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Archive for giugno 2014

Ti pensavo e tu sei arrivata” mi aveva detto il giorno di Pasquetta la “dolce signora” della quale parlavo appunto nel post “Pasquetta” dell’ Aprile scorso.

Mi dispiace che te ne vai” mi ha detto la stessa dolce signora l’altro ieri quando durante il mio turno in hospice le ho annunciato che il 1 Luglio sarei partita per Roccaraso come di consueto. E io le ho risposto “ma io ti porto nel cuore e stai tranquilla che in qualche luogo ci incontreremo di nuovo”.

E’ così che ci siamo salutate per l’ultima volta ma, al contrario di quello che recita la poesia di Vivian Lamarque “La signora dell’ultima volta”, io lo sapevo che il traguardo finale era vicinissimo e per me era veramente l’ultima volta che la potevo abbracciare.
Le parole che ci siamo dette erano solo una misera espressione del sentimento di fiducia, tenerezza, amicizia e reciproca ammirazione che si era stabilito tra di noi ma lo sguardo e l’abbraccio hanno fatto il resto.

Stamane mi ha telefonato il fratello per dirmi che A.M. è spirata ieri alle 16.30 con tanta serenità e un ultimo sorriso per rispondere a una domanda della cognata.

E’ stato un incontro di quelli che lasciano il segno, con lei e con il suo straordinario fratello che con infinita devozione e tenerezza l’ha assistita per lunghi, lunghissimi mesi. Sono queste le persone che ci insegnano a “morire bene” con consapevolezza e accettazione, con uno sguardo già oltre le cose terrene e proiettato verso la Vera Vita.
Non le ringrazierò mai abbastanza per aver aperto la porta del mio cuore e per averci versato con la loro testimonianza insegnamenti preziosi.

Marinella

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E’ ispirato alla parabola del Buon Samaritano l’omonimo Premio dedicato alle eccellenze in sanità istituito dal Centro per la Pastorale Sanitaria della Diocesi di Roma e giunto quest’anno alla XVII edizione.

In apertura della cerimonia abbiamo ascoltato la commovente testimonianza di una volontaria dell’ARVAS di 88 anni e ancora in servizio attivo presso l’ospedale San Giovanni.
Insieme ad altri premiati tra cui il Prof. . Pompili direttore del centro per la prevenzione dei suicidi dell’ospedale S. Andrea, quest’anno il premio è stato assegnato anche alla Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti. Un riconoscimento che, celebrando il IV centenario della morte di San Camillo De Lellis giunge nel 40° anniversario della morte di Gigi Ghirotti.

Un momento emozionante per tutti noi della Fondazione impegnati a diffondere la cultura del sollievo. Quel sollievo che per primo Camillo De Lellis, fondatore dell’ordine dei Camilliani, aveva identificato come elemento fondamentale nella cura dei corpi e delle anime.

Alla cerimonia che si è tenuta il 21 Giugno nel Teatro Argentina messo a disposizione da “Roma Capitale” ha fatto seguito il musical “Camillo soldato di Dio”: una bellissima rappresentazione della vita e della conversione di Camillo portata in scena dalla compagnia forlivese “Cambioscena”. I calorosi applausi a scena aperta si sono trasformati in una standing ovation quando al termine dello spettacolo gli attori sono scesi in platea.

Una cerimonia, uno spettacolo, un momento di gioia condivisa che ha aperto il cuore a tutti i presenti.

Marinella

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SARDEGNA 2014

Era il 1965 quando per la prima volta mi sono recata in Sardegna con Italia, la migliore e più cara amica che io abbia avuto nella mia vita e che purtroppo è morta nel 202.
Con la mia prima 500 abbiamo fatto il periplo dell’isola ed è stato un viaggio mitico non solo per l’eccezionale bellezza dei luoghi ancora selvaggi all’epoca, ma anche per la straordinarietà dei tanti piacevoli imprevisti che ci sono capitati.
E poi…eravamo giovani!

Ho ritrovato la Sardegna nei giorni scorsi per una breve vacanza a Costa Rei. E’ indubbio che il cambiamento è notevole e che la cementificazione ha invaso anche le zone che inizialmente, all’esplodere della Costa Smeralda, avevano mantenuto le caratteristiche originarie. Ciononostante sono rimasta di nuovo abbagliata dallo splendore delle spiagge bianche e vellutate come borotalco , del mare cristallino con le sue mille cale e calette dalle sfumature in continua evoluzione a seconda del colore del cielo, dall’opulenza degli oleandri che sulla strada di Villasimius compongono una lunga siepe formata da enormi palle colorate, dai profumi della macchia mediterranea e dei boschi che in talune aree arrivano fin quasi alla spiaggia. Che incanto!

