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Archive for agosto 2009

GOCCE…

Gocce di…pioggia: ne abbiamo avute alcune durante  la nostra vacanza comunitaria sulle alpi austriache, ma siamo riuscite a “gestirle” bene.

Gocce di “gioia pura”: ne abbiamo avute molte nei momenti in cui Dio si è manifestato attraverso le meraviglie della natura.

Gocce di spiritualità, ma anche di etica e morale: ci sono state donate  nel corso dell’incontro destinato agli adulti  partecipanti a questa vacanza così speciale.

Due sono stati i temi affrontati: Ascolto e Perdono e mi piace condividere con voi lettori alcune riflessioni…magari un po’ per volta!

L’ascolto, che è una delle tre “chiavi” per poter essere buoni volontari, è un’attività complessa in quanto non e facile mantenere separati i due messaggi contemporanei che riceviamo: ciò che ci viene detto e ciò che quelle parole suscitano in noi.

Ecco allora alcune  “regole” che ci possono aiutare per offrire un valido ascolto:

1) Dare un anticipo di fiducia all’altro.

2)Non interrompersi a vicenda

3)Avere un atteggiamento attivo ed empatico

4)Essere preparati ad accogliere i sentimenti dell’altro

5)Decifrare il linguaggio del corpo

6)Accogliere ed elaborare ciò che i messaggi dell’altro suscitano in noi

7)Ridefinire ciò che l’altro ci comunica

8)Saperne cogliere l’implicito

9) Mostrare interesse attenzione e pazienza

10) Ascoltare non è udire, è dare importanza alla persona.

Concludo con una bella massima di Goethe:

          “Se parlare è un bisogno, ascoltare è un talento”

Marinella

 

 

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ANCORA MONTAGNA

Ieri mattina quando sono andata in hospice ho dovuto salutare un’altra volta i miei “amici temporanei” in quanto domani parto per la mia consueta ultima vacanza estiva in montagna. 

Anche quest’anno sarà l’Austria e se da un lato  sono dispiaciuta per questa mia ennesima assenza da Roma, dall’altro sono consapevole che queste “boccate di ossigeno” sono necessarie per ricaricarmi e affrontare l’inverno…al meglio.

Questa volta si tratta di una vacanza comunitaria con un taglio sportivo, conviviale e anche spirituale. Sono fiduciosa che l’ulteriore percorso di crescita compiuto durante quest’anno mi consentirà di trarne un buon profitto e proprio stamane, quasi a conferma  della mia fiducia, mi è – per caso – cascato l’occhio su una frase di   Nietzsche che mi è apparsa…scritta per me in questo particolare momento. Eccola: “Medico (dell’anima) aiuta te stesso, così aiuterai anche i tuoi malati“. Spero, al mio ritorno, di riuscire a trasmettere ai malati tutta la serenità che riuscirò ad incamerare!

Marinella

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UNA COPPIA

Stamane quando sono andata in hospice ho incontrato per la seconda volta una coppia molto “speciale”. Sono due persone sordomute dove il marito è il malato..

La moglie, che riesce con difficoltà a capire e a farsi capire, traduce per lui ed è una donna dolcissima ma il marito  oggi rifiutava qualsiasi tipo di comunicazione.

Non è facile stabilire una relazione con persone così provate dalla vita ma c’è stato uno scambio di tenerezza infinita che si è espressa in un abbraccio che andava molto…oltre le parole.

Sono uscita da quella stanza portandomi nel cuore tutta l’intensità dell’emozione provata e la fraterna solidarietà per quelle due persone unite da un legame molto più forte di quello  solitamente esistente in una normale coppia di settantenni. Sono preoccupata per lei: cosa farà senza di lui?

Marinella

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GLORIA!

Mercoledì 5 Agosto scendevo da sola  lungo un sentiero per me abbastanza impegnativo, dal lago verde a quota 2600 alla funivia del Gabiet a quota 2300, sulle pendici del Monte Rosa E rano circa le 16.30 e le ombre delle cime cominciavano ad allungarsi ma non potevo godermi il paesaggio perché i miei occhi erano fissi sulla punta delle scarpe per paura di ruzzolare. All’improvviso ho sentito il fischio di una marmotta e mi sono fermata di colpo, alzando finalmente lo sguardo.  Solo allora mi sono accorta della meraviglia che mi circondava: alle spalle la voce di una cascata, accanto a destra e a sinistra, prati di un verde tenerissimo costellati di fiori multicolori, il cielo terso e i picchi delle montagne che mi circondavano che proiettavano ombre già un po’ allungate. Lo scenario era così perfetto nella sua grandiosità che dal cuore mi è uscito un “Gloria a Dio nell’alto dei Cieli” !

Stamane, appena arrivata sono andata in hospice e mi sono trovata subito immersa in un mondo di dolore, sconforto, disperazione, ma anche di accettazione e di fiducia riposta in Qualcuno che al di sopra delle umane vicende ci sostiene nel difficile percorso della nostra esistenza terrena. Non ho potuto fare a meno di rivivere, per un attimo, la sensazione magica di …avvicinamento a quel Qualcunoi, provata mercoledì pomeriggio su un sentiero di alta montagna.

Marinella

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…quando vedo questa luce, a volte tiepida e timida a volte urgente e bruciante, negli occhi di qualcuno, in hospice o fuori, io sono “felice” se so che quel bisogno riesco a soddisfarlo…e sono felice di una felicità che mi sembra “pura” e libera.

Mi sono chiesta in questi mesi di assistenza in hospice se dietro questo mio bisogno di essere in una relazione di aiuto ci sia anche una quota di esercizio di “potere”…il potere sottile e a volte subdolo che volenti o nolenti si rischia di esercitare nei confronti di chi per poco o molto tempo dipende da noi, per un semplice gesto vitale come mangiare, o aprire la luce, o per bisogni più sottili e più forti che vanno al di là della necessità fisica, o che si intrecciano a questa.…io ho bisogno di te…la mia felicità, mi sono risposta, in buona sostanza dipende dal fatto che so quanto spesso sia difficile dimostrare il bisogno, chiedere, accettare, e so ancor meglio come sia difficile donarsi senza presentare il conto…così quando sento che il rapporto si sgombra da queste zavorre e la via è libera sono felice.

Dare con grazia è difficile e donare senza imporre il dono lo è ancor di più…venerdì A, un paziente “difficile”, difficile perché giovane, e per motivi legati alla sua condizione fisica e alla sua storia, ha accettato di essere imboccato da me…lui guardava la televisione, senza staccare gli occhi dal “Commissario Rex”, e io dopo un po’ ho capito che l’unico modo per “stare” in quel momento così delicato era un modo tangente…e sono rimasta al margine, in un margine molto stretto essendo “utile” fin dove e soprattutto come lui voleva che lo fossi…e ho guardato la televisione con lui, mentre lo imboccavo, ho spostato il focus di attenzione su qualcosa di esterno a entrambi e per questo più accettabile….e alla fine finalmente mi ha guardata…e mi ha sorriso…

un abbraccio…ne ho bisogno io ora…
Monica

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