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Archive for marzo 2019

BERLINO

Questa volta non sono andata a Berlino per turismo ma, insieme a Gioia e Silvia (rispettivamente mia figlia e mia nipote) sono stata a trovare Marco (fratello di Silvia) che, dopo la maturità classica, ha voluto studiare musica elettronica alla dBs Music di Berlino. Una scelta abbastanza difficile, anche perché è partito senza sapere neanche una parola di tedesco, ma per lui è una passione e i genitori lo hanno sostenuto.

Conoscevo già la città per un soggiorno precedente ma alcune cose mi mancavano o non erano ancora state realizzate al tempo della mia visita una diecina di anni fa.

Sono tre le cose importanti che ho scoperto in questa occasione e sono tutte e tre molto significative.

Il “Muro” ovviamente: quel chilometro di muro proprio accanto al nostro albergo a Berlino Est, totalmente ricoperto da imponenti graffiti che esplicitamente o metaforicamente richiamano la memoria di quel tempo e di tutte le tragedie che quel muro ha causato e visto. Oggi i vari tratti di muro rimasti in alcune zone della città sono considerati monumenti e giustamente protetti dalla Sovrintendenza. In apparenza sono luoghi turistici ma in realtà io credo che nessuno possa guardare quei graffiti senza sentirsi personalmente coinvolto.

Il Memoriale per gli ebrei uccisi in Europa: un impressionante labirinto di pietroni grigi di circa 2 mt. x 1 mt., tutti uguali ma di diverse altezze, da quota zero ad alcuni metri. Il Memoriale è stato eretto su un terreno molto ondulato che ricopre il Bunker nel quale Hitler si suicidò. Forse è stata suggestione ma ho sentito in quel luogo un’energia negativa e ne sono uscita parecchio emozionata.

Il Museo della Storia Tedesca: bellissimo! Un Museo veramente straordinario che, attraverso splendide sale molto ben allestite, racchiude 2000 anni della storia tedesca illustrata attraverso oggetti, documenti, dipinti, macchine, attrezzi, divise, abbigliamenti e molto altro. Mi viene da dire che si tratta di una” rappresentazione parlante” per quanto riesce a comunicare al visitatore. Interessantissima poi, perché più vicina a noi, tutta la documentazione composta da manifesti, giornali,bandiere, fotografie e documenti vari, del periodo relativo alla Repubblica di Weimar, che precedette l’avvento di Hitler e di tutto ciò che ne è seguito. Un grande rammarico al momento dell’uscita dal Museo: avremmo dovuto dedicarvi più tempo e invece avevamo un invito a cena dall’altro lato della città … ad orario tedesco, e abbiamo dovuto accelerare la visita. Peccato!

Ma il punto focale del nostro blitz berlinese era stare con Marco, vedere dove e come vive e studia, conoscere i suoi amici e cercare di poter intuire come sta affrontando questa importante e impegnativa avventura lontano dalla famiglia. Come tutte le nonne ero abbastanza preoccupata, anche se tutto sommato favorevole al suo progetto di vita. Devo dire che alcune mie preoccupazioni sono sfumate e sono stata contenta di vederlo soddisfatto della sua scelta e – dopo un periodo iniziale emotivamente un po’ faticoso – ora sereno e fiducioso per il suo avvenire.

Marco tornerà presto a Roma per le vacanze pasquali e ora potrò seguirlo meglio nei suoi racconti ma, come tutte le nonne, continuerò a pregare il suo Angelo Custode affinché …non lo perda mai di vista!

Marinella

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LA LEGGE 38/2010

Nel mondo della sanità tutti sanno quale è la Legge 38/2010 ma al di fuori di quel mondo troppo poche persone la conoscono. E’ invece una legge così importante che ne parlo volentieri ogni volta che ne trovo l’occasione perché è assolutamente necessario diffonderne la conoscenza.

La Legge 38 del 15 Marzo 2010 riguarda l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.

Questa volta l’occasione mi è offerta dalla “Conferenza di presentazione dei dati dell’osservatorio per il monitoraggio della terapia del dolore e delle cure palliative” organizzata qui a Roma il 14 Marzo u.s. dalla Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti

Scopo della Conferenza era confrontare i dati attuali sull’applicazione della Legge 38/2010 con quelli rilevati esattamente due anni fa e presentati in analogo evento. I risultati del raffronto hanno rivelato un miglioramento ancora lontano dai livelli auspicabili e una notevole differenza tra le Regioni del Nord e quelle del Sud Italia.

Questo è un eterno problema e bisogna lavorare molto affinché tali differenze territoriali si affievoliscano sempre di più fino all’eliminazione totale.

