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Archive for febbraio 2013

Già da qualche anno ogni volta che ANTEA mi chiede di tenere un laboratorio esperienziale di Nurturing Touch (il tocco che nutre) nell’ambito del Master in Cure Palliative che conduce in collaborazione con l’università di Tor Vergata, penso che, data la mia età, sia l’ultima. Quello di ieri sarà stato l’ultimo? Vedremo!

Comunque, ultimo o no, è sempre una bella emozione per me poter trasmettere a medici e infermieri più o meno giovani, la conoscenza di questa straordinaria metodica che consente di entrare in una relazione intima e profonda con il malato attraverso un contatto psico-corporeo.

Superare le barriere dell’isolamento che il malato grave innalza intorno a sé, riuscire a stabilire una relazione da cuore a cuore semplicemente attraverso il massaggio di una mano o sentire la vita dell’altro che pulsa tra le nostre mani nel contenimento di un piede (palmo della mano contro l’arco plantare), provoca emozioni particolari, un senso di fusione non solo di corpi ma anche di anime e un sollievo straordinario alla sofferenza globale del malato. Non è magia ma solamente “esserci” nella relazione e saperci stare. Praticare il Nurturing Touch affina la sensibilità degli operatori e migliora la qualità della “care” offerta ai pazienti.

Alla conclusione di ogni giornata formativa è per me gioia pura sentire la sorpresa dei discenti nell’aver scoperto cosa possono trasmettere le loro mani: questi straordinari strumenti che di solito sono usati con ben poca consapevolezza del loro grande valore.

E’ per questi che vorrei che il mio laboratorio esperienziale non fosse mai l’ultinmo!

Marinella

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Sabato scorso nella sede di un Hospice di Roma ho assistito al rito religioso del matrimonio tra S. e M. Erano già marito e moglie secondo il rito del matrimonio civile ma si ripromettevano di concludere e ad un tempo iniziare un nuovo cammino avvicinandosi al Sacramento del matrimonio. Fra loro era una promessa, un progetto, una speranza mai messa definitivamente da parte.

M. si ammala. M. da pochi giorni è ospite della struttura per malati terminali, nessuno di noi sa che tempi le sono riservati in quest’angolo di città in cui oggi si raccolgono tra sorrisi e molte lacrime nascoste dagli occhiali scuri, tutti quelli che sono venuti a festeggiare a condividere a vivere insieme a loro una grande realizzazione di Carità se per questo intendiamo tutti: Amore.

Quella che vedo avanzare , seduta sulla sedie a rotelle sospinta dal marito, è una donna cui daresti ad occhio e croce fra i 30 e i 40 anni se potessimo cancellare quel gonfiore del viso e ridarle il dono di una parola fluente. Il sorriso no, non dobbiamo intervenire su quello , le appartiene ed è un tutt’uno con l’apparente tranquillità e l’immensa gratitudine con cui abbraccia con lo sguardo tutti i presenti e non smette di ringraziarli per essere lì con lei e S., con E. che ha 17 anni e mille ne dimostra nelle parole della canzone dedicata alla madre, a L. che ne ha solo 14 ed è troppo serio e troppo magro e troppo tutto con quella felpa da adolescente che lo avvolge e lo difende e gli fa scudo .… M. ha una specie di abito bianco che copre la parte superiore del suo corpo, ha i capelli lisci e scuri, ancora tanto scuri, che le scendono lungo il viso e le incorniciano e ne trattengono l’espressione, ha un bouquet di roselline bianche che non lascia mai, stretto sul cuore, stretto tra le mani , stretto a sé. S. è grande, alto bello , segnato dalla vita dai capelli d’argento precoce, corti come il manto di un porcospino e un porcospino è stato inizialmente con tutti e verso tutti, con gli aculei pronti a difendere e ad attaccare. Poi ha capito, poi si è arreso ad un’altra forma di Amore, un’altra forma di Carità che è Fratellanza, Solidarietà, è l’abbraccio che serve, che riscalda , che trattiene.
Il sacerdote accoglie e saluta e sottolinea l’evento molto più che eccezionale, e rende grazie a Dio che ha condotto gli sposi lì davanti al suo Altare improvvisato , in una stanza dove normalmente passano , entrano ed escono parenti e pazienti , oggi chiusa a sguardi curiosi ed increduli.

La cerimonia è breve ma c’è tutto l’Amore grande che S. voleva per M. e M. per S.
I figli, accanto ai genitori legati per la vita “ fin che morte non li separi”, non dimenticheranno mai più il dolore grande che fa parte dell’Amore grande che fa grande una vita.
Accanto a me una madre , silenziosamente operativa fino ad allora, altrettanto silenziosamente trattiene i singhiozzi di cui mi accorgo dal sussulto delle spalle. Come mi sento madre con lei, come quel dolore immenso che non può e non deve sfogarsi ,che scoppia dentro il petto, diventa un atto di estremo coraggio, ancora un altro dono di un’altra forma di Carità.
Gli accordi della chitarra avvolgono le parole che E. ha scritto per la madre, soprattutto per lei, e gli occhiali scuri coprono molti più occhi e chi non ha occhiali scuri china la testa, e chi non ce la fa esce piano piano dalla stanza e dà sfogo al dolore, e le lacrime dilagano e lavano e purificano.
Si può rientrare adesso, adesso si deve brindare!

Adele

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BLACK-OUT

Mi ero preparata spiritualmente ad un black-out da computer di una settimana in vista di un intervento agli occhi ma le cose non sono andate proprio così a causa di un altro black-out, questa volta del PC! Così le settimane di astinenza sono risultate due ed io ho capito quanto sono diventata dipendente da questa modalità comunicativa.

Però è proprio vero che “non tutto viene per nuocere” perché il mio telefono, di solito abbastanza silenzioso in quanto oramai quasi tutte le comunicazioni avvengono per mail, ha ripreso a suonare in continuazione. Che piacere sentire il suono della voce delle persone care, le lunghe chiacchierate con le amiche che erano quasi un ricordo sbiadito, la perfetta contemporaneità dello scambio non solo di informazioni ma anche di emozioni!

Oggi è tornato a casa anche il mio PC e probabilmente da domani il mio telefono ritornerà gradualmente più silenzioso, io non correrò più alla ricerca affannosa del cordless che va sempre a finire nei posti più impensati (nel cestino del pane l’altro giorno) e sicuramente rimpiangerò il calore delle voci amiche.

Ma a consolarmi c’è il successo dell’operazione ai miei occhi- Che meraviglia vedere bene il buco della serratura nel quale infilare la chiave, scrivere questo post senza occhiali e lente di ingrandimento e, ahimé, anche vedere il mio viso solcato dalle rughe. Ma va bene così, questa è la vita e sono felice che …la luce sia tornata!

Marinella

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