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Archive for aprile 2011

Avevo già deciso di recarni  in hospice stamane perché mi fa sempre particolarmente piacere andarvi nelle giornate festive quando l’atmosfera è così “diversa”.  Ricordo di averne già scritto tempo fa perché mi aveva colpito il clima di maggiore affettività e amicizia che vi regna in queste giornate un po’ speciali.

Stamane presto  mi ha telefonato V. (83 anni) e, insieme alla sua gemella, mi ha annunciato che il loro unico fratello aveva attraversato il ponte ieri notte. Le tante lacrime che V. aveva versato in questi mesi ad ogni nostro incontro, le sentivo scendere stamane  ancora più copiose e così sono stata davvero contenta di avere la possibilità di salutare il fratello e abbracciare le due sorelle.  I nostri incontri che si ripetevano settimana dopo settimana sono stati sempre caratterizzati da una grande tenerezza: loro due, piccoline, magrissime, sempre presenti, sono state due “madri” per il fratello, grande e grosso, malato da molti anni. Lo hanno accudito, assistito, amato come raramente ho avuto occasione di vedere e sono state testimonianza di un legame familiare come oggi  non è facile incontrare..

Credo che la relazione che si è stabilita con V e G. rimarrà nel tempo, così come è successo già con altre famiglie, e continuerà a dare senso alla presenza di noi volontari in hospice. Vi abbraccio strette care “gemelline”.

Marinella

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In tempi passati e recenti, sia in ambito familiare, che amicale, che assistenziale, mi è capitato spesso di “arrabbiarmi” con persone anziane e /o molto malate che, vivendo sole, si ostinavano a non voler accettare un aiuto esterno.

Sono 15 giorni che vivo con…una mano sola perché non mi hanno ancora tolto i punti dopo un intervento alla mano sinistra, e ho sperimentato in prima persona quanto sia difficile per chi vive solo ed è abituato a cavarsela da solo, accettare aiuti esterni. Sembra di perdere una parte di se stessi, di iniziare un percorso di rinunce, di diventare un peso per gli altri. Insomma una situazione che richiederebbe  semplicemente buon senso, calma e ottimismo. E invece queste doti ,che ognnuno di noi ritiene di possedere, tutto a un tratto sembrano dissolversi.

Credo proprio che questa esperienza mi sia  stata utile perché d’ora in avanti sarò molto più comprensiva con chi, trovandosi in stato di necessità risolvibile secondo il comune buon senso, recalcitra e si oppone a soluzioni assistenziali di vario genere.  Però “comprendere” non significa “cedere” !

Marinella

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ALDILA’

In questa settimana, grazie ad un forzato rallentamento delle mie attività per un intervento alla mano sinistra, sono riuscita a leggere un libro che mi ero comprata recentemente: ALDILA’ di Roberto Giacobbo.

Ho letto molti libri sul tema nel corso degli anni e in questo volume ho ritrovato anche alcune testimonianze e interviste già incontrate su altri testi. Sono giunta quindi alle ultime pagine un pochino…delusa ma, riflettendoci, sono riuscita a vederne in un certo senso il pregio rispetto a quanto già letto: Giacobbo, ove possibile,  esplora anche gli aspetti scientifici di taluni apparentemente isnpiegabili accadimenti. Questo ha in qualche modo appianato il mio lieve scontento e, giunta all’ultima pagina e all’ultima riga che conclude il testo: una antica leggenda indù molto signicativa, mi sono sentita, tutto sommato soddisfatta  dalla lettura. Vi copio  la leggenda e spero che piaccia anche a voi:

Vi fu un tempo in cui tutti gli uomini erano divinità. Ma gli uomini abusarono a tal punto di questa condizione privilegiata, rivelandosene in questo modo indegni che il signore degli dei decise di togliere loro la divinità e di nasconderla lì dove fosse impossibile ritrovarla.  Dove?

Raccolse un gran consiglio per risolvere questo problema e gli dei minori proposero: “Seppelliamo la divinità dell’uomo nella terra”.

Ma il signore degli dei obiettò:”No, non basta perché l’uomo scaverà e la ritroverà”

Gli dei allora replicarono:”Gettiamo la divinità nel più profondo degli oceani”.

E di nuovo il signore degli dei obiettò:”No perché prima o poi l’uomo esplorerà le cavità di tutti gli oceani e sicuramente un giorno la ritroverà”.

Gli dei minori allora concluiero:”Non sappiamo dove nasconderla perché non sembra esistere – sulla terra o in mare – luogo alcuno che l’uomo non possa una volta raggiungere”.

Allora il signore degli dei disse:” Ecco ciò che faremo della divinità dell’uomo, la nasconderemo nel suo io più profondo e segreto, perché è il solo posto dove non gli verrà mai in mente di cercarla”.

Da allora l’uomo ha compiuto il periplo del pianeta, ha esplorato e scalato montagne, ha scavato la terra e si è immerso nei mari alla ricerca di qualcosa che si trova ancora oggi dentro di lui…

Marinella

 

 

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Un mio amico di data recente , Raffaele Ciminelli, mi ha regalato due volumetti di sue poesie. Li ho sfogliati e, guarda caso, l’occhio mi è subito caduto sull’….Elogio all’Innominata: una poesia che ben si accosta al mio sentire sulla “Signora vestiva di bianco”! Ve la trascrivo volentieri, amici cari e lettori di questo blog:

Non temere la sorella innominata,

che ci promette ogni giorno di visitarci,

che ci assiste nell’allontanare la vanità,

e ci mostra la bellezza di tutte le cose.

Ella ci arreca la vera consolazione,

ospitando i miseri che non abbiamo consolato,

ci dona ogni felicità possibile,

distruggendo i nostri pensieri di noia.

Ci conforta con l’immagine della vera vita,

permettendoci di credere al sacrificio del nostro dono.

Se tu l’amerai come merita, ella non si renderà ingrata,

e ti veglierà benigna nel tuo vero riposo.

A voi eventuali commenti!

Marinella

 

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