E’ proprio in quest’ottica che voglio diffondere una bellissima iniziativa della Fondazione Ghirotti, che giunge quest’anno alla sua XII edizione: il concorso “Un ospedale con più sollievo”. Si tratta di un concorso riservato a tutti gli studenti d’Italia delle seguenti classi: ultimo anno scuola materna, V Elementare, scuola Media, Licei, Università (triennale e specialistica) e Classi delle sezioni ospedaliere di ogni ordine e grado!

Un obiettivo formativo e culturale di grande valore perfettamente inserito in quel “fil rouge” indicato da Gigi Ghirotti nel suo testamento spirituale: accostare i giovani e giovanissimi al mondo della sofferenza e quindi del sollievo, sensibilizzandoli verso l’accettazione, il rispetto e la disponibilità verso i malati, gli anziani e tutte le fragilità umane.

Un impegno nobile per la Fondazione che nel 2001, insieme al Ministero per la Salute, ideò la Giornata Nazionale del Sollievo.

La scadenza dei termini per la partecipazione al concorso è fissata al 26 Aprile e i premi verranno assegnati nel corso della XVIII Giornata Nazionale del Sollievo presso il Policlinico Gemelli di Roma. Tutte le informazioni per partecipare si possono reperire sul sito della Fondazione http://www.fondazioneghirotti.it

Ho partecipato tante edizioni di questo Premio e sono stata sempre travolta dall’intensità delle emozioni dei premiati – dai piccolissimi ai più grandi – degli insegnanti e dei familiari: una grande festa in un luogo dove la sofferenza è di casa. Il contrasto tra queste due situazioni risulta totalmente annullato in una fusione gioiosa tra i tanti ricoverati che partecipano alla manifestazione e i giovani ospiti: è la città che entra in ospedale e conosce una umanità sofferente, aprendo il cuore all’accettazione, alla condivisione e al sostegno.

Marinella

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VERSILIA

Avevo dimenticato la bellezza e la maestosità dei pini marittimi che crescono in Versilia, la loro chioma così densa di aghi verde scuro che in lontananza sembra compatta e il profumo della resina che cola lungo le cortecce che rivestono il tronco. Avevo dimenticato anche il sapore del pane sciapo e il suono della parlata viareggina così diversa dal fiorentino.

Molte altri ricordi e sensazioni erano sepolti nella mia memoria di bambina e adolescente cresciuta a Viareggio, ma oramai lontana dal suo mare e dalla sua pineta da 70 anni!

Sono stata 4 giorni ospite di un’amica che ha una bella casa immersa in un grande giardino proprio nel cuore della Versilia, tra Pietrasanta, Lido di Camaiore e le Focette. Un giardino “antico” dove acanto all’albero carico di mandarini si vede un cespuglio di camelie rosse e poco più sotto una cascata di rosmarino reso azzurro dai suoi mille fiorellini. E poi un enorme leccio secolare, una mimosa piegata sotto il peso dei suoi fiori, tre cipressi maestosi e severi, come si confà alla loro età ed eleganza, e intorno il silenzio, interrotto solo dall’abbaiare di qualche cane lontano.

Ho dormito senza chiudere le persiane e al mattino mi svegliavo, guardavo il panorama e ripensavo alla Versilia degli anni ’40. Allora da Viareggio si andava in bicicletta a Camaiore e dai contadini si compravano verdure e patate, soprattutto durante la guerra quando avevamo fame di tutto. Ricorderò sempre una famiglia di bravissimi contadini dove – scoprimmo una domenica – durante la settimana camminavano tutti scalzi e la domenica si mettevano le scarpe per andare a Messa. Tornati a casa lucidavano le scarpe e anche le suole, per quanto consideravano preziose quelle calzature. Oggi sembra una barzelletta ma allora i miei genitori ci fecero notare ed ammirare la cura che quella famiglia aveva per le loro preziose scarpe, Che cambiamento!

Ci sarebbe molto da dire ed esplorare sul cambiamento epocale avvenuto in questi 70 anni ma preferisco concludere questo piccolo affresco versiliese con una pennellata di nostalgia e tenerezza per i tanti ricordi emersi mentre mi godevo il sole e i profumi del giardino.

Il ricordo più forte e incancellabile? Quando i miei genitori ci hanno annunciato che ci saremmo trasferiti a Napoli mi sono disperata e ho pensato che non potesse esistere altra vita al di fuori di quella viareggina. Arrivata a Napoli ho pianto per quasi un anno perché a scuola ero l’unica ragazza in una classe maschile di 1° Lice Scientifico, non capivo una parola di napoletano ed ero infelicissima.

Chi l’avrebbe mai detto che Napoli mi sarebbe entrata così tanto nel cuore e nell’aniima? Allora non sapevo “accettare il cambiamento” ma la vita poi me lo ha insegnato!

Marinella

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