Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for giugno 2017

SOLIDARIETÀ E SOLLIEVO

Il 21 Giugno scorso, a cura del Distretto 108L del  Lions club Italia e con l’adesione di 15 Club di Lazio e Umbria, si è tenuti presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma il Convegno “Solidarietà e Sollievo”.

Il Governatore Dr. Sergio Ficorilli e il Dr. Giorgio Dori hanno illustrato le tante attività di solidarietà che i Lions promuovono a tutte le latitudini, spaziando dagli aiuti ai terremotati all’ospedale in Kerala, alla Casa di Accoglienza di Cagliari, alle campagne vaccinazioni.

Monsignor Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha considerato il Sollievo come strumento di umanizzazione in questo mondo deprivato dell’umano dalla tecnologia e dal culto dell’io che, insieme, provocano lo sgretolamento della società.

“A noi Cristiani spetta il compito di promuovere la cultura dell’accompagnamento. Tenersi per mano l’uno con l’altro e protesi l’uno verso l’altro. Questa è dignità”. Queste sono le parole di Monsignor Paglia che sono arrivate dritte al mio cuore!

Il prof. Cellini, Presidente esecutivo della Fondazione Gigi Ghirotti, ha ricordato la vicenda di vita e…di morte di Gigi Ghirotti che, da molto lontano, ha dato origine alla splendida iniziativa della”Giornata del sollievo”.

Il Professor Valentini, Direttore Area Radiologia Oncologica del Policlinico Gemelli, ha dato un valore simbolico alla parola Sollievo come immagine di un “mondo di relazioni. Condizione indispensabile anche solo per…pensare a un “Ospedale del sollievo”.

A me è stato affidato il compito di parlare dei volontari del sollievo: mi è bastato dare veste esperienza le alle parole di Monsignor Paglia!

La moderatrice dott.ssa Adriana Mascaro ha fortemente voluto questo convegno non solo per fare incontrare chi, in ambiti diversi, con il Sollievo ha frequentazione quotidiana, ma anche per diffondere ulteriormente tra i soci del Lions club la cultura del sollievo.

Marinella

Annunci

Read Full Post »

INTENSIVO DI LETTURA

Sono rientrata ieri dal mio annuale “5 giorni intensivo di lettura” sulla spiaggia di Santa Severa.

Quest’anno mi ero portata tre libri ma sono riuscita a leggerne solo due perché i miei occhi chiedono sempre di più, se pur brevi interruzioni. Pause dedicate a passeggiare sul bagnasciuga, come si diceva una volta.

Per pura combinazione i due libri che ho letto “Storia del nuovo cognome” di Elena Ferrante (seguito de “L’amica geniale” che ho letto l’anno scorso sempre sulla spiaggia), e “Nostalgia” di Ermanno Rea, sono ambientati a Napoli.

Napoli è la mia città natale e, sebbene vi abbia vissuto in due riprese solo per 16 anni, ha un posto speciale nel mio cuore.

Il libro della Ferrante si svolge in un rione periferico molto popolare con frequenti incursioni nella “Napoli bene”, da un lato per sfottò verso i  “signori” e dall’altro alla ricerca di un’escalation sociale.

La vicenda, aspra e spesso crudele, mi ha riportato ai miei anni di liceo scientifico dove l’ambiente era motlo misto e c’erano un paio di ragazzi intelligentissimi che venivano proprio da quel tipo di periferia. Ragazzi che si sono in seguito brillantemente affermati nella vita, come Nino e Elena  “Lenù”, del libro.

I fatti si svolgono negli anni ’50 – ’60 e spesso ho ritrovato spicchi di vita a me ben noti e in parte anche condivisi. Emozionante!

“Nostalgia” invece è una storia molto diversa, raccontata dalla voce narrante di un vecchio medico in pensione, uomo molto colto e impegnato nel volontariato.

Il filo conduttore del romanzo è la storia di vita di Felice Lasca che si intreccia in maniera drammatica con quella di Oreste Spasiano. Il primo, scriteriato e appassionato centauro che sfreccia per i vicoli del rione, il secondo camorrista nato e potenzialmente criminale sin da giovanissimo. I due diventano amici per la pelle e sembrano uniti da un patto indissolubile fino al momento in cui quello che doveva essere un furto sfocia in un assassinio e costringe Felice a fuggire in Africa, sebbene innocente.

Tornerà dopo 45 anni,  senza nessuna premeditazione si impegnerà  in  una  incerta ricerca di se stesso e racconterà appunto la sua complessa  storia.

La vicenda si svolge nel rione Sanità sotto le pendici di Capodimonte ed è l’occasione per dipingere un affresco di quel rione da sempre sotto il dominio della camorra e di intessere la narrazione con tante altre storie che compongono l’affresco stesso.

I fatti si svolgono in un periodo molto lungo che va dagli anni ’60 ai primi anni 2000. Un periodo di grandi trasformazioni sociali e del rione, dove la criminalità diventa sempre più sfrontata e fucina di efferate bande giovanili. La parte sana della popolazione, guidata da un coraggioso sacerdote, tenta di ribellarsi ma ben poco può fare contro i più forti.

