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Archive for giugno 2012

SUL…DOLORE

 l dolore è un’esperienza non trasferibile, lo sappiamo tutti: ma forse non lo sappiamo abbastanza. Quando siamo accanto ad una persona che soffre per un dolore fisico intollerabile siamo soliti dire parole di conforto tipo “ti capisco” ma come possiamo capire se non sentiamo l’unghiata di quel  dolore nella nostra carne?

Possiamo forse immaginare ma, mi domando, quando mia madre urlava “sento i cani che mi mordono dentro” ero io capace di immaginare una sensazione dolorosa così straziante? No, certamente non ci riuscivo, nonostante  tutto il miscuglio di amore e angoscia che provavo!

E allora? Forse dovremmo essere più consapevoli che probabilmente più che di parole di conforto, che possono suonare vane alle orecchie di chi soffre il malato ha bisogno di parole di accoglienza e accompagnamento. Parole che lo fanno sentire ancora legato alla vita, importante per chi gli è vicino.

Ma perché, anziché affannarsi a trovare “parole” non utilizzare il linguaggio del silenzio o la comunicazione attraverso il contatto? Mi viene in mente che molti anni fa quando ho frequentato un corso di aptonomia con Marie de Hennezel, ero rimasta impressionata  dalla sua definizione del contatto affettivo. Un contatto che esprime io ti contatto per accoglierti, non ti chiedo niente,  sono qui per te, così ti do conferma della tua essenza,io sto toccando e contattando la tua .persona, non il tuo corpo”.

Ebbene, questo tipo di contatto affettivo favorisce uno stato d’animo di fiducia e rilassamento e mette in moto una serie di fenomeni psico-fisici positivi che consente  di percepire il dolore in maniera diversa, più sfumata, ma talvolta determina anche la scomparsa del dolore!   Di questo effetto ho fatto esperienza più di una volta in hospice ed ogni volta mi è sembrato un miracolo, ma so che un miracolo non era!

Marinella

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7 GIORNI A PALINURO

Scipione l’Africano è arrivato mentre mi trovavo a Palinuro ospite della mia amica Fiammetta (berlinese di adozione), che lì ha una casa arrampicata sulla pendice di una collinetta e immersa in un grande giardino dove, in un gradevole guazzabuglio, convivono  l’eucalipto, il melograno, il nespolo, l’ulivo,il  fico, la buganvillea, gli oleandri, le ortensie opulente nella loro magnificenza e, naturalmente, i gerani e il rosmarino.

Ecco dunque che “Scipione” ci ha regalato giornate caldissime, spiagge assolate e mare liscio come l’olio. Il cielo sempre terso e i tramonti spettacolari nella loro più classica iconografia:  il sole che piano piano cala nel mare e la striscia dorata sull’acqua che man mano rimpicciolisce fino a diventare un sottile filo di luce che scompare nello stesso istante in cui il sole si tuffa definitivamente  in mare.

7 giorni di riposo assoluto: mare, sole, nuoto, letture (4 libri: due molto belli, uno così così e il quarto decisamente scarso).  Le uniche preoccupazioni: prepararci per andare al mare e cucinare un minimo di cena, quasi sempre freselle con i pomodori e mozzarella di bufala che in questa zona è buonissima. Sento di aver recuperato una buona parte di quell’energia che un inverno faticoso mi aveva portato via.

Palinuro l’avevo conosciuta una prima volta nel 1958 in occasione di una gita con amici americani, poi nel 1962 con Sergio, che poi è diventato mio marito, ed è proprio a Palinuro che è nato il nostro amore, ancora altre volte ospite di Fiammetta e infine l’anno scorso in vacanza con Gioia e la nipotina Silvia.

 E’ sempre stato un “arrivederci alla prossima volta “ ma oggi, trovandomi io al …mio tramonto e non solo  il sole, non so se questo è un arrivederci oppure un addio, perché queste cose non si sanno mai prima!

