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Archive for giugno 2015

FORMAZIONE PERMANENTE

Non sono molti anni che si sente parlare di formazione permanente perché in passato – una volta finito il percorso di studi ed una eventuale specializzazione – era l’esperienza quella che quotidianamente arricchiva il sapere del professionista, qualunque fosse la sua attività.

Oggi invece una volta terminati gli studi e iniziata l’attività professionale è necessario continuare a formarsi, sempre, sino alla fine della vita lavorativa e anche oltre, come nel caso di chi decide di dedicarsi al volontariato.

E’ appunto della formazione permanente del volontario che voglio parlare perché trovo tanta resistenza da parte dei volontari, una volta acquisita la formazione di base ed effettuato il tirocinio, nel’impegnarsi in un processo formativo continuo sfruttando tutte le occasioni possibili di arricchimento culturale ed esperienziale.

Confesso che nelle “occasioni perdute” provo rammarico, delusione, scoraggiamento ma recentemente, grazie a un colloquio molto amichevole e spassionato con un volontario, ho capito che probabilmente da tanti anni noi responsabili camminiamo sul filo del malinteso. Il volontario mi ha detto “ma tu non capisci che i colleghi vogliono solo fare il loro volontariato e una volta entrati nell’associazione che li pone in grado di mettere in pratica la loro spinta solidaristica, non hanno nessuna voglia/interesse ad impegnarsi ancora nella formazione permanente”.

Ha ragione, è proprio così ma solo ora vedo chiaro il malinteso. Quando facciamo i colloqui preliminari diciamo tra le altre cose che la formazione permanente è obbligatoria ma non ne abbiamo mai specificato l’importanza con forza perché riteniamo sottinteso che alla base del desiderio di impegnarsi nel volontariato ci siano passione, talento, coscienza e perché no, entusiasmo. Ma non è così, o per lo meno non è sempre così.

Solo adesso ho capito chiaramente che il disinteresse non è dovuto a pigrizia ma è congruente con la normale attitudine del normale volontario.

Ma il Progetto Città della Vita non è una normale associazione di volontariato. Infatti non è una onlus, non cerca soldi e non ne ha bisogno per vivere, non ha una struttura piramidale ma orizzontale,  è centrata unicamente su una spinta solidale e sociale e sulla dedizione verso l’unità sofferente, è coesa da un forte spirito di gruppo e il carburante del suo motore è fornito dalll’entusiasmo e dalla gioia pura che si prova ad essere volontari anziché a fare volontariato.

E allora? Allora “mea culpa” che per così tanto tempo non mi sono accorta di procedere sul filo di un sottinteso/malinteso. Ma…domani è un altro giorno!

Marinella

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SPIAGGE

Sono sulla spiaggia di Santa Severa in questo momento quasi deserta perché i pochi bagnanti si sono ritirati per il pranzo e la siesta. Io amo quest’ora di tranquillità perché lo scopo principale ella mia breve vacanza è la lettura. Oggi sto iniziando il mio secondo libro ma prima di cominciare a leggere chiudo gli occhi e mi lascio attrarre dal ricordo della spiaggia della mia infanzia: Viareggio a cavallo degli anni ’30 e ’40 del secolo scorso.

Con gli occhi della nostalgia (amore che rimane) rivedo le file di ombrelloni a strisce gialle e verdi ben distanziati uno dall’altro, le tate che ci sorvegliavano e ci impedivano di dare fastidio agli adulti con i nostri giochi, l’educazione spinta all’eccesso: odiavo dover salutare le amiche di mamma facendo l’inchino anche in costume da bagno! Ma ogni estate rivedevo le amiche che   venivano in villeggiatura (3 mesi) dalle città del Nord ed era tutta una festa.

I pranzi sulla spiaggia con le tavole apparecchiate e tante cose buone portate dalle domestiche delle varie famiglie e poi i giochi: castelli di sabbia, complicatissime piste dove facevamo correre le biglie e i pericolosissimi trabocchetti che facevamo di nascosto e che se scoperti ci costavano una bella punizione! Si giocava dalla mattina alla sera e rimanevamo in spiaggia fino al tramonto. Allora non lo sapevo che presto sarebbe arrivata la guerra e quelle vacanze dorate sarebbero definitivamente scomparse!

