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Archive for ottobre 2013

Certo che Roma è una continua sorpresa…nella cornice dell’Oratorio del Gonfalone, un piccolo scrigno di bellezza affrescato e  fortunatamente conservato  per noi,  in pieno centro – una traversa di via Giulia – è iniziata la V  Giornata Nazionale dell’AVO: Associazione Volontari Ospedalieri. 

Veramente avevo proprio dimenticato l’appuntamento  e poi io  mi sentivo fuori posto, nel senso che non era la giornata del volontariato tout court ma riguardava specificatamente l’AVO, la sua attività,  i suoi traguardi,  le sue problematiche …e invece mi sbagliavo perchè la giornata ha sì celebrato la V Giornata Nazionale dell’Associazione   ma ha anche e completamente abbracciato e chiarito e rinnovato il significato stesso del concetto di “ volontariato” ,  sottolineando la necessità che sia scomodo, popolare, efficacemente organizzato. 

Scomodo nel senso che non può essere un punto di riferimento quando si evidenzia la necessità di cambiamento di cio’ che non funziona,  e dunque il Volontario deve avere uno sguardo ben obiettivo e attento  alla realtà che lo circonda e che può e deve essere sempre migliorata. 

Popolare perché il Volontario deve sempre e comunque sentirsi partecipe e protagonista come cittadino attivo, con una libertà  personale intesa come autonomia di pensiero e di giudizio che lo faccia sentire tale, e lo spinga ad effettuare se necessaria quella trasformazione che porti con sé la capacità di rinnovare alcuni valori di base, senza tradirli nel profondo della loro essenza. Deve essere dunque quella del Volontario una partecipazione democratica. 

Efficacemente organizzato perché l’energia e l’entusiasmo della sua partecipazione non si disperda nello spazio  e nel tempo a danno della concretezza del suo apporto personale e di gruppo. 

E deve il Volontario  ricominciare a fare cultura nel senso di riuscire a pensare collettivamente e costruire il legame di prossimità, riagganciando il valore della sussidiarietà, nel fare “sistema” con la Chiesa,  intesa come memoria  ed educazione ad un valore che è quello assoluto del nostro “prossimo”… così come Dio che si fa Uomo ci ha insegnato direttamente

 Il Volontario è ascolto…e questo ognuno di noi che fa volontariato lo ha imparato nel tempo e ne ha fatto memoria.

Ma dall’ascolto si può e si deve passare a progettareun’azione migliore, un modo di porsi verso  chi ne ha bisogno in maniera più concreta e fattiva.  Da qui l’origine delle  nuove iniziative che riguardano:

 la formazione  di un tavolo nazionale che metta a fuoco linee guida condivise relativamente al concetto di salute  considerato dalle diverse religioni; 

una rete di coordinamento  tra le diverse Associazioni di Volontariato (PIV)  che sia di aiuto al malato dimesso dall’Ospedale nell’indirizzarlo verso quell’Associazione maggiormente adatta a seguirlo nel percorso post-ospedaliero; 

il progetto della Regione Lazio di procedere allavalutazione  dei criteri di umanizzazione nell’ambito degli ospedali romani. 

Idee nuove, un nuovo cammino. Il tutto esternato e condiviso in una cornice artistica eccezionale e sconosciuta ai più , anche ai romani.

Brevi pièces teatrali ( Compagnia Cammeo Multimediale)  e un Gospel Choir eccezionale ( Mount Green People) ha concluso  una giornata che non mi aspettavo di vivere e condividere. 

Adele

 

 

 

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AL TRAMONTO

L’ora del tramonto di solito ispira pensieri alti o  romantici. Per me oggi è un po’ diverso perché sto pensando che nel mio percorso di vita mi trovo al tramonto: un bel tramonto rosato ma che inevitabilmente conduce al buio della notte.  E allora?

