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Archive for aprile 2017

Quest’anno le vacanze di Pasqua, il ponte del 25 Aprile e il lungo week-end del 1° Maggio si sono felicemente combinati in modo da permettere una lunga vacanza utilizzando pochi giorni di ferie, oppure tante piccole vacanze.

Quando ero giovane all’inizio dell’anno studiavo con attenzione il calendario e,  quando “tutto veniva male”, rimanevo sconsolata! Altre volte invece facevo salti di gioia potendo prevedere viaggi o comunque bei periodi di riposo, magari nella mia amata Roccaraso.

Adesso che sono agée (che modo carino di dire vecchia) invece ne sono quasi leggermente infastidita perché non riesco a trarne vantaggio e per di più mi sento un po’ scombinata perché non ritrovo il mio ritmo settimanale.

Però ogni medaglia ha sempre due facce e trovo quindi comunque qualche motivo di gioia pensando, nel privato, che i miei nipoti saranno felici di non andare a scuola e  potranno forse organizzare qualcosa di interessante con i loro genitori, e più in generale non posso che essere contenta per i tanti che riusciranno a sfruttare questa fortunata combinazione per muoversi, riposare e fare cose belle.

Inoltre, italiani e turisti in movimento portano un beneficio economico non indifferente al Paese e quindi, anche se io non posso più fare i…salti di gioia, ben vengano vacanze, ponti e lunghi week-end!

Marinella

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Sancasciano è il paese dove è nato mio marito e dove è sepolto, dove Gioia possiede ancora la “casa dei nonni” e dove sono stata tante volte in una vacanza settembrina quando Gioia era piccola.

Il desiderio di recarmi sulla tomba di mio marito e dei miei suoceri mi ha portata ancora una volta a Sancasciano mercoledì scorso sebbene, non potendo più guidare per via del glaucoma, il viaggio in un solo giorno con treno più autobus sia stato un po’   faticoso.

La sfacchinata con levataccia però è stata ampiamente compensata sia dall’appagamento per la visita al cimitero e la cura delle tombe e sia dalla ritrovata meraviglia della campagna toscana in primavera.

Fino a qualche anno fa andavo regolarmente a Sancasciano e quasi non notavo più gli olivi argentati e le distese di vigneti a perdita d’occhio. A distanza di qualche anno è stato come riscoprire l’incanto di quel paesaggio dominato dalle scure ed eleganti sagome dei cipressi. Che meraviglia!

Ho anche incontrato alcune persone conosciute e raccolto pezzettini di cuore qua e là.

Con Sergio avevamo progettato di passare lunghi periodi in Toscana dopo il suo pensionamento ma…non ce ne è stato il tempo. Però è sempre bello ritornare nei luoghi dove siamo stati insieme e a lui tanto cari.

Marinella

P.S. Mi devo scusare ma non posso mantenere la promessa di pubblicare la “Carta” di cui al post “Cure palliative per gli Anziani” perché è in un formato molto grande e io non riesco a trasferirla sul blog. Tuttavia, mai dire mai, e può darsi che qualcuno in futuro m aiuti a farlo!

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Una veloce presentazione al termine della conferenza stampa del 29 Marzo alla Radio Vaticana: è così che ha avuto inizio una nuova “avventura”. Tre gentili signore dell’Italian Hospital Group mi hanno infatti avvicinato perché molto interessate dall’accenno al Nurturing Touch che avevo fatto nel corso dell’intervista.

La responsabile organizzativa, la psicologa e l’assistente sociale dell’hospice di Guidonia mi hanno così invitato a visitare il loro hospice e mercoledì mattina mi sono venute a prendere per condurmici.

E’ stata una visita interessante e piacevolissima perché ho trovato persone veramente motivate ad offrire ai degenti non solo una qualità della cura ma anche una qualità della vita.

La struttura fa parte di un grande complesso geriatrico ma è ospitata in un piccolo padiglione immerso nel verde e dotato di giardino interno e giardino esterno, molto curati. Gli spazi comuni sono immensi, le stanze ben dotate hanno tutte un accesso diretto al giardino, una sorridente cuoca in cucina provvede direttamente alla preparazione dei pasti, proprio come in una grande famiglia!

Tuttavia, al di là della struttura e delle   dotazioni, ciò che mi ha colpito di più sono lo “spirito dell’équipe e l’organizzazione interna.

