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Archive for agosto 2011

NEVE D’ AGOSTO

Come oramai da molti anni, anche in questo fine Agosto 2011 sono andata in Austria con un gruppo di amici che ama le camminate in montagna. Purtroppo quest’anno sono stata penalizzata da una stupida caduta, avvenuta in giardino a Roccaraso il 3 Luglio , che mi ha parecchio danneggiato le ginocchia per cui ho potuto camminare solo su terreni pianeggianti. Pazienza, poteva anche andarmi peggio ho pensato e mi sono accontentata di funivie, passeggiate sui laghetti e simili. Tra l’altro, proprio su un lago, un altro po’ ci rimettevo la pelle insieme a due amiche.Infatti, mentre mangiavamo un panino proprio sulla riva, dall’alto della parete rocciosa sovrastante è caduta una gragnuola di sassi. Io sono stata solo sfiorata ma Paola ne ha preso uno in pieno su un braccio e si è fatta molto male.  Se fosse caduto solo pochi centimetri più a destra l’avrebbe preso sulla testa e preferisco non pensare alle conseguenze! Abbiamo tutte e tre ringraziato di cuore il nostro Angelo Custode!

Ha fatto  un gran caldo anche in montagna : 35° venerdì pomeriggio, ma poi sabato  c’è stato un gran temporale con tuoni e fulmini e la temperatura nel giro di un paio di ore si è abbassata di 15 gradi. Domenica, il nostro ultimo giorno di vacanza, ci siamo svegliati con un cielo terso che sembrava dipinto con lo smalto, siamo  andati in macchina  fino alla valle successiva a quella di Kaprun e siamo saliti con una lunga funivia in due tappe, fino a quota 2370. All’arrivo mi ha accolto un colpo d’cchio straordinario : abbracciavo con lo sguardo  una corona  di montagne ammantate di bianco e  avevo anche io la neve fresca sotto i  piedi. Il sole era lucente più che mai, il vento  era gelido e il contrasto della neve ,candida e luccicante, con il cielo turchino aveva qualcosa di magico. Ben imbacuccata, sono rimasta  per tre ore su una sdraio, affascinata da quello spettacolo meraviglioso. Mi sono riempita gli occhi, il cuore, la mente della grandiosità e perfezione della natura , mi sono caricata, o per lo meno ho cercato di farlo, di energia dell’universo che mi sembrava di sentire più forte, e – come sempre faccio – ho ringraziato Dio per avermi permesso  ancora una volta di fare questo bel viaggio con amici cari, con i quali ho potuto condividere tante belle esperienze. Ogni anno penso “forse questo sarà l’ultimo” ma spero che invece…non lo sia!

Marinella

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ER DIAVOLETTO

Recentemente nella stanza n. 1 dell’hospice era ricoverato Claudio Di Michele (ne pubblico il nome intero in quanto da lui autorizzata): un vigile urbano, ora in pensione,  che aveva lavorato per tanti anni davanti a un grande ospedale romano e che era addetto all’autogru Roma K7.

Dopo avermi raccontato tanti episodi relativi al suo lavoro, un giorno mi ha confessato di avere un grande rammarico: quello di non aver mai messo in nero su bianco una sua poesia  dedicata all’autista dell’autogru. Alla visita successiva mi sono presentata con penna e  blocco e, con molta fantasia perché non conosco il romanesco, ho scritto la poesia che lui mi ha dettato. C’è stata poi una corposa correzione da parte sua ed infine il testo è stato pronto e gli ho promesso che l’avrei anche messo su questo blog.

Poiché non mi sarei recata in hospice per qualche giorno ho dato la stesura definitiva ad un collega pregandolo di portargliela e Claudio è stato felicissimo di vederla e averla finalmente scritta. Quando sono tornata in hospice il lunedì successivo Claudio era stato accolto dalla…signora vestita di bianco ed io oggi, qui di seguito,  mantengo la promessa fattagli. Marinella

 

AUTOGRU’ Roma K7

“ER DIAVOLETTO”

 

De sto carro benedetto, chi lo porta è er diavoletto

Quanno passa pe’ la strada na’ guardata e na’ sgassata.

Se all’incrocio sei finita, lui te porta dritto dritto verso er posto de diritto.

Arrivati lì ar casotto, fa l’occhietto ar capoposto.

Ecco qua questa è la prima e così c’annamo avanti, ne fregava proprio tanti.

Giardinette, topolino, mullecento e cinquecento.

Dopo tanto t’o rivedi coi fanali tutti accesi

Je domanni “ma c’ai fatto”?…

Sto a pensà ar diavoletto che s’è messo stamattina sempre in testa de fa’ prima

Nun je basta più l’arrosto…vole er pane…vole er vino…

Sai che faccio pe’ dispetto?

Mo’ me fermo…e o manno a letto!

                                                                                                 Claudio Di Michele

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FELICITA’

‘Cari lettori di Ferragosto, qualche tempo fa una mia carissima amica mi ha   inviato il bel testo di un anonimo sulla “felicità”. Ve lo trasmetto per una buona lettura e con l’augurio che possiate trascorrere una serena giornata.

Buon Ferragosto!

Marinella

E crescendo impari ……

 

E crescendo impari che la felicità non e’ quella delle grandi cose.
Non e’ quella che si insegue a vent’anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi…
La felicità non e’ quella che affanosamente si insegue credendo che l’amore sia tutto o niente,…
non e’ quella delle emozioni forti che fanno il “botto” e che esplodono fuori con tuoni spettacolari…,
la felicità non e’ quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità e’ fatta di cose piccole ma preziose….
…e impari che il profumo del caffe’ al mattino e’ un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità e’ fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere all’ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l’amore e’ fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo e’ una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami…
E impari che c’e’ felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c’e’ qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c’e’ nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.
( Anonimo )

 

 

 

 

 

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SULLO…SGUARDO

Sguardo amoroso, sguardo fraterno, sguardo pietoso, sguardo che uccide, che trafigge, che gela, che…spoglia!

Quanti diversi stati d’animo lo sguardo può comunicare, talvolta al di fuori del nostro controllo. Un straordinario mezzo di comunicazione dunque, che nella relazione di aiuto assume un valore particolare per la sua coerenza, o incoerenza, con ciò che passa attraverso l’espressione verbale.

Abbastanza spesso mi è capitato di trovarmi nella stanza di un malato con il corpo ormai devastato dalla malattia dove un visitatore cercava di incoraggiarlo con parole di  fiducia nelle terapie mentre il suo sguardo esprimeva solo pietà e sconforto, quando non disgusto  Inconsapevole, il visitatore,  che, il malato può dimenticare il degrado del proprio corpo solo se lo sguardo che riceve è carico di tenerezza.  La stessa tenerezza che si può provare di fronte a un neonato che ha bisogno di essere  amato e accudito per ogni sua necessità del corpo, e dell’anima.

Uno sguardo che deve essere accompagnato e integrato dalla postura del corpo di chi  guarda, postura  che deve mostrare,  attraverso la linearità tra naso e ombelico,un’attenzione rivolta solo al  malato. Cioè il volto (naso) deve essere  in linea con l’intero corpo (ombelico) e non uno dei due storto rispetto all’altro.

Lo sguardo può essere anche considerato uno strumento di cura in quanto la qualità della vita del malato dipende anche dallo sguardo dei curanti.

Ricordiamoci allora tutti: curanti, familiari, amici, volontari, che attraverso lo sguardo possiamo  non solo comunicare ma anche consolare, sostenere, amare e abbracciare.

Marinella

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