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Archive for agosto 2018

MEZZ’AGOSTO

Il mio vecchio ortolano di Roccaraso mi diceva sempre che le tradizionali “bottiglie di pomodoro” andavano fatte dopo mezz’Agosto, perché solo allora i pomodori di San Marzano raggiungono il giusto grado di maturazione.
Carmine l’ortolano non c’è più da tanti anni ma per me il Ferragosto è rimasto sinonimo di “bottiglie di pomodoro”, anche se oramai le bottiglie non le faccio più, ma qualche vasetto me lo preparo sempre, come da tradizione.

Ferragosto però mi fa tornare alla mente anche gli anni delle gite in montagna, dei pic-nic con amici e ragazzini, di grigliate, di cocomeri, insomma di quando…eravamo giovani! Questi sono ricordi di più di 20-30 anni fa, poi ci sono stati i “pranzi di Ferragosto” con gli amici rimasti in città, e poi c’è questo Ferragosto 2018!
Pensavo di non farcela quest’anno a fare il consueto pranzo perché per troppi mesi sono stata troppo male ed avevo perso energia e volontà. Poi, grazie a cure …e non solo (soprattutto… non solo) a metà Giugno il dolore della sciatica- principale causa del mio star male – è scomparso e io, nonostante i vari altri incidenti di percorso, ho ripreso quota.
Certo, le persone care che non ci sono più in queste ricorrenze tradizionali fanno sentire la loro mancanza più del solito, ma riunirci è anche un modo per ricordarle più intensamente.
E’ così che mi predisponevo a cucinare per i miei amici con animo sollevato per la ritrovata energia ma ecco che mi è piombata addosso come uno di quei macigni di cemento armato che abbiamo visto, la notizia del catastrofico crollo del ponte di Genova. Incredulità, disperazione, rabbia, non so più quante e quali emozioni si sono accavallate dentro di me mentre le mani continuavano a pulire verdure e il cuore si faceva sempre più piccolo.
Ho cercato di seguire sia alla radio che alla televisione le tante voci che affermavano e smentivano in un andamento a ottovolante e man mano la tragedia si delineava in tutta la sua ampiezza e gravità. Ho cercato di capire nella ridda di voci che parlavano, si sovrapponevano, si contraddicevano, e poi ho deiso che oggi non mi interessa sapere… chi pagherà . Ho smesso di cercare di capire e di ascoltare le troppe sentenze senza processi. Preferisco concentrarmi nella condivisione del lutto di chi ha perso persone care e di chi ha visto la sua vita sconvolta da questa tragedia.
E’ così che rimarrà nella mia mente il Ferragosto 2018.
MNarinella

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CON MOLTA CURA

CON MOLTA CURA di Severino Cesari, Ed. Rizzoli, è un libro decisamente unico.La vita, l’amore, la chemioterapia a km. zero. Un diario 2015-2017 non è un sottotitolo ma apre la quinta di copertina ed è, in sole tre parole, il “concentrato” di tutto il libro.

Mi è stato regalato per Natale da una carissima amica che ben conosce le letture che preferisco. Me lo sono centellinato per lunghi mesi perché ogni post ha meritato adeguata metabolizzazione. Si tratta infatti di una raccolta dei post scritti su FB da Severino – Seve per gli amici – nel tempo della sua ultima malattia. Perché “ultima”? Perché prima ce ne erano state altre due molto gravi che era riuscito con tanto impegno a superare.
Pur essendo stata per alcuni anni sua vicina di quartier non lo conoscevo: Piazza Vittorio/Esquilino è un po’ come un paese dove se non conosci una persona, conosci almeno i suoi amici o gli amici degli amici. In realtà ho poi scoperto che condividevamo i carissimi ortolani Fausto e Anna, il bravissimo farmacista Sebastiano della farmacia Longo (che se non ci fosse a Piazza Vittorio ci sarebbe un buco nero, scrive Seve) e l’ottima trattoria Monti con i suoi famosi sformatini di verdure. E poi, tutti e due immigrati recentemente a piazza Vittorio e innamorati delle due facce di questo ambiente così problematico e affascinante. Come rimpiango di non averlo mai conosciuto personalmente!

Ma al di là di queste che definirei “note di colore” rispetto a quanto ha scritto quest’uomo, editor ed editore,scrittore. scopritore di talenti letterari, coltissimo e umanissimo, sono stata conquistata dalla sua umiltà e generosità nel donarsi ai suoi lettori senza schermi, in una nudità di umane emozioni e di apertura totale di pensieri e di parole. Tante le metafore e le conversazioni importanti con il “Pino” che occhieggiava alla finestra della sua camera nella clinica dove “LA CURA” veniva somministrata. Quella Cura che era diventata parte integrante di lui!

L’avermi permesso attraverso i suoi scritti, di condividere la sua visione della vita, della malattia e della morte mi ha anche molto aiutata a superare un inverno abbastanza pesante per quanto riguarda la mia salute. Gli sono grata anche per avermi insegnato molto.

Credo che questo libro sia interessante per tutti coloro che leggono i miei post e concludo riportando le parole scritte da Michele Rossi in una nota al termine del libro. Poche parole che sanno dire molto meglio di me quello che io ho provato durante la lettura:
“Questo diario esiste come una sfida, prendere il male e renderlo Cura, prendere la paura più grande e renderla luce, in modo generoso, esposto, disponibile a tutti e allo stesso tempo privatissimo., Intimo.”

Marinella

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