Il mo sogno si interrompe perché un vu’ cumprà non demorde e visto che non compro niente mi chiede un euro per non dover…andare a rubare! E’ così qui a Santa Severa come su tutte le altre spiagge, a coloro che vogliono per forza vendere qualcosa si alternano donne africane, spesso con un bimbo piccolo appeso alla schiena in uno straccio e sempre addormentato o comunque inerte. Queste hanno un altro tipo di approccio, all’inizio amicale “bella signora come stai e come ti chiami?” poi sempre più insistente per avere soldi. E’ difficile resistere quando ci sono di mezzo bambini indifesi ma il ritmo è tale che dopo le prime volte devo dolorosamente fare finta di essere impassibile.

Mi immergo nella lettura e tra un’interruzione e un’altra le pagine scorrono e il tempo anche. La spiaggia man mano si rianima e arriva un gruppo di ragazzi molto rumorosi: giocano e sento che il turpiloquio a voce altissima – che a tratti raggiunge l’oscenità – è la base del loro eloquio. Che sconforto!

Mi sento triste, le spiagge sono sempre le stesse anche se gli ombrelloni oggi si toccano e le sdraio si sfiorano, ma tutto è così diverso e i contrasti così forti. Da un lato un benessere talvolta ostentato e volgare e dall’altro povertà, miseria, disperazione e probabilmente anche malaffare. Una situazione sociale che non può e non deve essere protratta né tantomeno incrementata, ma come? Questa è la grande sfida che si presenta oggi al nostro Paese e che ci tiene – non poco –  con il fiato sospeso.

Marinella

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In questi ultimi giorni mi sono resa conto che quando abitavo sulla Cassia non sentivo alcun senso di appartenenza a quella zona, pur avendo lì trascorso il periodo più felice della mia vita ed esservi rimasta per 35 anni.

Mi sono trasferita all’Esquilino 14 anni fa per “forza di cose” e superato lo choc iniziale durato peraltro solo pochi giorni, mi sono subito trovata benissimo e oggi mi sento “una dell’Esquilino”.

Avendo accettato le numerose nefandezze che affliggono il quartiere, molte dovute a scelte perverse degli amministratori locali, mi piace la vitalità di Piazza Vittorio, l’eterogeneità dei suoi abitanti e l’incrocio delle culture che qui si respira.

Mi piace il senso di “riscossa” che serpeggia tra gli abitanti, il desiderio di riappropriarsi di un territorio profondamente romano, senza escluderne le componenti straniere ma integrandole e acquisendone gli apporti culturali.

Mi piace il sentirmi parte di una comunità che pur nelle tante diversità si unisce per dare voce agli abitanti attraverso un numero davvero notevole di associazioni, e per dare vita a nuove iniziative che offrono momenti di cultura, di svago, di socializzazione a noi che abitiamo l’Esquilino.

L’occasione di questa mia riflessione è dovuta alle manifestazioni organizzate il 6 e 7 Giugno da “Piazza Vittorio Partecipata” e da “Noi dell’Esquilino” in collaborazione con molte altre associazioni culturali del quartiere. Una due giorni davvero intensa e leggendo il programma dedicato nel primo giorno agli alberi e al giardino di Piazza Vittorio e il secondo giorno alla festa di strada in Via Machiavelli, ho potuto percepire tutto l’impegno e la cura che gli instancabili organizzatori hanno profuso in questa bella iniziativa.

Stamane sono stata in Via Machiavelli due volte: alle 08.00 recandomi in hospice e alle 12.00 circa al mio rientro. Alle 08.00 nella strada ancora semideserta con la polizia che transennava e qualche negoziante che esponeva la merce mi sembrava di respirare un’aria di attesa. A mezzogiorno la strada era trasformata in un salotto urbano, al club Machiavelli si leggevano versi e si preparavano attività per i bambini, i ristoratori erano impegnati con le vivande che avrebbero più tardi distribuito e tanta gente si intratteneva tranquillamente sulle sedie sistemate nelle zone d’ombra.

Il programma del pomeriggio prevedeva ancora musica, letture, danze e altre attività per bambini. Una bella festa che io considero come un’occasione nella quale sono stati gettati tanti semi che la breve pioggia giunta all’improvviso nel suo significato simbolico farà germogliare, crescere e produrre fiori e frutti.

Grazie a tutte le Associazioni e tanti auguri da …una dell’Esquilino.

Marinella

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