Mi piace lavorare con persone nelle quali   sento l’entusiasmo, la passione e la dedizione verso quello che fanno e quindi mi sono subito resa disponibile per portare il Nurturing Touch nella loro équipe al fine di aggiungere ancora qualità alla “care” che offrono ai loro assistiti.

Abbiamo programmato un paio di workshop per Settembre e…poi vi racconterò.

Marinella

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Nel passato il Nurturing Touch mi ha portato due volte dall’ altra parte del mondo   e oggi  mi permette di viaggiare nella nostra bella Italia e di conoscere città   o paesi che forse non avrei mai visitato.

Questa volta, invitata a Genova da Benedetta Costa, mi sono trovata al…punto di partenza!

Si, proprio così perché Benedetta Past President dell ‘ AIMI (Associazione Italiana di Massaggio Infantile) è la persona che 15 anni fa ha portato in Italia Peggy Dawson, la terapista neozelandese che ha ideato questo particolare massaggio di sollievo.

Il workshop è stato ospitato dal Centro Servizi Papillon di Benedetta Costa , dove sotto la sua esperta guida, si svolgono tante bellissime attività di cura e sostegno in favore di bambini e dei loro familiari. Non ci poteva essere luogo più idoneo!

16 i partecipanti, tutti variamente operativi – come volontari o professionisti – in ambito sanitario: un bel gruppo fortemente motivato e subito pronto ad entrare nello spirito di questa “filosofia di massaggio”.

In teoria dopo tanti anni di pratica tutti i workshop dovrebbero essere più o meno uguali, invece ogni volta è un happening perché diversi sono i partecipanti, diverso il clima che si stabilisce e diversa sono anche io in relazione a loro.

Questa volta per me è stato come…scivolare un’ora dopo l’altra su un tappeto di velluto dove la presenza attenta,affettuosa e protettiva di Benedetta si percepiva attraverso la cura dell’organizzazione. E poi c’era Martina, una persona molto speciale che spero un giorno possa sostituirmi nel diffondere la cultura del Nurturing Touch in Italia.

Insomma un’occasione ricca non solo di contenuti ma anche di emozioni e nuove relazioni con tante belle persone.

Grazie Benedetta e grazie Martina, è stato davvero   “un dono” lavorare con voi… e con tutte le partecipanti!

Marinella

 

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Che le cure palliative siano un diritto anche per gli anziani può sembrare ovvio ma la realtà è diversa e molto spesso il dolore degli anziani viene sottovalutato, i bisogni disattesi e la qualità della vita fortemente penalizzata.

La Fondazione Maruzza Lefebvre d’Ovidio dopo la approvazione della “Carta delle Religioni per le Cure Palliative Pediatriche” si è ora impegnata, insieme alla Pontificia Accademia per la Vita, per la definizione della “Carta delle Religioni per le Cure Palliative in favore degli Anziani”.

Per confrontarsi sui vari aspetti dei diritti degli anziani e sulla  qualità della vita e della morte loro riservata –  allo scopo di giungere alla definizione della Carta. – sono stati chiamati a raccolta i più importanti specialisti mondiali delle cure palliative, gli esponenti delle varie fedi religiose, dei diritti umani e della comunicazione, pazienti, familiari e volontari (la sottoscritta).

La definizione della Carta, redatta a Roma il 30 Marzo u.s., è stata preceduta da un intenso lavoro svoltosi tra i group leadeers di ciascuno dei quattro tavoli e i singoli partecipanti.

Nella fase conclusiva del lavoro, alla luce della molteplicità delle situazioni che si verificano nei vari continenti e   in relazione alle diverse pratiche religiose, ci si è soffermati su ogni singolo termine usato, per far sì che la dignità della persona venga sempre ed ovunque considerata e rispettata.

Ecco perché “Religions togheter” , è stato importante poter raggiungere la definizione dei vari articoli della Carta tutti insieme : scienziati, religiosi, bioetici, rappresentanti dei diritti umani, pazienti e familiari e poi firmarla, sempre tutti insieme. La cerimonia della firma è stata particolarmente significativa.

Per me è stato un percorso emozionante che, alla luce di una visione più ampia, mi ha permesso anche di ripercorrere, rivedere e ridefinire alcune situazioni vissute nella mia vita di volontaria. Anche qui voglio ringraziare la Fondazione Maruzza che mi ha invitata a partecipare.

Marinella

P.S. Appena la Fondazione mi farà avere il testo della Carta, non mancherò di pubblicarlo

 

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