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Archive for dicembre 2013

LA NOTTE DELLE SPERANZE

Credo che nella notte del 31 Dicembre si verifichi il maggior “concentrato di speranze” rispetto al resto dell’anno.  Speranze di genere vario: trovare lavoro (oggi purtroppo dominante),  realizzare un sogno genitoriale,  incontrare il vero amore,  ritrovare la serenità perduta o  risalire la china quando la vita ne ha determinato la discesa, ecc. ecc. Tutti ma proprio tutti sperano che la notte di Capodanno porti un cambiamento in meglio. 

Stamane presto mi è venuta in mente la mia speranza del 31 Dicembre 1952 quando mi ero appena iscritta all’università di Napoli: diventare un medico o, se per qualche motivo non mi fosse stato possibile, fare almeno la crocerossina.  La vita invece mi ha portato su percorsi molto diversi ma poi nel 1980, per uno di quei casi che non sono mai un caso, mi ha permesso di riavvicinarmi al mondo della medicina, del “prendersi cura dell’altro” anche se sotto…spoglie diverse, quelle della  volontaria.Da dieci anni e più sono volontaria in hospice e ho capito che forse nessun altro luogo è così permeato di speranza come questo. Speranza di… guarire, di tornare a casa, di sentirsi parte attiva del processo terapeutico, di capire che cosa sta succedendo, di non soffrire, di… morire. Si perché alcune persone, soprattutto se molto anziane, aspettano solo che la “signora vestita di bianco” si presenti per accoglierle.

 E poi ci sono le speranze dei familiari, talvolta molto contrastanti: cè chi desidera che il congiunto viva ancora il più a lungo possibile anche in condizione di terminalità e c’è chi invece generosamente auspica per il suo caro solo la fine delle sofferenze. Sia per i morenti che per i familiari sono speranze che si modificano continuamente e che di solito si rimpiccioliscono man mano ma in sostanza c’è sempre una speranza, qualunque essa sia, che dà ancora un qualche senso alla vita.

Alcuni anni fa Don Ciccio, lo straordinario Rettore della Fondazione SS. Medici di Bitonto mi ha detto “ricordati che non  è come comunemente si dice : finché c’è vita c’è speranza ma invece la verità è che finché c’è speranza c’è vita”.

E allora la prossima notte possiamo sperare che i nostri sogni si avverino e pregare perché si avverino anche e soprattutto i desideri e le speranze dei più fragili e bisognosi.  BUON ANNO!

Marinella

 

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NATALE 2013

Mancano solo due giorni alla notte di Natale, il momento più emozionante di tutte le prossime festività e io mi sento come in una bolla d’aria, sospesa tra due realtà: una virtuale e una reale. Il problema è che non riesco a disccernere bene quale sia l’una e quale l’altra!

Quando mi sveglio al mattino presto e accendo la radio sento notizie catastrofiche sul numero dei disoccupati e dei nuovi poveri, sugli ospiti del centro di accoglienza di Lampedusa che, nudi in un cortile , vengono disinfestati con la pompa e su quelli di Ponte Galeria a Roma che si… cuciono la bocca con i fili della coperta per protesta, sulla rabbia e la violenza di coloro che manifestano in tutta Italia e, per contro, sul calcolo del cibo che verrà sprecato e buttato via in occasione delle feste natalizie!

Poi esco e vedo gente che corre stracarica di pacchi e pacchetti, vetrine luccicanti e negozi affollati. Telefono agli amici della montagna e mi dicono che c’è il tutto esaurito. Ma che bello, allora forse aveva ragione Berlusconi quando diceva che la crisi non c’è?

E poi leggo un pregnante estratto dall’Evangelii gaudium che proprio oggi mi ha inviato il mio amico Angelo per invitarmi a riflettere. Tra i tanti spunti offertimi mi colpisce questo “ No a un’economia dell’esclusione e dell’iniquità” dice Papa Francesco chiarendo che la cultura del benessere ci anestetizza, ci fa perdere la calma se il mercato offre qualcosa che non abbiamo ancora comprato e ci rende incapaci di provare compassione di fronte al grido di dolore degli altri.

