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Archive for Mag 2019

Questo è il tema del seminario esperienziale tenutosi il 18 Maggio u.s. per imparare a ricordarci di vivere, anche quando per motivi esistenziali o contingenti potremmo non aver più nessuna voglia di vivere la vita consapevolmente. Quando cioè tendiamo o a lasciare che i giorni passino sopra di noi senza veramente viverli, oppure a chiuderci a relazioni umane nutrienti e vitali.

Il laboratorio, condotto dalle psicologhe Livia Aite Crozzoli e Sara Cotini, si è svolto nella bella sede dell’Associazione Culturale GRECAM che è ospitata proprio nel mio palazzo. Che meraviglia per me!

Livia, già Presidente nonché fondatrice del Gruppo Eventi – impegnato nella formazione dei facilitatori per i gruppi di elaborazione del lutto – è anche una mia carissima amica da più di 20 anni e insieme abbiamo condiviso tanti momenti difficili della nostra vita. Per me dunque è stata una giornata affrontata con impegno e gioia.

Abbiamo lavorato prevalentemente in coppia, relazionandoci con il nostro partner – sulla base di una griglia predefinita e in un clima di attenzione e ascolto reciproco – che hanno favorito la possibilità di entrare in contatto con luci e ombre della nostra esistenza.

Per me, che sono una “veterana” di questi lavori esperienziali, è stato interessante scoprire quanto io sia cambiata negli anni e quanto diversa sia oggi la mia prospettiva rispetto a taluni eventi accaduti nel corso della mia vita. Credo anche di aver identificato, almeno in parte, quali sono stati gli incontri che mi hanno aiutato in questo cambiamento e non mancherò di ringraziare coloro che …ci sono ancora.

Una cosa mi sento di dire ora a voi che mi leggete: non dobbiamo avere paura di aprire l’armadio, guardare gli scheletri che lì sono racchiusi e parlare con loro con benevolenza per sciogliere quei nodi che talvolta popolano ancora i n ostri sogni.
Non aspettiamo troppo a farlo perché non sappiamo quanto tempo la vita ancora ci consente. Ma questo lo dico io che sono così avanti sul viale del tramonto!

Marinella

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FIORI E PIANTE

Da alcuni anni in primavera al Parco della Musica viene allestita una grande esposizione di fiori e piante. Non c’ero mai andata, forse per pigrizia, anche se amo molto i fiori e le piante, con le quali, spesso, ho un rapporto molto personalizzato.
Finalmente, qualche giorno fa e sollecitata da un’amica, sono andata con lei a vedere questa famosa mostra.

Che gioia degli occhi e dei sensi! I colori, gli effluvi e anche il profumo del pane appena sfornato! Si, perché tra piante rare, fiori straordinari e arredi da giardino c’erano anche i banchi delle aziende agricole che offrivano non solo i prodotti della loro terra ma anche la materia prima trasformata: marmellate, mieli, formaggi e pane con farine particolari. Tutto biologico ovviamente perché oggi il biologico va molto di moda.

Ero arrivata con l’idea di guardare, ammirare e non comprare anche perché ci eravamo recate all’Auditorium con i mezzi pubblici. Ma come si fa a resistere alla tentazione di fronte a tanta opulenza e magnificenza? Non è proprio possibile e così ho comprato una bella pianta di garofanini rossi profumatissimi -come quelli di montagna- e una a pianta di basilico, anche quello montagna! Mentre ho scelto i garofanini senza esitazione, è’ stato difficilissimo scegliere una pianta di basilico tra una varietà infinita di colori, caratteristiche, profumi e proprietà molto diverse. Ho finito per decidere più trainata dal mio amore per la montagna che da una scelta oculata.

Arrivata a casa non è stato facile trovare un alloggio per le nuove ospiti dei miei affollatissimi balconcini, ma con qualche spostamento sono riuscita a sistemarle ed ora mi godo colori e profumi con molta gioia.

La stagione, con acquazzoni e rapidi sbalzi di temperatura, non è certo la migliore per acclimatare delle piante che hanno appena cambiato casa ma conto di riuscire a stabilire anche con loro una relazione efficace: io le amerò e “me ne prenderò cura” e loro illumineranno le mie giornate. Sara così? Non ne sono proprio sicura ma … io ci conto!

Marinella

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Qualche giorno fa sono salita sulla “Freccia” diretta a Bari già con animo lieto perché dopo alcuni anni portavo di nuovo la conoscenza del Nurturing Touch al Sud. In realtà si trattava di una “mezza freccia” perché arrivati a S. Maria Capua Vetere finisce la tratta di binario veloce e il treno passa dai 250 km. orari ai 100. Però quella andatura più sonnacchiosa mi ha permesso di godere la magnifica esplosione di fiori gialli offerta dalla campagna. Un giallo splendente dovunque, anche lungo la massicciata dei binari.

Sono scesa a Barletta dove mi aspettava Aldo, il medico responsabile dell’Associazione ANT che eroga (che brutto verbo!) cure palliative domiciliari sul territorio di Andria e paesi limitrofi. Si, le cure palliative non si “erogano” ma si praticano, si offrono, con elevata professionalità specialistica ma anche con amore, comprensione e condivisione degli aspetti relazionali esistenti all’interno dell’unità sofferente (malato e familiari).

Mi viene da dire che con Aldo, dopo i primi tre minuti di convenevoli, si è creata subito un’intesa perfetta e, a partire dalla comune passione per la musica jazz per arrivare alla condivisa impostazione olistica delle cure di fine vita, abbiamo compiuto un percorso che è stato intenso e appagante per tutti coloro che hanno partecipato al workshop.
L’appropriatezza della sede dove abbiamo lavorato e la buona energia che vi si respirava hanno senza dubbio contribuito a creare un bel clima e ho potuto apprezzare sin dai primi momenti l’interesse e l’impegno di ognuno, pur nella diversità delle storie di vita e dell’attività lavorativa.

Oramai sono in dirittura di arrivo per la conclusione della mia attività come trainer di Nurturing Touch (fine 2019) e ho condotto negli anni tantissimi workshop in ambiti assistenziali diversi. Posso dire che questo di Andria resterà uno di quelli che ricorderò con maggiore emozione per l’intensità dell’impegno dei discenti e per la qualità delle relazioni umane che si sono stabilite.

Grazie ragazzi, siete stati bravissimi e ricordate che non è cambiata la quantità del vostro tempo ma la qualità. Ora non è più solo un “tempo di cura” ma anche un tempo di comunicazione e di” presenza vera”. E ricordatevi anche la mia raccomandazione: praticate, praticate, praticate!

Marinella

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