Ma anche i miei occhi sono cambiati, in tutti questi anni ho viaggiato molto e ho visto paesi lontani che mi hanno impressionata per la bellezza della natura, della terra, del mare e delle montagne. Ebbene, ieri mentre in previsione dell’imminente partenza il mio sguardo cercava di immagazzinare il maggior numero di dettagli possibile e di captare i tanti colori del mare, mi è venuto da pensare che la nostra Sardegna non ha nulla da invidiare alle isole tropicali e neanche ai paesaggi mozzafiato dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda.

Bellissima dunque la Sardegna ma quanto gli amministratori locali sapranno limitare ulteriori cementificazioni? Penso che questo sia un temibile pericolo e spero che saggezza e incorruttibilità possano salvare questa “perla del creato” da altri danni irreparabili. Saggezza e incorruttibilità: due virtù poco diffuse nei nostri giorni ma… mai mettere limiti alla speranza!

Marinella

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VALSUGANA

A distanza di circa un anno e mezzo, la settimana scorsa sono tornata nella bella casa di riposo di Pergine Valsugana per tenere due nuovi workshop di Nurturing Touch.
L’eco della precedente formazione era risuonato nella valle e anche da Folgaria erano arrivati operatori sanitari desiderosi sperimentare questa particolare metodica comunicativa. .

Come ho avuto occasione di scrivere qualche tempo fa, anche quando si torna nello stesso luogo per lo stesso percorso formativo, nulla è mai come la volta precedente.

Stessa struttura e stesso albergo ma all’arrivo a Trento il piacere di trovare alla stazione una animatrice del corso precedente. Sonia è stata il mio “angelo custode terrestre della Valsugana”, si è presa cura di me nelle due giornate e mi ha affettuosamente riaccompagnata a Trento all’alba del giorno di rientro a Roma. Mi piace ringraziarla anche attraverso questo post.

E ancora, questa volta il lavoro di 12 ore svolto precedentemente in un giorno e mezzo, è stato concentrato in 10 ore e in una sola giornata.
Poveri “ragazzi” li ho tenuti sotto torchio e pur rispettando le caratteristiche del Nurturing Touch: calma dell’operatore e lentezza dei movimenti, non gli ho…dato tregua!
Devo dire che pur nella diversa composizione dei due gruppi, ognuno si è impegnato con entusiasmo e ha lavorato al massimo delle sue possibilità!

E’ stato bello emozionante sentire nella condivisione finale come taluni avessero scoperto parti di sé rimaste fino ad allora ignorate, come la giornata fosse stata vissuta intensamente e come il “sole” avesse preso il sopravvento sulle tante “nuvole” che al mattino offuscavano il loro cielo interiore.

Grazie “ragazzi” per la vostra attenzione e per il dono delle vostre emozioni.

Marinella

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BRACCIALETTI ROSSI

Quest’anno sono parecchio in ritardo nel raccontarvi della XIII^ Giornata Nazionale del Sollievo che è stata celebrata in tutta Italia il 25 Maggio scorso. Sono in ritardo perché il mese di Maggio è stato affollatissimo di impegni di docenza , eventi e convegni che si sono aggiunti alla mia normale routine di vita e di volontariato.

Sono certa che mi perdonerete anche perché quest’anno posso parlarvene da una postazione diversa. Infatti invece di partecipare come di consueto mischiandomi alla folla dei malati, degli ospiti e dei visitatori, ho tenuto la postazione del “banchetto Gigi Ghirotti” nell’atrio dell’Ospedale Gemelli, dove si svolge normalmente il clou delle celebrazioni romane.

E’ stata un’esperienza davvero diversa che mi ha dato modo di entrare in contatto con una umanità così composita e diversa nella sua omogeneità di persone che di domenica entrano in ospedale per visitare parenti o amici malati.
C’era chi si dirigeva sicuro in una determinata direzione, chi si guardava intorno smarrito fino al momento in cui identificava il banco delle informazioni, chi cercava di schivare i banchetti delle Associazioni di Volontariato temendo di sentirsi chiedere soldi e chi invece si accostava incuriosito o interessato.

Un’onda di persone in cerca di un autografo seguiva di solito l’ingresso degli artisti che generosamente sono venuti a testimoniare la loro solidarietà. Non posso nominarli tutti ma solo qualcuno in rappresentanza di tutti: Carlucci, Frizzi, Pupo, Frassica e la grande, grandissima e simpaticissima Cecilia Gasdia che tra un acuto e un gorgheggio ha affascinato e tenuto banco con una spiritosissima interpretazione di “O sole mio”!

