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Archive for ottobre 2011

In questi giorni molti di noi si recano a visitare le tombe di chi abbiamo amato e non c’è più. Anche io parto domani mattina  per Saluzzo dove riposa tutta la mia famiglia di origine. Stranamente, ma nulla succede mai per caso, proprio adesso cercando un vecchio indirizzo mail, mi è capitata tra le mani una poesia che voglio condividere con voi perché mi sembra perfettamente aderente alla sottile malinconia che pervade queste giornate.     Marinella

Io sono la dolce pioggia autunnale

Non venire sulla mia tomba a piangere:

io non sono lì.

Io non dormo.

Io sono migliaia di venti che soffiano.

Io sono il luccichio adamantino della neve.

Io sono il sole sul grano tagliato.

Io sono la pioggia gentile di primavera.

Quando ti svegli nel silenzio del mattino

io sono il rapido alzarsi

di tranquilli uccelli in volo circolare.

Io sono le tenere stelle che brillano di notte.

Non venire sulla mia tomba a piangere:

io non sono lì.

Io non sono morta.

                                                (anonima)

 

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Vi ricordate la mappa del volontariato della quale vi ho parlato due post fa? Eccola, come è emersa durante una mattinata di lavoro intensa, emozionante e appagante.  Non sono mancate le caldarroste (era la festa delle castagne!), sbucciate per tutti noi da due volontari.

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Un libro divenuto abbastanza famoso ha come titolo “Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio”. Ebbene no: oggi a casa mia in piazza Vittorio a Roma non c’è stato uno scontro  ma piuttosto  un “incontro di civiltà“. Un entusiasmante incontro tra Peggy Dawson, la trainer neozelandese di Nurturing Touch, Thomas Myladoor, il fondatore di Mother & Child e Giorgia Mariani, una delle referenti italiane della Fondazione. Io mi sono limitata a organizzare l’incontro e ad offrire una torta di frutta inventata per l’occasione, che è venuta veramente buonissima.

La Mother & Child Foundation ha iniziato ufficialmente (ma in realtà i fondatori operavano già a livello personale da alcuni anni) la sua attività nel 2000 costruendo a Thodupuza nel Kerala una casa di accoglienza per ragazze madri e per bambini in difficoltà, garantendo loro un futuro autonomo e degno. Ma come? Occupandosi non solo della loro crescita ma anche della loro istruzione fino ad un livello superiore. E’ così che 42 ragazze stanno già studiando al college di Rajahmundry per diventare infermiere specializzate.

Il problema adesso è trovare loro un lavoro in paesi di lingua inglese e quindi quale occasione migliore di mettere in collegamento  Peggy con questo progetto? Peggy infatti ha un’esperienza di lavoro ultraventennale nelle case di riposo e negli hospice neozelandesi ed ha anche buoni contatti in Australia.

L’incontro è risultato  positivissimo ed è stato come il confluire di due corsi d’acqua in un unico grande fiume che ingrossandosi acquista velocità, spumeggia e irrora nuovi territori.

Peggy è adeeso già in aereo diretta in Nuova Zelanda, noi romani siamo tornati alle nostre attività portandoci nel cuore il sogno di nuovi sviluppi e aperture per la Mother & Child che in questo momento ospita 156 bambini e bambine. Dire che sono contenta è…dire poco!

Marinella

 

 

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Davvero una gran bella sorpresa venerdì pomeriggio quando sono entrata nell’hospice di Rionero in Vulture per un incontro con i volontari della  Associazione Gigi Ghirotti Basilicata, che vi prestano servizio.

All’ultimo piano del moderno ’IRCCS – CROB (Centro di riferimento oncologico Basilicata),mi  sono trovata in un largo e luminoso corridoio addobbato con  piante, fiori, divani, un piccolo acquario con i pesciolini colorati, un banco di accoglienza dove su un leggio è appoggiato un quadernone già pieno di pensieri grati e disegni di malati e familiari. Il corridoio termina su una grande terrazza dalla quale si può ammirare un bel panorama connotato da uliveti e vigneti che sono il vanto della regione.

