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Archive for giugno 2009

ANGELI SOSPESI

..in aereo di ritorno da Oslo…cuffiette con la musica, amo volare nella musica, pensieri rarefatti accompagnano le immagini iperreali…tra terra e cielo…sospesa…ecco arrivare “Gli Angeli” di Vasco Rossi, una delle canzoni sue che amo di più:

Quello che si prova
non si può spiegare qui
hai una sorpresa
che neanche te lo immagini
dietro non si torna
non si può tornare giù
Quando ormai si vola
non si può cadere più….
Vedi tetti e case
e grandi le periferie
E vedi quante cose
sono solo “fesserie”…

..e il mio pensiero va a chi in questi giorni, mi ha detto venerdì Liliana in un messaggio, è volato via, senza che io “ci fossi”…A….C….N….abbraccio con lo sguardo i loro volti, stringo ancora una volta le loro mani …non l’ho potuto fare e di alcuni ero “certa” di poterlo fare al mio ritorno. A…veramente l’avevo salutato perché era convinto di poter tornare in settimana nella sua casa, nella sua campagna, ricordo ancora come gli brillavano gli occhi mentre mi diceva “ancora pochi giorni, sai!”, e quella lieve insofferenza delle gambe mentre mi descriveva la sua terra..un piccolo scatto involontario..gambe che volevano portarlo lì, a casa sua….

La canzone di Vasco continua:

E da qui….e da qui…
…qui non arrivano gli angeli

Ma non sono d’accordo, affatto…io negli angeli ci credo fortemente…ognuno ne ha incontrato almeno uno nella vita, magari non l’ha riconosciuto, oppure lo ha dovuto lasciar andar via, ma accade anche che fortunatamente lo si riconosca e si possa scegliere di averlo al fianco per la vita…

…e comunque qui, sospesa come sono tra terra e cielo, gli angeli arrivano..sospesi come me…

Monica, con il consueto abbraccio, più forte del solito però…

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IO NON C’ERO!

Questa volta io non c’ero,  mia cara S, stamane quando te ne sei andata. Sono arrivata qualche ora dopo ed ho potuto ancora salutarti, accarezzarti, accomiatarmi da te dopo questa così breve ed intensa “relazione”.

Non posso dimenticare due cose che mi hai detto l’ultima volta che ci siamo viste. Quando sono arrivata e ti ho chiesto cosa ti sarebbe piaciuto fare quel giorno, mi hai risposto “tu sai quello di cui io ho bisogno”. Ed  io ho pregato intensamente perché il Signore mi illuminasse ispirandomi un percorso terapeutico che potesse darti sollievo.  E poi, prima di lasciarci mi hai detto “tu non sai dove mi sono arrivate le carezze che mi hai fatto sul braccio”. Ed io ti ho risposto: “si lo so, erano…carezze per l’anima“!

Addio mia cara giovane e bella mamma, ti sei presa un pezzettino del mio cuore!

Marinella

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…mi ha fatto sorridere vederti così Marinella. E’ dolce questa immagine, insolita e anche apparentemente azzardata, come può sembrare da “fuori” coniugare l’immagine di una estrema soddisfazione con il farsi carico dei dolori altrui e dei propri. Ma solo chi non ha mai condiviso non può capire, quindi io ti capisco e ovviamente condivido.

“Dare validità alle giornate…consapevolezza del tempo che passa…soddisfazione di bisogni sottili”..perchè scegliere tra queste motivazioni Marinella? Credo sia un complesso mix di questi e altri elementi la forza che ci spinge “lì”.