E ancora, proprio oggi sento il Papa esortare privati e autorità a fare il possibile per dare un tetto a ogni famiglia perché non ci può essere famiglia senza una casa.

Ecco i due mondi, le due realtà nelle quali viviamo questo Natale: in effetti tutte e due reali anche se così profondamente diverse da poter apparire virtuali!

Mi piacerebbe poter sperare in un miracolo come quelli che si vedono nei film: nella notte di Natale la società subisce una trasformazione e da iniqua, corrotta e ingiusta diventa equa, onesta e giusta. Questo si che è un sogno… virtuale!
BUON NATALE

Marinella

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PERCHE’?

Perché è così difficile per la maggior parte di noi considerare, assimilare, metabolizzare una realtà indubbia: la vita ha un inizio e una fine o un fine a seconda della posizione di ognuno rispetto al concetto di Eternità. Questo è un problema che mi sembra di non capire.

Ricordo distintamente la prima volta che ho pensato alla mia morte: avevo 20 anni e mentre alla fine dell’estate stiravo una polo bianca da riporre ho pensato “chissà se l’anno venturo potrò metterla o sarò morta”. Qualche anno dopo mentre salivo sulla scaletta dell’aereo che mi avrebbe portato per un fantastico viaggio coast to coast negli States ricordo che ho pensato “se l’aereo cadesse mi dispiacerebbe solo per il dolore che proverebbe mia madre”. Insomma quello che voglio dire è che la “signora vestita di bianco che ci accoglie con le braccia aperte” è stata sempre presente nella mia mente come un’eventualità che può accadere da un momento all’altro. Ed è per questo che mi è difficoltoso capire l’atteggiamento verso la morte che domina il tempo in cui vivo.

Tutti questi pensieri e le conseguenti riflessioni mi sono tornati alla mente perché qualche giorno fa ho letto un interessante articolo intitolato “C’era una volta…la morte” sulla rivista on line “Pain Nursing magazine”.

Come ho iniziato a leggere mi sono sentita immersa in un ambiente  familiare e come avvolta da una coperta morbida e calda trovando validate tante mie sensazioni che alle volte mi avevano fatta sentire “strana” o forse meglio estranea rispetto all’ambiente che mi circonda.

Dopo un dotto excursus sulla morte come era considerata nel passato quando era consapevole, prevista, familiare e pubblica, quando durante la vita si creavano continuamente occasioni di legami con la morte alle quali partecipavano anche i bambini imparando spontaneamente sull’esperienza che la morte appartiene alla vita, gli autori affermano che la morte oggi non c’è più!

Viviamo come se la  morte non appartenesse alla  nostra vita, come se ci trovassimo in una società immortale o post mortale. In pratica la abbiamo rimossa. Nel contempo i media ci offrono una sovraesposizione della morte facendola apparire come virtuale, desacralizzandola e sostituendo lo spettacolo al rito!

In realtà con l’avvento del consenso informato la persona malata avrebbe tutto il diritto di conoscere l’esatta verità e il medico il dovere deontologico di fornirgliela ma purtroppo, proprio per quanto sopra detto, la maledetta congiura del silenzio impostata da familiari che non sanno a quale angoscia destinano il loro caro, è d’obbligo nella maggior parte dei casi. Il povero morente è così costretto dal copione a far finta di non sapere!!!

PERCHE’? Ecco perché continuo a domandarmelo…ma so che non posso aspettarmi una  valida risposta.

Marinella

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SANTA BARBARA

Nel cuore di Roma a Largo dei Librari c’è un’antica chiesa dedicata a Santa Barbara, la patrona dei marinai e dei vigili del fuoco.Una chiesa di dimensioni ridotte e rassicuranti che, nata nobiliare,  nel corso dei secoli  ha vissuto alterne e disastrose vicende e che  nel 1982, grazie all’impegno di un gruppo di laici e di un illuminato pastore, è rinata a nuova vita.

Lo scorso 4 Novembre, festa di Santa Barbara nel corso di una bella celebrazione il mio amico Giampiero, felice cantastorie in romanesco, ci ha letto cinque suoi sonetti dedicati alla storia della piccola e preziosa chiesetta.

