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Archive for luglio 2018

LUCCIOLE

No, no, non voglio parlare di quelle lucciole che passeggiano sui marciapiedi di tutte le città del mondo.
Mi riferisco alle lucciole vere: quelle piccole sorgenti luminose che durante le scorribande dopo cena nel buio delle serate estive, noi bambini rincorrevamo nella speranza di acchiapparne una per ammirare da vicino il miracolo della loro luminosità.
Ricordo che a Viareggio una sera mio fratello Danilo riuscì a catturarne una e trionfante la mise in un vasetto di vetro: che tristezza constatare che la lucciola aveva… spento la luce per sempre!
Poche sera fa qui a Roccaraso, dopo una pizza in compagnia di due care amiche, siamo salite all’Aremogna per ammirare lo skyline delle montagne nelle mille sfumature dell’ultima luce e poi, con una piccola deviazione dalla strada di casa, siamo risalite alla Punta Rossa dove – loro lo sapevano ma io no – si possono incontrare le lucciole.
Che salto indietro nel tempo e che spettacolo rivedere le lucciole che occhieggiavano tra gli alberi del bosco, poi scendevano veloci fino al livello stradale e si sparpagliavano ovunque. Guarda qui, guarda là, mi dicevano le amiche, e io non sapevo più dove guardare perché a destra, a sinistra, sopra di nuovo nel bosco, era tutto un ammiccamento luminoso!
In quel momento mi è venuta in mente la definizione di “piccole “sorgenti luminose”, che Marie De Henezel, nel suo famoso e temo introvabile libro “La morte amica”, ha dato ai gesti amorevoli dell’accudimento e dell’accompagnamento dei malati terminali.
E’ stato per me inevitabile paragonare la sensazione di energia e di luce che mi procurava lo spettacolo delle lucciole, con quello che significa per una persona sofferente un gesto di tenerezza, una presenza vera, l’accoglienza e la comprensione dei suoi problemi e delle sue paure.
Non avrei mai pensato alla metafora delle lucciole ma saper offrire a chi soffre e non solo fisicamente, piccole e semplici “sorgenti luminose” nel corso della sua giornata, ci renderebbe tutti più umani!
Marinella

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LA PRIMA MESSA

La Chiesa Parrocchiale di Roccaraso è stata distrutta dai tedeschi durante la guerra come tutti gli edifici del paese. Ricordo sempre quando sono andata per la prima volta a Roccaraso nel 1948, l’immagine di quell’ altare rimasto perfettamente intatto in mezzo al cumulo di macerie tutto intorno. Sembrava un miracolo!
Ebbene domenica 1 Luglio, in quella Chiesa a suo tempo ricostruita e che nel frattempo ha visto la celebrazione di infiniti matrimoni, funerali e battesimi, è entrato un figlio di Roccaraso: Fratel Alberto, per celebrare la sua Prima Messa dopo l’ordinazione sacerdotale.
Quando sono arrivata su alla rocca dove sorge la chiesa, Fra Alberto, attorniato dal Parroco Don Domenico – definito scherzosamente da Fra Alberto Orso Bruno in un indirizzo di ringraziamento al termine della celebrazione – da altri sacerdoti, diaconi e chierichetti, si apprestava a salire la scalinata per entrare solennemente nella chiesa dove era stato bambino, comunicato e cresimato. E’ stato accolto da un caldissimo applauso da parte dei compaesani e poi una bella Messa cantata celebrata con grande commozione sua e partecipazione di tutti i presenti.
Era una giornata stupenda e al termine della funzione religiosa i roccolani avevano preparato sul sagrato un grande gazebo che ospitava un tavolo imbandito con le varie specialità locali cucinate con amore per festeggiare il loro figlio e fratello che ha intrapreso una strada di vita così unica ed impegnativa.
Auguri Fra Alberto!
Marinella

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