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Archive for dicembre 2018

Il più bel regalo di Natale che ho ricevuto quest’anno me l’ha fatto Claudia Koll.

Un paio di giorni prima di Natale Claudia mi ha telefonato per chiedermi se ero disponibile ad offrire un trattamento di Nurturing Touch ad un senzatetto che soffriva per una grave contrattura. Le ho detto subito di si con entusiasmo e ho aggiunto che potevo massaggiarne anche più di uno. Così abbiamo combinato per giovedì 27.

Giovedì alle 08.30 Claudia mi aspettava al portone interno del mio condominio per portarmi al centro di servizi e sostegno per senzatetto e per persone in estrema povertà, che ha creato circa 2 anni e mezzo fa presso una bella Parrocchia di Fidene, una borgata di Roma Nord.

Durante il tragitto Claudia mi ha raccontato che, grazie alla grande disponibilità del Parroco e con l’aiuto di molti volontari e sostenitori, il giovedì mattina gli “ospiti”, dopo la colazione, possono fare la doccia, lasciare i loro vestiti sporchi – che troveranno lavati e stirati la settimana successiva in un armadietto dedicato ad ognuno di loro – essere visitati da una dottoressa se necessario e poi pranzare. Un piccolo miracolo che costituisce una oasi di umanità per chi vive per la strada.

Confesso che nel momento in cui aspettavo che il mio primo “cliente” entrasse nella stanza, mi sentivo leggermente titubante. Come pormi di fronte a questo tipo di sofferenza che non ho mai toccato con mano prima? Invece tutto è stato facile, facilissimo fin dal primo istante. Ho teso la mano ed ho detto “io mi chiamo Marinella e ci diamo del tu, tu come ti chiami”? Ecco, il ghiaccio e l’eventuale diffidenza erano rotti e con i primi due ci sono stati anche i baci di commiato (mi è tornato in mente il mio sogno di poco tempo fa del quale vi ho raccontato).

Un solo italiano e gli altri stranieri dell’Est. Qualcuno ha parlato molto, qualcun altro poco e l’ultimo lo stretto necessario ma si è addormentato mentre gli massaggiavo lo stomaco che gli faceva male perché… la sera fa freddo e si beve tanto vino per scaldarsi.

Per me un’esperienza molto significativa che mi ha emozionato e turbato per le storie che ho ascoltato. Dall’altro lato invece tanta gioia nel vedere l’entusiasmo e la dedizione di Claudia, l’impegno gioioso dei volontari e lo spirito di fratellanza vera che si respirava in quel grande locale semiaperto, dove i “funghi” forse non riscaldavano sufficientemente l’ambiente ma il calore umano era fortissimo.

E chiudo con una scena che ha suggellato la giornata con grande tenerezza: in un angolo un poco appartato, un ragazzo e una ragazza tutti imbacuccati, si tenevano la mano, uno di fronte all’altro, guardandosi negli occhi con tanta luce di speranza e di futuro. Dove c’è speranza c’è vita, è proprio vero.

Marinella

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UN SOGNO

Stanotte ho fatto un sogno, ve lo racconto:

“Un giovane di olore alto, robusto e malconcio, suonava alla mia porta, che dava su un androne molto elegante, arredato con mobili antichi, quadri e poltrone.
Quell’uomo mi chiedeva di dargli un bacio ma io gli dicevo di no e lui insisteva, insisteva, insisteva così tanto che alla fine gli dicevo di tornare dopo mezz’ora, perché dovevo pensarci.

In casa con me c’era una coppia di giovani amici a me molto cari e, parlandone, loro mi dicevano che in fondo a me non sarebbe costato molto dargli quel bacio così tanto richiesto.

Dopo mezz’ora esatta suonavano di nuovo alla porta, aprivo e mi trovavo davanti quell’uomo ben vestito con camicia bianca e cravatta, lavato e profumato. Accanto a lui due amici anche loro vestiti come lui. Così mi avvicinavo per dargli il bacio su una guancia, come ben specificato, ma accostandomi sentivo l’impulso di dargli due baci: uno su una guancia e uno sul’altra.
Nel contempo i due amici scattavano fotografie e mi spiegavano che la richiesta del bacio era così importante per lui perché quelle fotografie dovevano essere inviate ai suoi genitori per rassicurarli che il figlio stava bene e frequentava un buon ambiente”.