A volte sai, quando entro in hospice provo la stessa sensazione di quando mi tuffo nel mare. Amo tuffarmi proprio, non bagnarmi progressivamente, mi piace sentire l’impatto dell’acqua più fredda della mia pelle, mi piace che ci sia un prima e un dopo…e mi piace quel breve momento di apnea, e poi il riemergere della testa e cominciare a nuotare…è così che mi sento entrando in una stanza…c’è un momento in cui infrango una barriera sottile, c’è un prima e un dopo il contatto..c’è un tuffarsi in una dimensione ogni volta nuova perché ogni volta si incontra una vita differente, diverse gioie e dolori….e poi “nuoto” tra me e l’altro…e quando sento che nuoto fluidamente è proprio una gioia.
Una gioia di quelle che spingono a cercarla di nuovo, la settimana successiva. Venerdì ho salutato tutti i miei amici “ospiti” dicendo al solito “alla prossima settimana”. E’ un piccolo e dolce mutuo-inganno, spesso infatti sappiamo entrambi che non è detto che ci si riveda venerdì prossimo, ma è comunque un gancio verso la continuità della vita, verso la “normalità” dei rapporti, e mi piace gettarlo questo gancio. Poi tornando a casa mi sono resa conto con grandissimo disappunto che venerdì prossimo sarò io a “non esserci” in hospice..devo partire per lavoro, e starò fuori l’intera settimana, Oslo, tanto lontano…e già mi manca..e ho pensato, tornando a casa, a chi rischio di non incontrare tra 15 lunghissimi giorni…un po’ di rabbia, un po’ di impotenza…un senso già di nostalgia…la nostalgia di una topolina per casa sua, per il suo formaggio…

Un abbraccio,
Monica

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HOSPICE: PERCHE’?

Spesso alcuni amici, e anche colleghi,  mi hanno chiesto perché, dopo aver deciso molto tempo fa di creare un’associazione di assistenza domiciliare per il sostegno relazionale dei malati gravi, da alcuni anni abbia scelto di estendere la nostra attività ad un hospice romano e di  prestarvi personalmente servizio.

Non ho mai saputo dare una risposta precisa anche perché, in fondo, non credo che sia stata tanto una mia scelta, quanto vi sia stata condotta dal “fil rouge” della mia esistenza.

So però che nell’hospice presso il quale presto servizio, nonostante le tante “battaglie”…quasi tutte perse, io ci sto come un topo nel formaggio!

Sono appena rientrata da una settimana di riposo trascorsa a Palinuro: tutto il giorno sulla spiaggia semideserta e spesso sola per molte ore ed ho avuto molto tempo per pensare e meditare alla ricerca di risposte guardando il mare calmo come l’olio.

Forse è stata proprio la pace dello scenario e la tranquillità delle giornate a farmi sentire forte la “mancanza dell’hospice”. Forse è perché vi ho lasciato una persona che, come ogni tanto accade, mi ha preso il cuore, ma sta di fatto che ogni volta che il sole disegnava una striscia di luce dorata sul mare ,per me è stato come ritrovarmi immersa nell’ultima visualizzazione fatta con S. una giovane e bella mamma di 41 anni. Una visualizzazione centrata sul mare e sull’energia del sole che ha concluso un lavoro di Nurturing e Healing Touch che ha procurato tanto benefico sollievo ad S.

Forse ,allora, potrebbe essere una risposta sensata al mio quesito dire che il servizio in hospice rende più valide le mie giornate? O forse è la consapevolezza che il tempo che mi rimane non può essere ancora molto lungo e quindi va impiegato al meglio?  O forse ancora che sto solo soddisfando alcuni miei “bisogni sottili”?

Ancora una volta la mia risposta non è né precisa né definitiva, ma forse qualcuno dei lettori di questo blog può e vuole aiutarmi a…chiarirmi le idee? Grazie.

Marinella

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IO C’ERO!

E’ così che stamane ho risposto con una punta di orgoglio ad una mia amica che mi diceva di acer visto in televisione l’inaugurazione di un nuovo bellissimo hospice a Roma.

Con una punta di orgoglio perché, come forse ho già scritto qualche volta, io mi sento anche un pochino “parte di Antea”. E’ da sempre che ne condivido gli intendimenti, le speranze, i sogni. Ed oggi quello che è stato un sogno per tanto tempo, è diventato realtà.  L’hospice è già operativo da alcuni mesi ma è solo ieri che alla presenza delle autorità del Governo e della Regione è stato tagliato ufficialmente il nastro all’ingresso.

