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Archive for ottobre 2017

I CICLAMINI

Ho sempre amato molto i ciclamini che allietano le prime giornate di autunno. Quando ero più giovane mi piaceva andar per boschi e raccoglierne grandi mazzi che riportavo a casa come un trofeo. Un anno, ricordo, portai via anche qualche bulbo che piantai in una grande ciotola sul terrazzo. Dedicai molta attenzione a quella ciotola e quando nel Settembre dell’anno successivo sbocciarono i teneri ciclamini ne fui così felice che li coccolavo e li lodavo per la gioia che mi davano. Un giorno sentii mio marito esclamare “ma insomma Marinella, quei ciclamini te li porteresti anche a letto”!

Ancora oggi questo è il mio rapporto con i ciclamini e naturalmente i preferiti sono proprio quelli di bosco ma, ahimé, non posso più andare a cercarli e allora mi contento di quelli che si comprano al vivaio. I ciclamini rosa chiaro mi evocano tenerezza e gentilezza, quelli rosso brillante allegria e gioiosità, quelli rosso scuro forza e determinazione.

In questi giorni mi sento molto triste perché so che tra breve una persona a me molto cara raggiungerà il suo traguardo terreno. E’ per questo, credo, che sto comprando tanti ciclamini, di tutte le tonalità di colore. Mentre li travaso e  sistemo nelle cassette sui tre balconcini della mia attuale casa, sento la tristezza che mi opprime sciogliersi almeno in parte e vedo riapparire  un po’ di colore sul sentiero scuro dei giorni a venire.

La semplicità di quei fiori e i loro color vivaci, in qualche modo mi offrono consolazione e bussano al mio cuore per farsi aprire almeno uno spiraglio.

Che i ciclamini siano anche terapeutici? Non ci avevo mai pensato.

Marinella

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GUIDONIA (4 di 4)

Eccomi qui – ancora acciaccata con la mia sciatica che non se ne vuole andare –   al termine di quattro incontri di formazione con due gruppi di operatori dell’hospice IHG (Italian Hospital Group) di Guidonia (vedi post del 27 Settembre.) Come avevo ipotizzato, ho preferito riunire in un unico post  le esperienze vissute nel 2°,3° e 4° incontro.

Sono state sempre giornate molto intense ma nel secondo giorno di formazione per ognuno dei due gruppi, constatato che i discenti erano maturi per esperienze più coinvolgenti, abbiamo sperimentato quanto sia più bello e più assoluto, lavorare bendati.

Il massaggio al braccio e alla mano, già di per sé così emozionante con quel lungo avvolgimento e scorrimento dalla palla alla punta estrema delle dita, se  guidati unicamente dal contatto e dalla purezza dell’intenzione, diventa un lungo viaggio di accompagnamento…insieme con.

Le modalità di “accompagnamento del morente”, così semplici e naturali e così facili da insegnare ai familiari, sono state particolarmente apprezzate dagli operatori che molto spesso trovano familiari che, annientati dall’evento imminente, non sanno come “stare con” il loro caro nei momenti che precedono il trapasso.

Queste esperienze hanno rafforzato ulteriormente quel clima di maggiore conoscenza e solidarietà che si era creato nei gruppi sin dal primo incontro e io confido che gli operatori tutti, pur non avendo il tempo di praticare veri e propri massaggi, sapranno dare qualità al tempo che già dedicano ai loro malati e dare valore alle loro mani che tanto possono alleviare le sofferenze di chi si affida alle cure palliative.

Marinella

guidonia

 

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CASA AMSO

L’AMSO è l’Associazione che mi ha visto nascere e crescere come volontaria fino ai 16 anni (1980-1996) quando, sentendomi quasi maggiorenne, sono volata via dal nido e ho… messo su casa da sola fondando l’Associazione Progetto Città della Vita. Ma tutte queste cose voi che mi leggete da tempo probabilmente le sapete già!

Quello che non sapete è quanto io sia grata all’AMSO e in particolare a Silvana Zambrini  che mi ha insegnato ad ESSERE volontaria. Sebbene coetanee ho sempre definito Silvana  la “mia mamma del volontariato” e con lei ho condiviso 16 anni di meravigliose ed entusiasmanti avventure, tra cui  la realizzazione di Casa AMSO. Una  casa bella ed accogliente  dove potessero alloggiare i malati provenienti da altre città  in day hospital presso l’Istituto Regina Elena (oggi IFO) e i loro familiari.

Ecco perché martedì scorso ero così emozionata  mentre mi recavo a casa AMSO, invitata per festeggiare Maria Sofia Barbasetti di Prun che, all’età di 91 anni e dopo quasi mezzo secolo di servizio…andava in pensione !

Mentre  mi avvicinavo a Via Gaeta ho rivissuto quella che era stata la realizzazione di un sogno: la donazione da parte di un generosissimo benefattore (anni dopo divenuto illuminato  volontario nel Progetto Città della Vita), l’acquisto della casa, la ristrutturazione e infine l’inaugurazione!

E poi l’emozione di rivedere dopo circa 20 anni tante persone che mi erano state care e che le vicende di  vita avevano poi allontanato. Quanti abbracci intensi e quanti ricordi commossi. Davvero una bella festa e molto ben organizzata, con la consegna di una meritatissima targa alla cara Maria Sofia.

Non posso non ricordare che dal momento in cui ho conosciuto Maria Sofia l’ho sempre definita “un angelo sceso in terra”. La sua infinita generosità e umiltà, il carattere gioioso come quello di una bimba birichina, la sua dedizione ai malati e all’ ospedale, il conseguimento del diploma di logoterapista a fine anni ‘70 per poter offrire la rieducazione foniatrica ai laringectomizzati. Insomma la sua lunga vita è costellata di bontà e impegno umano.

Grazie cara Maria Sofia, continua ad illuminare il sentiero della nostra vita con la tua luce interiore.

Marinella

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