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Archive for marzo 2010

AMSO

L’AMSO (Associazione per l’assistenza morale e sociale negli istituti oncologici) è l’associazione nella quale sono “nata” come volontaria 30 anni fa.  Ne sono uscita , con molta sofferenza, nel 1996 in un momento di profonda “crisi esistenziale” della stessa ma non potrò mai dimenticare gli anni entusiasmanti e appassionati vissuti insieme a Silvana Zambrini, che lì mi ha insegnato ad “essere volontaria“.Sono passati 14 anni, io ho percorso nuove strade ma non ho mai perso l’entusiasmo e la passione che sono nati e cresciuti nei miei 16 anni di attività in AMSO.

E’ stato quindi con grande emozione che ho accettato la richiesta della nuova dirigenza di tenere ieri una lezione al corso dei nuovi volontari AMSO. In questi anni l’Istituto Regina Elena ha trasferito la sua sede e quindi non mi sono ritrovata negli stessi locali dove ero a suo tempo anche la responsabile del medesimo corso. Tuttavia è stato  emozionante ricordare la mia prima lezione tenuta all’improvviso in sostituzione di un docente che all’ultimo momento era mancato.

E’ passata tanta …acqua sotto i ponti da allora, nel frattempo ho fatto tante nuove esperienze, “scoperto” il Nurturing Touch e, proprio ieri, mi sono accorta una volta di più di quanto questo mi abbia segnata e cambiata. L’attenzione che adesso dedico al contatto corporeo sia nella comunicazione che nell’ascolto, la “pulizia interiore” necessaria per potermi accostare ad un malato con animo aperto e maggiore capacità di accoglienza, la possibilità di accompagnare un morente attraverso una semplice modalità di contatto mi consentono oggi di essere volontaria in hospice con maggiore serenità e tranquillità.

E’ anche tutto questo che ho cercato di trasmettere ieri ai nuovi volontari AMSO. Spero di esserci riuscita.

Marinella

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Ieri è stata organizzata, presso la Biblioteca Spadolini del Senato, dalla Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, una tavola rotonda sulle prospettive che si aprono dopo l’approvazione della legge sulla terapia del dolore e cure palliative avvenuta il 9 Marzo u.s.

Sono stata invitata a portare la mia testimonianza di volontaria che ha visto e vissuto negli ultimi 30 anni la nascita e lo sviluppo delle cure palliative in Italia e devo dire che sono stata veramente contenta dell’ampio e corale riconoscimento che è stato dato alle associazioni di volontariato per la loro funzione di identificazione dei bisogni e battistrada nel percorso delle cure palliative sin dagli anni ’80.

Sono stata anche contenta di vedere  per la prima volta così ben distinte sebbene non separabili la terapia del dolore e le cure palliative. Per troppo tempo , dai più, le cure palliative sono state identificate esclusivamente come terapia del dolore e quindi era giunto finalmente il momento di chiarire e divulgare al massimo che la terapia del dolore è solo una componente, anche se talvolta fondamentale ed irrinunciabile, delle cure palliative, che hanno una funzione, una complessità  ed un significato ben più ampio.

Non mi dilungo sul testo della Legge e sulla copertura finanziaria insufficiente, poiché tutto ampiamente illustrato dalla stampa dell’ultima settimana e perché questo non è il contesto idoneo.

Nel mio excursus su ciò che ho visto nascere e crescere in merito alle cure palliative ho evidenziatro come ora , dal mio punto di vista di volontaria, siano problemi da affrontare la formazione di tutti gli operatori di cure palliative, la multidisciplinarietà delle équipe e una forte e penetrante opera di cultura sanitaria e divulgazione sulla vera realtà e funzione delle cure palliative e degli hospice: luoghi di vita dove  si può morire vivendo e non vivere morendo

Marinella

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GNOCCHI

“E’ tardi”…mi ha detto oggi la mia “capa” al di là della scrivania, tra un bagliore e l’altro dei suoi occhiali. Freddi.
E’ tardi per questo Monica…tutto qui. E questo “è tardi” non era di quelli che si dicono quando si è arrivati in ritardo a un appuntamento, aveva un sapore amaramente esistenziale..o almeno così mi è rimasto dentro…

E lì, “dentro”, è rimasto a lungo a sobbollire, facendo affiorare un motivo di insoddisfazione dietro l’altro…come affiorano dal fondo della pentola gli gnocchi quando sono cotti…e io ho raccolto a uno a uno questi “gnocchi di pensieri”…collosi…pesanti…
Tutti si arriva a un punto nella vita in cui “è tardi” per qualcosa, o meglio la vita stessa da una certa prospettiva, da quella della realizzazione, del “fare”, è tutta una sequenza di “è tardi”..sono tappe che si superano più o meno felicemente, treni che si guardano andar via impotenti dalla pensilina, percorsi pieni di bivi, che diventano labirinti esistenziali in cui è difficile tornare al punto di partenza…per me ad esempio, ora è incontestabilmente tardi per parecchie cose, come un altro figlio, o cambiare integralmente lavoro…
Così come per tutti (altro “gnocco” :-)) invece non è mai tardi per pensare o dire sciocchezze, per commettere errori…