Al risveglio mi sono ritrovata molto pensierosa rispetto al sogno fatto e poi l’ho collegato al workshop intitolato “Quel che inferno non è”, che avevo frequentato il giorno precedente.

Il workshop era offerto dall’Associazione “L’Aratro e la Stella” e condotto da uno dei suoi fondatori nonché mio carissimo amico, lo psicologo Ignazio Punzi. Ignazio, attraverso una corposa riflessione sulla frase di un racconto di Italo Calvino, dalla quale si evince che già qui viviamo in un inferno,ci ha fornito tutto il materiale necessario per poter lavorare in piccoli gruppi sui seguenti quesiti:
– come orientarci nell’inferno che è già qui?
– come resistere ai meccanismi “infernali”?
– come cercare e riconoscere chi e cosa non è inferno fuori di noi e dentro
di noi?

Un bell’impegno che mi ha richiesto di dare uno sguardo panoramico molto sincero alla mia vita intera. Ne sono uscita con alcune amare considerazioni, con un soddisfacente numero di certezze e con la consapevolezza dell’importanza di saper cogliere e discernere quei fiori, costituiti da tutto ciò che inferno non è, e non è poco se mi impegno a volerlo riconoscere.
Ecco, ho pensato che il mio sogno possa essere una rielaborazione di questa esperienza che posso considerare proprio uno di quei fiori!

Marinella

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AMSO 50 ANNI

Di solito quando si compiono 50 anni si fa una bella festa con amici e parenti. Ebbene quest’anno l’AMSO (sapete tutti – perché ne ho scritto tante volte – che è nell’AMSO che sono nata e cresciuta come volontaria) ha compiuto 50 anni e l’attuale management ha celebrato l’evento con un convegno, tenutosi sabato scorso nella sala della Protomoteca del Campidoglio.

La sala gremita di vecchi e nuovi volontari, pur nella soddisfazione per i traguardi raggiunti, era velata da un sentimento di tristezza perché, proprio quel giorno, si sono tenuti i funerali di Fulvia Cortese: colei che nel 1968 ha fondato l’AMSO insieme al marito Renato Gualino.

Fulvia, Silvana, Maria Sofia sono le pioniere che, dalla scintilla iniziale generata da Fulvia e Renato, hanno dato vita e fatto crescere una forma di volontariato che, per prima, ha trasformato il volontariato/beneficenza in volontariato/professionalità e umanità. Io ho raggiunto il gruppo solo nel 1980 ma oggi sono orgogliosa di aver partecipato e collaborato per 16 anni a una serie crescente di innovazioni che hanno portato l’Associazione ad un livello di eccellenza. Una per tutte: la realizzazione di Casa AMSO per ospitare gratuitamente malati in day-hospital e familiari.

Il 30 Novembre l’AMSO ha celebrato il suo importante compleanno presentandosi in una veste ancora più completa e ricca di nuovi servizi offerti ai malati ed ai loro familiari. Una realtà che contribuisce in maniera fondamentale all’umanizzazione della degenza e di ogni altra forma di cura prestata dall’IFO (Istituti Fisioterapici Ospitalieri) di Roma.

Man mano che i relatori si avvicendavano illustrando ciò che è stato fatto e ciò che si spera di poter fare in futuro, il velo di tristezza iniziale si è dissolto e l’entusiasmo per i successi che l’AMSO ha presentato, ha riscaldato il clima del convegno, conclusosi con un lungo applauso a Maria Sofia Barbasetti (92 anni) che ha chiuso i lavori

Auguri a tutti voi dell’AMSO per altri luminosi 50!

Marinella

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SPACE TALKS 2018

“Space Talks”, io lo traduco come “Parliamo di Spazio”, e voi vi domanderete probabilmente “ma cosa c’entra Marinella con lo spazio”? In realtà un collegamento, anche se oramai remoto, c’è perché quando ero giovane ho lavorato nella Direzione Generale della Società Selenia. Ed è proprio in quei primi anni ’60 che la Selenia – dedicata fino ad allora alla progettazione e produzione di radaristica e missilistica – ha aperto allo spazio creando la prima “Divisione Spazio”, poi divenuta una società a sé stante “Selenia Spazio”. E ricordo di aver seguito con interesse ed emozione quella nuova avventura voluta da un management illuminato e pionieristico.

Bando ai ricordi e torniamo agli Space Talks 2018 tenutisi – per iniziativa della Agenzia Spaziale Europea (ESA) – in tutta Europa sabato 24 Novembre, per parlare dello spazio nelle sue diverse dimensioni.