Li trascrivo per voi lettori di questo blog, certa che soprattutto i romani li apprezzeranno. Buona lettura!

Marinella

‘STO POSTO

 ‘Sto posto indove stamo radunati

è sorto ner Teatro de Pompeo,

ricordo dai tempi der liceo

antichi personaggi paludati.

 In una Roma artera e sostenuta ,

 nacque ‘na chiesetta nobbiliare

che fungeva da privato artare

dei Crescenzi ‘na stirpe conosciuta.

Ma er mejo ariva ner Seicento

co’ i libbrari che je danno guazza

fino a che nun fu er Risorgimento.

Allora pe’ ‘na legge tosta e pazza

scese qui un silenzio da spavento,

pesante e duro come ‘na corazza!

Roma 9 novembre 2013      Giampiero

 

  DOPO TRE SECOLI

o ben tre secoli de gloria

sciorto er sodallizzio dei Libbrari

passarono de qui gruppetti vari

fino alla scomparsa de ‘na storia.

Chiesa chiusa, fatto er magazzino,

spariti arredi e paramenti,

quarche quadro portato qui vicino.

Un passato sparito tra i tormenti.

Quarcuno parla de questa chiesetta

ma er danno fatto è veramente grave,

purtroppo è ‘na questione da operetta.

Tutto rimane chiuso sotto chiave,

a fa’ de crepe e porvere l’incetta

è tempo de Pater, Gloria ad Ave

Roma 9 novembre 2013      Giampiero

 

   LA RINASCITA

 

Ner millenovecentottantadue

Riccardo , pastore illuminato,

pe’ seguì l’inclinazzioni sue

aprì questo posto disastrato.

Je dissero: “ Padre chiuda tutto,

je po’ cascà la chiesa sulla testa,

nun lo vede che è tutto distrutto?

Che dell’antico propio poco resta?”

iace ricordà che io ce stavo

co’ tanti amici in parte mo’scappati

ma er sogno de tanti lo sognavo.

Fummo tutti testardi ed impegnati

e quarcuno fu tarmente bravo

che semo stati tutti restaurati!

 

Roma 9 novembre 2013      Giampiero

 

DA QUER GIORNO

Da quer giorno che a Largo dei Libbrari

s’aprì la chiesa da tant’anni chiusa

iniziarono i  flussi giubbilari

e nessuna persona fu delusa.

De certo lo sapete pure voi:

questo è ‘n posto maggico da vede

si poi ce metti pure ‘n po’ de fede

voli come credere nun pòi!

Santa Barbara è ‘na bomboniera,

‘no scrigno de vivida bellezza,

vicina alla persona, non artera.

La misura incute sicurezza,

te porta a ritrovà ‘na gioia vera

e questo ce regala tenerezza!

 

Roma 9 novembre 2013      Giampiero

 

 DOMANI?

 

Domani nun se sa quer che succede!

Noi stamo nelle mani der Signore,

ne ariverà ‘n’antro de Rettore?

Ancora se potrà  in Chiesa accede?

So bene che pe’ la Teologgia

Iddio se trova in ogni posto,

ma ognuno cìa ‘na propia simpatia,

dove alla preghiera è più disposto.

Spero che ‘sta festa resti ancora

cor pepe che ce da vivacità

e Barbara ce guardi come ora.

Se perde troppo ormai de ‘sta città,

c’è tanto che pian piano se scolora

quindi ognuno pensi a tornà qua!

 

Roma 9 novembre 2013      Giampiero

 

 

 

 

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Una mia cara e fidatissima amica mi ha scritto una mail raccontandomi la storia di Efisio e poi ne abbiamo oarlato a lungo al telefono. Mi sono attivata per contribuire alla soluzione del “problema ascensore” per Efisio ed è in quest’ottica che in via del tutto eccezionale pubblico volentieri la mail ricevuta. I sogni talvolta si avverano e io ci credo!

Marinella

Efisio è un bel ragazzo sardo di 36 anni dagli occhi scuri e profondi e un sorriso largo e contagioso.