A sinistra otto stanze molto grandi dotate di ogni confort, a destra la medicheria, gli studi medici, una  allegra e arredatissima cucina  dove i familiari, e soprattutto i volontari, si sbizzarriscono nella preparazione di cibi appetitosi e profumati per stimolare l’appetito dei degenti. Altri locali di servizio e infine, ecco la meraviglia, la stanza dove su un carrello è  sistemata una speciale macchina/boiler dotata di opportune attrezzature che, trasportata nelle camere dei ricoverati consente di fare un comodo bagno ai pazienti allettati, trasformando il letto  in una …vasca da bagno!  Un’altra analoga macchina è in dotazione all’équipe di assistenza domiciliare e viene trasportata e utilizzata  a casa dei pazienti.

E’ ancora, sul lato delle stanze di degenza, una accogliente sala di soggiorno e all’occorrenza sala riunioni, con salotto, divani, piante, la biblioteca e altri confortevoli arredi.  Ma certo una bella logistica non basta ad assicurare una buona assistenza nella fase delle cure palliative. A questo, per otto degenti, pensano 2 medici, 8 infermiere e otto OS. Non male vero? E poi 2 gruppi di volontari veramente speciali che “portano la vita” in tutto l’hospice: canti,  anniversari vari celebrati in forma comunitaria, , le più svariate occasioni di svago, consentono ai malati di sentirsi in un ambiente familiare dove si ricevono  non solo le necessarie  cure cliniche ma anche quelle “pillole di vita” che fanno tanto bene quando si sta tanto male!

I due incontri previsti: uno dedicato esclusivamente ai volontari di hospice e l’altro misto, con i volontari della domiciliare, sono stati molto proficui e il lavoro che abbiamo fatto insieme sabato mattina costruendo, con le esperienze di ognuno,  la “mappa del volontariato” ha dato un risultato così straordinario sia dal punto di vista del  mettersi in gioco, di ogni volontario  che da quello grafico, che il direttore dell’Hospice Dr. Di Leo, ha deciso di farne un vero e proprio manifesto.

Questo veloce salto in Basilicata, insieme al Direttore e al Segretario Generale della Fondazione Nazionale Ghirotti,  mi ha consentito ancora una volta di trasferire ai giovani almeno una parte del mio bagaglio di  esperienze e mi ha contemporaneamente arricchito di tutto ciò che i volontari mi hanno donato. Sono tornata a Roma con la sensazione che lo scambio di energia e di entusiasmo tra tutti noi sia stato veramente notevole.

Un grazie di cuore per la calda accoglienza a tutte le componenti della Fondazione Ghirotti Basilicata, nella speranza di poterci incontrare di nuovo.

Marinella

 

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SICP LAZIO

Sabato 8 Ottobre la SICP Lazio, per celebrare la giornata mondiale degli hospice e delle cure palliative, ha organizzato un convegno dal titolo “Il diritto alle cure palliative nella rete assistenziale del Lazio: sviluppo di una realtà concreta”. 

In realtà, e per fortuna, non si è trattato di un convegno celebrativo ma piuttosto di un incontro informativo, formativo e programmatico sulla rete delle cure palliative nel Lazio: una realtà in divenire grazie al forte impegno della SICP Lazio e alla sempre più fattiva collaborazione e confronto tra vecchie e nuove  strutture assistenziali. 

L’informazione, il confronto, il coordinamento, l’unificazione dei percorsi formativi per tutti gli operatori sanitari  compresi i  volontari, la circolazione delle notizie, sono strumento indispensabile per una sempre più omogenea ed efficace rete delle cure palliative laziali.  