Poi, tra uno gnocco e l’altro, mi sono venute in mente le tante mani che ho stretto e carezzato in hospice di chi tempo ne ha realmente poco davanti…ho visto i loro sorrisi e ho sentito il calore del dono che ognuno di quei sorrisi è per me…in hospice si impara che per Vivere non è mai tardi, perché dalla prospettiva dell’”essere” la Vita può realizzarsi in un susseguirsi di nuovi inizi, di scelte interiori che ci appartengono fino in fondo e di cui andare fieri.
E non è mai tardi per capirlo, per guardarsi indietro con un sorriso amorevole sapendo di avere “tutta la Vita davanti”…

Un abbraccio di fine inverno,
Monica

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PRAGA

Quasi due anni fa ho fatto un viaggio a Vienna con il mio nipotino Marco che allora aveva 8 anni e ricordo di averne scritto su questo blog perché un viaggio anziana nonna e nipote è qualcosa di molto speciale.

Questa volta invece è stato il fratellino Paolo, 8 anni anche lui, che ha vissuto l’esperienza del viaggio nonna-nipote! 3 giorni a Praga insieme sono stati un’occasione continua di confronto e raffronto, la scoperta di quella che è definita la “città magica”, dei suoi sapori e dei suoi odori, del suo freddo intenso e dell’incanto del suo panorama sotto una bella nevicata. Ma ciò che ci ha colpito, in maniera diversa, è stata la visita dell’antico cimitero ebraico e, soprattutto di una delle Sinagoghe dove tutte e pareti sono coperte da  fittissimi elenchi di nomi: i morti nei campi di concentramento. Al piano di sopra vetrine colme di disegni fatti dai bambini e anche qualche fotografia. Ad un tratto mi volto e vedo Paolo inginocchiato per terra davanti a una vetrina. “Paolo che c’è?” domando, e lui esclama “nonna, guarda, una foto di bambini”. Annuisco osservando che giù ci sono decine di migliaia di nomi e lui ribatte “ma quelli sono nomi e questi sono bambini veri”!

Siamo usciti da quella Sinagoga in silenzio e, vedendolo così turbato, mi sono domandata se era stato saggio portarlo in quel luogo. Ho deciso così di parlarne per pemettergli di condividere la sua tristezza e per quasi tutta la giornata di tanto in tanto siamo ritornati sull’argomento con molte domande da parte sua e le risposte che conoscevo da parte mia, concludendo infine che è bene, anche per i nostri bambini, sapere che sono state commesse atrocità così gravi, proprio per fare in modo che non ne accadano più.  E’ una speranza che spero non sia un’utopia!

Marinella

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LA PRIMA COSA BELLA

Sono stata molto fortunata a poter vedere il film  “La prima cosa bella” del quale avevo già sentito tanto parlare nel…nostro ambiente, in una cornice veramente speciale.

Sono stata infatti invitata ad una proiezione esclusiva in favore di ANTEA al cinema Fiamma, seguita da una tavola rotonda condotta dal giornalista Gianluca Giorda, con la partecipazione del regista Paolo Virzì e degli attori.

Un film molto bello e molto intenso, drammatico ma leggero, mai triste, sebbene il tema della malattia e della morte costituisse il tessuto essenziale della vicenda. Un film di impatto emotivo ma anche di grande valore divulgativo ed educativo sulla realtà delle cure palliative, degli hospice, della fine della vita: tutti temi tenuti ancora troppo nascosti nel tempo in cui viviamo.

Incrociando il regista all’uscita ho sentito il bisogno di ringraziarlo per questa sua opera e lui, molto carinamente, ha ringraziato me per l’opera svolta dai volontari. Un ringraziamento che sento di dover condividere con tutti i volontari che agiscono nelle cure palliative, e non solo.

Marinella

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SULL’…AMORE

In questi giorni sono rimasta a casa per un potente raffreddore ed ho approfittato per mettere un po’ d’ordine nelle mie carte che sempre si accumulano. Oggi mi è capitato tra le mani un delizioso piccolo libretto che mi ha regalato anni fa Anna Mancini presidente dell’ADVAR. Il librìccino si chiama A M A R E e, alla luce di recenti riflessioni, l’ho riletto con particolare interesse. Riporta i pensieri di illustri personaggi e tre di questi mi sono sembrati particolarmente aderenti alle mie riflessioni. Li voglio condividere con voi:

L’amore è perdere, è parlare, è capire, l’amore è ascoltare l’altro, anche l’altro può avere le sue ragioni.  L’amore è servire, non è neppure perdonare che può essere orgogliosa elemosina, ma è chiedere perdono, perché siamo tutti bisognosi, tutti ugualmente mendicanti.  D. M. Turoldo

Imparare a vivere è imparare a voler bene, e dunque imparare a perdere. …Imparare a voler bene significa accettare i propri limiti, ammettere la propria impotenza, accettare semplicemente lo svolgersi delle cose, il fluire di ciò che è.    Marie de Hennezel

Puoi trovare amore negli occhi di un bimbo che ti corre incontro chiamandoti mamma, pur se non è tuo figlio.  Puoi trovare amore negli occhi di un malato che hai sentito di dover aiutare, perché tuo fratello, come te, su questa terra.  Allora potrai andare incontro ugualmente sereno al sole che nasce  come alla morte che viene a darti riposo.  E la tua vita non sarà stata inutile       Gioia Turoldo Malnis

Marinella

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