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Archive for Mag 2015

Da parecchio tempo e probabilmente a seguito di sempre nuove esperienze ed incontri, mi trovo a riflettere sul termine “consapevolezza” e sul cambiamento che una più cosciente consapevolezza sta producendo in me.

Mi rendo conto che se da un lato mi sento più fragile per effetto dell’età avanzata, dall’altro sono più forte proprio perché la consapevolezza, non delle difficoltà che mi aspettano ma di come sono cambiata io rispetto alla paura di affrontarle, mi fa sentire più preparata e quindi meno paurosa.

Credo che alla base di questa mia elucubrazione mentale ci sia l’esperienza compiuta nei confronti della morte. L’aver frequentato la “signora vestita di bianco che ci accoglie” per così tanti anni me l’ha fatta conoscere e quindi non mi fa più paura. Marie de Hennezel ha scritto un libro importante “La morte amica” ed è proprio così perché quando si frequenta e si conosce l’oggetto della paura, questo diventa meno spaventoso.

Ecco sento che per me consapevolezza (un processo tuttora in costruzione) significa aver   interiorizzato la conoscenza data dalle esperienze di vita. La consapevolezza del dolore e della sofferenza oggi mi permette di provare più intensamente com-passione e pietas per coloro che soffrono: in sostanza mi sento più naturalmente empatica con loro.

Ma forse la cosa più importante è che sono consapevole di un processo di cambiamento in corso, non involutivo come di solito avviane alla mia età ma ancora evolutivo. Speriamo che duri!

Marinella

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SULLA NOSTALGIA…

E’ oramai tanto tempo che sperimento la nostalgia. Ho nostalgia delle persone care che non ci sono più, del profumo della grande pianta di olearia fragrans del mio giardino di Viareggio, della mia boxerina Darma che ha studiato con me ogni giorno nel tempo del liceo e dell’università, insomma di tutto ciò che non è più.

Ecco perché il termine nostalgia evoca in me sensi di mancanza, struggimento, deprivazione. D’altro canto la stessa etimologia del termine, dal greco nostos (ritorno) e algos (sofferenza, porta in se significati malinconici.

Ieri stavo scorrendo il periodico dell’Associazione AMSO di gennaio-aprile 2015 e mi sono immersa nella lettura di una bellissima testimonianza del medico brasiliano Rogerio Brandao che racconta come una straordinaria bimba di 11 anni con un cancro terminale, affrontando con grande consapevolezza la morte imminente e riferendosi alla nostalgia che la sua mamma avrebbe provato per lei dopo la sua morte, l’ha così definita: “la nostalgia è l’amore che rimane”! 

E’ da ieri che questa definizione della nostalgia lavora in me. Ma allora nostalgia non è deprivazione bensì arricchimento. E’ un sentimento che esprime e testimonia amore. Provare nostalgia non mi deve ispirare malinconia ma consapevolezza di nutrire e mantenere vivo amore e anche tenerezza e gratitudine per ciò che ho avuto o che è stato!

Questo capovolgimento del senso delle mie tante nostalgie mi piace così tanto che desidero condividerlo con i miei cari e affezionati lettori. Chissà che anche voi non vi facciate contagiare da questa nuova otica sulla nostalgia?

Marinella

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FORLIMPOPOLI 2

Eccomi di nuovo a Forlimpopoli per completare il programma stabilito per una formazione di base in Nurturing Touch.

Il Dr. Maltoni come sempre gentilissimo che mi viene a prendere a Bologna, lo stesso albergo, la stessa bella sala   dove teniamo il workshop e ovviamente gli stessi partecipanti. Mi sembra quasi di essere tornata a casa!

Ma in realtà non è proprio tutto uguale alla esperienza precedente perché questa volta le operatrici sono già state conquistate dal “tocco che nutre” e sono gioiosamente pronte a godersi tutta la fase preparatoria al lavoro vero e proprio. Fase che attraverso esercizi di respirazione, rilassamento e meditazione consente di sperimentare quello stato di “pulizia interiore” che è una delle caratteristiche fondamentali del metodo.