E poi sono arrivati i bambini e i ragazzi che hanno partecipato nelle scuole italiane a un concorso sul sollievo negli ospedali. Ho visto l’esposizione dei loro lavori e più di una volta mi sono commossa nel leggere l’intensità dei loro sentimenti e nell’apprezzare la creatività e fantasia dei loro elaborati. Se questi saranno gli adulti di domani e non perderanno la loro freschezza, la pulizia interiore e lo spirito di condivisione e solidarietà mostrati in questa occasione , possiamo davvero sperare in un domani migliore.

Ma perché ho dato come titolo a questo post “Braccialetti rossi”? Ricordate la recente fiction televisiva su RAI-1? Raccontava la storia di alcuni bambini e ragazzi gravemente malati e ricoverati in ospedale che, legandosi tra di loro con vincoli di amicizia ed affetto, riuscivano ad affrontare meglio i loro percorsi terapeutici. Questi ragazzi portavano un braccialetto rosso come segnale di appartenenza al loro clan. Ebbene, la ditta che ha prodotto i braccialetti per la fiction ha offerto a tutti i ragazzi uno di quei braccialetti rossi. Ne hanno dato uno anche a me e sono orgogliosa di portarlo come simbolo del sollievo che un gesto di amicizia, una stretta di mano, un sorriso che viene dal cuore, una presenza vera possono procurare soprattutto quando ci si trova in stato di fragilità.
Mi piacerebbe tanto vedere questi “segnali” moltiplicarsi e diffondere la cultura del sollievo in ambiti sempre più ampi. Non è vietato sperare, vero?

Marinella

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Il “Cortile dei Gentili” si è costituito nel 2009 su ispirazione di Benedetto XVI e sul modello di quello esistente negli anni 20-19 a.C. nell’antico tempio di Gerusalemme dove era uno spazio dedicato ai non ebrei (i Gentili” appunto) che si interrogavano e interrogavano i rabbini e i maestri della legge sul mistero e su Dio.

L’attuale “Cortile dei Gentili”, ospitato a Roma nella splendida Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, è uno spazio di incontro e confronto attorno ai grandi temi dell’esistenza, come possibilità di dialogo e reciproca conoscenza tra il mondo dei credenti e quello dei non credenti.

E’ in questa bellissima cornice di… sapore museale che il 23 Maggio, su iniziativa della SIAARTI e della Fondazione “Cortile dei Gentili”, si è tenuto un convegno sul tema “I confini dei territori ai limiti della vita”, per me quasi un continuum di quello della SICP di cui al mio post precedente.

Mi è piaciuto in apertura dell’incontro, perché è proprio di un “i ncontro” che si è trattato, nello spirito del “Cortile dei Gentili”, sentire porre l’interrogativo se quella che noi identifichiamo come fine della vita sia un sipario che cala o l’inizio di una nuova vita.
Tanti sono stati gli spunti forniti per poter approfondire una tematica così importante nell’ottica sempre del rispetto per la dignità dell’uomo.

Oggi, nel territorio di fine vita non si tratta più tanto di dover decidere se fare o non fare quanto piuttosto di “fare altro” con modalità terapeutiche che consentano di accompagnare dignitosamente con scelte rispettose della volontà del morente e limitando per quanto possibile la medicalizzazione.
La cura deve avere senso, ragionevolezza, appropriatezza e deve essere proporzionale valutandone costi e benefici in termini di effetti collaterali.
La misura nella medicina e la responsabilità verso l’altro, che si determina con gesti concreti, consentiranno alla persona di vivere la propria morte in armonia con quella che è stata la sua vita.
Dopo valutazione della gravità della malattia,della qualità di vita e della quantità di dolore, bisogna rispettare il diritto della persona di poter decidere di lasciarsi morire interrompendo le cure.

Ma la relazione terapeutica e il rapporto di fiducia tra malato e curante sono fondamentali per consentire al morente di raggiungere un grado di consapevolezza che gli permetta di esprimere autonomamente le sue dichiarazioni anticipate di trattamento, concludendo la sua vita dignitosamente e con un senso di compiutezza.

Una riflessione sulla sofferenza ci è stata offerta da Mons. Andrea Manto geriatra e sacerdote, invitandoci ad accogliere la sofferenza come parte della vita umana e come aggancio alla trascendenza. La medicina può dominare il dolore al 90% ma la sofferenza è ineludibile. La risposta cristiana alla sofferenza è l’accompagnamento e noi, uomini di oggi, dobbiamo impegnarci per diventare i nuovi samaritani.

Questi sono solo alcuni flash su un incontro denso di significato, di interrogativi e di indicazioni ma mi sembra importante ancora evidenziare che nelle conclusioni finali è emerso quanto la nostra sia la prima generazione che affronta queste problematiche così importanti e così “sottili” ma spesso manca la formazione.
Queste occasioni di informazione, formazione e crescita personale sono quindi preziose e vanno colte in tutto il loro valore.

Marinella

P.S. La SIAARTI è la Società Italiana di Anestesia e Analgesia.

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