L’evento che si è svolto qui a Roma, dal titolo “Facce dallo Spazio” è stato tenuto da due membri dell’ESA di Frascati: Chris Stewart, Earth Observation Scientist, e Fabrizio L’Abbate, Brand Design Manager all’interno l Dipartimento Comunicazione. Il clima molto amicale dell’incontro ha incoraggiato l’interazione tra i presenti e i relatori

Perché Facce dallo Spazio? Per dare visibilità ai tanti volti, alle tante dimensioni e alle molteplici attività dello spazio e per ampliare la nostra idea dello spazio, così come in generale ce lo immaginiamo pensando all’astronautica. In realtà basta allargare lo sguardo a tutta l’attività svolta dai satelliti: dal GPS alla TV satellitare ai satelliti meteorologici, per citare solo le più note.

Chris ci ha raccontato che il suo lavoro consiste nel guardare le immagini che i satelliti, orbitanti intorno alla terra, ci inviano continuamente e cercare di capire in che modo possono esserci utili.
Ci ha inoltre illustrato come in questa disciplina, solo apparentemente recente, siamo già all’era 4.0. L’era spazio 1.0 è rappresentata dai primi studi di astronomia e persino astrologia; l’era spazio 2.0 è rappresentata dal programma Apollo (la corsa alla luna); l’era spazio 3.0 è rappresentata dalla realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale. E infine la nostra era, quella dello spazio 4.0, è l’era dell’evoluzione e dell’innovazione nel settore spaziale, delle collaborazioni con le università e anche con talune industrie . Insomma si prevede un’interazione sempre più ampia ed allargata tra i vari attori del settore e non solo.

Fabrizio, non scienziato ma artista creativo e manager avveduto, ci ha offerto un interessante e colto excursus sulle “facce” spaziali, cioè variamente collegate allo spazio in tutte le sue accezioni. Eccone alcune:
• Buckminster Fuller, il geniale ingegnere che ha coniato l’espressione “Spaceship Earth” la navicella Terra intesa come “luogo dalle risorse limitate” da gestire in maniera globale”. La sua faccia è apparsa sulla copertina del Time;
• Earthrise: la prima fotografia della Terra vista nella sua interezza, scattata durante la missione Apollo 8;
• Michael Collins, astronauta dell’Apollo 11, nato a Roma in via Tevere;
• la faccia di Marte, scattata dalla sonda Viking nel 1976. E’ di questi giorno “lo “sbarco” di una sonda su Marte dopo un viaggio di 10 anni, ma questa è un vero e proprio fantascientifico laboratorio che ci darà informazioni preziosissime;
• la prima pagina del Messaggero del 21 Luglio 1969 per annunciare lo sbarco sulla luna: l’orma di un grosso stivale (scattata sulla spiaggia di Ostia) e la scritta LUNA a caratteri cubitali;
• Umberto Guidoni, due volte nello spazio e primo astronauta europeo ad entrare nella stazione spaziale internazionale;
• la prima immagine della stazione spaziale internazionale con lo Shuttle e l’ATV attraccati, scattata dall’astronauta Paolo Nespoli nel 2011;
• il volto di Reagan che assiste impotente all’incidente del Challenger. L’immagine apocalittica che è ancora stampata nella mia mente e che non si può dimenticare. Era il 1986.

E ancora Fabrizio ci ha illustrato l’importanza che l’arte dà allo spazio e l’interesse dell’ESA a collaborare con gli artisti contemporanei.

Mi limito a citare l’affascinante logo della missione VITA di Paolo Nespoli. Il logo, ricco di significati simbolici, è stato progettato dall’ESA e specificamente dal team dello stesso Fabrizio). Nella parola VITA, V sta per Vitalità, I per Innovazione, T per Tecnologia e A per Abilità. Il logo contiene molti altri elementi fortemente simbolici come un filamento di DNA, simbolo di vita e umanità, un libro, simbolo di cultura e istruzione e la Terra, simbolo di umanità e obiettivo finale delle attività spaziali.

Ci sarebbe molto altro da raccontare su questo logo e su altri temi toccati nel corso dell’incontro ma, facendo mie le parole dei relatori, mi limito a sperare che questo mio arraffazzonato racconto di un pomeriggio stimolante sia un seme che, germogliando, ci spinga ad interessarci a tutto ciò che riguarda l’immensità di quello spazio, che poi…non è così lontano e irraggiungibile.

Marinella

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