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Archive for dicembre 2009

NATALE IN HOSPICE

22 Dicembre ore 15.30: molta animazione al piano terra e numerosi ricoverati con i loro familiari presenti nel salottino dell’hospice dove un bravo e generoso complesso vocale esegue un concerto di musiche natalizie per i presenti.

Un momento di condivisione generale tra ospiti, operatori, volontari e, grazie alla musica, si respira anche qui, in questo momento e in questo luogo comunque di vita, un po’ della magia del Natale. Sembra che il dolore, la sofferenza, la tristezza di chi passa queste giornate in un luogo di cura, siano magicamente dimenticate, o forse solo sospese. Quello che conta è poter sentire che non si è… isolati e che la malattia non esclude dall’appartenenza alla società civile. Quella società dove in questi giorni si festeggia con panettone e champagne, proprio come qui in questo momento.

25 Dicembre: ore 10.00. Nell’ingresso un frettoloso via-vai di familiari che si danno il cambio per non lasciare soli i loro cari in  un giorno così speciale. Il medico di turno con camicia e cravatta rossa cerca di portare nelle stanze un’atmosfera un po’ diversa da quella solita, il personale si muove silenziosamente nell’intento di non disturbare chi riposa. C’è chi sta un po’ meglio ed allora è facile augurare Buon Natale, ma in alcune stanze una stretta di mano in un silenzio denso di significato è l’unica cosa che posso fare per “esserci”, per essere con i malati ed i loro familiari con la presenza e con la preghiera.

Marinella

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ALI DI ANTEA

Il 14 Dicembre, nel corso della consueta bella cerimonia presso la Città del Gusto, sono stati consegnati i premi “Ali di Antea 2009“.

Tanti i premiati appartenenti al mondo della politica, della cultura e dello spettacolo che durante l’anno hanno dimostrato in modi diversi di credere nella “missione” di Antea e ne hanno favorito l’attuazione. Ma su questo blog voglio menzionare solo due persone speciali che hanno ricevuto il premio:

Fabio, infermiere professionale che per 15 anni si è amorevolmente “preso cura” dei tanti pazienti a lui affidati con straordinaria competenza ed umanità. Oggi Fabio si dedica prevalentemente alla formazione in cure palliative dei nuovi infermieri per trasmettere loro non solo le competenze e l’amore per la professione ma anche il particolare “imprinting” che caratterizza le cure palliative offerte da Antea.

Letizia (per me sempre la “piccola Letizia”), che da 15 anni in piena e totale unità di intenti con Antea, per prima accoglie le richieste di assistenza domiciliare e di ricovero in hospice. Letizia ascolta, inoltra, consola, rassicura con sicurezza e serenità quanti si rivolgono ad Antea per entrare nella rete di protezione delle cure palliative.

Nel corso della cerimonia sono stati anche consegnati i diplomi ai nuovi volontari che hanno completato il primo anno di servizio. E’ stato emozionante per me rivederli, dopo che l’anno scorso li avevo conosciuti in occasione di una lezione che avevo tenuto durante il corso di formazione. Allora erano curiosi, interessati, ansiosi di cominciare. Oggi sono “cresciuti” , contenti e consapevoli dell’importanza del loro ruolo nell’équipe di cure palliative. Una bella squadra che è andata ad ingrossare le file dei tanti volontari Antea.  Auguri a tutti!

Marinella

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SPIKES

“Come comunicare con i malati di cancro” è il titolo di un articolo apparso sulla prima pagina del Notiziario FILE del mese di Novembre. Penso che interessi la maggior parte dei lettori di questo blog conoscere il significato dell’acronimo SPIKES, ideato dal Dr. Walter Baile, psichiatra in Houston Texas, specializzato nella tematica della comunicazione medico-paziente in oncologia.

Riassumo brevemente:

S sta per “setting”: ambiente idoneo e riservato, atteggiamento disponibile del medico. (A me viene da aggiungere che S sta anche per Sedia, la famosa sedia alla quale si riferiva sempre il Prof. Ventafridda!)

P è percezione. Il medico deve capire quale è il livello di percezione che il paziente riesce ad avere  della sua malattia ed eventualmente dedicare un maggiore tempo alle spiegazioni

I sta per invito. E’ opportuno verificare con il paziente se il momento prescelto per la comunicazione è idoneo o se preferisce rimandarlo ,oppure invitare i familiari ad essere presenti.

K è “knowledge”, cioè conoscenza e chiarezza. Spesso i medici usano un gergo troppo professionale e difficile per la comprensione del paziente.

E è empatia. Quella famosa “corrente empatica” che favorisce la comunicazione tra medico e paziente.