Marinella

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L’altro giorno mi è capitata sotto gli occhi una bella frase, in francese, sull’amicizia.  Poiché io sono proprio nel tempo della vita menzionato, posso testimoniare che è proprio così. Ve la trascrivo e vi auguro una….buona nottata!                          Marinella 

L’amitié n’est pas un soleil, c’ est une jolie lune  qui éclaire sourtout le soir de la vie.

                                                                                         (Anne Barratin)

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…DARE VITA

Ieri ho ricevuto un testo trasmessomi da una cara amica, che incollerò qui sotto perché voglio condividerlo con voi in quanto ha suscitato in me un ricordo e una riflessione.

Molti anni fa quando ero volontaria nell’AMSO, il Prof. Antonio Caputo, Direttore Scientifico dell’Istituto  Regina Elena (ora IFO e cioè ospedale oncologico di Roma) nel corso di un incontro ci disse “noi medici conquistiamo giorni di vita per i nostri malati e voi date vita a quei giorni”. . Questa verità, l’ho sperimentata ogni giorno della  mia vita di volontaria sia nell’assistenza domiciliare che in hospice.

Due esempi per tutti: avevo in assistenza un malato di SLA che abitava vicino a casa mia e, nonostante le ottime cure prodigategli dai familiari, lo sentivo molto “fuori dal mondo”, isolato. Un giorno gli ho raccontato tutte le novità del quartiere registrate da quando lui era segregato nella corazza del suo corpo che non rispondeva più ai comandi. E così nuove fermate dell’autobus, l’apertura di ben due supermercati, la chiusura dell’ortolano che ci aveva servito per tanti anni, l’ampliamento della nostra palestra con  piscina e campi da tennis,  gli hanno realmente “dato vita.” Ho capito che i suoi occhi “vedevano” i cambiamenti, che la sua mente registrava le novità  e quando verso sera ci siamo salutati il suo quasi inudibile “grazie” è stato particolarmente intenso. e sentito

In hospice l’altro ieri: la signora ricoverata nella stanza numero 7 non sapeva che giorno del mese e della settimana fosse. Con una ricerca mentale assistita e attraverso una serie di collegamenti ad eventi precedenti, è riuscita ad arrivare da sola alla data di lunedì 4 Giugno. Ne è stata così felice  che si è applaudita da sola e subito mi sono unita davvero contenta anche io!

Queste sono solo apparentemente bricioline ma in realtà costituiscono agganci importanti con la vita quotidiana e per me è forte il significato di quella frase del Prof. Caputo di tanti anni fa, forse 27 o 28.

Ed ora…buona lettura !                          Marinella

Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d’ospedale..

Ad uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un’ora ogni

pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo.

Il suo letto era vicino all’unica finestra della stanza. L’altro uomo doveva

restare sempre sdraiato. Infine i due uomini fecero

conoscenza e cominciarono a parlare per ore.

parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro

lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto. 

Ogni pomeriggio l’uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva

sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di

stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L’uomo

nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo

mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.

La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni

giocavano nell’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche

giocattolo.

 Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c’era

una bella vista della città in lontananza.

Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli,

l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena.

In un caldo pomeriggio l’uomo della finestra descrisse una parata che stava

passando. 

Sebbene l’altro uomo non potesse vedere la banda, poteva sentirla.

Con gli occhi della sua mente così come l’uomo dalla finestra gliela

descriveva. Passarono i giorni e le settimane. 

Un mattino l’infermiera del turno di giorno portò loro l’acqua per il bagno e

trovò il corpo senza vita dell’uomo vicino alla finestra, morto pacificamente

nel sonno. 

L’infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il

corpo.

Non appena gli sembrò appropriato, l’altro uomo chiese se poteva spostarsi

nel letto vicino alla finestra. 

L’infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che

stesse bene, lo lasciò solo.

Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un gomito per vedere per la

prima volta il mondo esterno.

Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicino al

letto. Essa si affacciava su un muro bianco.

L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto

a descrivere delle cose cosi meravigliose al di fuori da quella finestra.

L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il

muro. ‘ Forse, voleva farle coraggio..’ disse.

 Epilogo: vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a

dispetto della nostra situazione.

Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata.

Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può

comprare.

L’oggi è un dono, e per questo motivo si chiama presente.

L’origine di questa lettera è sconosciuta 

 

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…DARE VITA

Ieri ho ricevuto un testo trasmessomi da una cara amica, che incollerò qui sotto perché voglio condividerlo con voi in quanto ha suscitato in me un ricordo e una riflessione.

Molti anni fa quando ero volontaria nell’AMSO, il Prof. Antonio Caputo, Direttore Scientifico dell’Istituto  Regina Elena (ora IFO e cioè ospedale oncologico di Roma) nel corso di un incontro ci disse “noi medici conquistiamo giorni di vita per i nostri malati e voi date vita a quei giorni”.  Questa verità, l’ho sperimentata ogni giorno della  mia vita di volontaria sia nell’assistenza domiciliare che in hospice.

Due esempi per tutti: avevo in assistenza un malato di SLA che abitava vicino a casa mia e, nonostante le ottime cure prodigategli dai familiari, lo sentivo molto “fuori dal mondo”, isolato. Un giorno gli ho raccontato tutte le novità del quartiere avvenute da quando lui era segregato nella corazza del suo corpo che non rispondeva più ai comandi. E così nuove fermate dell’autobus, l’apertura di ben due supermercati, la chiusura dell’ortolano che ci aveva servito per tanti anni, l’ampliamento della nostra palestra con  piscina e campi da tennis,  gli hanno realmente “dato vita.” Ho capito che i suoi occhi “vedevano” i cambiamenti, che la sua mente registrava le novità  e quando verso sera ci siamo salutati il suo quasi inudibile “grazie” è stato particolarmente intenso. e sentito

In hospice l’altro ieri: la signora ricoverata nella stanza numero 7 non sapeva che giorno del mese e della settimana fosse. Con una ricerca mentale assistita e attraverso una serie di collegamenti ad eventi precedenti, è riuscita ad arrivare da sola alla data di lunedì 4 Giugno. Ne è stata così felice  che si è applaudita da sola e subito mi sono unita davvero contenta anche io!

Queste sono solo apparentemente bricioline ma in realtà costituiscono agganci importanti con la vita quotidiana e per me è forte il significato di quella frase del Prof. Caputo di tanti anni fa, forse 27 o 28!

Ed ora…buona lettura !                          Marinella

Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d’ospedale..

Ad uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un’ora ogni

pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo.

Il suo letto era vicino all’unica finestra della stanza. L’altro uomo doveva

restare sempre sdraiato. Infine i due uomini fecero

conoscenza e cominciarono a parlare per ore.

parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro

lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto. 

Ogni pomeriggio l’uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva

sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di

stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L’uomo

nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo

mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.

La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni

giocavano nell’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche

giocattolo.

 Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c’era

una bella vista della città in lontananza.

Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli,

l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena.

In un caldo pomeriggio l’uomo della finestra descrisse una parata che stava

passando. 

Sebbene l’altro uomo non potesse vedere la banda, poteva sentirla.

Con gli occhi della sua mente così come l’uomo dalla finestra gliela

descriveva. Passarono i giorni e le settimane. 

Un mattino l’infermiera del turno di giorno portò loro l’acqua per il bagno e

trovò il corpo senza vita dell’uomo vicino alla finestra, morto pacificamente

nel sonno. 

L’infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il

corpo.

Non appena gli sembrò appropriato, l’altro uomo chiese se poteva spostarsi

nel letto vicino alla finestra. 

L’infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che

stesse bene, lo lasciò solo.

Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un gomito per vedere per la

prima volta il mondo esterno.

Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicino al

letto. Essa si affacciava su un muro bianco.

L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto

a descrivere delle cose cosi meravigliose al di fuori da quella finestra.

L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il

muro. ‘ Forse, voleva farle coraggio..’ disse.

 Epilogo: vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a

dispetto della nostra situazione.

Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata.

Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può

comprare.

L’oggi è un dono, e per questo motivo si chiama presente.

L’origine di questa lettera è sconosciuta 

 

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