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Archive for aprile 2019

Viviamo in un momento storico connotato da due diverse tendenze nel’ambito della clinica medica. Da un lato la evidence based medicine mirata a curare la malattia cioè la patologia. Dall’altro la medicina olistica mirata a prendersi cura dell’uomo malato nella sua interezza di soma e psiche.

E’ così che troviamo medici che “curano” innanzitutto con la modalità di atteggiamento e di approccio al malato, e solo dopo con le cure mediche appropriate . E poi troviamo medici che – pur in possesso di competenze eccezionali – hanno un effetto meno benefico sulla qualità della vita del malato perché mancano di quella componente affettiva che è tanto necessita nella relazione di cura.

Ma tra queste due diverse tendenze stanno occupando sempre maggior spazio le Medical Humanities, intese come una “interconnessione tra tutte le pratiche che riguardano il benessere totale dell’uomo malato”.

Lo “strumento” più importante delle Medical Humanities è la pratica della Medicina Narrativa perché è proprio attraverso la narrazione della propria storia e della propria malattia, che il malato può essere protagonista della propria cura. La medicina narrativa crea quindi il punto di contatto tra le due diverse tendenze della clinica medica, di cui sopra.

Il Nurturing Touch è a sua volta ottimo “strumento” per il curante che, attraverso un contatto psico-corporeo consapevole, può raggiungere un livello comunicativo profondo, che apre alla fiducia e alla confidenza.
In questo modo il paziente percepisce che può fidarsi e affidarsi, può permettersi di “uscire da sé” con i suoi pensieri più nascosti e spesso angosciosi, sentendosi ascoltato ed accolto. A sua volta il curante, permettendo ai suoi vissuti di entrare in relazione con le fragilità del malato, gli comunica “tu per me ci sei, esisti, ridandogli così dignità, senso della vita e molto altro.

Queste sono esperienze che trasformano chi le vive e generano energie feconde di benessere spirituale.

Purtroppo nell’ultimo mese la “Signora vestita di bianco” ha visitato ben cinque volte il “giardino delle mie più care amicizie” e in queste occasioni ho avuto modo di constatare quanto le M.H. siano ancora troppo poco diffuse negli ospedali. Non è così – per fortuna – nelle cure domiciliar, dove la relazione medico-Unità sofferente assume un ruolo fondamentale per la qualità della vita e anche della morte.

Marinella

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Proprio bello e rispondente il titolo che il Gruppo di Lavoro della Casa dell’Architettura ha dato al Progetto di Riqualificazione di Piazza Vittorio, elaborato in collaborazione con l’Università e con la partecipazione un bel gruppo di residenti.

La Casa dell’Architettura è ospitata nel magnifico Acquario Romano di Piazza Fanti e numerosi sono gli architetti che abitano nel quartiere, così come sono tanti gli artisti e gli intellettuali, nonché gli anziani ivi nati e cresciuti e gli immigrati arrivati da luoghi lontani. . Questo spiega l’impegno di tante forze riunite per far sentire, in maniera costruttiva, la propria voce al Comune, alle Sovrintendenze, alla Regione ed a tutte le Autorità che hanno permesso il verificarsi di abusi e soprusi, disservizi e trasformazioni che hanno ridotto in uno stato pietoso un’area del centro storico ricchissima di reperti dell’epoca romana, forse la più ricca della città.

Gli architetti, nel disegnare il progetto, hanno compiuto un lavoro certosino di censimento sia di tutte le piante – una unica in Europa – presenti nel grande giardino (finalmente in ristrutturazione), che di tutte le attività commerciali della piazza, raggruppandole per tipologia merceologica e calcolandone le percentuali.

Al termine di questa fase di lavoro i progettisti hanno coinvolto i residenti e hanno illustrato criticità e potenzialità dell’attuale situazione, nel corso di tre incontri, ospitati nella sede dell’ENPAM (Ente Nazionale Previdenza Assistenza Medici) situata nel grandioso nuovo palazzo che si affaccia sulla piazza e confina con il mio condominio.

E’ a questo punto che sono state prese in considerazione le esperienze quotidiane di chi ci vive per rilevare bisogni e individuare possibili soluzioni, al fine di ridare dignità e valore a questa splendida piazza, circondata dai portici con il magnifico colonnato disegnato dall’ Architetto Kock e dove si affacciano sobri palazzi ottocenteschi.

La partecipazione dei rappresentanti delle varie associazioni che si occupano della salvaguardia dell’Esquilino e dei singoli cittadini è stata molto attiva ed ha fornito al gruppo di lavoro preziosi elementi per completare il progetto. L’elaborato finale verrà illustrato ai rappresentanti del Municipio nel corso di una seduta plenaria alla Casa dell’Architettura nel prossimo Maggio.

Io ho partecipato a tutti gli incontri appassionandomi alle varie problematiche, pur consapevole che eventuali buoni frutti di questo pregevole lavoro forse li vedranno… i miei nipoti. E’ stato importante per me toccare con mano tutta la bella energia che anima questo rione e constatare quante belle menti si impegnano affinché la particolare situazione di “incrocio di umanità” che vive la piazza possa produrre nel tempo un esempio di “città futura” dove, nel rispetto della cultura, delle tradizioni, dello stile di vita della città ospitante, si inseriscono costruttivamente le nuove energie di chi arriva da paesi lontan,i portano on sé un bagaglio diversamente importante.

Utopia? Forse ma…lasciatemi sognare!

Marinella

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