La descrizione del rione Sanità è minuziosa ed estremamente efficace, tale da farmi desiderare di dedicare una giornata alla scoperta della Sanità sotterranea. Intrigante e affascinante!

Non vi dico altro per non guastarvi il piacere della lettura ma sono certa che se  inizierete a leggere questo libro, sarà difficile interrompervi. Buona lettura!

. Marinella

Read Full Post »

TRA-PASSO A DUE

Tra-passo a due è un progetto dell’artista Gianluca Balocco che, attraverso la fotografia e dopo un lungo lavoro svolto a tappe con ogni singolo partecipante, propone una immagine del corpo nel momento della morte.

Nella presentazione del Progetto Balocco afferma che “riappropriarsi della morte attraverso un atto psico-magico ci permette di rifuggire le angosce e di stabilire un contatto profondo con la dimensione del presente, in cui si conserva il senso della vita e si riconosce la propria identità immersa in un tutto che non è nulla. Da questo punto di vista, Tra-passo a due è un gesto creativo contro la caducità e la morte ma più di tutto contro l’idea che la nostra vita si manifesti come singolarità senza un senso condiviso.”

Ho partecipato al Progetto insieme ad altre tre persone ma ognuno di noi ha compiuto un percorso singolo insieme a Gianluca. Lavoro preparatorio che ha permesso all’artista  di ideare un set personalizzato e ispirato dall’unicità della relazione intessuta con ogni partecipante.

Ho affrontato questa esperienza con molta curiosità e durante il percorso ho maturato alcune riflessioni riguardanti la mia vita, riuscendo anche a dare significato ad alcuni eventi che sembravano dimenticati.

Tutto molto interessante e stimolante nella fase preparatoria, emozionante e sorprendente nel momento della realizzazione. Momento che ho vissuto con intensità nel senso che percepivo quell’attimo come  la realizzazione di un evento lungamente immaginato ed  atteso, ma ero anche consapevole che stavo partecipando alla  realizzazione di  un  gesto creativo. Difficile da spiegare, vero? Ma quella era la mia percezione e quello il mio tranquillo e rilassato stato d’animo.

Devo anche aggiungere che, per quanto mi riguarda, l’esperienza condivisa con Gianluca ha stabilito  più significativi legami tra di noi.

Marinella

 

Read Full Post »

Questo è il l titolo che il giornalista Gianni Gennari ha dato all’ articolo del 3 Giugno apparso nella   rubrica “Lupus”  che tiene su  Avvenire. Come l‘ho letto mi sono venuti di colpo in mente i tani malati di Alzheimer che ho seguito nei miei anni di volontariato e…le loro famiglie!   Musica, e ho ricordato subito Maria che si calmava, mettendosi a ballare, solo quando il marito suonava il pianoforte per lei!

Ho subito desiderato condividere con voi, miei cari lettori, le riflessioni di Gennari che sono così perfettamente aderenti a una difficile  realtà che sta dilagando senza limiti.  Ho chiesto quindi al giornalista il permesso di pubblicare il suo testo sul mio blog e ve lo propongo con molta partecipazione.   Marinella

“Oggi più agnus che lupus! Su “La Stampa” (1/6 pp. 22 e 26) un richiamo doppio forse casuale, ma prezioso. Primo titolo “L’arte della memoria perduta”, e il secondo “Non dimenticare che ci amiamo”.  In ambedue il dramma dell’Alzheimer che colpisce sempre più italiani over 60.

Nel primo leggi: “Una cura non c’è, ma musica e pittura possono dare nuovo senso alla vita”. Nelle testimonianze seguenti un seme di speranza nel contesto di una realtà che sparge disperazione attorno all’ ammalato: musica e pittura! Sarà vero?

Secondo titolo: giri un paio di pagine e (p. 26) ecco: “Non dimenticare che ci amiamo”.

Alberto Infelise parte da una domanda, cruciale per chi “ama un malato di Alzheimer: fino a quando ricorderà che ci amiamo? Lui rievoca la vicenda del padre. ” Un giorno mi disse: ho paura.” Sapeva cosa gli stava succedendo. Sapeva che non sarebbe finita bene. Sapeva che lo sapevo anch’io. Tenerci la mano, ancora una volta e poi per sempre, è stata l’unica risposta possibile. “Senso alla vita”?Tenerci la mano, ora e sempre: cura di ogni malattia…

Qualcuno lo ha scritto che la vita stessa può considerarsi una malattia per la quale non c’è altra cura che il morire. Ci penso e trovo conferma in cento vicende di vita: il segreto è tenerci per mano. Non solo “curare”, che può essere cosa di scienza, medica e/o altro, ma “avere cura”, prendersi a cuore, far sentire la presenza di amore e dono senza condizioni.

Per trovare un senso nuovo alla vita può bastare, e per tanti basta realmente sapere che c’è sempre, per ciascuno di noi, lo si sappia o no, lo si creda o no, una“mano” tesa dall’Alto, la mano della…Vita. “Io sono la vita!”. E anche “Venite a me tutti voi che siete stanchi per la a fatica della vita”. Lo ha detto Qualcuno che ha dato la vita a tutti, e poi la Sua vita l’ha di nuovo offerta per tutti…”

 

 

Read Full Post »