E poi ancora c’è l’incontro con Emanuela, la preziosa coordinatrice infermieristica dei due hospice che per prima mi aveva contattata e con la quale posso avere interessanti scambi di opinione.

Che cosa mi sono portata via questa volta? La soddisfazione di aver sentito pronunciare tante volte nella condivisione finale la parola “consapevolezza”.

Questa la ritengo veramente una grande e bella conquista per chi opera in hospice perché essere consapevoli di ciò che le nostre mani possono comunicare mentre toccano per curare, lavare, medicare, accudire significa fare un salto di qualità nella“care” offerta e dare un valore in più alla propria professionalità. Brave ragazze e…ragazzo, avete colto nel segno!

Marinella

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AUSCHWITZ E BIRKENAU

Un viaggio “terapeutico” insieme ai miei due nipoti adolescenti perché anche loro conoscano e vedano ciò che è accaduto 70 anni fa nel cuore di questa nostra civilissima Europa e ne traggano, spero, insegnamento.

Non ci sono parole che io possa aggiungere a quanto tutti abbiamo già letto, visto rappresentato, ascoltato dalle testimonianze dei superstiti sullo sterminio avvenuto in quei luoghi oggi resi sacri   dalla memoria di quanto accadutovi.   Si può parlare solo di emozioni nel calpestare quella terra intrisa di cenere, quei gradini consumati dagli zoccoli dei prigionieri, nel vedere dal vero quel binario che termina lì e racconta vicende umane terribili, quel cancello così tristemente famoso, quei “blocchi” testimoni e custodi di tanta disumana sofferenza.

E’ a Birkenau che le mie emozioni sono state più profonde e più passano i giorni più scavano nei miei pensieri e nelle ore della notte in cui non riesco a dormire. In questo campo tutto è rimasto come era e nonostante i prati verdi costellati di fiori gialli e un bel sole caldo mi sembrava di percepire il gelo della neve, di vedere scenari già rappresentati e anche di sentire come presente la tragedia, al di sopra di ogni più crudele immaginazione, che lì vivevano quotidianamente coloro che erano in attesa di essere eliminati.

Una visita che avevo desiderato fare da tantissimi anni ed è stato ancora più importante e significativo realizzare questo desiderio con i miei nipoti Marco e Paolo. Di questo devo ringraziare mia figlia Gioia perché il viaggio è stato il suo regalo di compleanno per i miei 80 anni.

Marinella

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ROMAGNA

l Nurturing Touch è “approdato” anche in Romagna e precisamente all’hospice di Forlimpopoli dove, allo scopo di permettere a tutti gli operatori di sperimentare il “tocco che nutre”, tornerò di nuovo tra pochi giorni.

Solo un primo approccio dunque questa volta ma intenso e coinvolgente. Infermieri, OSS, medici, psicologi e fisioterapisti: praticamente tutte le componenti dell’equipe assistenziale hanno partecipato con interesse a questa prima parte del percorso formativo.

Al termine di ogni incontro di solito chiedo ai partecipanti che cosa “si portano a casa” ma anche io mi porto sempre via qualche cosa. Ebbene questa volta mi sono portata a casa l’immagine di un hospice luminoso, spazioso, accogliente dove si respira lo spirito della “care” che viene dedicata ai ricoverati e l’atmosfera calma e tranquilla che regna nelle stanze (tutte con la porta aperta). Ne sono uscita con un senso di profonda “leggerezza”.

A corollario del viaggio c’è stato il piacevole incontro con il Dr. Maltoni, che gentilmente è venuto a prendermi e mi ha riaccompagnata a Bologna, offrendomi l’opportunità per un interessante scambio di informazioni e opinioni sul Nurturing Touch e sulle cure palliative in generale. Tornerò a Forlimpopoli volentieri!

Marinella

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