S è la strategia e il sunto. Una volta completata la comunicazione stabilire un’alleanza trapeutica per fronteggiare la malattia.

Perché non far conoscere il significato di SPIKES agli studenti di medicina?

Marinella

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BURN-OUT

Venerdì pomeriggio sono arrivata trafelata nell’aula di Antea Formad dove si teneva il corso di formazione per i nuovi volontari. Ero in ritardo perché Roma era paralizzata dallo sciopero dei mezzi di trasporto e la lezione della psichiatra Rosa Bruni sul tema del Burn-Out era già iniziata.

Ascoltando la sua voce trasportarmi in tante situazioni di burn-out mi sono resa conto di quanto spesso io lo sfiori non tanto per un carico emozionale o di stress, quanto per lo sconforto di scontrarmi con…difficoltà operative. Mi sono allora domandata come mai lo sfioro  soltanto ed ho capito che sono gli “incontri” non solo con i malati ma anche con operatori sensibili, con persone straordinarie come quelle che mi hanno insegnato ad “essere volontaria”, con nuove conoscenze come Rosa Bruni, che costituiscono per me tante sorgenti luminose e mi ricaricano di nuova energia.

E’ anche questo che ho cercato di comunicare al bel gruppo di aspiranti volontari che hanno ascoltato la mia lezione sul tema del rapporto dei volontari con le famiglie dei malati: un gruppo che ha interagito vivacemente e che ha reso il clima così caldo e piacevole che a un certo punto mi sono ritrovata non più davanti a loro ma…in mezzo a loro! Una bella esperienza alla quale hanno partecipato attivamente anche Rosa Bruni e Silvana Zambrini.

E’ sempre bello e rigenerante vivere l’atmosfera di Antea dove  i pazienti ed i loro familiari sono accolti con vera amicizia, senza alcun formalismo e dove tutti, ma proprio tutti,  sono uniti nell’intento di offrire ai malati accoglienza e cura in un “nido” che li protegge fino al momento in cui sono liberi di…spiccare il volo!

Marinella

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Oggi, per la prima volta in vita mia, ho partecipato alla celebrazione di un centenario:  i 100 anni di Linita, amica carissima da ben 60 anni insieme alla sua “sorellina ” Olga che di anni ne ha solo 93!

Una gran bella festa con il figlio venuto dal Canada e tanti nipoti arrivati gioiosamente dall’Inghilterra. Ovviamente non mancava l’unico nipote che vive in Italia e che ho tenuto in braccio ancora neonato. E poi tanti amici, le volontarie della nostra Associazione che da alcuni anni le seguono, il medico, l’avvocato, insomma tutto il loro mondo.

Linita, elegante, emozionatissima e festeggiatissima ha raggiunto questo traguardo importante nella  accettazione delle inevitabili limitazioni dovute all’età, che le dona la sua forte Fede e noi tutti, che vogliamo bene a lei ed alla carissima Olga, ci siamo ritrovati accanto a loro con grande gioia.

Per me Linita ed Olga sono “parte della mia famiglia” ed è stato un evento che ho condiviso con infinito affetto e con la speranza che questo legame molto più che amicale possa unirci ancora a lungo.

AUGURI, AUGURI, AUGURI!

Marinella

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Fino all’altro ieri avrei detto che un caso, o forse un colpo di fortuna, mi ha permesso di partecipare a un favoloso stage di arte-terapia con le fiabe, tenuto da Piera Giacconi per le Associazioni “La Carovana dei Sorrisi” e “La Clownessa” che operano presso l’ospedale del Bambin Gesù di Roma, e non solo.

Oggi dico che è stata la magia della vita e il mio desiderio infinito che mi ha messo in contatto con l’infinito dei possibili, permettendomi di realizzare questa straordinaria esperienza. Straordinaria anche perché la mia età,  di circa 50 anni più avanzata di quella del resto del gruppo, non ha impedito un”integrazione perfetta..

Man mano che il lavoro procedeva mi sembrava che alcune tessere del mosaico della mia esistenza trovassero un ordine, un luogo, un senso.  Non ho ricevuto strumenti ne ho imparato tecniche ma mi è stata donata tanta “conoscenza“. Una “conoscenza” che sta operando in me provocando trasformazioni, consentendomi di trovare nuovi sentieri per procurare sollievo alle persone con le quali vengo in contatto non solo per il mio volontariato ma anche nella vita.

Grazie a Piera ma anche grazie a Luisa che, in questa circostanza,  ha avuto il ruolo della fata! Vi sono veramente grata.

Marinella

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