Efisio è un amante del mare e della nautica, sub, motociclista, fotografo, quaddista ma anche grande conoscitore di motori e bricolage. Efisio è tante passioni ed ha tanti sogni. Anche quello di una casa, pensata e costruita a misura di persona in sedia a rotelle.

Nella recente alluvione che ha attanagliato la Sardegna, l’acqua e il fango hanno colpito anche lui e hanno spazzato via parte dei sogni e della fatica della sua casa in provincia di Oristano, distruggendo e rovinando impianti elettrici, attrezzi per la costruzione della casa e…ascensore elevatore che gli serve per viverci.

Ma gli amici esistono! E la solidarietà transregionale pure. Alcuni suoi amici, i volontari della Sea Scout Onlus (che si occupa di corsi di subacquea anche per persone con disabilità motorie, sensoriali o cognitive), compagni di corsi ed immersioni con Efisio hanno indetto una piccola raccolta fondi, sul social network facebook L’ ascensore di Efisio che ha come obiettivo quello di rimettere in sesto l’ascensore-elevatore, perché la sua abitazione gli sia, step dopostep, nuovamente fruibile.

Per poter aderire alla raccolta fondi L’Ascensore di Efisio è possibile versare sul conto corrente IBAN:IT95A0605503216000000000968 intestato a A.d.v. Nucleo sommozzatori Sea Scout Onlus (c.f. 97 594 200 582), peraltro deducibile, indicando nella casuale “L’ASCENSORE DI EFISIO” e, se desiderato, il nome del donatore o l’associazione donatrice o il gruppo donatore. L’intera somma raccolta sarà devoluta ad Efisio per il ripristino dell’ascensore e per le prime necessità.

Perché le ali dei sogni sono forti e non rimangano impantanate nel fango!

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Gigi Ghirotti quando ha deciso di fare testimonianza del suo percorso di malattia scrivendone sulla Stampa di Torino, pubblicando il libro “Nel tunnel della malattia” , raccontandone i passaggi più difficili in televisione, ha inteso fare una operazione culturale. Far conoscere quanto pesa la solitudine esistenziale per la persona malata, quanto ha bisogno di sentirsi accolta, ascoltata, considerata, rispettata.

La Fondazione Ghirotti con l’istituzione della Giornata Nazionale del sollievo e con la diffusione della “cultura del sollievo” ha inteso rafforzare il messaggio lasciato da Gigi. Un messaggio che assume un valore ancora più importante nel tempo difficile  in cui viviamo.

Ed è ancora per dare voce e attualizzare il testamento spirituale di Gigi che la Fondazione ha recentemente dato vita ai   “Venerdì Ghirottiani”: incontri focalizzati su tematiche varie attinenti al mondo della medicina non solo scientifica ma anche filosofica e spirituale, dove esperti nelle diverse discipline informano sul tema prescelto e dibattono con i presenti.

E’ quindi  in questo ambito che venerdì scorso il Prof. Francesco Bevere, Direttore Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute, ha aggiornato i presenti all’incontro sullo stato dell’arte di tutte le problematiche riguardanti le “cure transfrontaliere” come da direttiva UE che impone agli Stati membri di adeguare la legislazione nazionale  alla direttiva stessa entro il 5 Dicembre 2013.

In sostanza, come i media ci hanno ampiamente informato, adesso tutti cittadini europei possono recarsi in un altro Stato per essere curati nei centri di eccellenza per patologia.

In effetti questo già accadeva in forma libera ma ora la direttiva UE lo sancisce come un diritto dei cittadini imponendo regole organizzative, qualitative, economiche  ben precise.

Non è questo il luogo dove riferirne ma anche per me che non sono una …addetta ai lavori, è stato interessante ed acculturante conoscere le mille sfaccettature che investono e complicano la realizzazione di questo processo, sicuramente positivo per la qualità delle cure ma che implica procedure molto complesse.

L’auspicio è che le maglie strette della direttiva UE contribuiscano a migliorare globalmente la qualità delle cure erogate in Italia.

Marinella

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