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Archive for agosto 2015

MONTAGNE

Sono appena rientrata da 10 giorni trascorsi in Val di Fassa – la mia consueta vacanza di fine Agosto con gli “amici della montagna” – e devo dire che mai come in questa valle mi sono sentita “ubriaca” di montagne.

Da qualsiasi parte volgessi lo sguardo vedevo scenari che mi facevano materialmente restare a…bocca spalancata. Dal Catinaccio, al Sella, alla Marmolada e ancora tante altre, mi sentivo “abbracciata” dalle montagne.
Montagne aspre e rocciose ma anche gentili e dolci quando scendendo di quota si ammantano di morbidi e vellutati tappeti verdi e poi, scendendo ancora, di alberi. cespugli e frutti di bosco.

E che dire delle tante leggende che le rendono misteriose e affascinanti? Vi racconto quella del Sassolungo:
“Tanto tanto tempo fa i dintorni del Sella erano abitati da giganti mansueti e gentili che convivevano pacificamente con la popolazione della vallata. Ma tra di loro vi era un gigante furfantello di nome Sassolungo che rubacchiava nei campi e nei pollai dando poi la colpa a volpi, topi e falchi.
Ma un giorno il birbante fu colto sul fatto e il grande saggio, riunito tutto il popolo dei giganti, lo esortò a confessare. Il furfante continuava a negare e di fronte alla sua sfacciata ostinazione, il grande saggio si arrabbiò e compi un sortilegio facendolo sprofondare completamente sottoterra.

E’ così che di tutta la grandezza del gigante Sassolungo sbucava dalle viscere della terra solo la sua mano aperta che ancora oggi si può ammirare e prende il nome appunto di “Cinquedita”.
Come non amare le montagne e le loro leggende?

Marinella

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Quest’anno tornando in hospice nel mese di Agosto ho trovato un’atmosfera diversa da quella dello stesso periodo negli ani precedenti.

Di solito in Agosto, come a Natale e Pasqua, provo una sensazione di “galleggiamento”: tutto funziona regolarmente ma come in un’atmosfera ovattata e rarefatta.
Quest’anno invece quasi l’opposto: una grande attività sebbene vi siano tanti operatori in ferie. O forse proprio per questo! Ma anche una maggiore disponibilità al contatto umano nonostante la velocità di azione.

Mi sono anche accorta che malati e familiari sono parte attiva in questo positivo “gioco delle parti” con un migliore atteggiamento verso la struttura, anche se naturalmente le lamentele non mancano mai.

Tutto questo mi ha colpito e ogni volta che esco dall’hospice tornando a casa mi trovo a riflettere su questa nuova sensazione e me ne domando le ragioni.

Non ho risposte ma ho ipotizzato che la difficoltà della fase sociale nella quale tutti viviamo e la difficoltà della fase di vita in cui tutti i ricoverati si trovano possano aver creato un “ponte” di maggiore solidarietà, comprensione e attenzione tra gli uni e gli altri.

Forse è solo una mia fantasia ma l’importante è che in questo Agosto ho sentito in hospice una maggiore vitalità emotiva nonostante la “Signora vestita di bianco” sia apparsa immancabilmente ad accogliere coloro che hanno raggiunto il loro traguardo terreno.

Marinella

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GRESSONEY 2015

Chi l’avrebbe mai detto che dopo quattro anni di forzata interruzione a causa di una rovinosa caduta sulle ginocchia, sarei riuscita a tornare nello splendido isolamento della baita di Gressoney-Tschaval a quota 2000?

I medici mi avevano prescritto di non camminare né in salita né in discesa e andando in montagna mi ero sempre attenuta alla raccomandazione camminando solo in quota.
Per raggiungere la baita la salita è ripidissima e non avevo mai più osato affrontarla ma quest’anno ho ceduto alle insistenze dei miei nipoti e, non so se coraggiosamente o incoscientemente, li ho raggiunti “lassù sulle montagne”.

Sono arrivata alla sera tardi e passetto dopo passetto sono giunta in cima.
Nei pochi giorni che ho passato lassù ho preso sempre più coraggio e alla fine scendevo addirittura giù fino alle funivie a prendere il caffé e poi risalivo! Le mie ginocchia sono sempre ugualmente dolenti ma io ho potuto rivedere ancora una volta quelle splendide montagne. Ho potuto ogni mattina guardare dal mio letto il sole nascente che prima colorava le cime delle vette e poi man mano scendeva a illuminare la valle. Ho potuto abbeverare lo spirito, i polmoni, gli occhi, la mente alla fonte di una natura ancora abbastanza intatta.
E poi, per ultimo ma non certo ultimo in ordine di importanza, ho potuto “giocare” con i miei nipoti e con tutta la famiglia in un’atmosfera serena e rilassata.

Mi porto nel cuore la gioia di questi pochi giorni così ricchi di esperienze e di significato e una se pur piccola speranza che questa non sia stata proprio l’ultima volta.

Marinella

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