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Archive for maggio 2013

ITALO

Ma che cosa c’entra questo …Italo con la XII^ Giornata Nazionale del Sollievo? E invece c’entra e anche molto perché ITALO è il “treno del sollievo” che ieri ha portato a Roma 200 studenti delle scuole italiane provenienti dal Nord e dal Sud del Paese.

Al di là del valore intrinseco della giornata del sollievo offerto e auspicato per tutti coloro che soffrono e del quale abbiamo già parlato negli anni precedenti, quest’anno voglio soffermarmi sul valore culturale e divulgativo della partecipazione attiva di questi ragazzi che saranno parte integrante della società del domani.

Sbarcata dai treni la “carica dei 200” frizzanti di curiosità e interesse, è stata condotta a visitare due storici ospedali romani: S. Spirito in Sassia e Fatebenefratelli Isola Tiberina.
Il fascino delle antiche mura di questi magnifici complessi monumentali ha subito catturato l’attenzione dei ragazzi ma quelle antiche mura parlano anche di secoli di sofferenze, di malattie oggi sconfitte, di nascite e di morti, di speranze per il futuro e tutto questo ha avuto un forte impatto emozionale sugli studenti.

I nostri giovani sono di solito tenuti lontano da tutto ciò che concerne la malattia, la sofferenza e la morte con grave danno della loro formazione esistenziale. Malattia sofferenza e morte fanno parte della vita e il conoscerle aiuta a fronteggiarle e a non scappare quando ci toccano da vicino, aiuta anche a condividere e sostenere coloro che si trovano in queste situazioni, aiuta a sentirci parte solidale della società nella quale viviamo.

Mi piace pensare che ognuno dei ragazzi risalito ieri sera su ITALO per tornare a casa, possa diventare una piccola sorgente luminosa per diffondere in famiglia, nella scuola, nel proprio ambiente relazionale una nuova cultura: la cultura del sollievo e della solidarietà. Forza ragazzi!

Marinella

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Mai sentito parlare del Premio “Gerbera d’Oro”? Eppure è alla sua ottava edizione!
Ma non c’è di solito grande risonanza per gli eventi che premiano chi, senza battere la grancassa, si dedica all’umanizzazione delle cure attraverso l’affrancamento dal dolore inutile, alleviando la sofferenza non solo con le terapie avanzate ma anche con il sostegno psicologico e la presenza vera dell’équipe assistenziale.

Quest’anno il premio è stato attribuito alla “USLL4 Alto Vicentino” (la terra natale di Gigi Ghirotti)) che ha presentato un progetto dedicato alla centralità della persona malata, attivando un’organizzazione capace di rispondere sia ai bisogni clinico assistenziali della persona in situazione di fragilità che agli aspetti legati alla sofferenza globale del malato e dei suoi familiari connessi al dramma della malattia . Un progetto che prevede una perfetta integrazione tra servizi pubblici, agenzie private e associazioni di volontariato. Un progetto che implica anche la formazione continua e sul campo di tutti gli operatori.

Il premio, rappresentato da una targa raffigurante una bella gerbera dorata, è stato consegnato nell’ambito della conferenza stampa tenutasi ieri per presentare la XII Giornata Nazionale del Sollievo promossa dalla Fondazione Ghirotti e dal Ministero della Salute.
Ma di questo vi racconterò la settimana prossima dopo aver partecipato alla manifestazione che avrà luogo domenica 26 Maggio presso il Policlinico Gemelli.

Marinella

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WORK IN PROGRESS, UN CANTIERE SEMPRE APERTO

È questo il sottotitolo del Convegno Regionale SICP Lazio tenutosi a Roma il 16 Maggio. Mi piace molto questa idea dei lavori in corso perché se nella medicina è chiaro che il progresso è continuo, nelle cure palliative – che sono ancora così giovani – c’è tuttora una sorta di fermento iniziale che genera continua apertura e sperimentazione verso sempre più ampie forme di care che possano avvolgere nel loro “pallio” il malato e suoi familiari.

Il convegno, focalizzato sul tema della gestione del dolore nei suoi molteplici aspetti e relative problematiche, ha visto la partecipazione di esperti appartenenti al mondo delle cure palliative e rappresentanti delle istituzioni. Ho avuto l’impressione positiva che i partecipanti alla tavola rotonda questa volta si siano “guardati in faccia” ed abbiano messo sul tavolo non solo le conquiste acquisite ma soprattutto le criticità ancora presenti , nell’intento di superarle insieme nel clima della migliore collaborazione possibile.

L’attenzione dedicata alle CAM (complementary alternative medicine), alle problematiche psichiche (depressione e tristezza) e alla dimensione spirituale del malato in cure palliative mi ha molto confortato perché nel nostro servizio di volontariato spesso rileviamo come questi aspetti importanti della sofferenza siano trascurati.