La struttura della “rete” prevede  pari criteri di accreditamento per tutte le realtà assistenziali , uguali percorsi di accesso equo, appropriato ed omogeneo in tutta la Regione, un unico modulo di presa in carico che consenta  il passaggio di informazioni, non solo cliniche, tra ospedale e hospice-

Tra le problematiche da migliorare è stato evidenziato come sia  auspicabile stabilire un più chiaro rapporto con gli oncologi sui criteri di avviamento del paziente alle cure palliative e sull’importanza della simultaneous care. Parimenti  auspicabile è un’ ottimizzazione della comunicazione circa i tempi di dimissione da parte dell’ospedale (spesso il fax arriva all’hospice il giorno prima della dimissione!).Molto altro può essere migliorato ma, pur consapevoli che nessuno ha la bacchetta magica, è evidente  che  le premesse per un percorso positivo ci sono tutte! 

La tavola rotonda dedicata agli infermieri ha messo in luce quanto forte sia la responsabilità professionale  dell’infermiere palliativista che ha un ruolo ben diverso dall’infermiere ospedaliero. Ascoltare, osservare, recepire, mettere in atto una terapia olistica a 360° in collaborazione con gli altri operatori é una  meta facilmente raggiungibile per un bravo infermiere di cure palliative. Infermiere “tessitore di legami” dunque e figura centrale, insieme al medico,  nella équipe assistenziale

Altra figura di riferimento nell’équipe è lo psicologo che all’entrata della persona malata in hospice deve prendere in carico l’intera unità sofferente, malato e familiari, al fine di  conoscerne le condizioni emozionali  e poterli sostenere nel processo di consapevolezza e accettazione degli eventi che seguiranno

E infine il grande problema del dolore globale: fisico, spirituale, sociale affettivo, familiare. Solo un intervento multidisciplinare complesso con tutte le figure professionali che si stringono intorno al paziente, una volta reso il dolore fisico tollerabile, può davvero recare sollievo e migliorare la qualità della vita residua.

Chi mi legge si domanderà: e i volontari?  I volontari sono stati presi nella debita considerazione e mi è stato chiesto di concludere i lavori con un intervento sul ruolo del volontario nell’équipe multidisciplinare. E’ ovvio che era pane per i miei denti e …mi ci sono buttata con emozione ed entusiasmo. Spero di essere riuscita a  trasmettere tutta l’intensità della relazione che può stabilirsi tra volontario, malato e familiari e mi è piaciuto condividere la mia esperienza con i tanti giovani presenti.

Concludo questo post con un’affermazione che ho sentito durante la mattinata e che condivido pienamente:    sono le persone che fanno l’hospice !

Marinella

 

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PEGGY A ROMA

2 anni e 5 mesi dall’ultima volta che Peggy è stata mia ospite a Roma. Sembrava che non sarebbe mai più venuta a tenere corsi di Nurturing Touch in Italia e invece, eccola di nuovo qui: pimpante come sempre. 

Quest’anno non sarò più io la sua traduttrice perché già da tempo avevo considerato questa esperienza  conclusa ma ho il piacere di ospitarla per qualche giorno adesso  al suo arrivo e poi di nuovo prima della partenza.

E’ con una certa emozione che ieri sera ci siamo ritrovate sedute intorno al tavolo dove per  8 anni abbiamo  ogni primavera condiviso cibo, preparazione delle lezioni, racconti di vita e confronto di esperienze. Davvero un tratto importante della mia vita dove l’incontro con Peggy ha portato tante novità, nuove aperture e soprattutto nuove capacità nell’incontro con la persona malata. Un percorso esperienziale che continua a dare sempre nuovi frutti e che nella sua applicazione in hospice offre straordinarie possibilità comunicative che vanno molto…oltre le parole! 

Ci sarà ancora molto da raccontarci dopo i due corsi che Peggy terrà a Roma questo mese:  vecchi e nuovi “studenti” e soprattutto, penso, un numero maggiore di allievi già formati in cure palliative. 

 L’auspicio è che la metodica del Nurturing Touch venga più capillarmente diffusa tra gli operatori sanitari e che diventi nel tempo una preziosa ed abituale componente  dell’offerta di cura globale. 

Marinella

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