura”. E infine “…ora dobbiamo conoscere la percezione psicologica delle patologie”.

Temo di essere troppo vecchia per vedere la piena realizzazione di questi ottimi propositi ma spero di poter partecipare, nel mio piccolissimo microcosmo, almeno all’inizio di questa “rivoluzione culturale”.

Ma tu, caro dottore, già laureato e professionalmente affermato, puoi fin da ora imprimere una svolta alla relazione tra medico e paziente. Quella relazione così unica che permette di stabilire un’alleanza terapeutica tra il malato e il suo curante, fondamentale per l’esito della cura. Questo vale anche quando l’esito sarà per forza di cose infausto: il malato potrà percorrere il suo ultimo tratto di vita sostenuto e confortato dalla presenza vera, la condivisione, l’ascolto e la comprensione del suo medico, oppure si sentirà abbandonato, solo, in preda alla rabbia e alla disperazione nella sua ultima lotta per la sopravvivenza.

Basta così poco, semplicemente “esserci”, ascoltare con le orecchie, con la mente e con il cuore, offrire rassicurazione, accorciare le distanze anche “toccando ” il malato e comunicando con lui attraverso il contatto, così consolatorio!

E ancora un’ultima cosa: se devi comunicare cattive notizie ci sono tre strade possibili: dire brutalmente come stanno le cose magari in mezzo a un corridoio più o meno affollato (è stato fatto con me), fare lunghi giri di parole difficili che lasciano malato e familiari nel panico perché hanno capito ben poco, oppure invitare il malato e i suoi cari, se presenti, in un luogo tranquillo dove si possa stare seduti senza essere disturbati e comunicare con parole semplici e chiare quale è la reale situazione senza nascondere la verità ma lasciando la porta aperta a un qualche tipo di speranza, sempre.

Ti chiedo scusa, caro dottore, se io – semplice volontaria – mi sono permessa di scriverti questa lettera che forse potrebbe apparire un poco saccente ma è solo frutto di una lunga esperienza. Ho visto comportamenti che rasentavano la crudeltà di espressione e altri che esprimevano massima competenza unita a dedizione, umanità e affettuosa condivisione. Ho sofferto vedendo i primi e gioito con i secondi. Oggi, ripeto, mi sento piena di gioiosa speranza all’alba di questa rivoluzione culturale.

Grazie per avermi letto.

Marinella

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