Allora è necessario cominciare a pensare che man mano devo organizzarmi perché l’oscurità che segue al tramonto non mi trovi impreparata e con un mare di cose ancora da fare e sistemare. Ecco che comincio a sentire il bisogno di liberarmi di un po’ di….carte accumulate negli anni, di “passare la mano” per alcune mie responsabilità, di guardarmi intorno per capire come riorganizzare la mia vita in maniera adeguata… all’ora del tramonto

Mi piace condividere con voi che mi leggete questi pensieri ma anche affermare che non sono pensieri per me  negativi o tristi, non mi inducono a ritirami in una comoda cuccia, anzi mi danno la voglia di “vivere al massimo” fino a quando ci sarà  ancora un po’ di sole e mi fanno sentire libera e serena.

Marinella

 

 

Marinella

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DI NUOVO A TRENTO

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Era una bella giornata di fine agosto quando mi trovavo a Trento per visitare il MUSE. E’ passato poco meno di un mese e mezzo e mi sono trovata di nuovo a Trento in una bella e gelida giornata di ottobre con la neve bassa sulle montagne, per tenere un laboratorio di Nurturing  Touch nella bella e grande casa di riposo di Pergine Valsugana.

Quattordici partecipanti tra infermieri, fisioterapisti, operatori socio-sanitari e animatori: tutti molto interessati a scoprire le potenzialità  delle nostre mani e sorpresi nello sperimentare gli effetti di questa straordinaria modalità comunicativa e le emozioni che si possono provare sia nel ricevere che nell’offrire il massaggio.

Due giorni intensi e faticosi che sono stati vissuti con passione sia dai discenti, che sono rimasti con la voglia di approfondire questa “filosofia di massaggio”, che da me nella veste di docente.

Anche se sappiamo da entrambe le parti che non sarà facile incontrarci di nuovo, ci siamo lasciati dicendoci “mai dire mai“.

Marinella

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Ho appena finito di leggere libro di Massimo Granellini “Fai bei sogni”. Un libro che mi ha preso innanzitutto la pancia e poi il cuore, la gola, gli occhi e la testa. Insomma che ha fatto risuonare in me vicende vissute ed emozioni condivise.  Dal numero di ristampe apparse in soli pochi mesi dalla pubblicazione deduco che quasi tutti l’abbiate letto ma, nell’eventualità che qualcuno non lo abbia ancora tenuto tra le mani, non mi dilungo sulla trama. 

E’ il “senso” del libro che mi ha rapita insieme alla sincerità e all’umiltà dell’autore che si è scarnificato fino a raggiungere le profondità più intime del suo sentire per condividerle con i suoi lettori. Ma perché l’ha fatto? La risposta  la dà lui stesso nelle ultime pagine del testo “Semplice. Quando uno ha ricevuto in sorte una storia e gli strumenti per raccontarla, non è giusto che la tenga soltanto per sé”. 

Il dolore più grande è la perdita della mamma quando si è ancora bambini: un evento tragico che prelude a un tempo pieno di trappole che possono causare danni talora irreversibili. Un tema difficile e pesante che Granellini, orfano di mamma a 9 anni,  alleggerisce con la sua consueta lieve ironia. 

Mi è capitato di accompagnare giovani mamme al loro ultimo traguardo e la sofferenza loro  e dei congiunti, mi ha sempre travolta e sempre mi sono sentita inadeguata per suggerire un giusto comportamento da parte del genitore superstite. Troppo difficile per un estraneo per quanto abbia condiviso l’ultima fase della loro tragedia.

 Quest’estate mi è capitato di leggere sul Sole 24 Ore una riflessione del premio Nobel per l’economia Amartya Sen che ricorda la morte della moglie Eva Colorni avvenuta per  cancro nel 1985 quando i loro bambini avevano 8 e 10 anni. Il Dr. Amartya Sen racconta come una lettera scritta dalla moglie pochi giorni prima di morire, affinché fosse letta ai bimbi dopo la sua scomparsa, li abbia aiutati a vivere quel momento e a mantenerne vivo il ricordo nel tempo. Una morte condivisa, alla luce del sole e nella verità. 

Esattamente l’opposto della vicenda umana vissuta da Massimo Granellini con tutti i risvolti negativi che ne sono derivati. Granellini riesce a riemergere dal suo baratro interiore solo conoscendo la verità e superando la paura di affrontarla. Solo allora potrà finalmente …tenere i piedi per terra senza smettere  di alzare gli occhi al cielo

Marinella

 

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