Quando la banda dei Carabinieri ha intonato l’Inno di Mameli ho condiviso appieno con Claudia, Giuseppe, Silvana, Riccardo, Chiara e tutti gli altri amici con i quali nel tempo si sono stabiliti legami forti di amicizia, il “momento di gloria” dopo tutte le sofferenze che hanno costellato l’attuazione di questa magnifica realizzazione. Magnifica non solo nella struttura ma soprattutto in quello spirito di cura al quale accennavo nel mio precedente post.

Ma la cosa più bella è che, appena realizzato un sogno, Claudia ne ha annunciato un altro: la realizzazione di uno “studio sugli stati di coscienza” in collaborazione con altre importanti strutture italiane.  Non è meraviglioso che tutte le difficoltà così faticosamente superate non solo non abbiano spento gli entusiasmi ma, anzi, abbiano stimolato nuove importanti iniziative? 

Spero di poter dire ancora molte volte “Io c’ero“! Auguri a tutti voi di Antea.

Marinella

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E’ stato bello incontrare nuovamente, ma questa volta nel “loro territorio”, gli operatori della USL7 Toscana che hanno frequentato il corso di Nurturing Touch a Roma circa un mese fa.

Una visita all’hospice di Poggibonsi è stata l’occasione per una mezza giornata di “ripasso” anche in vista del loro compito, previsto per il prossimo Ottobre, di trasmettere ai colleghi quanto appreso a Roma e poi praticato nelle loro realtà operarive di hospice e di assistenza domiciliare

Un interessante scambio di esperienze anche con la caposala dell’assistenza domiciliare che ha al suo attivo un ricco percorso formativo  nei tanti “sentieri” del massaggio. E’ grazie alla apertura dei dirigenti di questa USL verso le terapie complementari che gli assistiti ed i loro familiari possono godere di un’ ‘assistenza caratterizzata  non solo da elevata professionalità ma anche da calda umanità e nuove metodologie di cura.

I grandi spazi dedicati all’ospedale di comunità ed all’hospice, l’elevato comfort e funzionalità delle camere di degenza e il clima familiare che ho condiviso per qualche ora mi hanno stupita. Ma devo dire che lo stupore si è trasformato in meraviglia e gioia quando ho saputo che tutte le “mance” percepite dagli operatori vengono utilizzate per comprare accessori (frigorifero, TVper la sala da pranzo,  microonde, piante, ecc.) che possano migliorare il benessere dei ricoverati e dei loro familiari.

Ma allora, mi sono detta, in questa nostra bella Italia, così vilipesa per i suoi tanti disservizi, esistono anche “isole felici” e forse non sono neanche così rare!

Perché non farle conoscere e far si che la loro testimonianza sia un potente traino per quelle realtà che ancora non sono state… contagiate da questo “spirito di cura“?

Marinella

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Con queste parole, a me tanto care, si chiude lo splendido video realizzato dai ragazzi dell’Istituto Tecnico Commerciale “Eugenio Montale” di Rutigliano (Bari) che ha vinto il concorso indetto nelle scuole italiane in occasione dell’8° Giornata Nazionale del Sollievo.

Un video senza parole dove tutte le possibili emozioni che esprimono quelli che io chiamo i “bisogni sottili” vengono comunicate attraverso un “gioco di mani”. Una mano, in particolare, racconta  le sue difficoltà, la sua rabbia, la sua diffidenza, la sua solitudine e un’altra mano: calma, rispettosa, solidale, amorosa, tenta dolcemente l’avvicinamento. Ma è solo quando la mano diffidente decide di lasciarsi aiutare che il contatto diventa possibile e si può esprimere in tutta la sua infinita ricchezza.

Bravi ragazzi, siete stati davvero straordinari!

Marinella

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