Il consueto workshop quest’anno dedicato alla “responsabilità della cura, cura della responsabilità”, ha visto un folto numero di partecipanti e i vari gruppi di lavoro hanno approfondito, attraverso la discussione di casi clinici, le tematiche relative alla “Care” “ e alla responsabilità intesa come capacità di rispondere a situazioni cliniche complesse.

Per me volontaria è sempre occasione di apprendimento, confronto e maturazione partecipare a convegni operativi come questo e mi piacerebbe vedere una più folta presenza di volontari. Ma forse anche questo aspetto è ancora un work in progress e ha bisogno di una maggiore….apertura!

Marinella

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Era il Maggo del 2003 quando, apparentemente per caso, è avvenuto il mio primo incontro con il Nurturing Touch. Come probabilmente ho già detto e scritto, è stato “amore al primo tocco” ma l’innamoramento iniziale ha subito notevoli i cambiamenti in questi dieci anni.

E’ stato importante all’inizio imparare bene il metodo direttamente dalla sua ideatrice Peggy Dawson, praticare lungamente accanto a lei, discuterne nelle nostre serate romane quando terminati i corsi tornavamo a casa, ci scambiavamo le impressioni sulla giornata, sul lavoro, sugli allievi, preparavamo la lezione del giorno successivo e continuavamo ad approfondire l’esperienza. Anni indimenticabili quelli dell’apprendimento e della prima pratica e ancora oggi Peggy ed io ci confrontiamo su alcuni casi particolari via mail o via skype.

Poi è iniziato il periodo della divulgazione del metodo con i miei laboratori esperienziali, l’incontro con tanti giovani operatori e la gioia di poter diffondere questa pratica che tanto sollievo può dare a chi soffre.

Ma è proprio nella mia veste di docente che mi sono resa conto di quanto sia importante riuscire a trasmettere ai discenti quella che per me è l’anima del Nurturing Touch, il vero significato del tocco, del contatto amorevole generato non da una capacità professionale di effettuare un ottimo massaggio ma da un moto del cuore che, attraverso le mani, comunica e trasmette energia, attenzione, amore/agape e tutto ciò che arrivando direttamente al cuore del paziente provoca sollievo al corpo attraverso lo sviluppo di endorfine ma soprattutto un fondamentale beneficio esistenziale.

Qualche giorno fa è venuto a trovarmi di nuovo G. (vedi Roma: una storia) e abbiamo parlato a lungo di quanto le cure complementari siano state importanti nella sua straordinaria guarigione.

Le esperienze fatte in hospice sono state sempre per me fonte di nuove e straordinarie emozioni, mi hanno cambiata “dentro” e ogni volta mi stupisco scoprendo nuove modalità comunicative che mi appaiono come silenziosamente indicate dalla persona trattata.

Sono questi i cambiamenti, riguardano tutti il significato “sottile” della metodica e, sebbene io cerchi sempre di comunicarlo a chi si avvicina per la prima volta al Nurturing Touch, so bene che è solo l’esperienza che consentirà di scoprirne tutta la meraviglia. E’ importante non banalizzare e semplificare la diffusione della metodica riducendola a un massaggio di sollievo e mantenere alto il livello dell’insegnamento affinché non si perda il valore più significativo del Nurturing Touch.

Marinella

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OPINIONI A CONFRONTO

Mercoledì 8 Maggio nella prestigiosa sede del MAXXI di Roma, nel ricordo di Gigi Ghirotti, alcuni esperti del mondo della sanità, dell’impegno civile e del volontariato si confronteranno sul tema: “Quarant’anni dopo, quanto è migliorato il percorso di cura per il malato e i familiari?”

E’ per questo che negli ultimi giorni ho molto pensato a come è cambiato il volontariato negli ultimi 40 anni. Posso dire con sicurezza che è stato un cambiamento tutto al positivo in quanto si è passati da un volontariato improntato prevalentemente a un principio di beneficenza e di ispirazione molto spesso religiosa (senza nulla togliere alla bontà di quest’ultima), a un volontariato di più ampia motivazione , saldamente formato e ben consapevole del proprio ruolo anche di scopritore e indicatore di bisogni. Mi riferisco soprattutto a quelli che io chiamo “bisogni sottili” e cioè accoglienza, accompagnamento, comunicazione, informazione, tenerezza e anche al bisogno di essere aiutato a dare un senso al tempo che rimane.

E’ stato un cambiamento progressivo iniziato negli anni ’60 ed oggi nelle strutture sanitarie operano volontari di qualità nei quali si coniugano professionalità e umanità e che rappresentano per l’unità sofferente (malato e familiari) un elemento di stabilità e rassicurazione, un ponte di comunicazione sia con l’équipe sanitaria che tra i membri della famiglia, un compagno di viaggio che accoglie, consola, condivide con la sua tranquilla “presenza vera” uno dei momenti più importanti dell’esistenza umana.

Io sento che Gigi GhiRotti con la sua testimonianza ancora oggi ci indica il sentiero da percorrere ogni giorno per non lasciare i malati…abbandonati e soli.

Marinella

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